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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 11:19

Felice Besostri, DN e portavoce del Gruppo di Volpedo, Network per il Socialismo Europeo

 

Avendo partecipato alla Convention Progressista di Bruxelles del PSE(24-26/11/2011) ho riportato la sensazione fisica che il momento della ripresa socialista è imminente. Ne sono indicatori i temi discussi, dominati dalla crisi economica e finanziaria che i mercati e i conservatori non sono in grado di risolvere, alle decisioni prese, malgrado il trauma della rinuncia di Poul Rasmussen alla Presidenza del PSE: 1)il PSE ha ora una sua propria Dichiarazione dei Principi, un passo decisivo per la trasformazione in un vero pertito europeo sovranazionale; 2)Si è dato l’avvio alla procedura per la designazione del candidato socialista alla Presidenza della Commissione Europea per la tornata elettorale europea del 2014 Il candidato dovrà avere l’appoggio di almeno 6 organizzazioni del PSE, ma non necessariamente esserne personalmente membro .E’ una proposta che si rivolge all’intera sinistra europea, che dovrà scegliere se partecipare al processo di contrasto all’egemonia conservatrice, risultato delle elezioni europee del 2009, per un’Europa più democratica e sociale, ovvero mettersi in concorrenza con i movimenti antieuropeisti populisti di destra, xenofobi, nazionalisti, regional-identitari. Sia detto per inciso senza un’Europa più democratica e aperta al mondo le speranze delle primavere arabe del Mediterraneo, sono destinate a trasformarsi in un gelido inverno dell’integralismo islamico, sia pure apparentemente più moderato dell’islamismo fondamentalista.La cisi dell’area euro e il commissariamento della politica italiana può provocare reazioni dettate da un rimpianto per la pena sovranità dello Stato nazionale. Ci si dimentica che lo Stato nazionale è ancora più fragile in un mondo globalizzato e che la sovranità nazionale è la risposta adeguata al livello dei problemi. Se non appartenessimo all’area euro saremmo già falliti,  pericolo non evitato non perché c’è l’Europa, ma perché non c’è abbastanza Europa, cioè un’Eurpa con un governo democraticamente legittimato, una BCE con i poteri della FED degli USA e una politica fiscale e economica comune, che intervenga anche sugli squilibri creati dai surplus e deficit delle bilance commerciali.

Il PSI ha le carte da giocare più di altre forze della sinistra, se decide che la sinistra è la sua area di collocazione politica. Non per stare a sinistra, che così è un mero posizionamento nello spazio, che dice dove stai, ma non dove vuoi andare. Quindi per essere di sinistra, che non può essere un sostantivo senza aggettivi, ma nel contesto europeo deve avere molti aggettivi se vuol essere larga e plurale, cioè una sinistra democratica, socialista, libertaria, laica, autonoma, ambientalista ed europeista, aperta al mondo, ma con particolare attenzione al Mediterraneo, all’area pacifico-australe e all’America indio-latina, nuovo laboratorio di socialismo con le esperienze brasiliane, uruguayane, argentine, ecuadoregne, paraguayane e cilene, che portano il segno anche di una tradizione socialista europea  frutto della nostra emigrazione, più del bolivarismo venezuelano, troppo marcato da una tradizione populista e caudillista, per essere in consonanza con i valori socialisti e democratici, che dovrebbero essere i nostri e che non sono negoziabili. Il tonitruante anti-yankeesmo attira simpatie a sinistra (i nemici dei miei nemici sono miei amici), come anche la vicinanza col mito cubano, senza badare agli altri amici dai Presidenti iraniano, bielorusso e siriano o al background culturale antisemita di Chavez. Anche su questo si aprirà la necesità di una scelta. La volontà di ricostituire l’unità della fondazione a Genova del Partito dei Lavoratori italiani, non può essere indifferenza ai valori di fondo. Tutti siamo chiamati a declinarli nel XXI° secolo, quale che sia stato il nostro punto ideale di partenza socialista, comunista, libertario o ambientalista che sia, purché il nesso tra libertà, democrazie e socialismo sia indissolubile: il potere si conquista e si gestisce soltato con metodi democratici e nella libertà  e con un’uguaglianza frutto di una scelta etica e razionale, non di un egalitarismo imposto dall’alto da un’oligarchia più eguale degli altri, come nella Fattoria degli Animali di Orwell.

Tuttavia questa opportunità e vantaggio dei socialisti impone loro una responsabilità particolare, cioè di allargare l’area del consenso a sinistra sulla scelta socialista europea. Non possiamo essere un ridotto di reduci, che vivono nel rimpianto di una grandezza perduta. Il partito di Craxi è finito e non può essere ricostituito ed aggiungo per fortuna. Sono tuttavia convinto che la figura di Craxi in tempi storici potrà essere rivalutato in tutte le sue sfaccettature, se non altro per una questione di statura umana e politica. Ha lasciato al Parlamento un discorso forte sul finanziamento della politica, problema che gli affari di questi giorni dimostrano non risolto e con dimensioni superiori a quelle di Mani Pulite: evidentemente le mani sporche non sono state tagliate, ma sono state messe temporaneamente in tasca per essere tirate fuori alla prima occasione di calo di attenzione derivata dall’esecrazione di Craxi e dei socialisti. Craxi non si è sottratto da una porta secondaria al popolo delle monetine e stupisce che una ministra come la Prestigiacomo si sia lamentata di essere stati trattati come Craxi senza meritarselo: le reazioni dei presunti “socialisti” del PdL non ci sono state, forse perché alla ricerca di altra collocazione, che assicuri loro nuovi vantaggi e forse una verginità da chirurgo plastico. Il PSI può ritrovare la grandezza che ha avuto nella storia d’Italia, se non si limiterà ad essere un apostrofo rosa tra PD e UDC.

Significa non limitarsi al politicismo di sempre come se la politica si risolva in manovre tattiche e posizionamenti verbali. Nel frattempo tutte le forze politiche sono mute a frante dei temi che dovranno essere discusi e forse decisi al prossimo vertice europeo del 8 e 9 dicembre. L’appello ai laici, ai democrati progressisti o l’apertura delle porte ai reduci dalle esperienze berlusconiane non sono i temi prioritari, ma se e in che modo possa salvarsi la zona Euro e l’Italia. Abbiamo dedicato attenzione al Governo Monti, alla sua genesi e alla sua composizione, che lascia perplessità e riserve, ma tra il Male e il Peggio delle elezioni con questa legge elettorale incostituzionale il Presidente Napolitano e noi con lui abbiamo sceltoil male minore, come del resto richiede la nostra tradizione cattolica e gesuita. Il Network ha indirizzato sui problemi dell’Euro una lettera aperta ai segretari di PD PSI e SEL, tutti uniti nel non dare una risposta. Il Gruppo di Volpedo è stato invitato a partecipare a questo Congresso, per iniziativa del compagno Nencini, che è stato graditissimo ospite ed interlocutore nel Secondo Convegno annuale di Volpedo, il paese natale di Pellizza, il cui Quarto Stato è tuttora la più nota iconografia mondiale del movimento operaio e socialista. Quegli sguardi aperti e illuminati dalla speranza sono ancora i nostri. C’è tutto un mondo che aspetta un segnale per ricostituire. un’area maggioritaria di sinistra come nel resto d’Europa rinnovando il progetto che ha visto luce nel 1892 a Genova e di cui l’anno prossimo è il 120° anniversario.

Fiuggi 3 dicembre 2011

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