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30 dicembre 2011 5 30 /12 /dicembre /2011 11:57

«L’impressione che si consolida – in un’europeista convinto come me – è che la crisi che investa l’area Euro, non a caso concentrata verso un modello sociale ed economico certo non paradisiaco ma –ancora oggi – unica alternativa alle versioni neoliberiste della società statunitense e di quella cinese (magari con la benedizione del Partito Comunista, ma sostanzialmente simile all’accumulazione primaria della prima rivoluzione industriale inglese), sia utilizzata dalla destra europea – in modo particolare da quella “seria” – per un regolamento dei conti ideologico con il carattere inclusivo delle nostre società.
Come leggere altrimenti la corsa a spingere verso il massacro sociale Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia giocata al rischio di far risultare “scoperte” le esposizioni dei creditori (in particolar modo le istituzioni bancarie tedesche)? Oppure i ritardi in una regolamentazione del rapporto con il mondo finanziario internazionale ( a cominciare col ritardo nell’autocertificazione finanziaria contrapposta alle agenzie di rating)?
In questo quadro la sinistra si divide tra chi gioca a ricostruirsi una verginità di lotta, che rischia di trasformare in jacquerie il conflitto sociale ed una sinistra incapace di confrontarsi con la realtà da un proprio punto di vista. I danni provocati dai troppi New degli anni ottanta o dalla rincorsa al centro (ricordate il Neue Mitte di Schroeder?), l’ incapacità di elaborare un punto di vista autonomo, quasi ubriachi di una possibile fine della storia e delle ideologie (cantata da chi proponeva una monocultura ideologica), la disattenzione rispetto al proprio sapere, la politica costruita come cosa aliena rispetto alle relazioni sociali, fanno balbettare la sinistra europea davanti alla crisi.
L’Italia condivide questa situazione.
Appare per questo interessante seguire il lavoro difficile – a tratti contraddittorio -, sicuramente oscurato dalla nostra informazione così provinciale, che i compagni del PSF e della SPD, in incontri bilaterali delle due segreterie (quasi per richiamare il PES alla responsabilità della sua inadeguatezza) svolgono oramai da tempo. La Lega dei Socialisti di Livorno, così come i compagni del Circolo Rosselli di Milano, hanno avuto il merito di pubblicare il documento delle due segreterie di questa estate. 
Questo documento ha il merito di riporre al centro del dibattito la costruzione di un governo democratico e sociale dell’economia, anticipando proposte di cui sentiamo balbettare, in particolare la tassa sulle transazioni finanziarie, il finanziamento della crescita, gli eurobond, la riduzione del sistema bancario a sistema di servizio, la base fiscale comune, il patto di stabilità sociale.
Questo documento ha il merito di aver riportato il PES a prendere posizioni come quella successiva al Consiglio Europeo di dicembre. Il giudizio sulla pericolosità delle misure di stabilità adottate (che rendono impossibile l’uscita dalla crisi), in contrasto anche con gli indirizzi della Corte europea di Giustizia, ripongono un punto di vista autonomo sulla spesa e l’indebitamento, coerente con una politica di redistribuzione dei redditi e di rimozione degli ostacoli che limitano la parità tra i cittadini e le cittadine.
Credo che la nostra riflessione, troppo spesso localista, debba ripartire da questi tentativi, riconsiderando le riflessioni degli altri non per rivendicare identità nominaliste o per avere la “linea” dall’esterno, ma per mettere in rete osservazioni ed elementi di confronto, per ricostruire un modo di vedere il mondo capace di influenzare lo spirito dei tempi.
Credo che questo sia coerente con la missione di SEL.

Andrea Ghilarducci  - Coordinatore SEL Livorno

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