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8 dicembre 2011 4 08 /12 /dicembre /2011 08:52

Tratto da:http://www.montella.eu

 

UNA STAZIONE SISMICA AL LICEO "D'AQUINO" DI MONTELLA arà inaugurata il prossimo 15 dicembre la stazione sismica installata al Liceo statale "Rinaldo d'Aquino" di Montella, grazie alla collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Fisiche dell'Università degli studi di Napoli "Federico II" e la scuola altirpina diretta dal preside Severino Loiaco. La cerimonia ufficiale si terrà nell'auditorium dell'istituto. Qui, a partire dalle ore 10, il prof. Gaetano Festa, ricercatore del Dipartimento, spiegherà le caratteristiche della stazione montellese, illustrandone le funzionalità e gli scopi, soffermandosi, inoltre, sul funzionamento di una stazione sismica in generale, con la descrizione della Rete di stazioni sismiche ISNet (Irpinia Seismic Network). Subito dopo, per gli studenti delle classi terminali, ci sarà un significativo momento di orientamento universitario a cura della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali della stesso Ateneo partenopeo, con il prof. Antonio Emolo, ricercatore del Dipartimento di Scienze Fisiche. Si tratta di un evento di altissimo profilo scientifico.

La Rete ISNet, infatti, è una rete sismica locale di accelerometri, sensori a corto periodo e larga banda, operante nell’Appennino meridionale, nella fattispecie nell’area sismogenetica che ha generato i maggiori terremoti degli ultimi secoli, e connessa in telemetria al Laboratorio RISSC (Unità di Ricerca in Sismologia Sperimentale e Computazionale) di Napoli. Il "network" copre una vasta zona di elevata sismicità fra le quattro province di Napoli, Avellino, Salerno e Potenza, partendo dal capoluogo partenopeo fino a quello della Basilicata, toccando Avellino, Trevico, Sant'Angelo dei Lombardi ed il cratere del terremoto del 1980, il Vulture e diversi paesi del Salernitano. ISNet rappresenta un laboratorio per la sperimentazione di metodologie innovative di analisi e gestione di dati in tempo reale. In particolare, per eventi sismici catastrofici, la sperimentazione della gestione dell’allerta sismica preventiva (early-warning sismico) e dell’immediato post-evento tramite le predizioni dello scuotimento del suolo per finalità di protezione civile. La rete è di proprietà della società AMRA s.c.ar.l ed i dati acquisiti sono disponibili su richiesta per scopi di ricerca scientifica, attraverso il sistema SeismNet Manager. Il RISSC-Lab, invece, è un laboratorio di ricerca costituito da personale del Dipartimento di Scienze Fisiche dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II", dell'Osservatorio Vesuviano (Sezione di Napoli dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e di AMRA s.c.ar.l. (società consortile per l'Analisi e il Monitoraggio dei Rischi Ambientali). I coordinatori del laboratorio sono Giovanni Iannaccone dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Aldo Zollo dell'Università "Federico II". Il laboratorio svolge attività di ricerca e di sviluppo tecnologico sulla base di progetti finanziati da organismi nazionali ed internazionali in campi quali la sismologia teorica e sperimentale con applicazioni nel settore del monitoraggio sismico; la ricostruzione d’immagini 3-D ad alta risoluzione del sottosuolo per ricerca di base ed industriale; la simulazione di scenari di scuotimento sismico per studi di pericolosità ed ingegneria sismica. La collaborazione con il Liceo "D'Aquino", frutto della lungimiranza del dirigente scolastico Loiaco e dell'impegno dei docenti della scuola, De Simone, Bocchino e Tirone, fornisce a costo zero l'Alta Irpinia di una postazione altamente tecnologica, atta a monitorare i movimenti tellurici in un territorio particolarmente sensibile, ed è destinata a ricoprire una rilevante utilità. La stazione sismica, d'altronde, è già operativa da qualche mese. Infatti, dagli impianti installati a Montella, sono stati registrati i dati dell'ultimo devastante terremoto verificatosi in ottobre in Turchia. In quell'occasione, che ha segnato il debutto ufficioso della postazione, la qualità della registrazione in tempo reale del sisma, avvenuto il 23 ottobre scorso nella regione orientale della Turchia al confine con l'Iran, con magnitudo 7.3, è risultata ottima, e, come si legge nella scheda tecnica che spiega l'osservazione fatta, "la velocità massima di moto della scuola è stata pari a circa 0.8 mm/s". Mentre "l'escursione massima in spostamento subita dalla scuola è stata di circa 4 mm su tempi dell'ordine di 10s".         

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7 dicembre 2011 3 07 /12 /dicembre /2011 17:40

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7 dicembre 2011 3 07 /12 /dicembre /2011 16:12

l super latitante è stato preso dopo un imponente battuta nel comune di Casapesenna nel Casertano cordinata da Vittorio Pisani, il capo della squadra mobile che non può tornare a Napoli. Le prime parole del boss ai magistrati della Dda: "Avete vinto voi, ha vinto lo Stato". "Non siete nessuno" Ha invece urlato agli agenti il proprietario del bunker.

 

 

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7 dicembre 2011 3 07 /12 /dicembre /2011 12:10

Tratto da: http://legadeisocialistilivorno.it

 

Una ferma opposizione alla manovra, ma su un progetto socialdemocratico

Credo che nessuno di noi si aspettasse miracoli da Monti. Ma le misure prese sono molto più inique e squilibrate socialmente di quello che forse qualcuno si aspettava. E’ una manovra che colpisce, per far cassa, la parte più debole del paese, quella che ha già pagato tanto in termini di riduzione di diritti sociali, di precarietà, di abbassamento del tenore di vita. Non c’è traccia di una vera imposta patrimoniale che vada a riequilibrare il dato vergognoso di un 10% della popolazione che è in possesso del 45% della ricchezza.

E’ una manovra recessiva (e questo non farà che ri-scatenare la speculazione), che mette il paese in ginocchio.

Quindi i socialisti non possono che stare in prima fila contro questa politica. Ma ci devono stare non per fare la solita lagna di sinistra che non serve a niente, ma per aiutare a dare uno sbocco positivo nel senso della costruzione di un progetto di riformismo forte socialista alla deriva attuale.

Per questo oggi è essenziale il pieno sostegno alla CGIL della compagna Camusso perché è l’unico punto di riferimento di chi vuole fare una battaglia di sinistra; ma non di una sinistra qualunque: di una sinistra incardinata in una prospettiva di socialismo democratico. Per questo motivo occorre che il malcontento non sia gestito da forze demagogiche (Lega e Di Pietro) e che SeL si mobiliti (pur con i suoi limiti organizzativi) a sostegno della Cgil.

Ma al tempo stesso occorre costruire un rapporto serio con l’ala del PD che certo non si entusiasma per Monti. Penso non solo a Fassina, ma anche a Damiano.

Stamattina un autorevole dirigente del PD mi diceva che comunque difficilmente il partito uscirà indenne da questa fase che ridisegna probabilmente la geografia politica nazionale.

Insomma il governo Monti accentua la crisi e le profonde contraddizioni del PD.

Ho sempre detto che la rottura del PD è la via maestra per ricostruire una sinistra con una chiara identità socialista democratica, con il grosso di SeL e l’area socialista dispersa.

Ma dobbiamo riconoscere che la situazione attuale è il corollario di una profonda crisi della politica che ha caratterizzato tutta la II Repubblica; non solo per colpa del centrodestra, ma anche del centrosinistra.

Alla fine degli anni 80 avevamo in Italia una sinistra al 45% (solo la somma tra PCI e PSI giungeva al 41%). Nel 1996 (vittoria dell’Ulivo) la sinistra era al 30% (-15 rispetto a dieci anni prima). Nel 2006 era al 25%. La scomparsa del Psi si è sentita eccome, insieme alla migrazione a destra di vasti settori di elettorato popolare ed operaio.

Il carattere moderato e centrista del CS di Prodi e D’Alema è in larga parte frutto di questo declino inarrestabile della sinistra politica. Si cercò di porre rimedio a questo declino con la “Cosa 2”. Ma il suo aborto paradossalmente spinse sempre di più i Ds verso quella deriva centrista che ha poi dato origine al PD.

Ma tale deriva è stata favorita dall’assenza di un progetto seriamente socialdemocratico. L’alternativa alla deriva a destra dei Ds infatti è stata rappresentata dal bertinottismo. E dalla subcultura che ha prodotto: un sinistrismo movimentista senza progetto, fondato sulla proiezione mediatica del leader (e quindi su una personalizzazione esasperata), che esiste e si riproduce solo per denunziare la magagne dei “riformisti” . Intendiamoci di questo sinistrismo è stato interprete non solo Bertinotti, ma su altri piani, i “girotondini” , i verdi di Pecoraro Scanio.

Insomma centrismo strisciante veltroniano e sinistrismo insieme hanno congiurato per liquidare ogni prospettiva di sinistra di governo.

Per cui nel 2008 abbiamo da un lato il PD a “vocazione maggioritaria” (che però si carica Di Pietro) e dall’altro il confuso sinistrismo dell’Arcobaleno. La disfatta della sinistra era inevitabile.

L’esperienza storica serve anche per non commettere gli stessi errori. Per ricostruire una sinistra di governo nel socialismo europeo (dopo mi soffermerò) si dovrà uscire dai circoli viziosi del passato recente.

Oggi il PD ha una componente moderata molto forte. In essa non ci sono solo gli ex DC , ma una parte considerevole di post-comunisti: Veltroni, Morando, Ichino, Fassino, più D’Alema ed i suoi fedelissimi (soprattutto al sud). La feudalizzazione del partito (dove governa soprattutto) ha prodotto al demo cristianizzazione di fatto di molti post-comunisti. Così come sono molti (ma già l’abbiamo visto) gli ex comunisti diventati “liberal”.

Questa area centrista del PD (insieme al III Polo) è quella più entusiasta del governo Monti, perché esso favorisce l’aggregazione di una grande forza centrale (la DC del XXI secolo) arbitro della politica.

Le difficoltà di Bersani si comprendono. Se si arrivasse ad una scissione nel PD, l’ala sinistra non prenderebbe più del 15% dei voti. Sommati a quelli di SeL si arriverebbe intorno al 20% (faccio proiezioni molto arbitrarie sia ben chiaro). Ma probabilmente oggi tanto è il peso della sinistra. Se comunque questa nuova sinistra nasce su un chiaro progetto socialdemocratico avrebbe la capacità di espanderli partendo da una base non proprio disprezzabile.

Abbandonando la fanta-politica, è comunque evidente che se la sinistra del PD (Bersani, Damiano, Fassina) non desse battaglia proprio ora, essa verrebbe risucchiata in un vortice da cui sarebbe impossibile uscire fuori.

Ma si può aiutare questa parte del PD se ci si impegna (e SeL dovrebbe farlo in prima persona) in direzione del PSE. Ho già parlato della convenzione del Pse a Bruxelles e della conferma del pieno superamento del blairismo. E del chiaro ritorno di un progetto socialdemocratico.

I problemi che abbiamo di fronte sono di natura europea e solo a livello sovranazionale possono essere affrontati e risolti alla radice. Oggi il Pse è l’unica forza della sinistra in grado di costruire una alternativa organica al neoliberismo su scala continentale. La sinistra neocomunista è archeologia; altre forze della sinistra radicale rappresentano anche pezzi importanti di  società (in alcuni paesi), ma hanno vocazione minoritaria, possono essere alleati ma è difficile prospettare una strategia comune.

In SeL ho visto pezzi importanti dare grosso significato all’adesione al Pse. Altri sono recalcitranti ed ancora pensano di poter costruire arcobaleni. Altri vogliono le elezioni subito (e magari con questa legge) perché pensano di poter  essere eletti in parlamento.

Vendola è persona saggia e sa che è più importante ricostruire la sinistra che approfittare di un vantaggio virtuale.

Ma anche lui deve sciogliere il nodo Pse nel più breve tempo possibile. Proprio per stanare e stimolare la sinistra del PD. Da questo punto di vista io ed altri compagni (per quel che può valere); socialisti iscritti a seL ci faremo promotori di un documento dei socialisti in SeL per chiedere l’adesione del partito al PSE.

E comunque la situazione attuale richiede che quel patto di unità di azione tra le associazioni dei socialisti di sinistra sia al più presto attivato.

 

 

 

PEPPE GIUDICE

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7 dicembre 2011 3 07 /12 /dicembre /2011 11:37

04.Flussi_PDL.jpg

 

Demopolis per l'espresso.

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7 dicembre 2011 3 07 /12 /dicembre /2011 11:30
Felice Besostri, portavoce Gruppo di Volpedo, Network per il Socialismo Europeo

 

La sinistra in Europa e in particolare la sua parte maggioritaria, malgrado le recenti sconfitte, costituita dai partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti del PSE è di fronte ad un bivio. La scelta della direzione da intraprendere è necessaria a causa della crisi della Zona Euro e della ormai evidente incapacità delle istituzioni europee di affrontarla e risolverla: le loro ricette di austerità e di taglio indiscriminato della spesa sociale e di investimenti pubblici sono anzi destinate ad aggravarla, come il caso greco eloquentemente dimostra. La mancanza di una strategia di cooperazione europea è l’handicap da superare, se l’Europa, in questa crisi finanziaria di grande ampiezza, vuole riaffermare il suo ruolo centrale di strumento di regolazione e protezione. I due consoli, Merkel e Sarkozy, si sono auto attribuiti un ruolo di comando, senza una legittimazione istituzionale, ma soprattutto con una povertà di visione europea dei problemi e perciò condizionati dagli umori dell’opinione pubblica e da una perdita di consenso nei loro paesi. La Merkel ha perso tutte le elezioni nei Länder, tranne una, dalle federali del 2009 e Sarkozy è dato battuto dallo sfidante socialista Hollande e addirittura minacciato dalla Le Pen per il secondo posto e il successivo ballottaggio. La realtà della UE è ancora marcata dal pensiero unico liberista sostenuto da una maggioranza di governi conservatori, malgrado che la crisi economico-finanziaria del 2008 avrebbe dovuto consigliare di non rivolgersi per curarla a chi l’aveva provocata. I deficit pubblici di molti Stati hanno diverse componenti, anche strutturali e di antica data, ma si sono aggravati a causa del salvataggio delle entità bancarie e finanziarie, che non sono state riformate, così come i mercati finanziari sono tuttora largamente sregolati. Il bivio che si presenta alla sinistra è di scegliere se per vincere la crisi, mantenere la coesione politica e sociale, salvaguardando il modello europeo, occorra più Europa o meno Europa con un ritorno a sovranità nazionali piene. Nell’anti europeismo i partiti di sinistra rischiano di essere surclassati dai movimenti populisti di destra, xenofobi e nazionalisti, ripeterebbero l’errore, su altro versante, di quando si è inseguito la destra sul terreno della sicurezza. Allora erano le componenti moderate della sinistra a compiere l’errore, mentre sul terreno antieuropeista sono le formazioni di sinistra antagonista a battere la grancassa. La sinistra riconquisterà consensi se saprà indicare come uscire dalla crisi e non semplicemente denunciando le malefatte del capitalismo. Non deve ripetere l’errore della crisi del 1929, in cui sia i socialdemocratici che i comunisti videro semplicemente la conferma delle loro critiche al capitalismo. Dalla crisi si uscì grazie alle ricette di Keynes, un liberale, ma soprattutto con la Seconda Guerra Mondiale. Se l’Euro salta, va in pezzi anche l’Europa, un’istituzione con gravi difetti e deficit democratici e troppo condizionata dai centri di potere del complesso industrial-finanziario-miiltare, che si estende ai due lati dell’Atlantico. L’Europa va riformata, ma non destrutturata, con un ritorno ad una sovranità nazionale ancora più fragile nel mondo globalizzato e con l’emergenza di grandi economie anche in altri continenti. Se il paso per una Federazione europea di 27 Stati appare un ‘utopia, lo è molto meno una cooperazione rafforzata, consentita dal Trattato di Lisbona, tra i paesi della Zona Euro e che può essere approfondita, anche a livello politico, tra i sei Paesi fondatori più La Spagna, come propone il gruppo francese di riflessione “Inventer à gauche”.. L’asse del integrazione europea e di un coordinamento dei bilanci, come proporrà la Merkel al prossimo vertice europeo del 9 dicembre è inaccettabile senza una monetizzazione del debito da parte della BCE, un allungamento al 2016 del termine per il pareggio di bilancio e un piano di rilancio della crescita della crescita finanziato con eurobond emessi sul mercato con l’aiuto della BEI e destinati a progetti di investimento nei settori prioritari della ricerca e dell’insegnamento superiore, delle infrastrutture di trasporto e telecomunicazioni intereuropee, delle energie rinnovabili e nel risparmio energetico e della protezione ambientale. Un tale progetto non può che essere compito di forze di sinistra e progressiste con matrice socialista. La sinistra italiana allo stato è la più arretrata, esclusa come è dal parlamento nazionale e da quello europeo, e per una struttura politica lontana da quella prevalente in Europa, ma tra i suoi meriti storici vi è il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli e nel campo socialista il pensiero europeista di Eugenio Colorni e Ignazio Silone e una sensibilità internazionalista pacifista e solidaria largamente diffusa in tutte le sue componenti. Questi elementi dovrebbero però fondersi in un progetto politico unitario, largo e plurale e con respiro europeo da sviluppare prima della prossima scadenza elettorale, da celebrare con un’altra legge, e prendendo occasione dal 120° anniversario della fondazione a Genova nel 1892 del Partito dei Lavoratori italiani: ricominciamo da capo e riproviamoci ancora potrebbero essere le parole d’ordine.

 

Lugano 1 dicembre 2011

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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 14:22

scritto da Gianluca Capra e tratto dal sito: http://www.mocapress.org

 

lusanna2.jpg

 

 

La stretta stradina che s’arrampica lungo i clivi delle Alpi Apuane sembra non finire mai. I bordi aperti, come balconi dal quale s’intravede la bella Versilia, sono un trionfo di verde. Castagni, faggi, querce a perdita d’occhio sembrano essere lì a difesa di una memoria che dopo tanti anni è intatta. Sant’Anna di Stazzema è uno sputo di case nascoste in una natura meravigliosa. Qui la furia omicida nazi-fascista il 12 agosto 1944 consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia. Cinquecentosessanta tra donne, anziani e bambini furono trucidati senza pietà. Arrivati all’interno del paesino una bandiera tricolore immersa tra gerani in fiore sporge orgogliosamente da una finestra. Il suo sventolio è il più bel benvenuto che ci si possa aspettare a ricordo che anche in posti come questi l’Italia è divenuta nazione. Ad ogni passo mosso lungo la stradina in pietra che sale all’Ossario sembra che la memoria ti sussurri un “aspettami” come un grido stroncato in gola. Poi l’Ossario, il monumento in marmo bianco e l’elenco interminabile dei nomi di chi fu falciato dalla follia di un giorno. Mentre, in un tempo immobile che si conta in attimi, dall’insieme dell’elenco distillo con gli occhi i nomi, una lacrima tradisce la mia emozione. Dentro di me realizzo che vi sono luoghi dell’anima, santuari laici, in cui la storia, la vita ha impresso più forte la propria impronta. Sant’Anna di Stazzema è uno di essi. Qui ogni cosa traspira una certezza: che non vi saranno giorni accondiscendenti all’oblio del tempo e il ricordo non cadrà come stella cadente nell’universo dell’umanità. Lontano dal clamore istituzionale ringrazio chi mi ha permesso di celebrare il mio piccolo pellegrinaggio di uomo. Il mio arrivederci è una carezza ad una lapide commemorativa su cui leggo: “PIAZZA ANNA PARDINI LA PIU’ PICCOLA DEI TANTI BAMBINI CHE IL 12 AGOSTO LA GUERRA HA STRAPPATO AL GIROTONDO DEL MONDO: 23.07.1944 – 12.08.1944”.

 

Gianluca Capra

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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 11:32

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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 11:19

Felice Besostri, DN e portavoce del Gruppo di Volpedo, Network per il Socialismo Europeo

 

Avendo partecipato alla Convention Progressista di Bruxelles del PSE(24-26/11/2011) ho riportato la sensazione fisica che il momento della ripresa socialista è imminente. Ne sono indicatori i temi discussi, dominati dalla crisi economica e finanziaria che i mercati e i conservatori non sono in grado di risolvere, alle decisioni prese, malgrado il trauma della rinuncia di Poul Rasmussen alla Presidenza del PSE: 1)il PSE ha ora una sua propria Dichiarazione dei Principi, un passo decisivo per la trasformazione in un vero pertito europeo sovranazionale; 2)Si è dato l’avvio alla procedura per la designazione del candidato socialista alla Presidenza della Commissione Europea per la tornata elettorale europea del 2014 Il candidato dovrà avere l’appoggio di almeno 6 organizzazioni del PSE, ma non necessariamente esserne personalmente membro .E’ una proposta che si rivolge all’intera sinistra europea, che dovrà scegliere se partecipare al processo di contrasto all’egemonia conservatrice, risultato delle elezioni europee del 2009, per un’Europa più democratica e sociale, ovvero mettersi in concorrenza con i movimenti antieuropeisti populisti di destra, xenofobi, nazionalisti, regional-identitari. Sia detto per inciso senza un’Europa più democratica e aperta al mondo le speranze delle primavere arabe del Mediterraneo, sono destinate a trasformarsi in un gelido inverno dell’integralismo islamico, sia pure apparentemente più moderato dell’islamismo fondamentalista.La cisi dell’area euro e il commissariamento della politica italiana può provocare reazioni dettate da un rimpianto per la pena sovranità dello Stato nazionale. Ci si dimentica che lo Stato nazionale è ancora più fragile in un mondo globalizzato e che la sovranità nazionale è la risposta adeguata al livello dei problemi. Se non appartenessimo all’area euro saremmo già falliti,  pericolo non evitato non perché c’è l’Europa, ma perché non c’è abbastanza Europa, cioè un’Eurpa con un governo democraticamente legittimato, una BCE con i poteri della FED degli USA e una politica fiscale e economica comune, che intervenga anche sugli squilibri creati dai surplus e deficit delle bilance commerciali.

Il PSI ha le carte da giocare più di altre forze della sinistra, se decide che la sinistra è la sua area di collocazione politica. Non per stare a sinistra, che così è un mero posizionamento nello spazio, che dice dove stai, ma non dove vuoi andare. Quindi per essere di sinistra, che non può essere un sostantivo senza aggettivi, ma nel contesto europeo deve avere molti aggettivi se vuol essere larga e plurale, cioè una sinistra democratica, socialista, libertaria, laica, autonoma, ambientalista ed europeista, aperta al mondo, ma con particolare attenzione al Mediterraneo, all’area pacifico-australe e all’America indio-latina, nuovo laboratorio di socialismo con le esperienze brasiliane, uruguayane, argentine, ecuadoregne, paraguayane e cilene, che portano il segno anche di una tradizione socialista europea  frutto della nostra emigrazione, più del bolivarismo venezuelano, troppo marcato da una tradizione populista e caudillista, per essere in consonanza con i valori socialisti e democratici, che dovrebbero essere i nostri e che non sono negoziabili. Il tonitruante anti-yankeesmo attira simpatie a sinistra (i nemici dei miei nemici sono miei amici), come anche la vicinanza col mito cubano, senza badare agli altri amici dai Presidenti iraniano, bielorusso e siriano o al background culturale antisemita di Chavez. Anche su questo si aprirà la necesità di una scelta. La volontà di ricostituire l’unità della fondazione a Genova del Partito dei Lavoratori italiani, non può essere indifferenza ai valori di fondo. Tutti siamo chiamati a declinarli nel XXI° secolo, quale che sia stato il nostro punto ideale di partenza socialista, comunista, libertario o ambientalista che sia, purché il nesso tra libertà, democrazie e socialismo sia indissolubile: il potere si conquista e si gestisce soltato con metodi democratici e nella libertà  e con un’uguaglianza frutto di una scelta etica e razionale, non di un egalitarismo imposto dall’alto da un’oligarchia più eguale degli altri, come nella Fattoria degli Animali di Orwell.

Tuttavia questa opportunità e vantaggio dei socialisti impone loro una responsabilità particolare, cioè di allargare l’area del consenso a sinistra sulla scelta socialista europea. Non possiamo essere un ridotto di reduci, che vivono nel rimpianto di una grandezza perduta. Il partito di Craxi è finito e non può essere ricostituito ed aggiungo per fortuna. Sono tuttavia convinto che la figura di Craxi in tempi storici potrà essere rivalutato in tutte le sue sfaccettature, se non altro per una questione di statura umana e politica. Ha lasciato al Parlamento un discorso forte sul finanziamento della politica, problema che gli affari di questi giorni dimostrano non risolto e con dimensioni superiori a quelle di Mani Pulite: evidentemente le mani sporche non sono state tagliate, ma sono state messe temporaneamente in tasca per essere tirate fuori alla prima occasione di calo di attenzione derivata dall’esecrazione di Craxi e dei socialisti. Craxi non si è sottratto da una porta secondaria al popolo delle monetine e stupisce che una ministra come la Prestigiacomo si sia lamentata di essere stati trattati come Craxi senza meritarselo: le reazioni dei presunti “socialisti” del PdL non ci sono state, forse perché alla ricerca di altra collocazione, che assicuri loro nuovi vantaggi e forse una verginità da chirurgo plastico. Il PSI può ritrovare la grandezza che ha avuto nella storia d’Italia, se non si limiterà ad essere un apostrofo rosa tra PD e UDC.

Significa non limitarsi al politicismo di sempre come se la politica si risolva in manovre tattiche e posizionamenti verbali. Nel frattempo tutte le forze politiche sono mute a frante dei temi che dovranno essere discusi e forse decisi al prossimo vertice europeo del 8 e 9 dicembre. L’appello ai laici, ai democrati progressisti o l’apertura delle porte ai reduci dalle esperienze berlusconiane non sono i temi prioritari, ma se e in che modo possa salvarsi la zona Euro e l’Italia. Abbiamo dedicato attenzione al Governo Monti, alla sua genesi e alla sua composizione, che lascia perplessità e riserve, ma tra il Male e il Peggio delle elezioni con questa legge elettorale incostituzionale il Presidente Napolitano e noi con lui abbiamo sceltoil male minore, come del resto richiede la nostra tradizione cattolica e gesuita. Il Network ha indirizzato sui problemi dell’Euro una lettera aperta ai segretari di PD PSI e SEL, tutti uniti nel non dare una risposta. Il Gruppo di Volpedo è stato invitato a partecipare a questo Congresso, per iniziativa del compagno Nencini, che è stato graditissimo ospite ed interlocutore nel Secondo Convegno annuale di Volpedo, il paese natale di Pellizza, il cui Quarto Stato è tuttora la più nota iconografia mondiale del movimento operaio e socialista. Quegli sguardi aperti e illuminati dalla speranza sono ancora i nostri. C’è tutto un mondo che aspetta un segnale per ricostituire. un’area maggioritaria di sinistra come nel resto d’Europa rinnovando il progetto che ha visto luce nel 1892 a Genova e di cui l’anno prossimo è il 120° anniversario.

Fiuggi 3 dicembre 2011

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5 dicembre 2011 1 05 /12 /dicembre /2011 10:32

Tratto dal sito: http://www.melogranorosso.eu

 

«La Convention del Partito del socialismo europeo, tradizionale appuntamento per attivisti e leaders del socialismo europeo, è finita. La sensazione è al tempo stesso di speranza e di preoccupazione di fronte all’enormità dei compiti che abbiamo di fronte. Le testimonianze di leaders nel frattempo caduti, come Georges Papandreu, sottolineano la disperazione dei tempi che stiamo vivendo e ci fanno capire come probabilmente ci troviamo all’ultimo stadio di una contro-rivoluzione avverso le conquiste della socialdemocrazia del secondo dopoguerra.
Tuttavia dobbiamo essere onesti con noi stessi e, prima di procedere oltre, recitare un “mea culpa”.

La verità è che la socialdemocrazia non è oggi vittima di un golpe strisciante dei mercati contro una democrazia efficiente, perché noi siamo stati a suo tempo attivi collaboratori di questo processo di mercatizzazione.
Certo ci andrei cauto a lanciare accuse di tradimento o appiccicare etichette di “Quisling” sulla fronte dei passati leaders o anche auspicare un qualche atto catartico di ripudio; non è il caso. Ma dopo l’assalto conservatore (ma in verità libero-scambista radicale) degli anni ‘80 e dopo la confusione ideologica che ha investito la battaglia liberale sul socialismo a seguito del collasso di quella contraffazione che fu il socialismo “reale” nell’Est Europa e in URSS, credere, come è capitato a molti nostri compagni, che ogni speranza in una alternativa di società debba essere accantonata, è perfettamente comprensibile anche se tragicamente sbagliato. 
Martin Schulz, nelle sue conclusioni alla Convention, ha ricordato a noi tutti con forza, in un modo che non ricordavamo da tempo, che noi siamo socialisti e che il socialismo rimane, nel suo nucleo teorico, l’opposto del capitalismo. Capitalismo significa dominio del capitale, socialismo significa subordinazione dell’economia alla società, attraverso meccanismi democratici. E stiamo vedendo sempre più chiaramente quanto questi due diversi approcci, capitalista e socialista, siano opposti in modo inconciliabile.
Questo certo non significa che ci sia un modello astratto di socialismo che noi si voglia imporre in alternativa al dominio del capitale, piuttosto significa che dobbiamo lavorare a creare nuovi, flessibili, tendenzialmente aperti sistemi di potere attraverso i quali il popolo possa riprendere il controllo della propria vita collettiva e individuale.
Alcuni compagni socialdemocratici preferiscono parlare di “decent capitalism”.

I rimedi che loro propongono rispetto allo stato di cose esistente sono al tempo stesso ragionevoli e senz’altro sostenibili come punto di partenza per una trasformazione delle nostre società. Personalmente non ho nulla di sostanziale contro le loro proposte, ma qualcosa ho da ridire sull’etichetta. Usando il termine “capitalismo”, sia pure “capitalismo decente”, diamo anche simbolicamente l’impressione di limitarci ad un terreno sul quale evidentemente i nostri nemici esercitano piena sovranità. Hanno i loro Hayek da scagliarci contro. “Decent capitalism” appare una dicitura debole e senza ambizione. Anzi peggio, a che cosa mira? Sembra il tentativo di ricondurre a ragione le forze che meno sono interessate alla decenza. La logica di un mercato scatenato è intrinsecamente indecente.
Anche a voler rassicurare i settori più timorosi dell’opinione pubblica, insistendo sul nostro senso di responsabilità, sul nostro voler salvaguardare quanto di buono si è costruito nel corso della storia, ecc., non possiamo comunque restare invischiati in un sistema economico ripugnante che ha sempre operato contro di noi e la nostra impresa migliore, la democrazia. Dobbiamo rendere evidente a tutti che noi vogliamo una economia sociale e democratica.

Ora questa economia, mentre è contro il dominio del capitale, non è intrinsecamente contraria al mondo degli affari e contro mercati ben regolati; del resto niente è peggio per molti imprenditori di un capitalismo scatenato che porta allo sfacelo soprattutto le piccole e medie imprese (e non necessariamente secondo la regola schumpeteriana della “distruzione creativa”). Dobbiamo essere coraggiosi abbastanza, in quanto socialdemocratici, da rendere chiaro a tutti che siamo per il potere del popolo (i.e. della democrazia) e ci opponiamo al potere del capitale (i.e. capitalismo). L’argomento che ci sarebbe un “buon capitalismo” e un “cattivo capitalismo” appare piuttosto naif, lasciamolo ai nostri nemici.
La Convention del PES ha invece dimostrato che la socialdemocrazia del XXI secolo è ben viva e che è ben capace di produrre idee e leaders. Ma ora è giunto il momento di essere coraggiosi e chiari. Timide mezze-misure o un socialismo che quasi si vergogna, non solo fallisce nel convincere gli elettori, ma permette ai nostri nemici di avere la meglio. Dobbiamo mostrarci non disponibili a compromessi e coraggiosamente difendere la sovranità popolare di contro all’arroganza del capitale. Ma dobbiamo essere chiari anche nell’etichettare i nostri nemici: non sono conservatori, sono dei rivoluzionari neo-liberali che vogliono il prepotere dei pochi sui molti; per questo dovere di socialisti e socialdemocratici è fare ciò che è necessario per riaffermare il diritto della maggioranza contro l’arroganza delle élites.

Shayn McCallum

Traduzione a cura di Fabio Vander

Fonte: Social Europe Journal

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