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27 dicembre 2011 2 27 /12 /dicembre /2011 10:12

Giorno ancora.

Ore 6.15 di questo freddo mattino d’inverno.

Il mondo sembra ancora fermo e immobile nel buio che imbavaglia ogni cosa.

Mi siedo tra le coperte appoggiando la testa tra lo schienale del letto e un lembo del cuscino.

Il freddo della stanza si attacca ad ogni parte del mio corpo scoperto dal calore delle coperte.

Come ragno che occupa spazi vuoti con i fili invisibili di una ragnatela lo sento conquistare le mie mani, le dita, il volto, i capelli e scuote i miei pensieri pigri di una notte insonne.

Una goccia scorre lentamente da un termosifone rendendo musicale e ritmato questo nuovo risveglio.

Vi è un tempo nella vita di ognuno in cui l’impazienza del domani, la curiosità del vivere e la voglia di un acconto di risposta all’incertezza del futuro spinge ad anticipare l’appuntamento con l’alba della coscienza dopo il silenzio del sonno.

Penso al momento in cui lascerò la sicurezza di questo letto e il calore delle coperte per immergermi nel flusso della quotidianità.

Penso a mia madre nella cucina.

All’odore di caffè che inebrierà i miei sensi.

Ai passi lenti di mio padre che malgrado tutto non s’arrende alla vecchiaia che avanza e alla malattia che ha minato il suo cammino.

Penso a Sassy che da dietro la finestra osserverà gli uccelli che disegnano voli nel cielo cristallizzato di dicembre.

Penso ai BUONGIORNO che ripeterò e che ripeteremo meccanicamente a ogni incontro.

“ Buon-Giorno” significa tante cose nel mio personale alfabeto delle emozioni che sento diminuire di consistenza con il trascorrere perentorio degli anni.

Non lo so se sarà un Buon-giorno ma vorrei che questa parola, presidio di educazione e di speranza, avesse tanti significati anche per ognuno di voi che avrà la pazienza di fermarsi a leggere queste mie parole.

Ed allora vi auguro un buongiorno spago chiuso a nodo che tenga insieme il gomitolo sparigliato del passato con il presente.

Una boccata d’ossigeno che fa bene ai pensieri e all’anima.

Un buongiorno virgola che non spezzi un racconto, una frase, un dialogo ma aggiunge altre parole all’esistenza della propria vita prima del punto che preclude il domani alla speranza.

Un filo d’erba che vi riporti agli anni migliori di ognuno di voi, che doni serenità come quando si è distesi in un prato tra il verde mentre il sole colpisce il viso donando un benessere inaspettato.

Un buongiorno che sia trionfo della propria intelligenza come presidio estremo alla banalità e al non senso di questi giorni tristi e vuoti, una carezza che faccia arrossire d’imbarazzo; lo stesso imbarazzo che fa bene a tutto e, a volte, anche al proprio passato.

Un buongiorno che sia un’emozione che si attacchi come edera alle pareti della vita e abiti questo giorno senza invaderlo ma donandogli la speranza illusoria che non sempre abbiamo pensieri migliori delle nostre esistenze ma esistenze che meritano pensieri migliori…

E fu mattino…

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Published by Psimontella
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