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13 dicembre 2011 2 13 /12 /dicembre /2011 19:56

"Predatori del mondo intero unitevi! Adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione, andate a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, voi siete gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; voi soli bramate possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubate, massacrate, rapinate e, con falso nome, chiamatelo impero; infine, dove fate il deserto, dite che è la pace".

Il dieci dicembre il direttore Generale di una filiale di Equitalia è rimasto ferito a causa dell’esplosione di un pacco bomba nel quale sarebbe stato trovato un volantino  con la sigla ‘Fai’(Federazione Anarchica Informale). La Fai è anche la sigla della Federazione Anarchica Italiana, la più antica e gloriosa organizzazione anarchica italiana, e questo genera più di un sospetto sulla genuinità della matrice. Non so, infatti,  se gli anarchici informali siano veri compagni anarchici o una sigla di comodo dietro cui si nascondono mestatori di professione che proliferano in tempi oscuri come quelli che stiamo vivendo. La storia è piena di precedenti e gli anarchici sono spesso stati usati per essere dati in pasto all’opinione pubblica per giustificare manovre repressive.  Se però gli Anarchici Informali sono veri compagni anarchici ad essi indirizzo questa mia lettera aperta.
Cari compagni anarchici voglio farvi una domanda: credete veramente che con la violenza si possa sconfiggere il Potere? Diceva Pasolini nel famoso film Salò e le 120 giornate di Sodoma...”L'unica vera, grande, assoluta Anarchia, è quella del potere."

Questo potere così grande così vario, così multiforme è nello stesso tempo la perfetta sintesi di una enorme invincibile forza capace di annientare con ogni strumento la ribellione. Il potere, che si nutre della violenza è esso stesso  violenza distillata allo stato puro. Per ogni manifestazione di violenza, esso  ne può mettere in campo una sempre maggiore e dove non produce effetto la violenza fisica, attuata attraverso la repressione poliziesca, lo può fare attraverso la congiura dei benpensanti o in mille altri modi. Giuliano Ferrara si è esibito in una giaculatoria contro voi compagni e contro i pericoli della violenza. Siete avvisati: verranno nelle vostre case vi arresteranno, violenteranno la vostra vita privata, terrorizzeranno le vostre famiglie e alla fine vinceranno loro: i Benpensanti. Non è con questa inutile e ormai ridicola forma di violenza che il Potere sarà sconfitto. Se siete in buona fede riflettete sul danno che fate a coloro che vorreste aiutare e che invece mettete in condizione di non poter protestare perchè la congiura dei benpensanti li bollerà come violenti. Se, invece,  siete in mala fede vi dico che non è corretto servirsi del pensiero anarchico, che comunque è un pensiero nobile;  non è corretto cambiare abiti e indossare il vestito che sembra andare di moda senza che a ciò corrisponda un vero cambiamento di idee o uno sviluppo in senso realmente libertario nei modi di pensare e di agire. Basta usare quattro slogan da antifascista,anticlericale, antiliberale, antiglobalista per sentirsi rivoluzionari, per sentirsi potenti contro il potere. Non è così! Si tratta di slogan vecchi, usati e consumati. la gente: quella che a fine mese non ci arriva, quella che sta nelle fabbriche occupate i cui padroni sono fuggiti in Polonia, in Romania e che vanno a comprare il ferro in Cina, i precari che vengono sfrattati perchè non ce la fanno a pagare l'affitto, non vi credono. hanno paura di voi, si ritraggono perchè hanno sperimentato sulla propria pelle l'inutilità della ribellione. Essi ogni giorno sono  vittime di una violenza subdola, piccola ma costante.

Giorno per giorno si sono abituati a fare delle piccole rinunce ed ogni giorno ne fanno un'altra, un'altra, un'altra ed ogni giorni vengono privati di un piccolo diritto.   Marx ha scritto:”la storia si ripete, una prima volta come tragedia e una seconda volta come farsa. Adesso siamo alla farsa.” Siamo alle frasi sgrammaticate, ai pensieri inesistenti, all’aria fritta, agli sproloqui verbali in cui ogni tanto compare la parola anarchia, e a voi compagni che con un inutile gesto di violenza contro un povero Cristo vi attribuite il diritto di rappresentare gente che non vi capisce, con cui non sapete dialogare. Diceva Tolstoj nel proprio diario: «Gli anarchici hanno ragione in tutto, solo non nella violenza» Proprio Tolstoj dava a voi compagni la soluzione per uscire da questo groviglio in cui da una parte non si combatte il Potere con la violenza, perchè si è destinati a soccombere  e dall'altra  non si può collaborare con il Potere come oggi fa il PD, perchè questo porta alla sconfitta di ogni forma di pensiero libero, dei deboli, degli operai, delle classi oppresse. Tolstoj per combattere il Potere vedeva due sole «vie d’uscita». La prima, propria di nichilisti e anarchici, consisteva «nello spezzare la violenza con la violenza, con il terrore, con le bombe e la dinamite, con il pugnale», e in questo modo «sconfiggere, fuori di noi, questa congiura dei governi contro i popoli». L’altra soluzione era quella delle riforme: trovare cioè «un accordo con il governo facendogli delle concessioni e, partecipando a esso, pian piano sgrovigliare la rete che lega il popolo e liberarlo». Entrambe, scrive Tolstoj nel suo diario, «sono false». Nel primo caso, la violenza rende più forte la reazione perché si aliena l’appoggio dell’opinione pubblica, l’unica forza su cui contare. Nell’altro, i governi «concedono solo ciò che non intacca la sostanza»: attirano «i dissidenti», li rendono inoffensivi, e alla fine li impiegano «al servizio degli obiettivi dei governi, cioè dell’oppressione e dello sfruttamento del popolo». E' un'analisi che sembra scritta per i giorni nostri. 

Ebbene la  «via d’uscita» cui pensava Tolstoj era affidata alla coscienza dei singoli individui, e si basava sul rifiuto della violenza e della menzogna, sul pensiero indipendente e libero, e sulla non collaborazione con il governo. Si trattava di «combattere il governo con l’arma del pensiero, della parola, dell’esempio di vita, senza fare concessioni al governo, senza entrare nelle sue file, senza contribuire all’aumento della sua forza». Se c’è qualche possibilità di «sbrogliare questa situazione paurosa, lo è solo grazie agli sforzi dei singoli individui» Il Potere ritrova sempre una giustificazione alla propria violenza, ma mai a quella degli altri. Allora che fare? La prima cosa è porsi  delle domande.
Come comprendere la crisi economica?  Quali sono le alternative per una sinistra anticapitalista e da parte per i movimenti che stanno alla sinistra del PD? Grandi economisti di sinistra ci hanno detto che viviamo una grande crisi del capitalismo neoliberale che produce sconvolgimenti politici rapidi e spettacolari. Quale alternativa? L'unica alternativa possibile da parte della sinistra italiana è quella di costruire faticosamente ogni giorno  un alternativa al sistema capitalistico attuale, e trovare gli strumenti di mobilitazione e di lotta per poter fare avanzare un progetto di una società diversa dall’attuale. Ovviamente le risposte dovranno essere diverse perchè non si potrà rispondere in termini di “sol dell'avvenire”, ma viceversa bisognerà dare risposte immediate e risposte più avanzate di trasformazione radicale della società.

L'idea fondante dovrà essere non quello di abbattere con la violenza lo Stato bensì quella di difendere la situazione materiale di milioni di persone. Questa situazione, fatta di diritti acquisiti è stata costruita con decenni di lotte sindacali e non può essere svenduta in nome di un  salvataggio probabilmente inutile ed impossibile dell'euro.  Se gli Stati vogliono salvare l'Euro lo facciano a spese di quelli che hanno determinato la situazione attuale, non  a spese dei lavoratori, dei pensionati, degli studenti, dei precari. Ciò implica la necessità di difendere con ogni mezzo ogni posto di lavoro impedendo i licenziamenti di massa che avvengono ogni giorno nell'industria, ciò implica la necessità di trovare gli strumenti per creare nuovi posti di lavoro reali, attraverso l'uso del sistema delle cooperative, per esempio. Vanno difesi i livelli salariali e le pensioni, la casa, l'istruzione. In una parola dobbiamo spostare l'asta dell'iniziativa politica verso una reale redistribuzione della ricchezza. Per ciò che riguarda il settore bancario e finanziario, è necessario ottenere la stessa combinazione di misure immediate e parziali e transitorie. Il primo blocco di proposta comprende misure come l'abolizione del comma 56 del libro III del trattato di Lisbona sulla libera circolazione dei capitali, le imposte sui dividendi, la revoca del segreto bancario, tagliare i legami con i paradisi fiscali, il ritorno della norma sul falso in bilancio. Non è un caso che nè Monti nè gli altri leaders europei parlino mai di questi argomenti e misure, perchè questo significherebbe rinnegare il sistema capitalistico nella sua versione più perversa: il neoliberismo. Sul piano transitorio la questione della nazionalizzazione delle banche e delle assicurazioni dovrebbe essere un argomento centrale. le banche e le assicurazioni debbono essere nazionalizzate senza indennizzo o con indennizzi minimi il tutto sotto la supervisione dei dipendenti e degli utenti.
Chi è socialista come me si pone il problema del superamento della attuale situazione di crisi in funzione di una prospettiva socialista in senso globale. Ora, ovviamente questa è una componente essenziale della risposta globale alla crisi. Per dare questa risposta non serve ed è controproducente la vostra violenza compagni anarchici perchè  dobbiamo considerare che oggi noi siamo espropriati della sovranità politica per l'esercizio della democrazia reale e dobbiamo organizzarci per riappropriarci di tale sovranità. D’altra parte dobbiamo pensare ad una a riorganizzazione dell'economia che porti alla  soddisfazione sociale dei bisogni e non alla espropriazione dei diritti dei lavoratori. E' di questo che potrebbe aver paura il potere, non delle bombe che anzi, come la storia ci insegna, sono sempre servite a reprimere i diritti e a far consolidare lo status quo e il trionfo dei moderati.

 

Beppe Sarno
                                                                                                 

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