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16 dicembre 2011 5 16 /12 /dicembre /2011 11:15

Tratto da Montella.eu

A fronte dell’insufficiente servizio dei trasporti pubblici l’amministrazione comunale di Montella è stato istituito il Tavolo Istituzionale - Trasporti pubblici Irpini - Eliminazione corse Alta Irpinia, al quale è stato chiamato a far parte, oltre al Comune di Montella: l’AIR S.p.a. di Avellino, l’ANAS Compartimento della viabilità della Campania, la Provincia Avellino, i Comuni di Bagnoli Irpino, di Cassano Irpino e di Nusco. Al tavolo si sono trovati a discutere le gravi difficoltà del trasporto pubblico: Ing. h.c. Ferruccio Capone, Sindaco di Montella e l’assessore arch. Salvatore Palmieri; l’Ing. Angelo D’Amelio, amministratore AIR S.p.a.; il P.E. Alessio Maiorano, assessore del comune del comune di Cassano Irpino e il Sig. Caianiello Pasquale, consigliere.

Il sindaco di Montella, ha posto al tavolo la problematica inerente l’inadeguato servizio dei trasporti che causa notevole danno alla collettività in termini di sviluppo ed in particolare ha evidenziato che vi è un notevole disagio alle scolaresche che si avvalgono o che sono impossibilitate ad avvalersi di tale servizio pubblico. Ha chiesto alla società AIR lo studio di un piano armonico dei trasporti a servizio dei nostri territori interni, da sottoporre a valutazione del tavolo istituito in modo da condividerlo senza trascurare le esigenze delle popolazioni interessate.

In particolare ha sottolineato alcuni aspetti da analizzare.

Per Il primo, c’è da razionalizzazione tre corriere al mattino, con partenza da Bagnoli Irpino – Montella – Avellino, per le ore: 6,00, 7,00 e 8,00, in considerazione che su detta tratta e per detti orari confluiscono sette/otto comuni i quali accusano notevoli disagi per i lavoratori e studenti. Per tali esigenze, necessitano corse in verso contrario con partenza da Avellino – Montella – Bagnoli Irpino, con orari: 12,30, 13,30, 14,30 e 17,00.

Necessitano ancora corse per gli studenti con partenza, da Avellino, Volturara, Montemarano, Castelvetere sul Calore, Cassano, Montella con arrivo a Montella, non più tardi delle ore 8,15.

Occorre ancora una corsa da Sant’Angelo dei Lombardi, Torella dei Lombardi, Castelfranci, Ponteromito (Montemarano/Nusco), Cassano con arrivo a Montella non più tardi delle ore 08,15.

Infine occorrono corse di ritorno, sopra elencate, con partenza da Montella intorno alle ore 14,00.

I rappresentanti del Comune di Cassano Irpino, P.I. Alessio Maiorano assessore e il Sig. Caianiello Pasquale consigliere comunale, si sono soffermati sulla necessità di attrezzare una adeguata area di sosta e di stazionamento nei pressi del ponte dell’Ofantina bis / ex s.s. 164, a salvaguardia della incolumità pubblica.

A tal proposito l’arch. Salvatore Palmieri, assessore del comune di Montella, ha rappresentato che già da qualche anno si sono avuti più incontri con l’Anas e l’AIR per poter pianificare e progettare una adeguata area di stazionamento a servizio sia delle società di trasporto per venire incontro sia i lavoratori che gli studenti che giornalmente utilizzano il servizio pubblico offerto dalla società Air. Ha messo in evidenza che sussiste la necessità di creare in sicurezza un’area attrezzata per consentire il parcheggio delle autovetture, la realizzazione di un punto di raccolta protetta dei viaggiatori oltre ad un punto di ristoro, ecc. Per far ciò occorre innanzitutto una previsione urbanistica che sarà oggetto del prossimo piano urbanistico comunale e intercomunale.

L’ing. Angelo D’Amelio, amministratore dell’AIR S.p.a,, ha rappresentato che l’ AIR è una società di servizi che effettua il trasporto pubblico locale con contratto di servizio stipulato con la Provincia e la Regione. Ha inoltre evidenziato, come è ben noto che a far data dall’aprile c.a. la Regione ha effettuato tagli al trasporto pubblico locale nella misura del 20% determinando conseguentemente la riduzione delle corse in base a tale percentuale.

Con tale premessa pur condividendo l’importanza dei collegamenti richiesti per le esigenze del territorio, al momento può semplicemente dichiarare il proprio impegno per valutare con la struttura aziendale la possibilità di ottimizzazione degli orari delle corse esistenti in funzione delle esigenze scolastiche e lavorative. Per quel che riguarda la necessità di un’area di sosta in prossimità dello svincolo dell’Ofantina Bis/ex S.S. 164 Croci d’Acerno, evidenzia che trattasi di un intervento sicuramente utile. A tal proposito ha fatto presente che l’AIR non può assumersi l’onere per la sua realizzazione mentre è sicuramente disponibile a partecipare ad un tavolo di concertazione con il Comune di Montella, l’ANAS e la Provincia per individuare gli interventi necessari e concorrere alla richiesta di finanziamento.

 

            Montella lì, 15.12.2011                                            

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15 dicembre 2011 4 15 /12 /dicembre /2011 22:29

l'associazione Irpinia Insieme organizza un interessante convegno sul tema:

 

“La violenza nel quotidiano”

 

che si svolgerà il giorno 16 Dicembre 2011 a partire dalle ore 16.30 presso la Chiesa di S. Lorenzo in Contrada S. Lorenzo 15, Atripalda (AV).

 

Il programma sarà il seguente:

lavori;

 

Ore 16.30                   Inizio dei

Ore 16.35 – 18.00      Interventi dei relatori:

 

1)      Avv. Maria Rosaria Pilla esperta diritto di famiglia, Salerno;

2)      Avv. Carmela Angiuoni, penalista e segretaria “Unione Giuristi Cattolici”, Avellino;

3)      Dott. Giuseppe D’Amore,responsabile neuro-fisiopatologia, “Azienda Ospedaliera Moscati”, Avellino;

 

Ore 18.00 – 18.15      Saluti del Dott. Sabino Basso, Presidente di Confindustria Avellino;

 

Ore 18.15 – 19.00      Dibattito e conclusioni;

 

Ore 19.00                  Concerto coro polifonico “Hirpini Cantores” di Avellino diretto dal Maestro Carmine D’Ambola.

 

Modera l’Avv. Antonio Carpentieri, Segretario “Irpinia Insieme”.

Segreteria organizzativa telefoni:3287522937,3465439960,3487074941

Tutti sono invitati a partecipare

 

Firmato Il Presidente “Irpinia Insieme”

Giuseppe Caputo

 

 

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15 dicembre 2011 4 15 /12 /dicembre /2011 11:25

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15 dicembre 2011 4 15 /12 /dicembre /2011 10:40

«Siamo iscritti a SeL che si riconoscono nella tradizione e nella cultura politica del socialismo italiano.

La nostra scelta è stata motivata dalla comprensione  che la suddetta tradizione, essenziale per la sinistra e la democrazia italiana e con tratti di stringente attualità, non poteva essere rinchiusa in recinti stretti ed angusti di micro-soggettività politiche ad uso e consumo di un ceto politico marginale, incapace di elaborazione culturale.Essa, p iuttosto, va messa a disposizione di un più generale processo di ricostruzione di una sinistra larga, popolare e di ispirazione socialista. SeL si è concepita come soggetto transitorio. Ebbene proprio questa sua caratteristica ha convinto noi ad aderirvi, per portare il nostro contributo di idee e di lavoro politico.

Un soggetto transitorio non è l’equivalente di un partito senza precisa  identità politica. Un soggetto politico non identitario non esiste (parliamo di identità politica e culturale non di senso di appartenenza organizzativo). Esso sarebbe effimero e fondamentalmente legato agli impulsi emozionali che un leader mediaticamente bravo è in grado di suscitare. Quando il leader si appanna inevitabilmente il soggetto stesso declina.

Anche se formazione transitoria, SeL non può continuare ad essere un mero contenitore di coloro che hanno cercato rifugio dalla scomparsa della sinistra dal parlamento. Deve diventare un soggetto in grado di essere riconoscibile per tratto identitario ed organicità del progetto, in grado di radicarsi sul territorio. Certo, capiamo che è difficile aprire una discussione sulla identità. Essa (a causa di tutta una serie di rimozioni e nodi storici non risolti dalla sinistra italiana) è passibile di provocare lacerazioni. Ma ad un certo momento  diventa cruciale affrontare con un serio dibattito democratico temi anche spinosi.

La storia della sinistra del 900 non è uniforme. Le due grandi correnti in cui si è diviso il movimento operaio e socialista dopo la rivoluzione bolscevica (socialismo democratico e comunismo)non hanno affatto avuto il medesimo destino: il socialismo democratico , pur avendo vissuto le sue contraddizioni e pur avendo realizzato solo parzialmente il suo programma, esce a testa alta dal 900, avendo realizzato, in Europa, il modello sociale più avanzato mai sperimentato (la reazione del capitalismo neoliberista è stata tutta rivolta contro le conquiste della socialdemocrazia). Il comunismo dove è stato al potere ha prodotto il cosiddetto “socialismo reale” che ha rappresentato la più netta negazione dei valori emancipatori del socialismo e della democrazia; dietro la falsa coscienza ideologica della contrapposizione tra “campo socialista” e  “campo capitalista” si è messo al servizio della logica imperiale sovietica simmetrica a quella americana. Le due potenze vincitrici della II Guerra Mondiale hanno entrambi usufruito di  una copertura ideologica al proprio imperialismo. “la difesa del mondo libero” da parte degli Stati Uniti, quella del “proletariato e del campo socialista” da parte dell’Urss. L’Europa e l’America Latina sono le aree che più hanno sofferto di questo bipolarismo condiviso .

Il crollo del socialismo reale non ha affatto rappresentato una sconfitta del movimento operaio. Nei regimi comunisti vigeva lo sfruttamento sistematico da  parte del capitalismo di stato. Oggi in Cina dietro il modello politico comunista c’è il capitalismo più brutale mai visto. L’identificazione tra modello sovietico e socialismo è stato piuttosto controproducente per la sinistra e per il socialismo.

E quel sistema non è stato semplicemente il frutto delle terribili degenerazioni dello stalinismo. Chi proviene dalla tradizione socialista sa bene che è nella concezione leninista e bolscevica del partito e della rivoluzione (esse rappresentano una vera e propria degenerazione “giacobina” ed autoritaria del pensiero di Marx ed Engels), che si annidano i germi del totalitarismo. Del resto esponenti del marxismo democratico e libertario (sia pur diversi tra loro) come Karl Kautsky e Rosa Luxembourg, avevano già ampiamente intravisto il carattere dispotico della rivoluzione bolscevica ai suoi albori (1918-1919). Stalin aveva fatto precipitare il sistema in una paranoica e terroristica dittatura personale ma le premesse di tale degenerazione stanno tutte nel regime di partito unico e di collettivismo burocratico imposto da Lenin e Trotrzky.

Sappiamo bene che il PCI ha una sua storia peculiare non riducibile (quantunque storicamente dipendente) al comunismo realizzato. Ma l’elaborazione del PCI era originale rispetto alla III Internazionale, ma non certo alla socialdemocrazia tedesca ed austriaca a cui per alcuni aspetti si avvicinava magari inconsapevolmente e comunque senza il coraggio di ammetterlo. Di qui nasce la famosa “doppiezza” di un partito ne’ comunista ortodosso né socialista ma orgogliosamente “italocomunista”. Una doppiezza che è certo servita negli anni 50 per far radicare un grande partito d massa indispensabile al consolidamento della democrazia. Ma che in seguito è divenuto un grosso peso, soprattutto nella fase in la democrazia italiana sarebbe dovuta passare dalla fase della consociazione a quella dell’alternativa.

IL fallimento del comunismo italiano sta essenzialmente nella incapacità di superamento della doppiezza. La sintesi auspicata tra comunismo e socialismo democratico era impossibile e infatti non è mai giunta. Parliamo di fallimento (o se vogliamo di esaurimento)  di una esperienza (che comunque ha avuto incontestabili meriti storici, sia pur nelle contraddizioni che l’hanno caratterizzata) in quanto lo stesso corpo del partito lo ha nei fatti  riconosciuto nel 1990 decretando lo scioglimento del PCI. Certo quella operazione fu dimezzata , perché insieme alla esigenza giusta di fuoriuscire completamente dall’esperienza comunista non si indicò con chiarezza la direzione di marcia. Quel vuoto ha pesato per tutta la seconda repubblica.

Siamo socialisti, ma siamo consapevoli che anche la nostra storia ha i suoi punti oscuri e comunque da criticare con decisione. La esperienza del PSI degli ani 80 è stata controversa e costellata da errori e colpe politiche che hanno prodotto processi degenerativi gravi; non possiamo nasconderlo. Pur nella articolazione del giudizio, non possiamo non stigmatizzare il rampantismo edonista ed amorale che si impossessò di vasti settori del partito, l’allontanamento dai valori e principi del socialismo da parte dei Martelli e dei DE Michelis. Ma non si può gettare il bambino con l’acqua sporca. Pur nelle degenerazioni (che poi negli anni 90 hanno coinvolto anche il resto della sinistra) c’era una vasta platea di militanti, dirigenti, sindacalisti ed amministratori socialisti onestissimi, con grande passione civile ed interpreti di un socialismo autentico. Il processo stupido ed autolesionista di demonizzazione a 360° dei militanti  e della stessa tradizione socialista ha terribilmente mutilato ideologicamente e politicamente la sinistra della II Repubblica. Fiaccandone la forza. Nel 1987 la sinistra aveva il 45% dei voti, nel 96 era scesa al 30%, nel 2006 al 25%. Non c’è alcun dubbio che il forte indebolimento elettorale della sinistra ha pesato sul carattere moderato che il centrosinistra della II Repubblica ha manifestato.

Come critichiamo alcuni periodi del socialismo italiano, siamo allo stesso modo critici verso quelle derive moderate e neoliberali di un pezzo di socialdemocrazia europea che vanno sotto il nome di III Via. In realtà queste derive avevano l’obbiettivo di uscire fuori dalla socialdemocrazia e di imporre un modello di riformismo corrotto e subalterno al liberismo. Questo pezzo di socialdemocrazia, un po’ per pigrizia intellettuale, un po’ una tendenza intrinseca alla subalternità rispetto all’avversario, si era convinto che il modello di capitalismo liberale (o turbo-capitalismo) sarebbe durato a lungo negli anni, per cui il riformismo avrebbe dovuto limitarsi ad  attenuare le conseguenze più devastanti del liberismo, senza metterne in discussione il meccanismo strutturale.

Come ha ben spiegato un intellettuale socialista come Giorgio Ruffolo, questo modello economico e sociale capitalistico-liberista inizia negli anni 80 con la liberalizzazione dei movimenti di capitale e con la riorganizzazione della grande impresa capitalista che ha utilizzato le innovazioni tecnologiche per modificare fortemente i rapporti di forza  tra lavoro e capitale a vantaggio di quest’ultimo. Questo mutamento è stato fortissimo nei paesi anglosassoni, dove la forza del movimento sindacale è stata praticamente annullata , già a metà degli anni 80. Molto meno in quelle realtà dove c’era una socialdemocrazia ed un sindacato forti e con modelli economici poco influenzati dal processo di finanziarizzazione (paesi del Nord-Europa). Il combinato disposto tra liberalizzazione del capitale, e la modifica dei rapporti di forza tra capitale e lavoro ha prodotto la finanziarizzazione quale elemento strutturale del processo di accumulazione capitalistica e la divaricazione crescente tra redditi da capitale e redditi da lavoro. Come nota Ruffolo, il meccanismo keynesiano-socialdemocratico si fondava su una implicita politica dei redditi che legava strettamente l’andamento dei salari a quello della produttività del lavoro. Ma ciò presupponeva rapporti di forza equilibrati. Quando essi si squilibrano a favore del capitale, i salari ed  redditi da lavoro crescono molto meno della produttività. Ma poiché la base di massa della domanda è fornita dai redditi da lavoro, ed il loro peso decresce, ecco un nuovo impulso alla finanziarizzazione: la crescita dei consumi viene finanziata dalle bolle speculative e dall’indebitamento privato. La gravissima crisi scoppiata nel 2008 (e che si sta aggravando ed avvitando) ha questa radici. In ultima analisi è la divaricazione tra capitale e lavoro la sua origine primaria.

Gli anni 90 hanno ancor più dato forza alla finanziarizzazione globale. Sia per la possibilità dell’uso della moneta elettronica, sia perché il crollo del comunismo ha fatto entrare nel mercato globale la Russia , la Cina ecc.  Ed ha fornito armi ideologiche a chi voleva far passare ogni socialismo possibile come un attentato alla modernizzazione ed all’innovazione. Il centrosinistra italiano è stato molto subalterno a tale “racconto”. La crisi della socialdemocrazia degli anni '90 (e primi anni del decennio trascorso) non è affatto crisi del socialismo democratico e dei suoi valori, ma, a parte il fatto che va analizzata da paese a paese (vi sono differenze non marginali), è stata la conseguenza della sua  chiusura nei recinti dello stato nazionale mentre il capitalismo ne metteva in discussione il ruolo (oggi mette in discussione il ruolo stesso della democrazia).

Non c’è stata fino ad oggi una vittoria del capitalismo. IL capitalismo senza antagonismi politici e sociali produce forze autodistruttive (come la crisi attuale dimostra). Il guaio è che il capitalismo potrebbe trascinare  nella sua catastrofe ogni conquista democratica e di civiltà. Il socialismo europeo ha svolto una seria autocritica dei propri errori e delle proprie derive. Qualcuno eccessivamente esigente potrà dire che non è sufficiente. E’ comunque importante che l’abbia avviata. In Italia non l’ha fatto nessuno.

La sinistra della II Repubblica è stata perdente: strutturalmente perdente. Perché dalla scomparsa del PSI e dalla trasformazione del PCI non è venuto fuori nessun progetto serio. La sinistra, già indebolita elettoralmente (rispetto alla I Repubblica)ha vissuto  dal un lato il riformismo corrotto e subalterno dell’Ulivo prima e del PD Veltroniano poi; dall’altro lato il sinistrismo di Bertinotti o di Pecoraro Scanio. Che viveva unicamente in funzione della creazione di una rendita elettorale di soggetto minoritario denunziando i “tradimenti” del riformismo. Ma senza costruire un progetto organicamente socialdemocratico (del resto chiedere a Rifondazione di fare la socialdemocrazia era troppo!)

Per cui la progressiva deriva della sinistra ha prodotto due disastri : Il PD centrista di Veltroni (a vocazione maggioritaria) ed il sinistrismo senza progetto dell’Arcobaleno. Ed ecco il quadro attuale. La crisi profonda della politica ha prodotto questo governo “tecnico” che certamente non è amico dei lavoratori e dei ceti deboli. Ma che tutti hanno vissuto come uno stato di necessità. E comunque la necessaria opposizione alla politica sociale ed economica di questo governo deve avvenire sul terreno di un riformismo forte e di una sinistra di governo. A nostro avviso oggi SeL può svolgere un ruolo importante e propulsivo, a patto che cessi di essere pura proiezione di un leader (che ha svolto un ottimo compito). Si dia una identità e si radichi.

OGGI UNA SCELTA DI SEL DI ENTRARE NEL PSE E NELL’INTERNAZIONALE SOCIALISTA sarebbe una mossa che muoverebbe in positivo il quadro politico, e soprattutto accelererebbe l’esplosione delle contraddizioni nel PD: questo del resto sarebbe il detonatore vero di una ricomposizione della sinistra su un progetto di socialismo democartico. Vedete, compagni: il socialismo democratico non è il capitalismo più il welfare come un vecchio comunismo settario l’ha dipinto. Questo al massimo può essere il progetto di un partito liberal-democratico.

No il socialismo democratico, come lo abbiamo appreso fin dagli anni 30, è riforma strutturale dei rapporti di potere economico e sociali generati dal capitalismo. IL socialismo democratico non ha le velleità palingenetiche del comunismo e non pretende di essere un modello perfettamente compiuto o la fine della storia, ma è processo che modifica la realtà.

Socialismo democratico significa welfare di qualità ma anche economia mista che prevede la gestione pubblica (aperta alla partecipazione dei lavoratori e dei cittadini ) dei beni comuni e collettivi, nonché dei settori strategici dell’economia, democrazia economica e codeterminazione nel settore privato (con la responsabilità sociale dell’impresa), spazio ad una economia cooperativa e mutualistica, incentivi alla piccola impresa, nel quadro di una generale programmazione democratica dello sviluppo (che oggi necessariamente include il tema della compatibilità ambientale dello stesso).

Peppe Giudice

Firme:

Peppe Giudice . SEL Potenza

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15 dicembre 2011 4 15 /12 /dicembre /2011 10:26

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14 dicembre 2011 3 14 /12 /dicembre /2011 11:13

Vi ricordate la polemica innestata dal sindaco di Montella Ferruccio Capone alla nostra richiesta di tenere i consigli comunali in orari non lavorativi il quale ci accusò di non pensare al bene del paese ma ai fatti nostri con tale richiesta?

(Se sfogliate le pagine del nostro blog troverete un post a riguardo dal Titolo FOLGORATO SULLA STRADA PER DAMASCO).

Ebbene una equale richiesta fu avanzata dalla minoranza al comune di Mercogliano la quale,però, non fu cortese come facemmo noi che confidando nel buon senso del sindaco chiedemmo per iscritto allo stesso di tenere conto della nuova normativa, ma si è rivolta al Prefetto di Avellino Blasco il quale ha esplicitamente comunicato che i consigli comunali debbano tenersi il pomeriggio.

Senza nulla aggiungere questo è uno stralcio della comunicazione del prefetto:

 

Prefetto

 

Questi i fatti. Il resto solo inutile propaganda.   

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14 dicembre 2011 3 14 /12 /dicembre /2011 10:51

Le sezione Ferdinando Cianciulli del PSI di Montella si unisce al cordoglio che ha colpito la comunità senegalese fiorentina vittima dell'odio razzista. 

Questi i nomi dei caduti per mano del Casseri frequentatore abituale di formazioni di estrema destra per le quali costui è divenuto un eroe.

Che schifo!!!

Le vittime del killer si chiamavano:

Samb Modou, 40 anni;

Diop Mor 54 anni.

I feriti invece sono Sougou Mor (32 anni), Mbenghe Cheike (42 anni), Moustapha Dieng (37 anni) che rischia la paralisi.

Restiamo umani!!!

Il segretario Gianluca Capra




 


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13 dicembre 2011 2 13 /12 /dicembre /2011 19:56

"Predatori del mondo intero unitevi! Adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione, andate a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, voi siete gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; voi soli bramate possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubate, massacrate, rapinate e, con falso nome, chiamatelo impero; infine, dove fate il deserto, dite che è la pace".

Il dieci dicembre il direttore Generale di una filiale di Equitalia è rimasto ferito a causa dell’esplosione di un pacco bomba nel quale sarebbe stato trovato un volantino  con la sigla ‘Fai’(Federazione Anarchica Informale). La Fai è anche la sigla della Federazione Anarchica Italiana, la più antica e gloriosa organizzazione anarchica italiana, e questo genera più di un sospetto sulla genuinità della matrice. Non so, infatti,  se gli anarchici informali siano veri compagni anarchici o una sigla di comodo dietro cui si nascondono mestatori di professione che proliferano in tempi oscuri come quelli che stiamo vivendo. La storia è piena di precedenti e gli anarchici sono spesso stati usati per essere dati in pasto all’opinione pubblica per giustificare manovre repressive.  Se però gli Anarchici Informali sono veri compagni anarchici ad essi indirizzo questa mia lettera aperta.
Cari compagni anarchici voglio farvi una domanda: credete veramente che con la violenza si possa sconfiggere il Potere? Diceva Pasolini nel famoso film Salò e le 120 giornate di Sodoma...”L'unica vera, grande, assoluta Anarchia, è quella del potere."

Questo potere così grande così vario, così multiforme è nello stesso tempo la perfetta sintesi di una enorme invincibile forza capace di annientare con ogni strumento la ribellione. Il potere, che si nutre della violenza è esso stesso  violenza distillata allo stato puro. Per ogni manifestazione di violenza, esso  ne può mettere in campo una sempre maggiore e dove non produce effetto la violenza fisica, attuata attraverso la repressione poliziesca, lo può fare attraverso la congiura dei benpensanti o in mille altri modi. Giuliano Ferrara si è esibito in una giaculatoria contro voi compagni e contro i pericoli della violenza. Siete avvisati: verranno nelle vostre case vi arresteranno, violenteranno la vostra vita privata, terrorizzeranno le vostre famiglie e alla fine vinceranno loro: i Benpensanti. Non è con questa inutile e ormai ridicola forma di violenza che il Potere sarà sconfitto. Se siete in buona fede riflettete sul danno che fate a coloro che vorreste aiutare e che invece mettete in condizione di non poter protestare perchè la congiura dei benpensanti li bollerà come violenti. Se, invece,  siete in mala fede vi dico che non è corretto servirsi del pensiero anarchico, che comunque è un pensiero nobile;  non è corretto cambiare abiti e indossare il vestito che sembra andare di moda senza che a ciò corrisponda un vero cambiamento di idee o uno sviluppo in senso realmente libertario nei modi di pensare e di agire. Basta usare quattro slogan da antifascista,anticlericale, antiliberale, antiglobalista per sentirsi rivoluzionari, per sentirsi potenti contro il potere. Non è così! Si tratta di slogan vecchi, usati e consumati. la gente: quella che a fine mese non ci arriva, quella che sta nelle fabbriche occupate i cui padroni sono fuggiti in Polonia, in Romania e che vanno a comprare il ferro in Cina, i precari che vengono sfrattati perchè non ce la fanno a pagare l'affitto, non vi credono. hanno paura di voi, si ritraggono perchè hanno sperimentato sulla propria pelle l'inutilità della ribellione. Essi ogni giorno sono  vittime di una violenza subdola, piccola ma costante.

Giorno per giorno si sono abituati a fare delle piccole rinunce ed ogni giorno ne fanno un'altra, un'altra, un'altra ed ogni giorni vengono privati di un piccolo diritto.   Marx ha scritto:”la storia si ripete, una prima volta come tragedia e una seconda volta come farsa. Adesso siamo alla farsa.” Siamo alle frasi sgrammaticate, ai pensieri inesistenti, all’aria fritta, agli sproloqui verbali in cui ogni tanto compare la parola anarchia, e a voi compagni che con un inutile gesto di violenza contro un povero Cristo vi attribuite il diritto di rappresentare gente che non vi capisce, con cui non sapete dialogare. Diceva Tolstoj nel proprio diario: «Gli anarchici hanno ragione in tutto, solo non nella violenza» Proprio Tolstoj dava a voi compagni la soluzione per uscire da questo groviglio in cui da una parte non si combatte il Potere con la violenza, perchè si è destinati a soccombere  e dall'altra  non si può collaborare con il Potere come oggi fa il PD, perchè questo porta alla sconfitta di ogni forma di pensiero libero, dei deboli, degli operai, delle classi oppresse. Tolstoj per combattere il Potere vedeva due sole «vie d’uscita». La prima, propria di nichilisti e anarchici, consisteva «nello spezzare la violenza con la violenza, con il terrore, con le bombe e la dinamite, con il pugnale», e in questo modo «sconfiggere, fuori di noi, questa congiura dei governi contro i popoli». L’altra soluzione era quella delle riforme: trovare cioè «un accordo con il governo facendogli delle concessioni e, partecipando a esso, pian piano sgrovigliare la rete che lega il popolo e liberarlo». Entrambe, scrive Tolstoj nel suo diario, «sono false». Nel primo caso, la violenza rende più forte la reazione perché si aliena l’appoggio dell’opinione pubblica, l’unica forza su cui contare. Nell’altro, i governi «concedono solo ciò che non intacca la sostanza»: attirano «i dissidenti», li rendono inoffensivi, e alla fine li impiegano «al servizio degli obiettivi dei governi, cioè dell’oppressione e dello sfruttamento del popolo». E' un'analisi che sembra scritta per i giorni nostri. 

Ebbene la  «via d’uscita» cui pensava Tolstoj era affidata alla coscienza dei singoli individui, e si basava sul rifiuto della violenza e della menzogna, sul pensiero indipendente e libero, e sulla non collaborazione con il governo. Si trattava di «combattere il governo con l’arma del pensiero, della parola, dell’esempio di vita, senza fare concessioni al governo, senza entrare nelle sue file, senza contribuire all’aumento della sua forza». Se c’è qualche possibilità di «sbrogliare questa situazione paurosa, lo è solo grazie agli sforzi dei singoli individui» Il Potere ritrova sempre una giustificazione alla propria violenza, ma mai a quella degli altri. Allora che fare? La prima cosa è porsi  delle domande.
Come comprendere la crisi economica?  Quali sono le alternative per una sinistra anticapitalista e da parte per i movimenti che stanno alla sinistra del PD? Grandi economisti di sinistra ci hanno detto che viviamo una grande crisi del capitalismo neoliberale che produce sconvolgimenti politici rapidi e spettacolari. Quale alternativa? L'unica alternativa possibile da parte della sinistra italiana è quella di costruire faticosamente ogni giorno  un alternativa al sistema capitalistico attuale, e trovare gli strumenti di mobilitazione e di lotta per poter fare avanzare un progetto di una società diversa dall’attuale. Ovviamente le risposte dovranno essere diverse perchè non si potrà rispondere in termini di “sol dell'avvenire”, ma viceversa bisognerà dare risposte immediate e risposte più avanzate di trasformazione radicale della società.

L'idea fondante dovrà essere non quello di abbattere con la violenza lo Stato bensì quella di difendere la situazione materiale di milioni di persone. Questa situazione, fatta di diritti acquisiti è stata costruita con decenni di lotte sindacali e non può essere svenduta in nome di un  salvataggio probabilmente inutile ed impossibile dell'euro.  Se gli Stati vogliono salvare l'Euro lo facciano a spese di quelli che hanno determinato la situazione attuale, non  a spese dei lavoratori, dei pensionati, degli studenti, dei precari. Ciò implica la necessità di difendere con ogni mezzo ogni posto di lavoro impedendo i licenziamenti di massa che avvengono ogni giorno nell'industria, ciò implica la necessità di trovare gli strumenti per creare nuovi posti di lavoro reali, attraverso l'uso del sistema delle cooperative, per esempio. Vanno difesi i livelli salariali e le pensioni, la casa, l'istruzione. In una parola dobbiamo spostare l'asta dell'iniziativa politica verso una reale redistribuzione della ricchezza. Per ciò che riguarda il settore bancario e finanziario, è necessario ottenere la stessa combinazione di misure immediate e parziali e transitorie. Il primo blocco di proposta comprende misure come l'abolizione del comma 56 del libro III del trattato di Lisbona sulla libera circolazione dei capitali, le imposte sui dividendi, la revoca del segreto bancario, tagliare i legami con i paradisi fiscali, il ritorno della norma sul falso in bilancio. Non è un caso che nè Monti nè gli altri leaders europei parlino mai di questi argomenti e misure, perchè questo significherebbe rinnegare il sistema capitalistico nella sua versione più perversa: il neoliberismo. Sul piano transitorio la questione della nazionalizzazione delle banche e delle assicurazioni dovrebbe essere un argomento centrale. le banche e le assicurazioni debbono essere nazionalizzate senza indennizzo o con indennizzi minimi il tutto sotto la supervisione dei dipendenti e degli utenti.
Chi è socialista come me si pone il problema del superamento della attuale situazione di crisi in funzione di una prospettiva socialista in senso globale. Ora, ovviamente questa è una componente essenziale della risposta globale alla crisi. Per dare questa risposta non serve ed è controproducente la vostra violenza compagni anarchici perchè  dobbiamo considerare che oggi noi siamo espropriati della sovranità politica per l'esercizio della democrazia reale e dobbiamo organizzarci per riappropriarci di tale sovranità. D’altra parte dobbiamo pensare ad una a riorganizzazione dell'economia che porti alla  soddisfazione sociale dei bisogni e non alla espropriazione dei diritti dei lavoratori. E' di questo che potrebbe aver paura il potere, non delle bombe che anzi, come la storia ci insegna, sono sempre servite a reprimere i diritti e a far consolidare lo status quo e il trionfo dei moderati.

 

Beppe Sarno
                                                                                                 

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13 dicembre 2011 2 13 /12 /dicembre /2011 11:21
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13 dicembre 2011 2 13 /12 /dicembre /2011 11:18

Busra Ersanli è una professoressa dell'Università di Marmara, Istanbul, arrestata e imprigionata il 28 ottobre scorso quando una quindicina di poliziotti fecero irruzione nella sua casa. L'accusa, che ha coinvolto altre 144 persone, è di partecipazione alle attività terroristiche delPartîya Karkerén Kurdîstan (PKK), partito nato negli anni Settanta in difesa dei diritti negati del Popolo kurdo,  dichiarato  illegale per i metodi da guerriglia utilizzati dai suoi membri.

Quasi tutte le 145 persone arrestate fanno parte non del PKK ma del BDP, Partito per la Pace e la Democrazia, nato per difendere i diritti culturali e politici del Popolo kurdo; sono persone che democraticamente e pacificamente svolgono la loro attività in forme assolutamente legali. Questo partito, di chiara ispirazione socialdemocratica, è all'opposizione con 34 parlamentari eletti nelle votazioni che si sono tenute lo scorso giugno; fa parte  della Internazionale Socialista di cui è membro osservatore ed è associato al Partito del Socialismo Europeo.

 

Conosco Busra Ersanli perché partecipa alle riunioni dell'Internazionale Socialista Donne. L'ultima volta l'ho incontrata al Consiglio che si è svolto ad Atene all'inizio di luglio e l'avrei certamente incontrata a gennaio in Costa Rica, prossima sede del Consiglio dell'Internazionale, se non fosse stata arrestata.

 

Busra è ben conosciuta nel mondo accademico, lavora da 22 anni presso la stessa università, ha scritto e curato libri, è autrice di numerosi articoli e saggi in turco e inglese. Non è kurda ma l'interesse che le deriva dai suoi studi - storia e politica del Caucaso e dell'Asia centrale -, la sua attenzione ai diritti  umani e ai diritti delle donne l'hanno fatta venire in contatto con le donne kurde che lavorano sugli stessi temi. Da lì è nata la loro collaborazione che si è intensificata negli anni, tant'è che si è iscritta al BDP, partito  che ha fatto della causa kurda la sua bandiera, attento ai temi del lavoro ed alla partecipazione politica delle donne - un terzo dei suoi parlamentari sono donne -: le passioni di Busra, insieme ai temi ecologici. Il suo impegno ha sempre avuto alcuni punti fermi, tra cui primeggia la costruzione della pace intesa come lavoro per porre fine al confronto/scontro armato tra forze armate turche e PKK, da conseguire con metodi democratici. La sua più recente attività è legata alla redazione della nuova Costituzione turca, essendo stata nominata nella Commissione del BDP cui è stato assegnato questo compito. In tale veste ha  ospitato, presso la sede del suo partito, i cinque rappresentanti del governo incaricati di scrivere la nuova Costituzione.

 

Pochi giorni fa sono stata ad Istanbul sperando di poter visitare Busra; ho presentato la domanda al Ministro della Giustizia del Governo turco per poter entrare in carcere il 17 ottobre; nella stessa data ho ricevuto una comunicazione che mi informava della necessità di una ulteriore verifica da parte del Ministero degli Affari Esteri essendo io cittadina straniera. Mi è arrivata la risposta positiva quando ormai non ero più in Turchia.

Considero comunque prezioso questo assenso che intendo usare più avanti, appena mi sarà possibile tornare a Ista, ma mi auguro che, quando tornerò ad Istanbul a gennaio, quella visita possa diventare inutile per l'avvenuta liberazione di Busra.

 

E' necessario mantenere viva l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale sulla Turchia e sul caso Busra Ersanli e degli altri  arrestati ingiustamente come lei. Vi chiedo di firmare l'appello per la sua liberazione e per quella di altri detenuti colpevoli di difendere in modo pacifico i diritti umani, la democrazia, la libertà di espressione, i diritti del Popolo kurdo.

 

L'appello si trova sul sito: http://www.ipetitions.com/petition/detentionsinturkey/

 

Pia Locatelli

Presidente dell'Internazionale Socialista Donne.

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