Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
20 gennaio 2012 5 20 /01 /gennaio /2012 11:57

 

 

Apple/ Lancia iBook 2 per semplificare creazione e-book

 

New York, 19 gen. (TMNews) - L'ultima novità di Apple si chiama iBook 2 e servirà a portare definitivamente l'iPad nelle scuole, alleggerendo le cartelle di studenti e insegnanti. Il servizio, presentato questa mattina al museo Guggenheim di New York, promette di semplificare la pubblicazione di testi e libri in formato elettronico. E' il risultato della collaborazione tra l'azienda di Cupertino e gli editori Pearson PLC, McGraw-Hill e Houghton Muffin Harcourt.

Il nuovo servizio, disponibile da oggi come applicazione gratuita, punta a incoraggiare gli editori ad aumentare il numero di volumi disponibili per iPad. Non solo. L'azienda californiana si rivolge anche a studenti e insegnanti, offrendo la possibilità di creare testi e altro materiale didattico in formato elettronico per rendere più coinvolgenti le lezioni. "Ci sono già 1,5 milioni di iPad in uso nelle scuole", ha detto Phil Schiller, responsabile marketing di Apple. "I nuovi testi scolastici partiranno da 14,99 dollari e saranno disponibili per ogni materia e ogni livello". "Gli insegnanti hanno bisogno di aiuto", ha aggiunto Schiller, "e Apple è pronta a dare il suo contributo".

La rivoluzione nel mondo dell'educazione sempra dunque alle porte. Rimane soltanto un problema: il prezzo. Non tutte le scuole, infatti, possono permettersi di spendere 499 dollari per acquistare a ogni studente la versione base della tavoletta Apple. Per risolvere il problema - come spiega Bethlam Forsa, responsabile dello sviluppo per Houghton - "bisogna assicurare gli acquirenti che il risparmio dei libri elettronici su quelli cartacei giustifica l'investimento iniziale nel tablet". "E' ancora presto per stabilire se l'iPad ha favorito l'educazione", ha aggiunto Bill Rieders, vicepresidente esecutivo dell'editore scolastico Cengage Learning. "Il verdetto finale deve ancora arrivare".

Repost 0
Published by Psimontella
scrivi un commento
19 gennaio 2012 4 19 /01 /gennaio /2012 17:49

 

 

Il ritorno dell'Avanti !
Rino Formica direttore

Critica Sociale - 25 Novembre 2011

 

Per iniziativa di Critica Sociale, riprendono le pubblicazioni dell’Avanti!, il quotidiano socialista che cessò le sue pubblicazioni nel novembre del 1993 per il fallimento della casa editrice del PSI. Esattamente dopo 18 anni dalla sua chiusura ed in occasione del 120° anniversario della fondazione di Critica Sociale, la Rivista di Filippo Turati ha ottenuto il 15 novembre scorso dal Tribunale di Milano la conferma della proprietà e il titolo esclusivo ad editare il quotidiano la cui testata venne registrata dalla Critica Sociale a sua tutela nel 1994, un anno dopo la cessazione delle pubblicazioni, in base alla legge sulla stampa numero 48 del 1947. Direttore dell’Avanti! è l’on. Rino Formica - che svolgerà un ruolo di garanzia verso tutte le componenti socialiste presenti negli attuali schieramenti politici - mentre Direttore responsabile, in rappresentanza della proprietà e dell’editore è Stefano Carluccio, già caporedattore dell’Avanti! di Milano. Lo scopo della Critica Sociale nel rieditare l’Avanti! è duplice: - da un lato, sottrarre il quotidiano - dopo il lungo periodo di paralisi dovuto al prolungato processo falimentare della vecchia editrice - dall’abuso del nome della sua testata di cui è stato oggetto in questi anni, contando sulla buona fede di molti lettori ed ex militanti socialisti bisognosi di un punto di riferimento dopo il crollo del proprio partito; - dall’altro di rendere l’Avanti! direttamente disponibile, attraverso la convocazione di una Conferenza Nazionale, alle Fondazioni socialiste, alle organizzazioni, alle associazioni territoriali, senza preclusioni o pregiudizi circa le scelte di schieramento compiute in questi anni di bipolarismo rissoso a cui il ritorno dell’Avanti! indende contribuire a porre termine per una svolta autentica ed un nuovo corso politico della democrazia. In questo numero, la pubblicazione “simbolica” e di buon auspicio di uno straordinario documento storico: il Numero Zero dell’Avanti! pubblicato da Turati e Bissolati il 2 aprile del 1893 a cura dell’ “Unione tipografica socalista di Milano” per lanciare il movimento di sottoscrizione popolare che portò tre anni dopo, il 25 dicembre del 1896, alla nascita del primo quotidiano nazionale dei lavoratori italiani. E’ la medesima stada sulla quale il numero 1 della Nuova Serie dell’Avanti, 115 anni dopo, intende nuovamente incamminarsi verso una casa editrica fondata su un azionariato diffuso e indipendente 

Repost 0
Published by Psimontella - in Politica
scrivi un commento
17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 18:26

Coppie di fatto, Pisapia fa il registro per le unioni di fatto 

 Il registro delle unioni civili a Milano diventerà realtà entro il 2012. Ad assicurarlo è stato lo stesso sindaco, Giuliano Pisapia. Che si mostra sempre più determinato nella realizzazione degli obiettivi del programma elettorale: dopo il debutto della contestata “congestion charge” nell’area C, il primo cittadino della rivoluzione arancione preme l’acceleratore anche sul fronte delicatissimo delle coppie di fatto. 

IMPEGNO DA MANTENERE – «Manterrò l’impegno che avevo preso insieme con la coalizione, e ne sono orgoglioso, per cui il registro delle unioni di fatto diventerà realtà entro quest’anno», ha detto il sindaco. La nascita del registro per le unioni civili va di pari passo, nella lettura del primo cittadino di Milano, con l’arrivo del Papa in città, previsto a maggio in occasione della festa internazionale delle famiglie. Per Pisapia si tratta di «due segnali di forte cambiamento», sulla strada per «rendere Milano più vivibile, felice e bella».

REAZIONI - Parole che hanno subito incassato il plauso delle associazioni per i diritti degli omosessuali, come il Gay Center, che in una nota sottolinea come il «sostegno di Pisapia al registro delle unioni civili a Milano sia molto importante. Ora è necessario che questo messaggio di parità giunga anche al Parlamento e al governo». Di tutt’altro tenore i commenti dell’opposizione, che con il capogruppo Pdl in Consiglio comunale Carlo Masseroli ha parlato di «un’evidente provocazione, quasi un affronto alla Chiesa, nell’anno dell’incontro mondiale delle famiglie».

LA GIUNTA – Ma la giunta Pisapia – in cui la presenza dei cattolici è forte, a partire dal vicesindaco Maria Grazia Guida – fa capire di voler tirare dritto sulla strada del riconoscimento delle unioni civili. «Non si tratta solo di una promessa fatta in campagna elettorale – spiega una portavoce della giunta ad Avanti!online – ma delle necessità di un vasto mondo di persone, che hanno bisogno di vedersi riconosciuti alcuni diritti fondamentali. Non si tratta solo di coppie di fatto, ma di anziani che vivono con persone che li assistono, o di studenti universitari conviventi. A Milano – prosegue la portavoce – non c’è più soltanto la famiglia di tipo tradizionale, ma molteplici tipologie di convivenza, e la giunta vuole venire incontro alle esigenze dei milanesi. Ovviamente, un comune da solo non può fare molto. Servirebbe un successivo intervento a livello statale. La questione, però, non rappresenta assolutamente un problema, nemmeno per i componenti cattolici della giunta».

Chiara Merico   (tratto dall' Avanti)                                              

Repost 0
Published by Psimontella
scrivi un commento
10 gennaio 2012 2 10 /01 /gennaio /2012 10:51

Ato e Alto Calore sono stati i grandi assenti al tavolo tecnico convocato nell'aula consiliare di Montella dal sindaco Ferruccio Capone. Presenti, e come sempre in prima linea, le associazioni ambientaliste, il WWF e il Genio Civile chiamato ad avviare il piano di bonifica del fiume Calore. Delusi ma non vinti gli esponenti del comitato di tutela fluviale che non hanno risparmiato accuse nei confronti dei rappresentanti di enti e istituzioni che hanno responsabilità sul patrimonio naturale. "Saremo costretti a rivolgerci ad altri enti - ha dichiarato il sindaco di Montella, Capone - e alla Provincia innanzitutto. La situazione ambientale è davvero drammatica. E' urgente avviare la bonifica dell'alveo già alla sorgente. Non possiamo assistere impassibili alla fine del fiume che è stato vitale per questa valle, e ha assicurato reddito a tante famiglie". I rappresentanti del comitato di tutela del fiume Calore hanno proposto di stilare una mappatura delle captazioni selvagge di acqua dal letto fluviale e di monitorare con maggiore costanza i tratti più a rischio e nel contempo i depuratori comunali datati o non in regola. A breve si terrà anche una fiaccolata per la salvezza del Calore promossa dal comitato di tutela.

Fonte: IRPINIAOGGI

Repost 0
Published by Psimontella - in Alta Irpinia
scrivi un commento
10 gennaio 2012 2 10 /01 /gennaio /2012 10:45

22164_1_1.-copia-1.jpg

 

Nuovi flussi freddi dai Balcani scorreranno sul bordo orientale della struttura anticiclonica portando un po' d'instabilità con nevicate fino a quote collinari in Appennino.
Questa seconda irruzione fredda, pur limitata nel suo raggio d'azione ad una parte d'Italia, sarà un po' meno fugace.

Aurelio Basile info: http://meteointernet.blogspot.com/

Repost 0
Published by Psimontella - in Riceviamo e pubblichiamo
scrivi un commento
9 gennaio 2012 1 09 /01 /gennaio /2012 19:37

Pubblichiamo volentieri questo pezzo tratto da LA REPUBBLICA ricordando le quasi 400 firme raccolte dalla Sezione Socialista Ferdinando Cianciulli contro il Porcellum.  

“Eletti, non nominati”. Oltre cinquemila tweet in poche ore. Per lanciare un messaggio: “Ci aspettiamo che la Corte Costituzionale consenta il referendum sulla legge elettorale e permetta ai cittadini di spazzare via il porcellum”. Ovvero, una legge elettorale che “ha consentito di avere in Italia un parlamento di nominati e non di eletti dal popolo sovrano”. E’ il “No Porcellum Day”, l’inziativa del gruppo “BastaCasta” che, da ieri, raccoglie in rete commenti e messaggi di migliaia di cittadini. “Non voglio più vedere l’Italia ridicolizzata da un partito azienda”, “via gli imbonitori, sia la gente a decidere”.

“Preferisco preferire”. Una lunga serie di post. Per mettere al centro del discorso pubblico il tema dell’ampliamento della partecipazione democratica. “Senza possibilità di scelta non mi sento un cittadino ma un suddito”, “voglio tornare a esercitare in pieno il mio diritto di elettore”, “i parlamentari devono rappresentare gli elettori e non i capipartito”. Ancora: “Preferisco preferire, sì alle preferenze”, “Basta liste a scatola chiusa”, “sogno un Parlamento senza Scilipoti, La Russa, Gasparri, Cicchitto, Calderoli e Stracquadanio”.

Appelli. E in attesa della decisione della Consulta, il dibattito non accenna a diminuire. Tra i documenti, l’Appello per la Legge Elettorale firmato 111 costituzionalisti. Tra cui gli ex presidenti della Corte, Gustavo Zagrebelsky e Valerio Onida. Qui il testo sul sito di Libertà e Giustizia.

 

Tratto da La Repubblica

Repost 0
Published by Psimontella - in Eventi e manifestazioni
scrivi un commento
9 gennaio 2012 1 09 /01 /gennaio /2012 19:21

Di Norberto Fragiacomo

 

Londra. I paraCity ruggiscono, e il (ricco) attendente Cameron traduce il messaggio a beneficio dei continentali: la Tobin tax sulle transazioni finanziarie non s’ha da fare, né dopodomani né mai.
Neoisolazionismo britannico? Di nuovo, in realtà, c’è poco o nulla: negli ultimi trent’anni – a partire cioè dall’avvento di Margaret Thatcher, la terminator dei sindacati inglesi – il Regno Unito non ha fatto altro che sabotare il progetto iniziale di un’Europa politica, ergendosi a paladino delle istanze dei finanzieri globali. Con pieno successo, tra parentesi: non è un caso che la legislazione europea – iperliberista, ossessionata dalla concorrenza e con un approccio definito dagli esperti “sostanzialistico” (cioè mirante al sodo) – sia di matrice squisitamente britannica, o, per meglio dire, anglosassone. A ben vedere, si tratta di una situazione paradossale: è come se la disposizione dei vani, il colore e persino l’arredamento di una casa in costruzione fossero decisi non da chi ci andrà ad abitare, bensì dal vicino – un vicino influente, e dalle idee oltremodo chiare, che però non scuce neppure una sterlina.


Che cos’è, oggi, la Gran Bretagna ? Anzitutto, un’isola che ha mantenuto la sovranità monetaria, rifiutando l’elegante camicia di forza dell’euro; poi, un Paese “finanziarizzato”, senza più industrie o quasi, ed interamente in mano al capitale privato. Strano destino per la patria della Rivoluzione industriale – un destino scelto negli anni ’80 dalla Lady di Ferro, e condiviso con gli Stati Uniti d’America, dei quali l’UK costituisce, di fatto, il cinquantunesimo stato. Nell’affannosa corsa alle “liberalizzazioni”, la Gran Bretagna rappresenta la stella cometa, e un punto di arrivo: come risulta da un interessante servizio de la Repubblica di domenica 8 gennaio, oltremanica si è liberalizzato tutto, dalla sanità all’acqua, dai servizi pubblici all’offerta scolastica. Privato è bello? Mica tanto: come scriveva una dozzina di anni fa Tony Judt, le ferrovie (private) inglesi sono le più care e tra le peggiori d’Europa. Tuttavia, per i liberisti doc, la certezza, frutto di secolare esperienza, che solo lo Stato è in grado di gestire efficacemente determinati servizi suona come un’eresia. Bestemmiare Dio è consentito, ma la Libera Concorrenza non si tocca!
Invero, più che agli utenti (dei quali ci si preoccupa soltanto a parole), la “concorrenza” giova ai… concorrenti, specie quando si associano in cartelli, ed ai Paesi più ossequiosi nei loro confronti. Questo, in parte, spiega come mai la Gran Bretagna soffra meno di altri Stati europei per la crisi economico-finanziaria in atto. La “virtuosità”, infatti, non c’entra niente, e i dati lo provano: nel 2009, il Regno Unito ha avuto un rapporto negativo deficit/PIL dell’11,5% (solo Irlanda e Grecia sono andate peggio; a titolo di raffronto, l’Italia berlusconiana ha fatto segnare un modesto 5,3%, la Germania il 3,3 ); mentre il debito pubblico, certo più contenuto del nostro, è cresciuto dal 44,5 del 2007 al 77 del 2010 ed all’81,30% del 2011 (+82,7% in quattro anni, grazie al foraggiamento delle banche!). Per quanto riguarda le “passività contingenti” – vale a dire le garanzie ed emissioni a favore delle banche che non sono contabilizzate nel debito pubblico, ma che potrebbero farne parte in futuro –, esse hanno raggiunto, per l’isola felice, il 24,7% del PIL (dati Eurostat 2010), contro il 2,8% della Germania e lo… zero dell’Italia!
Considerando che il debito privato degli italiani è assai ridotto rispetto alla media europea, si può fondatamente dubitare che l’Italia sia la pecora nera (anzi: il maiale) d’Europa – ma i mercati la pensano diversamente, aggrediscono da mesi la penisola e lasciano in pace la Gran Bretagna.
Il nostro spread vola nella stratosfera, quello inglese razzola al suolo - forse perché, a Londra, il compitino liberista l’hanno già svolto, riletto e consegnato, privatizzando tutto, cancellando welfare e diritti; mentre da noi è ancora vietato licenziare per capriccio.
Con l’aiuto del british waiter, il capitale anglosassone vuole papparsi l’Europa: dopo il tzatziki greco e gli stuzzichini portoghesi, aspetta impaziente che gli portino un piattone di pasta. Non si alzerà da tavola prima di aver divorato würstel e formaggi francesi: a quel punto, soddisfatto ma non sazio, si metterà in cerca di un nuovo ristorante oppure, in mancanza, di una più modesta tavola calda.
Il capitalismo vive per mangiare – se possibile, a spese altrui.

Repost 0
Published by Psimontella - in Siti consigliati
scrivi un commento
9 gennaio 2012 1 09 /01 /gennaio /2012 11:49

«Nel corso dell’anno appena trascorso molte volte si è fatto riferimento all’Europa come all’ambito minimo entro cui determinare le scelte dei singoli paesi. Oggi questa affermazione è enfatizzata dalla potenza della crisi, che è in primo luogo crisi dei debiti sovrani ovvero degli stati nazionali.

 

Le risposte che fin qui sono venute sono state insufficienti ad arginare la pressione speculativa, in particolare per il rinculo sovranista che è stato messo in campo dai paesi più importanti, a partire dal duo franco-tedesco che ha dettato l’agenda della crisi. Per la Germania, senza rispolverare i fantasmi del passato, si è trattato di aprire un contenzioso con il resto del continente, per ora vincente, teso a imporre politiche di austerità in particolare agli stati con maggiori debiti pubblici, tra i quali l’Italia, per garantire la tenuta del proprio modello economico basato su esportazioni e sul vantaggio generato dall’innalzamento dello spread dei paesi debitori, che hanno garantito ad un sistema che si finanziava con tassi al 2% di acquisire sul mercato cedole ben più redditizie.

 

Il mantra tedesco è stato quello di evitare ad ogni costo anche il più piccolo segnale di ripresa inflattiva, condannando nel contempo i paesi più deboli a vere e proprie recessioni economiche. In più, nel nome di un’indipendenza assoluta della Bce, si è assistito senza un battito di ciglio alla rigidità di Trichet che, per ben due volte prima dell’autunno, ha aumentato i tassi di interesse in un momento in cui c’era bisogno di maggiore liquidità, contribuendo non poco allo scatenarsi della crescita degli spread per i titoli dei paesi più esposti. Lo stesso fondo “salva stati”, l’Esfs, è risultato del tutto inadeguato, sia per dotazione che per capacità reale di intervento, così come si avvia ad esserlo il nuovo Esm, proposto dopo il deludente vertice intergovernativo di due settimane or sono. L’unico segnale positivo, per altro giudicato insufficiente dalle stesse reazioni dei mercati, è stato il fiume di liquidità a vantaggio delle banche, immesso dal governatore Mario Draghi, e il contestuale abbassamento dei tassi al minimo storico dell’1%. Eppure, si ha la netta sensazione che ciascuna di queste manovre non sia altro che un pannicello caldo a fronte di una ben più radicale necessità di ripensare il sistema europeo nel suo complesso.

 

A vent’anni dal trattato di Maastricht possiamo iniziare a trarre, pur nella tempesta della crisi, qualche utile indicazione per costruire un credibile futuro per i cittadini europei. È stato un ventennio in cui ha largamente prevalso l’ideologia monetarista per quanto riguarda la costruzione dell’Unione, mentre le politiche nazionali sono state assediate da due fenomeni complementari: da un lato le destre europee che vedevano prevalere, forse con la sola eccezione della Germania, i fenomeni populisti, di cui Berlusconi e Sarkozy sono stati di certo i maggiori interpreti, dall’altro l’affermazione della cosiddetta “terza via” nel campo socialista europeo, che era nata con l’illusione di assecondare gli istinti brutali del liberismo con una qualche attenzione alla dimensione sociale. La crisi attuale sta facendo saltare entrambe le tendenze, come dimostrano simmetricamente la sconfitta sonante di Zapatero e l’uscita di scena di Berlusconi, dando spazio ad una via tecnocratica che può, anzi deve, fare i conti il meno possibile con la democrazia.

 

È nemico dell’Europa (!) il referendum proposto da Papandreu, è pericoloso il ricorso ad elezioni in Italia. La crisi, insomma, si deve affrontare con il corredo dello “stato d’eccezione”, con tutto ciò che ciò comporta sul piano della democrazia sostanziale.

 

Eppure per affrontare la crisi, le politiche di austerità non solo non basteranno, ma potrebbero essere il de profundis dell’intero modello europeo, basato sulla costruzione della pace e sul welfare. Ci sarebbe bisogno, per contrastare davvero la crisi, di cambiare politica, non di penalizzare i settori più deboli delle popolazioni europee. Per cambiare politica c’è bisogno di una intenzione chiara, quella di puntare ad un processo di maggiore integrazione europea e di contrastare le politiche di austerità, e di una massa critica. L’intenzione comincia ad emergere in molti settori della sinistra europea, a partire dai maggiori partiti socialdemocratici e nello stesso Pse, la massa critica va costituita mirando a sostituire l’attuale egemonia di destra al governo in Europa, dalla Francia alla Germania, passando per l’Italia, con una vittoria delle sinistre e dei centrosinistra continentali.

 

Per fare ciò, è necessario che tutte le forze politiche che condividono questi obiettivi, superando antiche ruggini ed egoismi, si mettano a disposizione di un cambiamento necessario. Penso che anche il mio partito, Sinistra Ecologia Libertà, debba farlo con decisione, proponendo una strategia pienamente europeista e contribuendo al dibattito in corso nelle forze di sinistra europee, in particolare nel Pse. La crisi può produrre molti affanni, ma può davvero essere l’occasione di una nuova stagione per i popoli europei.

Gennaro Migliore

Fonte: Sinistra Ecologia Libertà

Repost 0
Published by Psimontella - in Politica
scrivi un commento
9 gennaio 2012 1 09 /01 /gennaio /2012 11:39

PDL 25,8% (INV)

LEGA NORD 8,6% (+0,5%)

LA DESTRA 1,6% (+0,1%)

Totale cdx 36% (+0,6%)


FLI 4,5% (-0,5%)

UDC 6,8% (INV)
Api-MPA 1,4% (INV)

Totale centro 12,7% (-0,5%)

PD 28.5% (+1,7%)

IDV 7% (+0,3%)

SEL 6,7% (-0,4%)
Radicali 0,5% (-0,4%)
Socialisti 0,7%  (-0,2%)
Verdi 0,5% (-0,3%)

Totale Csx 43,9% (+0,7%)


FDS 1,9% (+0,2%)

M5S 3,9% (+0,5%)


Altri 1,6% (-1,5%) 

Repost 0
Published by Psimontella
scrivi un commento
7 gennaio 2012 6 07 /01 /gennaio /2012 12:34

Bentornato Avanti!

 

Il ritorno dell’Avanti! colma un grosso vuoto nell’informazione politica in Italia. Torna una voce per quanti socialisti lo sono consapevolmente e per quanti lo sono magari senza rendersene conto. Non è un paradosso, perché voglia di socialismo appartiene a chiunque attenda un futuro di prospettive e condizioni migliori per tutti.  Chiamata a realizzare questo è la politica e il giornale dei socialisti può contribuire a ridare alla politica il suo senso, informando, sollecitando, spiegando.

Accanto al laboratorio culturale di Mondo Operaio e alla tribuna d’idee dell’Avanti! della Domenica, riprende il suo posto l’Avanti! quotidiano. Questa costante presenza in rete sarà un puntuale riferimento per tutti coloro, soprattutto i più giovani, che credono nella forza delle idee che rinnovano profondamente la convivenza civile, restituendo giustizia sociale e rispetto per le persone.

Attraverso un’attenta osservazione della realtà, l’Avanti! esprimerà e diffonderà questa voglia di socialismo, per contribuire a cambiare una società da troppo tempo bloccata dal liberismo di una finanza anonima e vagabonda.

Paolo Nasso

Repost 0
Published by Psimontella - in Politica
scrivi un commento

Presentazione

  • : partito socialista montella
  •  partito socialista montella
  • : Partito Socialista Italiano Sezione "Ferdinando Cianciulli" di Montella
  • Contatti

Profilo

  • Psi montella
  • Aderente al Network per il Socialismo Europeo
  • Aderente al Network per il Socialismo Europeo

Testo Libero

Archivi

Link