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9 marzo 2012 5 09 /03 /marzo /2012 08:58

 

 

Identificati dopo 64 anni i resti di Rizzotto
il sindacalista che combatteva la mafia di Liggio

Fu rapito a 34 anni e buttato nelle foibe di Rocca Busambra

LO HA ACCERTATO LA POLIZIA SCIENTIFICA DI PALERMO

Identificati dopo 64 anni i resti di Rizzotto
il sindacalista che combatteva la mafia di Liggio

Fu rapito a 34 anni e buttato nelle foibe di Rocca Busambra

 

MILANO - Sono di Placido Rizzotto, il sindacalista sequestrato e ucciso dalla mafia nel 1948, i resti scheletrici ritrovati nel 2009 nelle campagne di Corleone. L'identità dei resti è stata accertata da esami di laboratorio eseguiti dal Gabinetto della Polizia Scientifica di Palermo. Le ossa erano state recuperate il 7 settembre del 2009 dai poliziotti del Commissariato di Corleone all'interno di una foiba a Rocca Busambra. Quei reperti sono stati comparati con quelli, riesumati, di un congiunto del Rizzotto, deceduto per cause naturali anni addietro, ed hanno consentito di risalire alla identità del sindacalista fatto scomparire dalla mafia esattamente 64 anni fa, il 10 marzo del 1948.

 

LA CORLEONE DI LIGGIO - Esponente del partito socialista, Rizzotto fu rapito a 34 anni mentre stava andando a una riunione politica. Impegnato a fianco del movimento contadino, che lottava contro la mafia e il latifondo, da segretario della Camera del lavoro di Corleone organizza la rivolta per l'occupazione delle terre che erano in mano ai mafiosi, sostenuti dal boss nascente Luciano Liggio, che farà sparire il corpo di Rizzotto, ritrovato dopo alcuni mesi. Liggio sarà assolto per insufficienza di prove, mentre Giuseppe Letizia, un bambino che faceva il pastore e che assistette all'assassinio, fu ucciso anche lui. Delle indagini si occupò l'allora giovane capitano dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, che arrestò due mafiosi, Pasquale Criscione e Vincenzo Collura, che prima confessarono l'omicidio e poi si rimangiarono tutto. Anche per loro venne usata la formula dell'assoluzione per insufficienza di prove.

Dal Corriere della Sera on line

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8 marzo 2012 4 08 /03 /marzo /2012 08:35

 

Un libro di Alessandro Orsini. Turati, il nemico da abbattere per Togliatti e Gramsci
Mauro del Bue - Le sinistre in Italia? Due soltanto.
 


Nella recensione del libro di Alessandro Orsini “Gramsci e Turati: le due sinistre” (Rubbettino, euro 12,00 ), apparso il 28 febbraio, su “La Repubblica”, ad opera di Roberto Saviano, emerge, oltre a quello di Gramsci e di Turati, anche il caso di Saviano, che si presenta nelle nuove vesti di riformista e di turatiano di ferro.
Non lo avevo finora sempre compreso e dunque me ne rallegro, perché le affermazioni di Saviano sono non solo condivisibili, ma anche illuminanti sul piano storico e politico. Intanto la condivisione che in Italia sono state due solo le sinistre e non cento o una sola. Due, perché tante sono le correnti politiche che traggono origine della cultura riformista e da quella rivoluzionaria (ora anarco-insurrezionalista, ora sindacalista rivoluzionaria, ora massimalista, ora comunista). Che Gramsci sia stato (non è giusto dare di lui una sola versione che finisce per divenire anche un po’ caricaturale) anche uno dei più strenui e fanatici esponenti del filone massimalistico-rivoluzionario e comunista non v’è dubbio alcuno. Uno dei più violenti verbalmente, almeno nel periodo della redazione del suo Ordine Nuovo, come ci ricorda Orsini. Vi aggiungerei il linguaggio col quale, dalle colonne dell’Ordine Nuovo del 28 agosto del 1920, giudicò Camillo Prampolini e l’esperienza dei riformisti reggiani: “Coi moralisti di Reggio Emilia (che avevano definito moralmente ripugnante il metodo leninista) è inutile continuare una discussione teorica. I moralisti di Reggio Emilia hanno sempre dimostrato di essere capaci di ragionamento quanto una vacca gravida, hanno dimostrato di partecipare alla psicologia del mezzadro, del curato di campagna, del parassita di un arricchito di guerra. E’ inutile sperare che un barlume d’intelligenza illumini la loro decorosa idiozia di fra Galdino alla ricerca delle noci per ingrassare la clientela elettorale (….). Tra Lenin e questi sinistri idioti che è più ripugnante moralmente? A Reggio Emilia si apre lo spaccio della moralità da sacrestani ubriachi. Perché questi cooperatori (…), questi ingrassatori di porci con la biada governativa, perché questi concorrenti della plutocrazia siderurgica nel domandare la protezione dello stato borghese, non hanno avuto il coraggio di uscire dal partito dopo il congresso di Bologna?”. Gramsci parlava così di Prampolini, di Zibordi dei socialisti di Reggio Emilia, autentico modello del socialismo italiano per fede, dirittura morale, concretezza e coerenza. Saviano ricorda la differenza di linguaggio, e dunque di tolleranza e di rispetto per le opinioni altrui, dei riformisti. E in particolare, naturalmente, di Turati del quale il libro di Orsini sottolinea lo spirito eretico, e vi aggiungerei anche l’ironia laica. In realtà l’amore dell’eresia è il frutto della fede per l’antidogma. I riformisti non sono mai convinti di possedere la verità, credono che la via migliore sia quella gradualista, di conquiste parziali e successive come disse Turati “nelle cose e nelle teste”.
Il socialismo in divenire, un processo più che un obiettivo finale. “Perché altro non c’è”, lo sottolineò il leader riformista a Livorno nel gennaio del 1921. Imputato numero uno al congresso di Roma del 1918, per avere intuito che dopo Caporetto la guerra era diventata di difesa del nostro territorio e non si poteva restare con le mani in mano, imputato al congresso di Bologna del 1919, perché non favorevole ad impiantare i soviet in Italia e alla dittatura del proletariato, imputato a Livorno nel 1921, perché sensibile all’idea di collaborare coi popolari contro la reazione fascista, Turati se ne uscì con il famoso e illuminante avvertimento profetico: “Quand’anche aveste impiantato i soviet in Italia se uscirete salvi dalla reazione che avrete provocata e se vorrete fare qualcosa che sia veramente rivoluzionario, qualcosa che rimanga come elemento di società nuova, voi sarete forzati a ripercorrere completamente la nostra via, la via dei socialtraditori di una volta e dovrete farlo perché essa è la via del socialismo che è il solo immortale, il solo nucleo vitale che rimanga dopo queste nostre diatribe, perché tutto il resto è clamore, è sangue, terrore, reazione, delusione. E dovendo percorrere questa strada voi dovrete fare opera di ricostruzione sociale (...). La via lunga è la sola breve”.

Mauro del Bue  martedì 6 marzo 2012

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8 marzo 2012 4 08 /03 /marzo /2012 08:11

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La Primarie e la discussione sulla legge elettorale

Gerardo Labellarte - Il PD rischia amare sorprese

L’ennesimo calvario. Le primarie all’italiana, tanto care al Partito democratico, non cessano di causare dispiaceri ai dirigenti PD ed in particolare a Pierluigi Bersani.
Nel caso di Palermo era chiaro fin dall’inizio, fatto di incertezze e ripensamenti, passi avanti e retromarce, che non ci fosse da aspettarsi niente di buono. Ed è facile ora prevedere che l’esito, ben lungi dal creare le condizioni per una riappacificazione, sarà foriero di ulteriori polemiche e divisioni. Con il rischio di sprecare un’occasione unica di strappare quel comune alle pessime amministrazioni di centro destra che lo hanno governato negli ultimi anni.
Noi abbiamo da tempo manifestato una serie di critiche di fondo al meccanismo delle primarie, aldilà del fatto che in qualche caso esse siano riuscite ad essere reale momento di positiva partecipazione popolare alle scelte.
La prima riguarda l’assoluta incertezza e assenza di regole sulle modalità di svolgimento. Le decisioni sul se, quando e come celebrarle sono soggette alle convenienze di questo o quel partito o gruppo locale e le decisioni in merito vengono spesso assunte in sedi ristrette, il che ne inficia il valore democratico.
La seconda considerazione riguarda la possibilità, proprio per la assenza di regole e garanzie, di consentire alla coalizione avversa di avere un ruolo determinante nell’esito della consultazione. E’ difficile infatti, a prescindere da accordi o “inciuci” sotterranei, che i sostenitori di un candidato Sindaco avversario possano resistere alla tentazione di indirizzare la scelta verso il candidato potenzialmente più debole e inoffensivo. Questi argomenti, ed altri, fanno parte da tempo del dibattito sul tema. Tuttavia il PD non pare tenerne conto e continua a perseverare diabolicamente negli errori. Salvo dichiarare, dopo ogni disastro che “il meccanismo va ripensato”. In realtà l’incertezza dei Democratici sul tema è figlia della stessa schizofrenia che sta caratterizzando il loro atteggiamento sulla riforma elettorale. Si finge di voler “ridare la parola ai cittadini nella scelta dei loro rappresentanti” ma in realtà si pongono in essere (o si prova a porre in essere) meccanismi che rendano le scelte assolutamente imposte dall’alto.
Il rifiuto del PD ad ogni apertura sul voto di preferenza e la ferma volontà di continuare a privilegiare le liste bloccate nella scelta dei candidati al Parlamento nazionale derivano da questa cultura, che viene però respinta duramente dai cittadini, i quali vogliono realmente riappropriarsi della possibilità di scegliere i propri rappresentanti.
Il PD farà bene a tenere nel dovuto conto questi umori quando, dopo le elezioni amministrative, il dibattito sulla legge elettorale uscirà dalla diplomazia degli incontri dei saggi ed entrerà finalmente nel vivo. Sono umori e sensibilità forti e diffuse. Il PD, e Bersani in particolare, le valutino con attenzione. Se non vogliono andare incontro ad ulteriori, e molto amare, sorprese.

 

 

martedì 6 marzo 2012

Gerardo Labellarte

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7 marzo 2012 3 07 /03 /marzo /2012 16:39

 

 

Il SOCIALISMO è come un marinaio che impara molto presto a fare il marinaio, anche se è un ragazzo e non ha mai visto il mare.. Perché, nel suo primo viaggio, il marinaio scopre che l'orizzonte non è una linea di confine. Quando la nave si sposta, anche l'orizzonte si sposta: sempre più in là, sempre più in là, fino a diventare tanti orizzonti sempre nuovi.

Oh, sì. È così che io vedo il SOCIALISMO: come un orizzonte che non raggiungeremo mai e a cui tentiamo di andare sempre più vicino".

 [Willy Brandt] Bonn, settembre 1973

 

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6 marzo 2012 2 06 /03 /marzo /2012 19:40

 

 

"MAGGIORITARIO ANTICOSTITUZIONALE"
IL GOVERNO RINUNCI AD OPPORSI
E LASCI LA PAROLA ALLA CONSULTA

 

Il 22 marzo la Corte d'Appello di Milano decide se il quesito di costituzionalità contro il maggioritario potrà essere inviato alla Corte Costituzionale, come chiede un comitato di cittadini-elettori milanesi. Una battaglia di 4 anni di cui non vuole parlare nessuno.

 

Data: 2012-02-22

 

Nel più assoluto e scientifico silenzio stampa (ai limiti della censura documentabile) sta passando inosservata la notizia che il prossimo 22 marzo la Corte d'Appello di Milano è stata chiamata, da un gruppo di “cittadini-elettori” milanesi e lombardi ma non solo, a pronunciarsi sulla richiesta di rinviare alla Consulta la questione di costituzionalità relativa al premio di maggioranza, alle liste bloccate, all' indicazione sulla scheda elettorale del premier e al quoziente elettorale differenziato. In pratica alcuni elettori hanno chiesto al giudice ordinario di sottoporre alla Corte costituzionale se sia attualmente rispettato il proprio diritto al voto in modo conforme alla Costituzione.Sono persuasi di no, come un sempre crescente numero di elettori, ormai, di fronte al “parlamento dei nominati” pagati con le tasse di tutti (il “costo della politica” senza partecipazione politica) ma scelti in camera caritatis, a destra, a sinistra, al centro.Le parti della legge di cui si eccepisce la costituzionalità, sono - come si vede (maggioritario, preferenze, presidenzialismo “di fatto”) - le stesse che sarebbero state sottoposte al referendum abrogativo “Passigli-Sartori”. Insomma il Porcellum.Questa iniziativa “civile-civica” - dal basso - non sorge però all'improvviso, ma poggia, ed è rafforzata, proprio dalle motivazioni contenute nel rigetto da parte della Consulta, lo scorso gennaio, dei referendum elettorali “pro-mattarellum” o, in alternativa, “pro-elezioni anticipate” (per tenersi la legge che c'è). Questa seconda ipotesi non sembra più percorribile, visti i sondaggi in discesa di tutti i principali partiti politici: una gara all'ingiù. Lasciato il manubrio del governo ai tecnici, i partiti hanno cose più importanti di cui occuparsi, cioè di loro stessi. E questo lo si decide con la legge elettorale che li plasma e ne crea le condizioni per ritornare a schemi nuovi di sopravvivenza.Cosa diceva la Corte nella motivazione di gennaio? Essa richiamava il precedente di due sentenze del 2008 (la numero 15 e 16 della Consulta) con sui si eccepiva la costituzionalità del maggioritario, che tuttavia non si prendeva in esame nelle decisioni al momento da assumere, poiché la Corte era chiamata a pronunciarsi sulla ammissibilità del referendum e non sulla legge: cosa, appunto, che essa chiedeva le venisse sottoposta, per un giudizio di costituzionalità, dal giudice ordinario in assenza di iniziative correttive del Parlamento.La questione sollevata, è stata più volte richiamata dal Presidente Napolitano.Ma il Parlamento non ha corretto nulla, anzi. Né - dal canto suo - il giudice, sia civile che amministrativo, ha mai preso l'iniziativa (pur potendolo fare) dichiarandosi “carente di giurisdizione” a trattare la legge elettorale. La soluzione indicata dal Tribunale, a cui si era già chiesto in passato di intervenire, aggiungeva la beffa al danno: rinviare la decisione alla Giunta per le Elezioni della Camera e del Senato, ovvero - anziché alla Corte - agli stessi eletti di cui si mette in dubbio la correttezza del metodo con cui sono stati eletti, loro giudici di se stessi. Questo è lo stato di salute della sovranità popolare, la cui sottrazione agli elettori garantisce i partiti della seconda repubblica, da un ventennio, di autotutelarsi tenendo a debita distanza la partecipazione politica degli elettori dalle istituzioni rappresentative occupate dai “nominati” (prima con l' uninominale, poi con lista bloccata e ora addirittura in vacanza permanente).Di qui l'iniziativa “civica” del gruppo di ricorrenti. Si tratta di evitare che la faccenda si ammatassi su se stessa. La strada scelta non è stata, da parte loro, di “impugnare i comizi”, ovvero di contestare lo svolgimento delle elezioni già tenutesi, ma di chiedere al Tribunale - con un'azione ordinaria - che si consenta alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sul diritto di poter votare secondo Costituzione. Non si mette, cioè, in discussione il risultato elettorale, ma il modo di votare, per cambiarlo nel rispetto dei diritti costituzionali degli elettori, prima del prossimo ritorno alle urne.La controparte naturale - non potendo essere il Presidente della Repubblica che promulga le leggi, ma è costituzionalmente irresponsabile - è il Governo che le controfirma, ed in particolare la Presidenza del Consiglio ed il Ministro degli Interni, al tempo del “porcellum”, Berlusconi e Maroni. L'esecutivo di allora si oppose con l'Avvocatura di Stato alla richiesta del comitato civico promotore dell'azione giudiziaria. Nella totale indifferenza della stampa e delle televisioni, comprese quelle che a ogni piè sospinto fustigano la “casta”, si è consumato, nella disattenzione generale, un ultimo scandalo con la redazione di un principio ( articolo 44 L.69/2009) con cui si introduce “la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie concernenti atti del procedimento elettorale preparatorio l'elezione della Camera dei deputati e del Senato”, ma dimenticandosi di inserirlo nel nuovo Codice del processo amministrativo. Si torna perciò alla situazione precedente in caso di elezioni anticipate con la legge in vigore. Lo smantellamento della Costituzione, non la sua riforma, può perciò proseguire cambiando con legge ordinaria la forma di governo e sfregiando gli articoli 48 sul voto uguale e 51 della Carta per cui tutti si possono candidare in condizioni di eguaglianza: sarebbe più democratico e trasparente convocare un'Assemblea Costituente.In questo momento, quindi, l'Avvocatura dello Stato, su richiesta del governo del tempo, si oppone alla possibilità che il giudice invii alla Corte costituzionale la richiesta di esame (richiesta sia dalla Corte che dal drappello civico) per un giudizio di costituzionalità del premio di maggioranza, senza che esso sia ancorato a un quorum minimo in percentuale o in seggi. Questo è il principale punto contestato: che oggi (per organizzare il bipolarismo) il premio di maggioranza non premia chi ha la maggioranza assoluta del voto popolare per rafforzarla, ma creando una maggioranza artificiale attribuendo il 54% dii seggi parlamentari. L'attuale governo, il governo Monti consentirà ai cittadini-elettori ricorrenti di giungere sino alla Corte Costituzionale o manterrà l'opposizione dell'Avvocatura all'esame della questione di costituzionalità sollevata dagli elettori? Nel silenzio generale della stampa e dei media, il 22 marzo la Corte d'appello di Milano deve decidere se dare il via libera o no. Una rinuncia alla pervicace opposizione, un “lascia-passare” verso la Corte Costituzionale da parte del governo, sarebbe la scelta più democratica. Nel gruppo dei cittadini elettori che da 4 anni si battono contro l'incostituzionalità della legge elettorale ci sono avvocati, magistrati della cassazione ed ex avvocati dello Stato, tra cui l'avv. Aldo Bozzi, nipote del mitico omonimo parlamentare liberale Prof. Bozzi e l'on. Felice Besostri, membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato nella XIII legislatura e docente di diritto pubblico comparato.

tratto dall "Avanti"      Cattura.JPG

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2 marzo 2012 5 02 /03 /marzo /2012 11:45

 

 

 

 

No Tav, Sel
e sinistra di governo

di Emanuele Macaluso (dal "Riformista")

Nella foto: Nichi Vendola

La lotta dei No-Tav volta a impedire l’avvio di una grande opera pubblica ha riportato la mia memoria agli anni 40-50, quando si svolsero lotte asprissime per avviare lavori pubblici di piccola o grande dimensione. Quelle lotte furono definite “sciopero a rovescio”. I lavoratori disoccupati, con attrezzi rudimentali, iniziavano a lavorare per fare strade progettate e mai realizzate. Il tema del lavoro era al centro di tutto, particolarmente nel Mezzogiorno, e la Cgil di Di Vittorio, con l’aiuto di valenti economisti e tecnici, mise in campo il “Piano del Lavoro” fondato su grandi, medie e piccole opere pubbliche.
Il Piano fu sostenuto da sindaci, parroci, associazioni di commercianti e di imprenditori in tanti centri del Sud. Ma anche al Nord. Oggi il mondo sembra rovesciato: ci sono sindaci e cittadini della Val di Susa che vogliono impedire l’attuazione di un’opera pubblica, finanziata anche dall’Europa e sostenuta con convinzione non solo dai governi di Francia e Italia (di centrodestra o di centrosinistra), ma anche da larghi strati di popolo che non la pensano come gran parte degli abitanti della valle.
L’Italia è cambiata, non è più quella che conoscemmo negli anni cinquanta, ma il tema delle grandi infrastrutture è correlato proprio ai cambiamenti economici sociali che si sono verificati in Italia e in Europa. E il tema del Lavoro è tornato centrale. Sia chiaro, io rispetto chi su questo tema ha opinioni diverse da quelle espresse dai governi e dalle forze politiche che hanno deciso o sostenuto la Tav. Ma può una piccola minoranza, con la quale le istituzioni hanno ripetutamente trattato, sopraffare la maggioranza? La protesta è legittima, come ogni lotta di minoranza, ma a un certo punto le decisioni vanno attuate. O no?
E quando dalla protesta composta e pacifica si passa ad atti di violenza, occorre che ognuno assuma le proprie responsabilità. In questo contesto non mi stupisce il comportamento di piccole minoranze che non hanno alcuna prospettiva politica e una cultura di governo: i centri sociali o i partitini “comunisti”. Mi stupisce invece, e molto, il comportamento di Sel e particolarmente di Niki Vendola. Il quale è anche presidente di una grande regione.
Mi chiedo: se la Giunta pugliese avesse deciso, col consenso del Consiglio regionale, di aprire i cantieri per una importante opera pubblica e una minoranza del comunello in cui è ubicato il cantiere, con il sostegno di persone che vengono da fuori, contestassero violentemente l’avvio dei lavori, cosa farebbe il presidente Vendola? Tratterebbe? È quello che è stato fatto, ma la decisione finale spetta a quella piccola minoranza o al Consiglio pugliese? Vendola ha proposto una “moratoria”. Cioè sospendere i lavori delle Tav e ricominciare tutto daccapo. Questo è governare? Scherziamo?
Cari compagni e amici di Sel, non si può giuocare su più tavoli: quello del governo e quello della contestazione radicale e anche violenta a decisioni democraticamente assunte dalla maggioranza. Altro che foto di Vasto!
Forse in questa occasione i media hanno esagerato nel modo di dare le notizie e nei commenti, ma i fatti sono i fatti. E su questi le forze politiche debbono assumere chiare responsabilità.
Ps - La gazzarra inscenata ieri dinanzi alla sede romana del Pd conferma i connotati sempre più eversivi assunti dal “movimento”.

giovedì, 1 marzo 2012

 

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29 febbraio 2012 3 29 /02 /febbraio /2012 18:52

 

 

 

Sostegno alla castanicoltura: Finalmente è legge!!!!

 

 

 

 

Napoli, 22.2.2012

 

Nonostante i ritardi da parte della Regione Campania nell’affrontare l’emergenza del settore castanicolo determinata dall’infestazione del cinipide galligeno, oggi finalmente abbiamo approvato la Legge presentata a giugno - che mi ha visto primo firmatario della proposta dello scorso anno - a sostegno dell’intero comparto castanicolo, dopo la grave emergenza del cinipide galligeno che nei tempi addietro aveva provocato ingenti danni ai produttori di tutta la Regione Campania.

 

Da una parte la legge sarà in grado di contrastare l’emergenza fitosanitaria dall’altra, invece, si prevedono interventi che rappresenteranno linfa vitale per l’intero settore castanicolo. Dunque contrasteremo efficacemente il cinipide con la “lotta biologica”.

 

Il mio sguardo positivo va a sostegno e dei sacrifici compiuti sopportati dagli operatori del settore che nonostante la crisi e la gravità della problematica hanno garantito la commercializzazione anche su mercati internazionali.

 

Se accanto a questa notevole importanza economica, si considera anche la funzione che la castanicoltura assume nei settori boschivo e paesaggistico, la necessaria conclusione è di considerare questa risorsa naturale di importanza nevralgica per l’intera collettività campana.

Gennaro Oliviero.

Presidente del Gruppo Consiliare del PSE della Regione Campania

http://olivierogennaro.blogspot.com/

 

 

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29 febbraio 2012 3 29 /02 /febbraio /2012 17:33

 

 

Caldoro rispetti le Comunità Montane 

 

 

 

 

 

 

 

 

Napoli, 27.2.2012

 

Caldoro rispetti le Comunità Montane

 

La miope strategia amministrativa del Governatore campano, On.le Stefano Caldoro, mette in ginocchio e ridicolizza l’opera delle Comunità Montane, portata avanti con dedizione e sacrificio. Una gestione insensata che, per mezzo di tagli illogici ed indiscriminati, rischia di compromettere le attività legate alla tutela del paesaggio e dell’intero ecosistema regionale.

 

La richiesta di convocazione urgente per il “Tavolo Forestale in Commissione Ambiente, da parte mia e del collega di Gruppo, Consigliere MUCCIOLO, diviene momento imprescindibile per individuare le risorse che coprano il Progetto Forestale 2012/2013. L’ennesimo offesa, da parte di Caldoro, al lavoro portato avanti con passione, dignità e regolarità dai lavoratori e dalle loro Comunità Montane, non deve passare sotto silenzio.

 

E' nostro preciso dovere porre rimedio ai disastri amministrativi del Centrodestra. Le sabbie mobili di questa gestione che subiamo, conducono unicamente alla compromissione di paesaggio ed ecosistema della Regione Campania.

 

La convocazione del “Tavolo Forestale” in Commissione Ambiente è cosa doverosa e urgente. Ciò è assolutamente necessario per individuare le risorse necessarie alla copertura finanziaria del Progetto Forestale 2012/2013. L’assoluta mancanza di programmazione, ha permesso che si tralasciasse, sia l’individuazione degli interventi prioritari, che quelli di ordinaria manutenzione. Questo è il riconoscimento, da parte del Centrodestra campano, al meritorio operato dei forestali!

Se tutto questo non fosse sufficiente, saremo chiamati a subire, oltre al danno, la beffa. Le casse regionali dovranno affrontare ulteriori esborsi economici, sotto forma di spese legali. "Infatti, le rappresentanze delle Comunità Montane, sono pronte a tutelare i loro giusti diritti all’interno delle sedi giudiziarie.”

 

 

Gennato Oliviero

Presidente del Gruppo Consiliare del PSE alla Regione Campania

 

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28 febbraio 2012 2 28 /02 /febbraio /2012 19:55

 

Considerazioni sulle decisioni del Ministro Profumo da parte di un precario storico

 

Antonio D'Angelico - Più il tempo passa e più mi rendo conto che se la scuola si è ridotta così è colpa del succedersi nel tempo di Ministri della Pubblica Istruzione che probabilmente hanno poca conoscenza dei reali problemi della scuola e della reale situazione in cui versa il personale docente ed in particolare quello precario.

Se a questo aggiungiamo la considerazione che anche e soprattutto i massimi Dirigenti del Ministero, i quali, contrariamente ai Ministri che vanno e vengono, sono lì da una vita e non riescono ad indirizzare le attenzioni ministeriali sui problemi e a proporre soluzioni concrete agli atavici problemi della scuola in generale e del personale in particolare, beh! allora scusate chi o cosa potrà mai salvarci?

Analizziamo i fatti:

si propone, con 250.000 precari nelle Graduatorie ad esaurimento, un nuovo concorso a cattedra, perchè bisogna dare spazio ai giovani. Premesso che ho 2 figli giovani universitari e quindi capite bene quanta
preoccupazione susciti in me il problema dell'occupazione giovanile, ma....... il Signor Ministro si è posto il problema che forse mentre un giovane può avere, oltre la scuola, altre opportunità di lavoro perche ha l'età, il tempo ed il mondo a suo favore, mentre per un genitore docente precario di 40/50 e più anni, la perdita del lavoro significa non avere altre possibilità, in quanto si è troppo giovani per il pensionamento e troppo vecchi per cercarsi un'altra opportunità di lavoro? Sinceramente non credo che il Ministro si sia posto questo problema che oserei definire...... esistenziale. Invito il Signor Ministro, a scorrere a campione delle Graduatorie ad esaurimento e a leggere non i nomi e cognomi delle persone, bensì le date di nascita, forse solo così capirebbe ciò che dico e quale potrebbe essere una decisione saggia e ponderata.

Poi sinceramente viene da sorridere quanto si legge:

a) la storia dei corsi TFA (partono non partono bohhhhh!); se penso, a tale proposito, a noi precari e a quanti TFA ci siamo fatti tutti gli anni nelle classi senza che nessuno lo dica o se ne accorga o lo si valorizzi in alcuna maniera (immaginate che incontro ex alunni/e che nel frattempo sono diventati/e colleghi/e madri e padri; ma credo, purtroppo che anche a tanti di voi sia accaduto la stessa cosa, tanto ormai è la normalità !!! Semplicemente pazzesco !!!!

b) dei 23.000 abilitati dal 2008 ad oggi (ma,scusate,... le graduatorie non erano state bloccate per non far creare altro precariarto?) che devono essere inseriti a pettine e che invece verrano inseriti UDITE UDITE!!! in una CODA (e ritornano le code!!!! con tutta la nuova ed ulteroire massa di ricorsi e controricorsi che si andranno a sommare a quelli già esistenti e che vedono sistematicamente il Ministero perdere alla grande );

c) il problema dei docenti di ruolo sovrannumerari che non sapendo che cosa fargli fare li riconvertono con un....... corsettino farsa sul sostegno. Potrei continuare ancora, ma penso che già queste quattro cose evidenziate possano abbondantemente bastare e farci capire, onorevoli colleghi (oh!! se si chiamano così tra di loro i nostri governanti, caspita! della gente davvero perbene come noi lo possiamo ancor di più, giusto?) nelle mani di chi siamo stati e nelle mani di chi stiamo ancora tutt'ora.

Dopo che negli ultimi anni hanno e stanno prendendo per i fondelli migliaia di persone, dopo che hanno depredato la Scuola di 8 miliardi di euro, dopo che hanno tagliato decine e decine di migliaia di posti di lavoro, dopo che hanno bloccato i rinnovi contrattuali, gli scatti stipendiali, sospesi i rinnovi delle rappresentanze sindacali, allungati gli anni occorrenti per i pensionamenti (così è certo che non si creano posti di lavoro per i prossimi anni) ecc,ecc, Signori.....questo di cui vi ho parlato,...... sono le soluzione proposte!!!!! Cosa aggiungere? Secondo me stiamo parlando del sesso degli Angeli! e forse sarebbe meglio se andassero tutti a casa!

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24 febbraio 2012 5 24 /02 /febbraio /2012 10:59

Per non dimenticare un grande UOMO e un grande PRESIDENTE.

 

Ciao Sandro 

 

 


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