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18 ottobre 2012 4 18 /10 /ottobre /2012 17:04

Lettera di Riccardo Nencini del 16 ottobre 2012

 

NENCINI: ABBIAMO FATTO LA NOSTRA PARTE E CI SIAMO RIPRESI
IL POSTO CHE CI SPETTAVA NELLA SINISTRA ITALIANA.


Care compagne e compagni, care amiche e amici,
sabato scorso a Roma ho sottoscritto, assieme a Pierluigi Bersani e a Nichi Vendola, la "Carta di intenti" della nuova alleanza riformista Pd-Sel-Psi.
Per la prima volta la sinistra riformista si presenta agli italiani più forte e con un progetto per governare l'Italia.

Con due certezze: la "foto di Vasto" non esiste più (escluso definitivamente il giustizialismo di Di Pietro, esclusi gli estremismi che nel 2008 affossarono l'Unione); assieme all'alleanza, regole chiare per le primarie, per una competizione in cui il senso di responsabilità dovrà prevalere sugli eccessi e sui protagonismi.
C'è, da parte di ciascuno di noi, la consapevolezza che questa strada si possa intraprendere mostrando coesione, chiarezza nelle proposte che avanziamo e attraverso un patto pubblico per il bene comune.

Abbiamo fatto la nostra parte e ci siamo ripresi il posto che ci spettava nella sinistra italiana.
Portando in testa all'agenda politica dell'alleanza temi e proposte che negli ultimi mesi hanno caratterizzato la nostra azione politica: abolizione dell'Imu sulla prima casa e introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze; più merito nella scuola pubblica; più laicità, che significa regolamentazione per legge del "fine vita", riconoscimento giuridico delle famiglie, la Chiesa che paga l'Imu per le sue attività commerciali. Sempre in tema di laicità, nei prossimi mesi promuoveremo due grandi incontri pubblici: il primo a Udine, nel nome di Loris Fortuna e Beppino Englaro; il secondo a Roma, per fare del PSI il punto di riferimento di tutta l'area laica.

Contestualmente all'avvio della campagna elettorale per le primarie - che non ci vede impegnati con nostri candidati ma a maggior ragione ci rafforza nel ruolo di "sentinelle" di un percorso di coesione tra i partiti e lealtà alla Carta di intenti - avvieremo su tutto il territorio nazionale una campagna pubblica per l'abolizione dei costi impropri nelle bollette di luce e gas e delle tasse inique sulla benzina. Lo faremo in maniera capillare, con una petizione popolare e con ordini del giorno che i nostri eletti presenteranno nelle istituzioni, dai consigli comunali a quelli regionali.

La traversata nel deserto sta volgendo al termine. Abbiamo resistito in questi anni tra mille difficoltà, ma siamo rimasti fedeli ai nostri ideali e alle ragioni del socialismo italiano, nella consapevolezza che l'unica via per riportare al governo dell'Italia la sinistra avrebbe dovuto passare da un'alleanza riformista sul modello delle grandi democrazie europee. Un'alleanza che dovrà dialogare con il campo del cattolicesimo liberaldemocratico, ripensando al fatto che tutte le grandi riforme che l'Italia repubblicana ha conosciuto sono passate da un accordo tra queste due anime.

Riccardo Nencini


Roma, 16 ottobre 2012

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1 ottobre 2012 1 01 /10 /ottobre /2012 19:49

I SOCIALISTI E LE PRIMARIE:UNA PROPOSTA UNITARIA

Da Bruxelles il segretario del PSI, compagno Nencini, che ha sempre la mia ammirazione e il mio rispetto per aver assunto l'onere di guidare il PSI, anche se raramente sono stato d'accordo politicamente con lui, ha annunciato che alle Primarie il PSI avrebbe sostenuto Bersani. Una posizione legittima e probabilmente maggioritaria nel Partito, forse addirittura unanime se le primarie fossero ad un turno: Renzi rappresenta un'opzione centrista di continuismo con la politica impopolare del montismo, oltre che essere un antisocialista viscerale. Avrei preferito che in omaggio allo Statuto, che avesse dichiarato che avrebbe proposto alla Direzione convocata per il 4 ottobre di sostenere Bersani. Molto prima avevo predisposto un documento che proponeva che si riunisse l'area socialista che comprende il PSI, ma che non si esaurisce nel PSI per discutere se fosse opportuna una candidatura socialista alle primarie. Tutte le opzioni restano aperte. Il PSI, come unico membro italiano del PSE ( pur temporaneamente sospeso dal diritto di voto) e dell'Internazionale socialista ha il compito di favorire l'aggregazione di tutti quei socialisti, che hanno in comune l'obiettivo di costruire anche in Italia il Socialismo Europeo. Se a riunione era aperta sarebbe stato meglio, ma credo che il PSI sia in grado di motivare la sua scelta di sostenere Bersani, che nel PD rappresenta la posizione più in sintonia con un'opzione socialdemocratica, e quindi di convincere le altre sensibilità socialiste. In questo senso e con questo spirito mantengo il documento aperto a sottoscrizioni e integrazioni. Segue il testo:

Le Primarie e i Socialisti

Nelle nostre file, e con questo intendo l’area socialista larga -  di cui il PSI è parte essenziale (appartiene al PSE e all’Internazionale Socialista) e imprescindibile  ma che non la esaurisce -, ci sono atteggiamenti molto differenziati sulle primarie, compreso un rifiuto di principio.

In effetti, gli istituti provenienti da altri ordinamenti politici e costituzionali sono come gli organi in caso di trapianto: spesso non compatibili. Tuttavia, stanno segnando profondamente questa fase politica e si proietteranno sull’intero periodo che ci separa dalle elezioni del 2013.

Non si conosce ancora la legge elettorale e soltanto con il porcellum ha un senso l’indicazione del capo della lista o della coalizione come virtuale futuro Primo Ministro, come se di fatto non esistessero le prerogative presidenziali fissate dall’art. 92 della Costituzione.

L’indicazione del futuro Premier è poi legata all’abnorme premio di maggioranza, svincolato da ogni soglia in voti e seggi e perciò di dubbia costituzionalità (Corte Costituzionale sentenze n.15 e 16 del 2008). Per completare il desolante quadro istituzionale, non si conoscono le regole delle primarie e neppure chi le debba adottare.

Sono partite come primarie di coalizione per individuare il miglior candidato di un centro-sinistra, ma sono diventate, di fatto, una contesa per la leadership del PD, partito che ha finora espresso almeno 5/6 candidati, di cui uno, il Sindaco di Firenze , nella veste di sfidante ufficiale.

Non importa che un sindaco sia ineleggibile: per fare il primo Ministro non occorre essere parlamentari (se hai l’età giusta ti possono sempre fare senatore a vita) e, a legge elettorale invariata, per essere indicato come capo della lista o coalizione non è necessario essere candidati alla Camera o al Senato.

Non si sa se saranno primarie aperte ai passanti o a truppe cammellate, ovvero a elettori registrati come votanti del centro-sinistra, come prevedrebbe l’istituto originale, che è statunitense e non sovietico.

Non si sa se saranno a uno o a due turni, pur essendo il fatto decisivo per i comportamenti elettorali.

Ebbene, malgrado tutte queste premesse, sono un fatto politico, e un fatto politico rilevante che non può essere ignorato se si ha un ruolo da giocare o uno spazio da conquistare.

Tutti concordano nell’esistenza di una dimensione europea prevalente, tanto che ci si fanno scrivere lettere dall’Europa.

Tutti sanno che non c’è una soluzione nazionale alla crisi, se vogliamo stare nella zona Euro e contrastare le speculazioni dei mercati: speculazioni, tra l’altro, le cui regole possono essere date soltanto a livello internazionale, neppure solo europeo, ma almeno atlantico,  dal nome dell’oceano che divide la borsa di Londra da quella di Wall Street e la Fiat dalla Chrysler.

Eppure, l’integrazione del sistema politico italiano in quello europeo è scarsa. Nel PPE stanno partiti in competizione tra loro in Italia e nel PSE sta il solo PSI, mentre PD e SEL ne sono formalmente fuori, benché il problema non sia quello di un’affiliazione, ma di riconoscersi pienamente in una storia e in un sistema di valori, quello del socialismo democratico, verso il quale la sinistra italiana, eccezione nel panorama europeo, appare avere una certa idiosincrasia o essere  particolarmente allergica.

Nei gruppi dirigenti di PD e SEL, i loro stati maggiori, la presenza socialista non c’è e comunque non è visibile o percepibile nelle proposte programmatiche.  Questo vuoto va colmato nell’interesse del Centro-sinistra che nel raccordo con il fronte progressista e di sinistra europeo, maggioritariamente rappresentato dai partiti del PSE, deve avere uno dei suoi punti di forza. 

Se si impongono questi temi e riflessioni, l’area socialista italiana ha molto di più da dire delle semplici proposte di rottamazione di una classe politica, che ormai è concepita come composta da tanti Lusi, Belsito e Fiorito.

 L’offensiva neo-liberista ha come obiettivo la destrutturazione del welfare state , un modello di economia sociale di mercato, sul quale si fonda la coesione sociale: chi la può contrastare a livello continentale se non quelle forze che  l’hanno conquistata in un secolo di lotte politiche, sindacali e sociali, e in unione con loro?

Portare questo messaggio, cioè la necessità di una scomposizione e ricomposizione della sinistra nel segno di un diverso e più ugualitario modello di sviluppo, ecologicamente compatibile e come attuazione del titolo III Rapporti economici della  Parte Prima della Costituzione, sarebbe la prova   della forza  rivoluzionaria  di un  riformismo determinato e intransigente.

Nenni ci ricordava sempre che le idee camminano sulle gambe degli uomini e quindi dovremmo, come socialisti nell’accezione più ampia, dovunque ci troviamo o siamo stati, chiederci se è opportuno che un esponente socialista sia candidato alle Primarie del centro- sinistra. Una decisione in tal senso presuppone un riavvicinamento tra le varie anime del mondo socialista, nella consapevolezza che bisogna unire chi lo è stato, chi lo è, ma soprattutto chi lo vorrà essere  in futuro, per sempre, für ewig.

La ricomposizione  e il rinnovamento non  sono riusciti con la Costituente Socialista, anzi, ne è seguita una spirale di reciproca delegittimazione. È il momento di invertire la rotta.

Se saremo capaci di decidere insieme sulla presenza socialista nelle Primarie, sarà poi più semplice individuare le procedure per l’individuazione del candidato, che per qualità politiche,  integrità personale  e capacità di suscitare consenso nell’opinione pubblica possa rappresentare al meglio una storia e valori, la cui scarsa presenza ha indebolito la sinistra italiana. La questione socialista non è la questione del destino personale dei socialisti, ma di quello politico della sinistra italiana nel suo complesso, compresa quella che non ne ha ancora preso coscienza.

24 settembre 2012

Giuseppe Tamburrano, Presidente Fondazione. Nenni

Felice Besostri, DN PSI

Marilena Arancio, Segretaria gruppo di Volpedo

Antonio Matasso, DN PSI, Coord. Segreteria  Regionale PSI Sicilia

Giuseppe Sarno, “Quaderni Socialisti”

Ilda Rosa Sangalli Ridmiller, CN PSI, Esec. Fed. Trento

Francesco Somaini, Presidente Cicolo Rosselli Milano

Carmelo G. Nucera, CN PSI

Gianluca Capra, Segretario Sez. PSI Montella(AV)

Angelo Reppucci, Coerd. Sez. PSI Avellino

 

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26 settembre 2012 3 26 /09 /settembre /2012 09:04

Seconda repubblica e doppia moralità

LE MONETINE A CRAXI
IL MALLOPPO PER SE'

 

 

“La mia moralità è comprovata dal fatto che ho tirato le monetine a Craxi”.

Se politicamente la seconda repubblica spira il girono in cui i partiti se la squagliano di fronte agli spread e ai diktat dell’ ex direttorio franco tedesco, rifiutandosi di entrare nel governo Monti, quanto pronunciato dal capogruppo del PdL, Fiorito, è l’epitaffio che rende epica la fine di un ciclo.

Siamo di fronte a un cerchio perfetto. C’è da restare a bocca aperta davanti a tanta perfezione estetica con cui la storia ha voluto manifestarsi con tale schiettezza.

Non si tratta di eterno ritorno, ma di una ellisse all’ingiù. Si torna al punto di partenza, è vero, ma ad un livello più basso, nel sotterraneo.

Il bipolarismo aveva promesso il “nuovo” da entrambi gli schieramenti.

Polo A

1 - Sono state tolte le preferenze per eliminare il voto di scambio e al suo posto, attraverso le nomine dall’alto, si è creata una classe di rantieres, di parassiti, che rispondono a chi li coopta e non a chi non li può nemmeno votare. In sostanza per debellare la corruzione è stata abolita la rappresentanza elettorale.
2 - Per la violazione della legge sul finanziamento ai partiti Mani Pulite ha liquidato le forze democratiche della Repubblica “nata dalla Resistenza”. La scena è stata presa da ex fascisti ed ex comunisti che hanno provveduto a sostituire il finanziamento ai partiti coi rimborsi elettorali. Questi, a loro volta, si sommano ai finanziamenti ai gruppi parlamentari oltre che agli stipendi di gente mai eletta da alcuno e in ferie dal novembre scorso, governo Monti. Per estirpare le bustarelle, oggi la legge permette che si mettano direttamente le mani in tasca ai cittadini privati di vero voto.
3 - E’ stata smantellata con le privatizzazioni l’industria pubblica - metà del Pil nazionale - ma il debito pubblico è aumentato, mentre i servizi sono stati tagliati.

Polo B

1 - Riforma della giustizia: la popolazione carceraria è aumentata, i tempi dei processi sono allungati, l’ordine giudiziario è diventato a tutti gli effetti un potere extra-costituzionale come la vicenda della questione di competenza sollevata dal Presidnete della Repubblica dimostra.
2 - Il federalismo fiscale è scomparso nel nulla.
3 - Dal milione di posti di lavoro siamo al 30 per cento di disoccupazione giovanile.

Bilancio di A+B:

La casta ha sostituito i partiti e la rendita pubblica ha sostituito la tangente.
La politica senza la rappresentanza popolare ha ceduto il passo alla finanza.
L’Italia ha pagato il costo della crisi di altri paesi con un debito estero superiore al nostro.
Senza partiti unitari con una vita democratica, si è affermato il notabilato locale.

Conclusione.

Craxi dichiarò alla Camera e in Tribunale che il finanziamento irregolare ed illecito ai partiti era vigente e noto da quando egli portava i pantaloni alla zuava.
Già Luigi Sturzo negli anni ’50, presentando un disegno di legge per abolire il finanziamento pubblico, denunciava il cattivo costume delle irregolarità e degli illeciti.

Nessuno fece intendere, nè allora nè in seguito, di esserne mai stato al corrente.

Sono passati altri decenni, ma quando si parla di soldi anche la Polverini non ne sa nulla come tutti.
Dice infatti che “l’immoralità era prima di lei”. 
Tirando le somme, Fiorito dice che la sua moralità è provata dall’aver lanciato le monetine a Craxi. La moralità della Polverini la autorizza a “potere non sapere” che la moralità del secondo lo autorizza a saccheggiare. Visti i numeri, Tangentopoli era una merenda.
Sotto questo profilo, quindi, non è ingiustificato riflettere sul fatto che chi era un bambino negli anni ’90, oggi avendo - più o meno - tra i 25 e 30 anni e terminato da un pezzo le scuole, sia nell’età per chiedere conto ai genitori “rivoluzionari” di allora: “Cosa avete combinato in questi venti anni?”. 
Risposta: “Abbiamo tirato le monetine a Craxi”.
Ecco perchè è geniale l’epitaffio del signor Fiorito sulla tomba della seconda repubblica.

Esso apre infatti la possibilità logica di immaginare l’Italia come Itaca e il ritorno di Ulisse nella prospettiva di scacciare i Proci.

Per questo, senza che nessuno capisse perchè, con fede abbiamo fatto e rifatto la tela.

 

http://www.criticasociale.net/index.php?vftid=85b6172f05a0d467aceb7ef1c393a663&vfuh=0b9cbf055459ac90bbf8788d8f468675&ref=newsletter_avanti

 

http://www.avantionline.it/






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15 settembre 2012 6 15 /09 /settembre /2012 10:48
CILE. UNDICI SETTEMBRE 1973.
 

"Quando Ricardo Lagos, socialista e già stretto collaboratore di Allende, s’insediò come presidente della Repubblica l’11 marzo del 2000, centinaia di giornalisti si riversarono a Santiago da tutto il mondo. C’era anche un piccolo gruppo di cronisti italiani. “Esplodeva un grande entusiasmo. Lagos -racconta un inviato che era là in quell’occasione- fece sapere che voleva incontrare i giornalisti italiani. Ci fece andare in un palazzo alla periferia di Santiago e ci disse: ‘Voglio ringraziare gli italiani e, in particolare, i socialisti che ci hanno sostenuto durante la dittatura. Il compagno Craxi ci aiutò e ci diede i fondi per comprare questo palazzo nel quale riprendemmo l’attività politica’”. In quegli stessi anni il Psi sostenne anche tutti gli altri partiti socialisti sotto il tallone delle dittature di destra (spagnoli, portoghesi e greci) e i dissidenti nell’Unione sovietica e nei paesi dell’est europeo dominati dai regimi comunisti".
(Leo Sansone, settembre 2009)

http://www.partitosocialista.it/site/artId__4754/307/206-CILE__UNDICI_SETTEMBRE_1973__.aspx

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13 settembre 2012 4 13 /09 /settembre /2012 12:36

 

FESTA SOCIALISTA. INTINI: AVANTI! UN GIORNALE, UN PARTITO.
giovedì 13 settembre 2012

Pubblichiamo il testo integrale dell'intervento che Ugo Intini ha svolto in occasione dell'anteprima del suo nuovo libro, tenutasi ieri sera a Perugia nel corso della Festa nazionale Socialista.

"Una forza politica non ha futuro se non ha identità, se non è ancorata a una radice che sta nella storia. A un vincolo solido che la unisce a una famiglia internazionale. Questa sinistra italiana non ha futuro perché non è ancorata a nulla, è una foglia secca al vento. Il nostro piccolo partito è il continuatore, oserei dire il custode, dell’unica identità possibile per questa sinistra senza anima: il socialismo democratico. Il nostro compito è quello di contribuire a dare identità socialdemocratica alla sinistra.
Il libro è uno strumento per questo compito. Racconta la storia dell’Avanti!. dalla nascita(1896) alla fine (1993). Una storia gloriosa in simbiosi con il socialismo europeo. La storia stessa del socialismo. La storia di un secolo.
Non la racconto io. La raccontano le pagine stesse dell’Avanti!, i suoi articoli riportati tra virgolette, che fotografano il secolo meglio di chiunque. E’ la storia politica dell’Italia e dell’Europa, perché i direttori e protagonisti dell’Avanti! questa storia l’hanno fatta: da Bissolati a Mussolini, Gramsci, Nenni, Saragat, Pertini e Craxi. E’ la storia della cultura, perché sull’Avanti! hanno scritto i più grandi intellettuali del Novecento. Il secolo lo raccontano in questo libro anche i suoi testimoni, con i quali ho registrato ore di conversazioni, che ho lasciato agli archivi della Camera. Il loro racconto è una “macchina del tempo” che porta molto lontano. Nenni ha ascoltato un compagno della Comune di Parigi del 1870. Io ho ascoltato Nenni. Un giovane compagno che sarà ancora qui nel 2070 può ascoltare me. 1870-2070: duecento anni attraverso la voce di tre persone. Le testimonianze del libro portano novità storiche anche inedite, che non anticipo adesso e che solleveranno polemiche.
Il passato affascina, ma a noi interessa soprattutto per il presente e per il futuro, per contribuire a dare una bussola alla sinistra che si è smarrita, per rispondere ai problemi più scottanti del momento. Nella storia, le risposte ci sono tutte.
La via maestra del socialismo riformista, del socialismo democratico, ha attraversato tutto il secolo diciannovesimo e la sinistra europea la percorre ancora oggi. Il testimone è stato consegnato attraverso una lunga staffetta di generazione in generazione. Turati e Bissolati. Poi Nenni, Saragat, Pertini, Riccardo Lombardi. Poi Craxi. Poi i socialisti europei a cominciare da Hollande. In Italia, solo in Italia, c’è il vuoto. Nel secolo scorso, dalla via maestra (il libro lo racconta) si sono staccati il fascismo e il comunismo, per finire nella tragedia e nel nulla. Anzi, si sono staccati da una costola dell’Avanti!, che è stato per questo, in modo quasi incredibile, al centro di tutta la storia politica italiana. Mussolini, direttore dell’Avanti!, lo lascia e fonda Il Popolo d’Italia, culla del fascismo. Gramsci è nel 1920 il leader dell’edizione di Torino dell’Avanti!(ce ne erano tre:Milano, Roma e Torino). Quando il direttore centrale Serrati la chiude, il giorno dopo, negli stessi locali e con gli stessi redattori (tra gli altri Terracini e Togliatti) Gramsci fonda l’Ordine Nuovo quotidiano, la culla del comunismo.
Dall’Avanti! dunque nascono purtroppo anche il fascismo e il comunismo. Ma dalle sue pagine, come dicevo prima, nascono le risposte ai problemi di oggi.
L’Europa e l’euro sono il tema del momento. Turati, nel 1896, nel suo primo discorso alla Camera, traccia l’obbiettivo degli “Stati Uniti d’Europa”, di una Europa cioè politicamente unita e federale. Nel 1929 insiste. Prevede che senza l’unità politica l’Europa sarà subalterna agli Stati Uniti: “questa colonia di un tempo che per il suo predominio economico ognor crescente sta per fare dell’Europa una sua propria colonia”. Vede che l’unità dell’Europa sarà impossibile sino a che dall’Europa non sarà estirpato il “cancro abominevole” del fascismo “il quale- dice Turati- è e si vanta di essere l’anti Europa”. Vero. E vero ancora oggi. La finanza americana e anglosassone non vuole l’Europa perché vuole conservare il suo predominio. E perché l’Europa è in crisi? Anche perché si sta riformando il “cancro abominevole”. Non il fascismo tradizionale, certo. Ma il post fascismo che gli assomiglia, il razzismo, l’intolleranza, il separatismo localista, l’anti parlamentarismo e la anti politica, l’egoismo. E’ il nuovo cancro dell’Europa, da estirpare.
Al congresso di Firenze del 1947, campeggiava un enorme slogan. “Non c’è Europa senza socialismo, non c’è socialismo senza Europa”. Verissimo. Non ci sarà Europa se non tornerà la solidarietà e la politica solidale, che è l’essenza del socialismo. Non ci saranno le riforme socialiste vere in nessun singolo Paese europeo senza l’unità politica dell’Europa. Perché le riforme sono possibili soltanto in una Europa unita. Perché un singolo Paese che si metta di traverso contro lo strapotere dei mercati senza regole e senza morale sarebbe travolto. L’Europa può. Un singolo Paese europeo no. Non c’è socialismo senza Europa.
L’Europa l’hanno fatta la politica e i partiti. Generazioni di dirigenti socialisti e democristiani solidali tra loro si sono passate il testimone. Per i socialisti prima Turati, Leon Blum , Otto Bauer, Vandervelde, Kautski. Poi Nenni, Spaak, Mendes France, Mollet. Poi Craxi, Brandt, Mitterrand, Gonzales. Per i democristiani, De Gasperi, Adenauer, Kohl. Guardavano a un ideale prima che ai conti. E infatti, non dimentichiamolo, l’Europa ha una sua comune identità. Anche rispetto al resto dell’Occidente. In Europa, c’è lo Stato sociale e non la pena di morte. Negli Stati Uniti, esattamente il contrario. Saranno la politica e i partiti che hanno iniziato a costruirla, non gli economisti a salvare, con l’Europa, il nostro futuro. L’unità politica dell’Europa deve essere il primo impegno della sinistra italiana.
Il tema del momento è la mafia. Ma l’Avanti! ci racconta come la storia è cominciata. Ci ricorda che i grandi media, l’Italia che conta sono sempre pronti a dare lezioni. Ma nel momento decisivo non ci sono. E non sono mai pronti a fare una pur minima autocritica. Scrive l’Avanti! nel 1947. “Caduto il fascismo, cacciata la monarchia, la classe agraria, avendo perduto le sue ultime speranze separatiste sotto la protezione straniera, è portata a buttarsi allo sbaraglio. La mafia è di nuovo a sua disposizione. La mafia, armata di tutte le armi lasciate dalla guerra, batte i campi e le città, minacciando, intimidendo, provocando, uccidendo”. Nella primavera del 1948, durante la campagna elettorale, i compagni assassinati sono 35. “Cittadini- grida l’Avanti!- in breve tempo, 35 contadini e dirigenti sindacali sono stati freddamente assassinati da mafiosi assoldati dai latifondisti. Vogliono col terrore e col sangue frenare il moto del popolo siciliano per il rinnovamento economico e democratico della Sicilia”. Nel 1955, viene ucciso il compagno sindacalista Salvatore Carnevale. “La sera- racconta la mamma all’Avanti!- non usciva, rimaneva a casa per leggere e studiare. Diceva che i socialisti studiano e sanno cosa dire quando parlano”. L’Avanti! fa una grande inchiesta di prima pagina che contribuisce a scoprire gli assassini e i mandanti. Pertini accompagna mamma Carnevale a portare le prove ai magistrati. Di tutto ciò, il Corriere della Sera pubblica una notizia a due colonne nella settima pagina in basso, per un giorno. Poi più nulla. A combattere ci sono solo i partiti e i giornali di partito. Dove erano i grandi giornalisti, dov’è l’Italia che conta e che oggi continua a dare lezioni in un’orgia di retorica anti mafia? Nel momento decisivo, pensavano che la mafia fosse in fondo una garanzia di controllo sul territorio e di stabilità sociale: un tema cui poteva appassionarsi l’Avanti!, ma non il Corriere. La grande stampa alla fine si accorgerà del disastro. Ma troppo tardi e dopo che il contagio si sarà esteso anche al nord.
Il tema del momento è lo scontro tra la politica e la magistratura. Nel libro lo chiamo la guerra dei trent’anni. Una tragicommedia infinita. Come la mafia, un altro caso unico in Europa, perché in nessun Paese europeo due poteri dello Stato sono in conflitto da decenni. Attenzione, perché anche questi casi unici sono all’origine dello spread. La chiamo la guerra dei trent’anni perché è cominciata all’inizio degli anni ’80 ed è del 1987 la vittoria socialista che stabilisce con il referendum la responsabilità civile dei magistrati: uno dei tanti referendum disattesi e dimenticati. Ma non è Craxi a sollevare il problema. Nenni aveva già capito tutto nel 1964. Scriveva. “L’indipendenza della magistratura va assumendo forme che fanno di quest’ultima il solo vero potere, un potere insindacabile, incontrollabile e a volte irresponsabile”. Aveva già parlato chiaro e forte il presidente della Repubblica Pertini nel 1981. Lui, prima di Napolitano, aveva ricordato la Costituzione e l’Avanti! lo aveva ringraziato. “Importante- scrive l’Avanti!- appare la riaffermazione solenne della presunzione di non colpevolezza attraverso il richiamo non certo casuale alla Costituzione, là dove afferma che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Un richiamo che non sarà mai abbastanza sottolineato di fronte all’uso distorto che alcuni magistrati, e una parte consistente della stampa, fanno di atti preliminari al processo istituiti, come è il caso della comunicazione giudiziaria, a fini garantisti, ma divenuti in realtà impietosi strumenti di discredito e di condanna preventiva”. 1981, trentun anni fa!
Il tema del momento è la legge elettorale. I nostri vecchi dicevano che le teste si spaccano o si contano. Ma che bisogna contarle onestamente. Non è possibile accettare a cuor leggero che una testa valga due e un’altra zero. Prima di abbandonare il proporzionale con giochi delle tre carte all’italiana bisogna pensarci cento volte. Lo ha abbandonato la legge fascista Acerbo del 1923, che ha condannato al carcere e all’esilio una generazione di democratici. Ma che era meglio del Porcellum. Lo ha abbandonato la legge Scelba del 1953, che ha indignato la sinistra dei nostri padri fondatori, che è passata alla storia come legge truffa, che ha provocato i morti in piazza, ma che era immensamente meglio delle leggi elettorali della seconda Repubblica. Una sinistra senza memoria ha accettato tutto. Per la governabilità e la stabilità. Per la governabilità e la stabilità che ci hanno portato al punto in cui siamo. Attenzione. Il premio di maggioranza è quasi unico al mondo. Esiste solo in Grecia, e non è un bel segnale. Attenzione. Se la democrazia è al suo minimo storico di credibilità è anche perché le teste non si contano più onestamente e perché di conseguenza i cittadini non vanno a votare, o votano scheda bianca, o votano costretti e disgustati col naso turato, per il meno peggio. Bisogna contare onestamente, ma anche semplicemente contare. Se si conta, si scoprono le menzogne della seconda Repubblica. Menzogne da regime. Vi dico una cosa che ha strabiliato anche me. Hanno riscritto la storia e ci hanno fatto credere che la coalizione Craxi,Forlani, quadripartito abbia perso le elezioni nel 1992 e sia stata di conseguenza delegittimata. Ci hanno fatto credere che il voto popolare abbia invece legittimato le coalizione vincenti dell’ultimo ventennio. Ma non è vero. Bisogna contare. Il quadripartito delegittimato e sconfitto secondo i media nel 1992 ha preso più voti di quanti Prodi e Berlusconi abbiano mai preso. Il quadripartito sconfitto nel 1992 ha ottenuto due milioni di voti in più del Berlusconismo trionfante nel 2008. Contare e contare onestamente è il primo argine alla anti politica.
Oggi c’è confusione e incertezza sulle alleanze, ma la storia indica la via. Abbiamo avuto le grandi stagioni di libertà e progresso quando la sinistra riformista si è alleata al centro democratico, isolando gli opposti estremismi e le opposte irrazionalità di sinistra e di destra.
Turati e Giolitti nel primo decennio del ‘900 non hanno potuto giungere a una alleanza formale di centro sinistra, ma si sono capiti e hanno costruito la belle epoque italiana. Una stagione felice, travolta dalla guerra. Una guerra causa del confuso magma ribellista che ha originato fascismo e comunismo.
Il centro sinistra degli anni ’60 e oltre, costruito da Nenni, Saragat e Moro, ha prodotto tutte le conquiste e le riforme ancora oggi esistenti: scuola media unica, assistenza sanitaria per tutti, pensioni, statuto dei lavoratori, decentramento dello Stato, diritti delle donne, divorzio e aborto, rinnovamento del costume. Allora i comunisti dicevano che era troppo poco e votavano contro. Oggi, si pensa che sia troppo. Il centro sinistra e Nenni sono stati travolti da un altro magma ribellista, quello del 1968, dal terrorismo, dalla eversione rossa e nera.
Il centro sinistra degli anni ’80 e il governo Craxi hanno prodotto l’ultima nostra stagione di progresso che oggi viene rimpianta. Travolta dal magma ribellista del nuovismo anti partitocratico e da Mani Pulite. Il peggiore. Perché se quella del 1992-94 è stata una rivoluzione, è stata l’unica rivoluzione della storia soltanto distruttiva, assolutamente priva di un progetto. E infatti ha distrutto la prima Repubblica senza costruirne un’altra, ha creato per l’Italia il ventennio perduto, quello del degrado economico, politico e morale. Il tunnel al termine del quale troviamo oggi la bancarotta del paese e la ridicolizzazione della politica.
Il magma ribellista è la maledizione italiana e si ripropone continuamente, a distanza di decenni. Nel 1992, lo hanno cavalcato gli ex comunisti ed ex fascisti, poi Di Pietro, adesso Grillo. Nenni diceva. Il y a touyours un pure plus pure qui t’epure. C’è sempre un puro più puro che ti epura. Ed è così. Anche Lenin , per una volta, ha visto giusto. Diceva. La storia, quando si ripete, da tragedia diventa farsa. Infatti siamo al grillismo.
Il ventennio perduto iniziato nel 1992 ha bruciato il futuro di una generazione. Ma ancora una volta i socialisti e l’Avanti! hanno capito forse più degli altri. Un tema del momento sono le rivelazioni sugli americani e Mani Pulite. Ma l’Avanti! già allora scriveva che, finita la terza guerra mondiale tra Est e Ovest, il potere economico, partendo dagli Stati Uniti, intendeva ridimensionare la politica e i partiti. La rivoluzione liberista lanciata in California voleva non solo lo Stato minimo, ma anche la politica minima. Privatizzata l’economia, si voleva la privatizzazione anche della politica. E’ il titolo di un mio libro. E ci siamo arrivati. Soprattutto in Italia. Occhetto e i comunisti festeggiavano la “gioiosa macchina da guerra” che pensavano avrebbe vinto le elezioni. L’Avanti! titolava invece “un ’68 alla rovescia”, perché già vedeva che la rivoluzione in atto era liberista e individualista, il contrario del ’68. Infatti ha portato a un ventennio dominato dalla destra, da Berlusconi e dagli ex fascisti. L’Avanti! titolava anche “golpe strisciante”. E indicava le componenti golpiste. Molto diverse e conflittuali tra loro, ma convergenti nell’obbiettivo di liquidare la prima Repubblica. Sono state qui sino al disastro finale. E ancora sono qui, a strepitare e dare lezioni. “Tornano a muoversi i fascisti- scriveva l’Avanti!- che decenni di democrazia hanno ridotto al silenzio ma non cancellato. Si muove quella parte del potere economico che considera finito il ruolo di mediazione dei partiti e dei sindacati e vuole governare direttamente (Passera ci è arrivato). Si muovono quei settori dei corpi statali mai pienamente conquistati alla egemonia della politica sulla burocrazia (adesso i burocrati fanno i ministri). Si muovono le forze localiste disgregatrici, che vedono giustamente nei partiti storici il cemento dell’unità nazionale. Si muove quella parte della tradizione ecclesiastica che vuole riprendere direttamente il controllo sulla società civile, senza più la mediazione del partito cattolico, sì, ma laico, costruito da De Gasperi. Si muove il rivoluzionarismo post sessantottino, galvanizzato dalla possibilità di aggredire, cavalcando mode nuove, un avversario antico. Si muovono i vetero comunisti, spinti dal complesso di Sansone (crollata l’ideologia comunista e il PCI, crollino tutti i partiti e il mondo partitocratico intero”.
La domanda, del momento è: il golpe strisciante è stato aiutato dagli americani? Certo, una immensa ragnatela di intercettazione copre tutto il mondo, può registrare qualunque telefonata e penetrare qualunque computer. Non è NATO, ma solo anglosassone (nasce dal patto Ukusa tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda). La rete si chiama Echelon ed è coordinato dalla National Security Agency. Ha 21 centri di ascolto in tutti i continenti. Nella sua sola sede centrale, a Fort Meade, occupa 92.200 militari e 29.000 civili. Si è disinteressata all’Italia e a Mani Pulite? Ciascuno può ragionare e dare la sua risposta. Certo, il capo della CIA di allora, James Woolsey, ha dichiarato testualmente nel 2000. “L’industria americana non vince contratti internazionali con le tangenti. Lo stesso non è altrettanto vero per i comportamenti dei nostri amici e alleati. Noi li abbiamo spiati in passato. E io spero che il governo degli Stati Uniti continui in futuro a spiare contro la corruzione”. Woolsey faceva la morale. Ma la grande finanza faceva gli affari, perché ha comprato per quattro soldi il sistema industriale italiano distrutto da Mani Pulite.
La storia dunque dà le risposte sui temi più scottanti di oggi. Ne ho ricordato alcuni, ma ce ne sono molti altri. Uno per uno, città per città, possono essere al centro di dibattiti per i quali sono disponibile, possono aggregare intorno al nostro piccolo partito amici, interlocutori e socialisti dispersi sotto tutte le sigle. C’è da riempire un vuoto enorme, perché una intera generazione non sa cosa sia il socialismo ed è urgente raccontarglielo, prima che sia troppo tardi. Prima che si dimentichi che in Italia ed Europa non c’è stata battaglia di libertà e giustizia che non sia stata combattuta dai socialisti e dal loro giornale. Molto spesso avanti di decenni sui tempi. Così che la storia ci ha dato sempre ragione.
Non è un problema solo dei socialisti. C’è bisogno di far sapere ai giovani cosa sono stati la politica e i partiti con la P maiuscola. Tutti i partiti.
C’è bisogno di far capire che se vogliamo una moneta europea dobbiamo volere anche una politica europea, che è fatta dai partiti radicati nella storia e appartenenti sino in fondo alle grandi famiglie politiche europee.
C’è bisogno di spiegare che la politica italiana ha una unicità ormai impensabile non solo in Europa, ma persino in Sud America. Non esistono nelle democrazie i partiti personali. I Berlusconi, i Di Pietro, i Grillo sono unicità italiane. E anch’esse unicità che aumentano lo spread.
C’è bisogno di mettere a tacere gli analfabeti politici i quali sostengono che destra e sinistra sono concetti obsoleti, che la divisione è oggi tra nuovo e vecchio. In una settimana, fortunatamente, chiunque ha visto le convenzioni repubblicana e democratica negli Stati Uniti. Chiunque ha toccato con mano cosa è la destra e cosa la sinistra nel Paese più moderno, che precede il resto del mondo.
Ho fatto un lavoro enorme di ricerca e documentazione. Mi ha incoraggiato il presidente Napolitano e credo non per caso. Perché è ormai un socialista riformista e un socialdemocratico. Sulla copertina del libro, c’è un suo giudizio generoso. “Non dubito- ha scritto- che questo libro susciterà grandissimo interesse e approvazione, stimolando vuoi memorie personali e collettive, vuoi riflessioni sulle molte incognite della politica italiana in questa sua fase, per molti aspetti insolita. Mi compiaccio con te per avere immaginato e portato a termine questa tua fatica”. Lo ringrazio e osservo, a proposito della contrapposizione ossessiva, tutta italiana, tra nuovo e vecchio, tra giovani e anziani, una realtà obbiettiva. I due presidenti più anziani sono stati Pertini e Napolitano. Ma sono anche i due che hanno salvato l’Italia da un baratro prendendola per i capelli. E’ un caso? Non credo. Sono i due presidenti cresciuti alla scuola della politica e dei partiti, appunto, con la P maiuscola.
Questo libro aiuterà dunque, spero, i giovani a capire cosa è stato e cosa ancora può essere il socialismo. Attenzione però. Il socialismo è idee, razionalità, ma prima ancora è cuore. Lo ha scritto Edmondo De Amicis, che di cuore se ne intendeva e che era un fedele collaboratore dell’Avanti! Lo ha scritto parlando di una parola (“compagno”)“, della quale la sinistra italiana oggi quasi si vergogna. “Solo l’operaio che s’ode chiamare ‘compagno’ dallo studente, il signore che si sente dare quel nome dal povero, il dotto a cui lo dice l’uomo incolto, il giovinetto a cui lo dice il vecchio; solo colui che giunto in una città sconosciuta si ode chiamare ‘compagno’ da cento giovani mai veduti; questi soltanto, noi soli, possiamo sentire e comprendere la poesia e la forza, che questa parola racchiude. Questa parola ‘compagno’, che ha acquistato un senso nuovo in tutte le lingue europee è per noi un argomento di conforto e di gioia. Quando pure la vecchiaia o l’infermità ci condannasse nei nostri ultimi anni a essere soldati disarmati e inoperosi all’idea che si splende nella mente, questa parola ci rimarrebbe sempre nell’anima, come l’espressione del più alto stato a cui la nostra coscienza e la nostra vita di uomini e di cittadini si siano sollevate. E all’ultima nostra ora, il nostro sguardo cercherà un amico, uno almeno, al quale possiamo dire ancora una volta ‘compagno’ come nei nostri bei giorni di lavoro e di battaglia”. C’è retorica nelle parole di De Amicis? Anche. Ma nell’Internazionale socialista ci si chiama ancora compagni. Quando la sinistra italiana riscoprirà cosa vuol dire compagno, quando si riapproprierà della sua storia, riprenderà anche in Italia il suo cammino.                 
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28 agosto 2012 2 28 /08 /agosto /2012 08:48
GRILLO. DEL BUE:SI STA FORMANDO IL POLO DELL'INSULTO
lunedì 27 agosto 2012
"Si sta formando in Italia una nuova aggregazione politica di stampo populista".E' quanto scrive in una Nota Mauro Del bue, della segreteria nazionale del Psi.
"In comune - prosegue Del Bue - i soggetti che ne fanno parte non so se abbiano un programma, ma hanno certamente un lunguaggio: quello fondato sull'insulto. Parlo, com'è ovvio, dell'abbinata Grillo-Di Pietro. Il primo è nato col famoso Vaffa e poi corroborato con deliranti aggressioni verbali sfociate nell'ultimo "fallito e piduista" dedicato a Bersani. L'altro è nato col Piemme dal culto delle manette, durante l'offensiva di Mani Pulite, poi inserito in politica grazie a D'Alema nel collegio blindato del Mugello, ministro dell'Ulivo e dell'Unione, resuscitato da Veltroni con l'apparentamento concessogli in esclusiva del 2008 e contemporaneamente negato ai socialisti e ai radicali, e oggi in combutta col primo per succhiare voti al Pd. Bersani ha ragione. E meno male che l'ha capita.
Nè l'uno nè altro - sottolinea l'esponente socialista - appartengono alla storia e ai valori della sinistra, alla quale invece appartiene Vendola, nè tanto meno a quella riformista, alla quale invece Vendola non appartiene. Dio ci scampi dal governo del Polo dell'insulto, che ostenta disprezzo e aggresività contro tutti coloro che non la pensano come lui. E' in fondo quell'area giustizialista alla quale ha fatto riferimento Luciano Violante (citando anche Il Fatto quotidiano) e di giustizialismo il convertito (onestamente) Violante se ne intende. Il Polo dell'insulto - è incompatibile col centro-sinistra che deve invece fondarsi sui valori della tolleranza e del rispetto per l'avversario. E deve usare il linguaggio della concretezza e della speranza. E poi anche perchè la politica dell'insulto, greve e volgare, finisce sempre per scontrarsi con la logica della democrazia e per metterla in discussione. Bersani coglie nel segno, dunque, quando dà del fascista a Grillo e con lui anche a Di Pietro, che gli risponde paragonandolo a un asino. Noi non abbiamo mai avuto dubbi sulla radice politica del dipietrismo, della quale il grillismo è solo un'estrema conseguenza.
E plaudiamo contenti - conclude Del Bue - al fatto che il segretario del Pd ci abbia ancora una volta dato ragione".
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24 agosto 2012 5 24 /08 /agosto /2012 16:02

120° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori

partito-dei-lavoratori.jpgSuccesso della manifestazione del Gruppo di Volpedo per il 120° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori a Genova: basta con la contrapposizione tra società civile e politica.
La manifestazione del Gruppo di Volpedo per il 120° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori a Genova si è conclusa con l’impegno di sviluppare le riflessioni politiche di un intenso confronto ravvicinato e a distanza tra quasi tutte le componenti della sinistra e dei progressisti italiani. Alla lettera invito del Gruppo di Volpedo hanno dato riscontro non formale o diplomatico Nencini (PSI), Salvi (Socialismo 2000-FdS), Bersani (PD), Diliberto (PdCI-FdS) e Vendola (SEL). Messaggi sono pervenuti dal Capo dello Stato, il Presidente Giorgio Napolitano e dai Sindaci di Genova, Marco Doria, e Milano, Giuliano Pisapia. Nel dibattito che ha seguito la relazione introduttiva di Felice Besostri si è registrata una significativa consonanza con gli esponenti delle fondazioni del movimento sindacale Giorgio Benvenuto della Buozzi e Carlo Ghezzi della Di Vittorio, del Network per il Socialismo Europeo, Lanfranco Turci, dell’on. Paolo Bagnoli della Colorni di Firenze e di Anna Falcone, di Sinistra e Futuro e, in conclusione, di Andrea Ermano, il direttore dell’Avvenire dei Lavoratori di Zurigo che quest’anno festeggia il suo 115° anno. La manifestazione con l’intervento di Stefano Carluccio, direttore responsabile dell’Avanti! , ha reso pubblico il nuovo assetto proprietario della storica testata socialista, condivisa da Critica Sociale e il Gruppo di Volpedo. Le lettera programma di Rino Formica, il direttore politico del giornale ha indicato le linee politiche della pubblicazione al servizio di una sinistra espressione del socialismo largo ed europeo e che nel mondo del lavoro e del sindacato ha i suoi interlocutori e destinatari principali. Dal dibattito e dall’impegno per il futuro non sono rimasti estranei i compagni, che non hanno potuto, come avrebbero voluto, essere presenti come Emanuele Macaluso, Giuseppe Tamburrano, della fondazione Nenni, Enrique Baron Crespo, socialista spagnolo, Walter Suter, del PSS e Carlo Tognoli. Con i loro interventi i giovani Stefano De Bartolo, del Circolo La Riforma, Ottavio Herbstritt della Lega dei Socialisti di Livorno e Alessandro Porcelluzzi del Network per il Socialismo Europeo sono stati plastica testimonianza che il socialismo è già futuro. I coordinatori Dario Allamano, Luigi Fasce e Giorgio Brero, che hanno assicurato l’organizzazione e la conduzione della manifestazione, sono stati incaricati di predisporre la bozza del documento per dare seguito al convegno e che sarà sottoposto, oltre che ai circoli del gruppo di Volpedo a tutti i circoli e associazioni, che hanno dato adesione alla manifestazione: punto politico fermo è la necessità per tutta la sinistra italiana, area socialista, SEL e settori della Federazione della Sinistra di ricomporsi nell’ambito del socialismo europeo per proporre al PD un’alternativa di governo, con scelte programmatiche nette, presupposto di ogni alleanza elettorale e di governo, anche con altre forze. Il Gruppo di Volpedo intende essere tra i promotori di Stati Generali della Sinistra Italiana, punto di partenza di nuove forme di cooperazione paritaria tra partiti e movimenti, associazionismo di base e iniziative civiche e referendarie: basta con la contrapposizione tra società civile e politica. Una società civile che rifiuta la politica non è né civile, né democratica e, quindi, non fa parte, di possibili alleanze progressiste.

http://www.melogranorosso.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=294:120-anniversario-della-fondazione-del-partito-dei-lavoratori&catid=27:documenti&Itemid=313

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22 agosto 2012 3 22 /08 /agosto /2012 07:23

Socialismo non è solo un nome

 

« Nomina sunt conseguentia rerum: un antico detto filosofico. Insomma il nome non è separabile dal contenuto che esso esprime.
Non lo capiscono molti del PD – anche di quello “fassiniano” come Gualtieri – i quali come il baffetto di ferro, si arrampicano sugli specchi sul tema del socialismo rivendicando la sua confluenza in un generico ed indeterminato progressismo figlio di nessuno.
Sappiamo che il PD si è fondato su una traballante intesa tra i democristian-prodiani e i postcomunisti che vivono un complesso di colpa verso il socialismo. Non che tutti i compagni provenienti dal PCI vivessero questo complesso di colpa.

Di certo non lo vivevano gli ex sindacalisti come il grande Bruno Trentin (“voglio morire socialista”) o compagni serissimi come Gavino Angius, un ex berlingueriano convinto assertore della identità socialista della sinistra ed oppositore del concetto vuoto di “sinistra senza aggettivi”. Faccio due esempi eminenti, ma vi sono molti compagni provenienti dal PCI che la pensano allo stesso modo.
E’ piuttosto quel corpo centrale dell’apparato (berlingueriano, poi occhettiamo e poi ancora o dalemiano o veltroniano) che ha visto nel rapporto con i post-dc piuttosto che con i socialisti l’asse centrale della loro politica. L’Ulivo è frutto di quell’atteggiamento ed anche il PD.
Fatto è che molti ex PCI , dopo il 1989, hanno guardato agli Stati Uniti piuttosto che all’Europa (erano profondamente ignoranti in tema di socialdemocrazia). E questo fu il tratto d’unione con Prodi che vagheggiava un Ulivo mondiale guidato da Clinton il più grande deregolatore dei mercati finanziari (dei suoi meriti scopatori non possiamo parlarne qui) che ha spalancato porte e finestre al mercato delle vacche dei derivati. Con l’aiuto di Tony Blair. Il suo consigliere Giddens parlava di morte del socialismo non solo quello reale ma anche di quello democratico (alla Bad Godesberg). Questa tesi della morte del socialismo andava a pennello per D’Alema e Veltroni, e chiaramente per i democristiani dell’Ulivo. Peccato che quella si è rivelata essere la parte più degenerata del socialismo europeo. Al quale si possono imputare parecchie cose.

Ma non certo quello di essere stato coerentemente socialista. Anzi se c’è un torto del PSE (o meglio di una parte di esso) è proprio la incoerenza tra le politiche fatte e la tradizione socialista. Leggevo una intervista ad un leader storico del socialismo europeo e spagnolo, Felipe Gonzales, in cui c’è una critica dura a Zapatero per non aver modificato il meccanismo economico messo in piedi da Aznar (e che si è fondato su bolle speculative immobiliari e indebitamento privato) e che è alla base della crisi che oggi vive la Spagna. Un altro grande leader, il portoghese Mario Soares, disse che Tony Blair era una Thatcher Mascherata. Insomma da parte di quelli che furono leader socialisti negli anni 80, c’è una aspra critica al PSE degli anni 90 e 2000. Non a tutto: Jospin era cosa radicalmente diversa da Blair. Così i socialdemocratici svedesi o la sinistra della SPD. ED oggi c’è un profondo ripensamento in corso in seguito alla crisi. C’è pure nel PD in gente come Fassina, ma sempre con la prudenza di non pronunciare mai il nome socialismo. Sui contenuti più autentici del socialismo democratico mi sono soffermato più volte. Posso solo dire che esso non si riduce certo al Welfare, ma punta a trasformare profondamente ed in modo democratico (e nella libertà) i rapporti di potere nella economia e nella società capitalistica.

Come diceva il compagno Paolo Bagnoli, il socialismo democratico è socializzazione del potere come percorso di emancipazione sociale e di liberazione umana. Il welfare è un pezzo di esso, come lo è l’economia mista, la programmazione, la democrazia economica. Tutte insieme svolgono quella funzione emancipatrice. E qui sta la differenza tra socialismo e altre forme spurie di progressismo. Queste ultime – liberal-sociali o democristiane (cosa diversa dai cristiani-socialisti come Delors o Carniti) , vedono nei concetti di giustizia e solidarietà (lo metteva bene in evidenza Massimo Salvadori) non un movimento emancipatorio dal basso tramite un lotta di classe concepita e praticata in forme democratiche, civili e razionali (lotta di classe non confinata ai lavoratori manuali ovviamente) per modificare assetti strutturali di potere, ma un movimento dall’alto verso il basso – la solidarietà per garantire la governabilità sociale senza intaccare i meccanismi strutturali che provocano ingiustizia ed esclusione.
Di qui l’impossibilità di costruire un progressismo vago e senza bussola.
Insomma senza una chiara scelta socialista non c’è sinistra che tenga. Naturalmente questo ragionamento vale anche per quei partiti socialisti che hanno preso sbandate neoliberali, ma vale soprattutto per il PD.

Peppe Giudice

tratto da:
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9 agosto 2012 4 09 /08 /agosto /2012 09:01

 

PSI-simbolo-2012.jpg

   Sezione di Montella

  “Ferdinando Cianciulli”

 Speriamo che ce la caviamo

 Due giorni dopo il nostro insediamento nel 2005, il 22 aprile, tra i primi atti amministrativi ci fu la delibera n° 99 per fissare la indennità di carica dei componenti della Giunta Comunale. In quella circostanza la Segretaria Comunale sottopose alla nostra attenzione un problema che si stava andando a verificare. Dal momento che 5 componenti su 7 della nuova giunta erano lavoratori autonomi, avrebbero percepito una indennità di carica intera rispetto ai componenti della giunta precedente i quali essendo lavoratori dipendenti e continuando a percepire il proprio stipendio, avevano diritto ad una indennità dimezzata. Ciò avrebbe comportato un notevole aumento dei costi sostenuti dal Comune. Non furono necessarie attese, riunioni o discussioni, gli amministratori interessati (il Vice Sindaco Carmelina Chiaradonna, e gli Assessori Giuseppe Volpe, Carlo Giannone, Renato Pizza ed il sottoscritto) in quella stessa seduta rinunciarono al 50% della propria indennità. Le indennità lorde furono così individuate: Sindaco € 1.394 – Vice Sindaco € 697 – Assessori € 627. Tale indennità, che al netto si riduceva notevolmente, era utilizzata a minima copertura delle spese sostenute per svolgere la nostra funzione istituzionale, e per quanto riguarda noi assessori socialisti (ai quali si aggiunse il compagno Remigio Ciociola subentrato al dimissionario Renato Pizza) anche a sostenere mensilmente le spese per la gestione della attività politica e della sezione del nostro partito. Tale iniziativa, per altro mai vantata, fu considerata una esibizione da parte dei componenti della opposizione di Montella Libera che per voce del loro capogruppo in consiglio, l’architetto Salvatore Palmieri, cercarono di svilire la nostra iniziativa affermando in Consiglio “che nessuno ci avrebbe fatto la statua per ringraziarci”. Difatti non cercavamo il riconoscimento di alcuno, era soltanto il gesto responsabile di amministratori ai quali era stato richiesto un atto al quale non erano obbligati per il bene del bilancio del Comune. Non ci siamo mai sentiti degli eroi, né tantomeno ci siamo sentiti di approfittare di denaro pubblico percependo le nostre indennità ridotte. Del resto è nello spirito della legge quello di individuare una indennità per gli amministratori a parziale copertura del sacrificio economico affrontato, ma soprattutto per dare la possibilità a tutti, anche a coloro che non hanno una solidità economica sufficiente, di poter offrire il proprio contributo come amministratore.

Nella successiva campagna elettorale, l’ultima, nel giugno del 2009, in piena crisi economica nazionale, nel pieno di un attacco mediatico alla Casta politica ed ai costi della politica, il candidato a Sindaco Ferruccio Capone chiude la campagna elettorale con un colpo di scena efficace: “Noi di Montella Libera rinunceremo alle nostre indennità di amministratori!”. Sicuramente sarà stato uno dei motivi fondamentali che ha indotto il 23% circa dell’elettorato che lo ha votato, a sostenerlo. Quella dichiarazione in quel momento storico per la politica locale e nazionale voleva segnare un distacco netto con il “Vecchio sistema politico, Medievale e clientelare che aveva portato solo marciume”. Probabilmente neanche tutti i suoi candidati erano a conoscenza di questa iniziativa e probabilmente qualche malumore interno lo procurò se ci vollero ben 5 mesi per arrivare alla delibera di giunta di rinuncia (17 novembre). Le indennità rinunciate, per un importo di circa € 250.000, non hanno rappresentato un risparmio per i costi della politica in quanto sono state comunque trasferite al Comune di Montella e destinate a scopi e ad interventi non completamente noti e precisati.

Improvvisamente nel luglio del 2012 (determina n°105 del 19-07-2012 del Settore Economico-Finanziario) gli amministratori, dopo 3 anni scoprono che svolgere il compito al quale sono stati chiamati costa sacrifici e che la vita amministrativa non è un hobby a tempo perso, come semmai qualcuno di loro aveva immaginato. Per questo motivo decidono di prendere, e dico io legittimamente, la propria indennità di carica, e lo fanno anche in maniera retroattiva a partire dal primo gennaio 2012.

Alla luce di questa decisione si fa difficoltà a leggere le parole del Sindaco pronunciate nel Consiglio Comunale del 4 agosto 2009, quando interpellato in merito alla promessa rinuncia alla indennità che non arrivava ancora, lo stesso Sindaco dichiarava: “La rinuncia alla indennità di carica è stato un nostro impegno e resterà un nostro impegno……Noi siamo persone di parola, non abbiamo due facce, sappiamo rispettare i nostri impegni!”………….

Oggi francamente non capisco il comunicato della amministrazione comunale per annunciare che gli amministratori percepiranno, in maniera retroattiva dal primo gennaio scorso, la indennità prevista. E’ un loro diritto, nessuno glielo ha mai contestato. Probabilmente è il tentativo, mal riuscito, di giustificazione di chi sa di aver tradito un patto preso con il popolo di Montella, e con i propri elettori in particolare. Se non riuscivi più ad obbligare al rispetto del patto i tuoi amministratori, almeno tu Signor Sindaco, che lo hai sottoscritto, avresti potuto continuare a rispettarlo.

Il fatto grave, a mio modo di vedere, non è prendere la indennità di carica, il fatto grave è aver puntato l’indice inquisitore contro chi l’ha ricevuta in passato facendo il proprio dovere, il fatto grave è aver “drogato” un bilancio che pensava di poter contare su circa 100.000 euro all’anno per interventi imprevisti sui quali non potrà più contare, il fatto grave è stato aver utilizzato questo escamotage populistico e demagogico per conquistare consensi elettorali. Ma questa non è l’unica promessa fatta in campagna elettorale con gli elettori e non mantenuta………

Con la determina n°105 succitata, le indennità per gli amministratori dell’attuale maggioranza sono state così determinate:

Sindaco € 2.434;

Vice Sindaco € 1.217;

Assessori con indennità piena perché lavoratori autonomi n°3, € 1.095;

Assessori con indennità dimezzata perché lavoratori dipendenti n°2 € 547.

Alla fine del proprio mandato l’attuale maggioranza sarà costata ai contribuenti circa € 500.000 (1 miliardo delle vecchie lire), di questi soldi i componenti della Giunta Comunale percepiranno circa € 250.000.

Mai nessuna amministrazione della storia di questo Comune era costata tanto ai contribuenti.

Mai nessuna Giunta ha percepito in passato un monte di indennità così elevato.

Buona fortuna Signor Sindaco, quando la speranza svanisce è proprio il caso di affidarsi alla fortuna.

Noi, cittadini di Montella, speriamo che ce la caviamo……….

 

http://psimontella.over-blog.it/

 

 

Salvatore Cianciulli

Consigliere Comunale del Partito Socialista Italiano

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9 agosto 2012 4 09 /08 /agosto /2012 08:55

DOVE C’E’ “CASTA” C’E’ ITALIA…
Gaspare Serra
(PILLOLE DI SPENDING REVIEW)

N° 1 - IL COSTO DELLA REPUBBLICA


Quanto costano i “Palazzi” del Potere?
Quanto costa agli Italiani mantenere un tanto pletorico quanto ipertrofico apparato politico-istituzionale?
Che la (Casta) politica italiana sia la più costosa d’Europa (probabilmente tra le più dispendiose al mondo!) è un fatto notorio…
L’ITALIA, rispetto agli altri paesi europei, SPENDE in media IL 30% IN PIU’ PER I COSTI DELLA POLITICA.
Per l’esattezza (dati Uil):
- OGNI CONTRIBUENTE DESTINA AL MANTENIMENTO DELLA macchina della REPUBBLICA circa “646 EURO” L’ANNO;
- e I COSTI DELLA POLITICA ITALIANA (diretti e indiretti) AMMONTANO A circa “24,7 MILIARDI” DI EURO (cifra, per intendersi, pari al 2% del Pil nazionale e ad oltre il 12% dell’intero gettito Irpef!).
Più in dettaglio (secondo quanto emerge dai rapporti sui costi della politica presentati da Uil e Confindustria):
- GLI ORGANI DELLO STATO centrale (Presidenza della Repubblica, Camera, Senato, Corte Costituzionale, Presidenza del Consiglio e Ministeri) COSTANO ai cittadini “3,2 MILIARDI” DI EURO l’anno (in media, 82 euro per ogni contribuente!);
- le quattro più alte Istituzioni dello Stato (QUIRINALE, SENATO, CAMERA E CONSULTA) pesano sulle tasche degli Italiani per “2,2 MILIARDI” DI EURO;
- il solo funzionamento della PRESIDENZA DEL CONSIGLIO (dati 2011) comporta spese per “477 MILIONI”;
- i costi per il funzionamento dei MINISTERI (dati 2011) ammontano a “226 MILIONI”;
- per gli Organi di REGIONI, PROVINCE E COMUNI (Giunte e Consigli) si spendono “3,3 MILIARDI” (ossia 85 euro per contribuente!);
- ed Organi quali la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato, il CNEL, il CSM ed il Consiglio Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia pesano sul bilancio dello Stato per “529 milioni” di euro.
Spulciando i conti delle due Camere, poi, si scopre che:
- dal 2001 al 2011, il bilancio della CAMERA DEI DEPUTATI è salito da 749 milioni di euro ad oltre “1 MILIARDO e 70 MILIONI”;
- mentre il bilancio del SENATO DELLA REPUBBLICA è passato da 349 milioni nel 2001 a “603 MILIONI” nel 2011.

Secondo la Banca d’Italia, in barba a ogni crisi, DAL 2001 AL 2010 LA SPESA PER LA PUBBLICA AMINISTRAZIONE E’ PASSATA (in rapporto al Pil) dal 48,1% AL 51,2%.

“Questo è il normale costo di ogni democrazia”, si sostiene…

Ma quanto è “normale” il fatto che IN FRANCIA L’ELISEO E IL PARLAMENTO COSTANO “900 milioni” di euro l’anno (MENO CHE LA META’ DELLE PARI ISTITUZIONI ITALIANE) e in Spagna soli “700 milioni”?
Come spiegare il fatto che IN SPAGNA IL CONGRESSO DEI DEPUTATI COSTA soltanto “100 milioni” (MENO DI UN DECIMO DI MONTECITORIO)???
Come dar conto del dato “impressionante” per il quale (fonte la Stampa, 30/01/2012) IL PARLAMENTO ITALIANO COSTA PIU’ DELLA SOMMA DEGLI ALTRI QUATTRO GRANDI PARLAMENTI NAZIONALI D’EUROPA (la Bundestaq, la Assemblée Nationale, la House of Commons e il Congreso de Los Deputados), i cui costi di funzionamento solo complessivamente ammontano a 3,18 miliardi di euro l’anno?!
Come giustificare il fatto che (sempre secondo la Stampa) OGNI CITTADINO ITALIANO SPENDE “27,15 EURO” l’anno SOLO PER mantenere LA CAMERA DEI DEPUTATI, mentre:
- uno francese 8,11 euro per la Assemblée Nationale (tre volte meno che in Italia);
- uno inglese 4,18 euro per la House of Commons (quasi sette volte meno);
- ed uno spagnolo 2,14 euro per il Congreso de Los Deputados (dieci volte meno)???
Cosa giustifica simili “sproporzioni”?
Delle due l’una:
a- o l’Italia vanta la classe dirigente “migliore” al mondo, che conseguentemente merita anche un trattamento “unico” al mondo (il che, non fosse per altro, si contraddice con la constatazione d’avere l’unica classe politica, al pari di quella greca, al contempo “commissariata” da un tecnico, “sfiduciata” dall’Europa e “screditata” da ogni agenzia di rating!);
b- oppure siamo di fronte alla più grande “truffa” orchestrata ai danni di un’intera Nazione da una vera e propria “Associazione politica a delinquere”!

Per quanto altro tempo tale odioso “spread” (tra il costo della politica italiana e d’oltralpe) sarà tollerabile???

LA DEMOCRAZIA HA certamente UN COSTO, tanto fisiologico quanto irrinunciabile…
MA LA POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO COSTI che definire “PATOLOGICI” è dir poco!

Il debito pubblico italiano ormai si attesta sui “2.000 miliardi” di euro, i conti dello Stato hanno più buchi di una gruviera (il pareggio di bilancio nel 2013 è solo un’ipotesi…), la finanza pubblica rischia il collasso (il debito pubblico ha superato quota 123% sul Pil, mentre molti enti locali rischiano il dissesto finanziario), la “stagflazione” è dietro l’angolo (una fase di pesante recessione coniugata ad una perdurante inflazione…).
In questo scenario l’aumento delle tasse per “far cassa” non è più una strada percorribile (la pressione fiscale italiana “effettiva” o legale, secondo gli ultimi dati della Confcommercio del luglio 2012, si attesta al 55%, facendo registrare un record mondiale!).
Prima di trovarsi costretti a metter mano al welfare ed alla spesa sociale, ovvero a tagli sulla “viva carne” delle persone (dai licenziamenti nel pubblico impiego alla cancellazione delle tredicesime…), è dunque un “dovere morale” per la classe politica mostrare un “sussulto di dignità”: provvedere da subito ad un taglio netto della spesa pubblica “parassitaria”!
In Italia è proprio la politica il principale terreno fertile per “sprechi e privilegi”.
Per tutto questo TAGLIARE I COSTI DELLA POLITICA E LA SPESA PUBBLICA IMPRODUTTIVA NON E’ PIU’ UN’OPPORTUNITA’ BENSI’ UNA NECESSITA’ per il Paese!

LA CRISI economica e finanziaria NON HA CAUSE ESCLUSIVAMENTE ENDOGENE, essendo legata a filo stretto alla capacità di autoriformarsi dell’Europa ed alle strategie occulte della speculazione internazionale.
MA SULL’ITALIA PESA, diversamente o più che in altri paesi, anche L’INSOPPORTABILE FARDELLO di una classe dirigente inadeguata, DI UNA POLITICA “GATTOPARDESCA” sempre più obesa ed ingorda (praticamente un’“oligarchia insaziabile”!).

OGNI singolo CITTADINO PUO’ BEN POCO CONTRO LO STRAPOTERE DI CASTE consolidate, DI LOBBY coalizzate, DI POTERI FORTI ben radicati…
MA UN POPOLO CHE NON SENTE IL BISOGNO DI “INDIGNARSI” di fronte a insostenibili “sprechi” e insopportabili “privilegi”, che non mostra alcun moto di ribellione dinanzi all’autoreferenzialità, all’affarismo ed al professionismo politico di un’intera classe dirigente, E’ semplicemente UN POPOLO SENZA DIGNITA’!


(Gaspare Serra)
 http://gaspareserra.blogspot.it/  

 

Blog “PANTA REI”: http://gaspareserra.blogspot.it
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