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6 maggio 2012 7 06 /05 /maggio /2012 23:27

Il secondo turno delle elezioni presidenziali  francesi ha consegnato la vittoria a Francois Hollande. E’ finita cosi la corsa per la riconquista della presidenza della Repubblica Francese e tutti i parigini democratici son in piazza della Bastiglia a festeggiare. Ma non sono solo i francesi a festeggiare perché questa vittoria uscirà dai confini e condizionerà le scelte di tutta la sinistra europea.
Sarkozy lascia la scena politica dopo cinque anni che sono sembrati  un’eternità , eppure tutti quelli come noi che hanno letto il resoconto del dibattito di mercoledì avevano già avuto  la sensazione che la storia politica della Francia sarebbe cambiata e con questa anche la nostra. Hollande non sembrava il candidato inesperto che tutti avevano disegnato  e con la sua combattività ha messo in luce la debolezza di un Presidente che non aveva nulla da mettere in campo se non il fallimento della sua politica disatrosa al seguito del cancelliere Merkell.
La vittoria del sei maggio per poter rompere con il passato  avrà bisogno di una conferma  con le elezioni politiche che si svolgeranno fra pochi giorni. Per noi socialisti italiani la vittoria di Hollande rappresenta una possibile breccia nel patto di austerità  Merkel – Sarkozy, che non potrà essere colmato sostituendo Mario Monti  al presidente Francese uscente. Questo patto di stabilità è pericoloso per l’avvenire dell’Europa. I suoi obbiettivi fatti di riduzione dei salari, di austerità ad ogni costo, di libero mercato del lavoro, di tagli alla spesa pubblica possono essere messi in discussione dall’elezione di Hollande, che più volte durante la campagna elettorale ha dichiarato di voler rinegoziare questo patto. La vittoria di questa sera apre una breccia in Europa perché i popoli esigono una politica diversa per la costruzione di un’Europa diversa in cui la solidarietà fra popoli sia la regola numero uno.

L’uscita di Berlusconi non è significata la fine delle politiche liberiste ed ultraconservatrici a favore di un solo gruppo di cittadini privilegiati. Così come in Italia anche in Francia parallelamente ad una crisi economica di proporzioni gigantesche gli ultimi anni sono stati segnati dall’esplosione delle disuguaglianze sociali. Anche se il programma politico di Hollande non prevede l’eliminazione di tutte le criticità createsi in questo periodo e  non ci sarà una redistribuzione dei redditi radicale, ciononostante Hollande ha promesso una riforma fiscale che tenga conto  di due concetti base equità e proporzionalità. Hollande ha sempre precisato che non ci dovranno essere scappatoie per le rendite di posizione e di limitare i benefici fiscali a 10.000 euro per famiglia su base annua.  Anche sui salari ci saranno significative  novità.
Certamente la vittoria di Hollande pone fine alla concentrazione del potere decisionale nella mani di uno solo, così come era stato con Sarkozy.  Hollande parla di procedere verso la sesta repubblica, noi ci accontenteremmo della terza.  Un altro obbiettivo che farà parte del programma politico di Hollande sarà quello di fermare l’arroganza dell’estrema destra. Se fosse stato eletto Sarkozy questo non avrebbe potuto non tener conto della arroganza di una destra che non  solo in  Francia, ma in tutta Europa diventa sempre più arrogante prepotente razzista e xenofoba. Hollande ha promesso di fermare questo fenomeno e l’affermazione di Le Pen nel nuovo scenario determinatosi con la vittoria del candidato socialista non  consentirà alla destra estrema di usare slogan e concetti che sono sempre stati patrimonio della sinistra. Solidarietà e fratellanza sono parole e concetti nostri.

 
Anche nei confronti  degli operai dei pensionati le promesse di Hollande fanno ben sperare. Mentre Sarkozy come Monti ha adottato e applicato una riforma criminale dei diritti dei lavoratori e dei pensionati, ponendo in essere un’attività di diffamazione sull’attività dei sindacati,  Hollande difende una concezione diversa. Anche se il suo programma concede pochi nuovi poteri ai dipendenti in azienda (diritto di rappresentanti nei consigli di amministrazione e comitati di compensazione), il neo presidente  socialista è impegnato a promuovere  "nell'estate del 2012, una grande conferenza economica e sociale” Egli si propone di condurre una concertazione   con le parti sociali prima di esaminare qualsiasi progetto di legge che li riguarda. Questo metodo che tanto bene ha fatto all’Italia nei decenni passati verrà consacrato con una modifica della Costituzione "per riconoscere e garantire questa nuova forma di democrazia sociale".

Mentre Sarkozy ha trascorso i suoi cinque anni di presidenza a distruggere lo stato sociale la politica  di Hollande sarà improntata a difendere gli strati deboli della popolazione attraverso una tutela dei pensionati, un ammodernamento del sistema sanitario al servizio di tutti i francesi.

Francois Hollande ha promesso di essere il Presidente di tutti i Francesi ha detto  "Per troppi anni, i francesi si sono opposti  sistematicamente gli uni dagli altri, divisi e quindi li voglio insieme, perché ritengo che abbiamo bisogno di tutte le forze della Francia." La soluzione di problemi come quello  della disoccupazione, degli alloggi, del potere d'acquisto, può essere fatto solo con una Francia unita e solidale laddove Sarkozy aveva messo da una parte la Francia ricca e dall’altra la Francia degli immigrati, dei pensionati, dei precari.  Anche in materia di alleanze internazionali Hollande, pur essendosi mantenuto prudente ha parlato della fine della guerra in Afghanistan  e per il riconoscimento dello stato palestinese.

La sconfitta di Sarkozy e la vittoria di Hollande ha aperto la strada per parlare nuovamente di sinistra e di socialismo  in Europa, una sinistra che pone al centro del suo dibattito politico i bisogni della gente e la costruzione di un’Europa che non sia quella delle banche, dei poteri occulti e dei grandi capitali finanziari, ma che sia invece l’Europa dei bisogni, dei popoli uniti e solidali attraverso la creazione di strumenti democratici di gestione.  A noi socialisti spetta un compito difficile perché la vittoria di Hollande che oggi festeggiamo con gioia ed entusiasmo ci impone un compito difficile ed un percorso accidentato. Bisogna uscire dalla polemica spesso settaria,dal la superficialità, dal  pressappochismo. Se la vittoria di Hollande consentirà a molti di guardare al socialismo europeo con rinnovata attenzione e con simpatia o con convinta adesione, non possiamo non comprendere che un certo percorso viene compiuto anche grazie a quella  cultura politica che Hollande rappresenta.

 Noi socialisti, che abbiamo costruito in centoventi anni la nostra cultura politica che, dall'inizio, si è piccata di comprendere e rappresentare il senso della Storia, dobbiamo comprendere appieno il senso della vittoria di Hollande e approfittare della opportunità che essa ci offre. Sarebbe antistorico assumere un atteggiamento di distrazione o di tiepida adesione o peggio di chiusura e di presunzione e non rimboccarci le maniche per fare in modo che il cambiamento che così prepotentemente si è imposto in Francia avvenga anche in Italia.

Beppe Sarno

Coordinatore provinciale del Network per il socialismo europeo.

 

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