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23 marzo 2012 5 23 /03 /marzo /2012 10:56

RIFORMA DEL LAVORO. NENCINI: UN BUON INIZIO. MA IL PARLAMENTO LA MIGLIORI

 

21/03/2012 - "Il Psi condivide la cornice nella quale si muove la riforma del lavoro promossa dal Governo Monti, soprattutto per la parte relativa alla predisposizione di nuovi ammortizzatori sociali e ai contratti di ingresso per i più giovani nel mercato del lavoro".
Così Il segretario njazionale del Psi Riccardo nencini commenta l'esito della trattativa tra Governo e parti sociali.
"Queste due proposte -prosegue il leader socialista - si inseriscono tra le priorità che i socialisti avevano segnalato al Governo: ridefinizione e semplificazione dei troppi contratti atipici esistenti, loro superamento attraverso l’assunzione a tempo indeterminato e allargamento degli strumenti di tutela per i precari".
Per Nencini. "La modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori nella parte relativa ai licenziamenti per motivi economici va invece corretta, ricorrendo anche al dibattito parlamentare. La nostra proposta è l’adozione del ‘sistema tedesco’: sceglie il giudice tra reintegrazione e risarcimento.
Appare infine grave l’assenza di un fondo destinato a sostenere progetti mirati all’assunzione dei più giovani.
Fondo che si sarebbe potuto costituire - conclude il segretario - con i proventi attinti dalla patrimoniale sulle grandi ricchezze"

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23 marzo 2012 5 23 /03 /marzo /2012 08:27

 

 

Udite udite!                               

 


«Liberal-socialista, ebbene ecco svelata l'identità del Partito Democratico e da fonte attendibile considerato che è proprio Eugenio Scalfari il vate ispiratore del Partito Democratico! Ora bisogna che ne siano informati Bersani e Veltroni, Bindi e Fioroni.

Scherzi a parte e parlandone seriamente, è che l'identità liberal-socialista rappresentata dal nostro “guru” così ben spiegata con dovizia di citazioni note a ben a pochi nominando persino Guido Calogero liberalsocialista senza trattino e, mancando la memoria, Aldo Capitini, laico gandhiano antesignano della “nonviolenza” e Ugo La Malfa, repubblican-mazziniano, cosiffatto il Pantheon del socialismo liberale, sarebbe ampiamente condivisibile dal GdV ma penso anche dal NSE, nella cruda realtà molto difficilmente dal PD.
Il Nostro con grande sicumera afferma “Assistetti a quella lunga giornata del Lingotto e nei giorni seguenti pensai a quali ne fossero i precedenti culturali e politici nella storia d'Italia. Mi vennero in mente Turati, Gobetti, il socialismo riformista dei fratelli Rosselli, il liberalsocialismo di Guido Calogero e infine Norberto Bobbio, Piero Calamandrei e Galante Garrone. Queste furono le patenti nobili del riformismo italiano che transitò assai brevemente nel Partito d'Azione ma segnò una traccia profonda nella cultura politica italiana che dura tuttora e che a mio avviso rappresenta (o dovrebbe rappresentare) l'identità profonda del Partito democratico.
E' del tutto evidente che il Nostro “opinion leader” confonde desiderio e realtà e dunque parla per quello che il PD “dovrebbe essere” per lui e non per quello che il PD è.
Purtroppo, in questo sta la psicopatologia dello Scalfari, ex azionista, appoggia il PD rinascente Partito d'Azione che non c'è, non esiste, anzi che rappresenta altro dai valori della laicità di Capitini, della libertà di Gobetti, dalla Giustizia di Calogero dell'Uguaglianza di Bobbio.
Concetti trasfusi armoniosamente nella nostra Carta costituzionale che prima i comunisti perché troppo socialdemocratica e ora i liberisti vorrebbero riscrivere perché troppo socialdemocratica.
Nell'attuale mondo reale il PD è ancora contaminato dalla cultura cattocomunista per cui sul versante del liberalismo è egemone il conservatorismo cattolico nei costumi e delle libertà individuali, (vedasi l'atteggiamento discriminatorio nei confronti dei Gay) con l'aggravante che sul versante della giustizia sociale de della difesa dei lavoratori il PD si è prostrato al pensiero unico neoliberista. Dunque tutto detto. Il vetusto Scalfari vaneggia il PD partito d'azione del tempo della sua gioventù.
Scalfari invece che vaneggiare sul partito che fu, invece di farsi la falsa domanda “Perché Vendola non entra nel PD ?” dovrebbe farsi la vera domanda, perché il PD non entra nel PSE?

Luigi Fasce
www.circolocalogerocapitini.it

Perché Vendola non entra nel Pd?

L'Espresso
L'Opinione di
di Eugenio Scalfari
Il Pd deve restare un partito liberal-socialista se vuole vincere. Ma nulla vieta che la quantità di latte e di caffè nella miscela possano cambiare. Per esempio, con l'ingresso di Vendola
(14 marzo 2012)
Domenica scorsa, in un articolo su "Repubblica", ho paragonato il Partito democratico a un cappuccino, non un frate ma la bevanda che è una gustosa mistura di latte e caffè. Ho aggiunto che il dosaggio può variare secondo le vicende congiunturali, ma né il caffè né il latte possono essere eliminati o ridotti a dosi impercettibili, altrimenti il cappuccino cessa di esistere. Poi mi sono scusato con i lettori per aver proposto un esempio pedestre per dare la maggior chiarezza possibile all'argomento.

Non immaginavo l'eco che quell'esempio ha suscitato. La mia posta elettronica in poche ore mi ha recapitato una quantità insolita di messaggi; altri sono arrivati via telefono o con lettere recapitate di persona. Quasi tutti gli interlocutori si dichiaravano d'accordo; qualcuno però - giustamente - mi ha chiesto di dare all'immagine del cappuccino uno sfondo culturale e politico. Raccolgo con piacere questa richiesta.

Quando il gruppo dirigente dell'Ulivo - l'alleanza elettorale e politica che si era raccolta attorno a Romano Prodi nel 2006 - incaricò Veltroni di dare sviluppo al nuovo partito del quale l'Ulivo costituiva il seme, le primarie confermarono quella scelta politica e quella candidatura con 3 milioni di voti. Era l'autunno del 2007, le elezioni generali erano state indette per la primavera e Veltroni espose al Lingotto di Torino il programma del nuovo partito che fu approvato con grande entusiasmo e all'unanimità.

Il programma era molto chiaro: vocazione maggioritaria, riforme strutturali di modernizzazione del sistema-paese, lotta contro ogni discriminazione, piena libertà religiosa, lotta contro le mafie, le lobby e i monopoli. Non sarebbe stato un partito post-comunista né post-popolare, ma riformista e innovatore. Giovani, donne e Mezzogiorno dovevano essere obiettivi di massima importanza. La cultura doveva rappresentare lo strumento-principe della modernizzazione, a cominciare dai partiti il cui ruolo era stato deformato dalla partitocrazia della prima Repubblica e dal populismo della seconda.

Assistetti a quella lunga giornata del Lingotto e nei giorni seguenti pensai a quali ne fossero i precedenti culturali e politici nella storia d'Italia. Mi vennero in mente Turati, Gobetti, il socialismo riformista dei fratelli Rosselli, il liberalsocialismo di Guido Calogero e infine Norberto Bobbio, Piero Calamandrei e Galante Garrone. Queste furono le patenti nobili del riformismo italiano che transitò assai brevemente nel Partito d'Azione ma segnò una traccia profonda nella cultura politica italiana che dura tuttora e che a mio avviso rappresenta (o dovrebbe rappresentare) l'identità profonda del Partito democratico.

Capisco che l'immagine del cappuccino non sia all'altezza di questi precedenti, ma è servita se non altro a suscitare riflessioni che credo utili per il proseguimento di quell'esperienza che conta soltanto quattro anni di vita.
Purtroppo negli ultimi tempi si sono levate alcune voci che contestano quell'identità e si riconoscono piuttosto nella "narrazione" di Nichi Vendola e nelle "declamazioni" di Antonio Di Pietro. Non sono iscritto al Pd ma ho votato alle primarie di quel partito e nelle varie elezioni politiche, europee e amministrative. Faccio un mestiere che mi induce a occuparmi della politica italiana con la maggiore oggettività possibile.

Ebbene: se Vendola si riconoscesse nell'identità del Pd e decidesse di farne parte per accrescere la dose di caffè in quel cappuccino, credo che sarebbe un fatto positivo. Caffè inteso come socialismo riformista. Ma il liberalsocialismo resta lo spirito di fondo d'un partito riformista, senza il quale si ripeterà l'esperienza della "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto e la sinistra italiana uscirà di scena per altri dieci o vent'anni.>

Tratto dal "Melogranorosso". http://www.melogranorosso.eu/

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20 marzo 2012 2 20 /03 /marzo /2012 08:59

 

 

BOBO CRAXI, IL PD OGGI CERCA IL SUO SPAZIO NEL SOCIALISMO EUROPEO

 

C’è vento di cambiamento sullo scacchiere internazionale: la partita siriana è ancora aperta e in India è stata estesa la carcerazione preventiva ai due marò italiani. All’estero però c’è anche chi, come il leader Pd Pierluigi Bersani, cerca un istante di respiro dagli affanni politico-giudiziari che nel Bel Paese stanno rosicchiando via il suo partito. Una boccata di ossigeno che arriva da un riavvicinamento a sorpresa verso antichi alleati, in un momento molto particolare e critico per il centrosinistra italiano. A discutere di tutti questi temi con l’Avanti!online è l’onorevole Bobo Craxi, responsabile Esteri del Psi e membro della III commissione permanente Affari Esteri e Comunitari alla Camera. 

A Parigi, Bersani ha partecipato a una manifestazione con Francois Hollande, rappresentante di spicco del socialismo europeo. È un segnale importante.

Il fatto che il maggior partito dell’opposizione, che rappresenta la sinistra in Italia, sostenga un candidato socialista in Francia per una vittoria dei progressisti in Europa è un fatto positivo. Può anche apparire scontato, ma emerge sempre più con evidenza che esiste all’interno del Pd una tendenza ad un rapporto quasi organico con la famiglia del socialismo europeo.

In che senso “organico”?

Organico nel senso che la scelta del Pd è quella di far parte della fotografia del socialismo europeo, una scelta in contraddizione col brusco stop che impresse Veltroni alla nascita del partito. Se si fa largo questa tendenza, noi socialisti dobbiamo prenderne atto positivamente, perché apre delle contraddizioni all’interno del Pd.

Si riferisce all’area “cattolica”?

Sì, sono spaccature ormai evidenti e probabilmente insanabili.

C’è una scissione in vista?

È quello che auspico. Le separazioni sono sempre un atto di chiarezza e onestà. Tutta la politica italiana nella Seconda Repubblica si è barcamenata attorno a questi leader politici (e ideologici) che definire “fragili” sarebbe un eufemismo. Il potere è un collante, ma non può essere un collante eterno.

Quella di Bersani è stata una scelta coraggiosa?

Più che coraggiosa, direi che è stata una scelta obbligata nelle condizioni date dalla politica europea. L’europeizzazione dei sistemi politici implica la riduzione sostanziale dei campi della politica. In Italia, la volontà di ridurre il peso dei partiti nella politica non cancella tuttavia gli orientamenti che sono dati dalle identità, e l’identità socialista nel campo europeo è prevalente.

Quindici parlamentari del Pd, guidati da Beppe Fioroni, hanno contestato questa iniziativa, definendola un «clamoroso errore». Perché questa ala del Pd ha paura dei socialisti?

Perché quest’ala non nasce progressista né socialista, ma è invece figlia purissima delle tendenze sociali che esistevano nella Democrazia Cristiana e che oggi possono rivivere benissimo nel centro cattolico che si va formando.

La “Primavera araba” ha spazzato via regimi che duravano da decenni. C’è un Paese però che sembra essere immune da questo vento di cambiamento: la Siria.

Credo che si sia molto equivocato sulla “scossa tellurica” avvenuta nel mondo arabo. Ci sono stati sicuramente cambi di regime che hanno spinto verso una apertura democratica delle società. Il caso siriano però è peculiare: è una nazione fermamente nelle mani di una casta politica e militare, che ha tenuto il potere per oltre quarant’anni e che oggi è aggredita da segmenti della società non necessariamente democratici ma sicuramente maggioritari sul piano religioso.

Bashar al-Assad è destinato a cadere?

Non è ancora chiaro quale sarà lo sbocco della crisi, che non si risolve soltanto con la cacciata di al-Assad. La Siria si prepara ad attraversare un lungo periodo di instabilità ed una lunga guerra civile che avrà delle conseguenze su tutta l’area Mediorientale. Il numero delle vittime fino a qui registrate rende difficile, se non impossibile, uno sbocco pacifico della crisi. In Siria si gioca una partita abbastanza decisiva.

Talmente decisiva che ben due risoluzioni di condanna del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sono state bloccate dal veto di Russia e Cina.

Ci sono evidenti debolezze sul piano internazionale. Non so fino a che punto potranno reggere i pesi attuali. Il conflitto si sta allargando, perché la Siria ormai è invasa da un flusso sempre crescente di profughi. Ed è chiaro che l’Onu non resterà a guardare ancora per molto tempo.

Situazione critica anche in India: è stata estesa per altri quindici giorni la carcerazione preventiva ai due marò italiani. Com’è stata gestita la crisi dal nostro governo?

Ci sono stati grossi ritardi di comunicazione e molti errori materiali. Diciamo anche un po’ di sfortuna. Siamo sicuramente di fronte a un precedente importante e grave, perché in India stanno calpestando le convenzioni internazionali. Bisogna attendere la fine delle elezioni in quella regione per capire se esiste un margine di negoziato diplomatico che prescinda da questo preciso momento storico della politica indiana. Mi auguro che si giunga a una conclusione ragionevole, cioè il giudizio di questi due militari italiani nel nostro Paese.

Raffaele d’Ettorre ( tratto dall'Avanti' online)

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16 marzo 2012 5 16 /03 /marzo /2012 17:27

La CGIL organizzi i funerali di Placido Rizzotto                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Da tante parti, trasversalmente da destra a sinistra, si propongono funerali di Stato per Placido Rizzotto.

Sono contrario per rispetto di Placido Rizzotto sindacalista e partigiano socialista. I funerali di Stato hanno un loro protocollo: vanno invitate una pletora di autorità civili, religiose e militari.

In vita Placido Rizzotto non frequentava prefetti, vescovi e generali. Dallo Stato non ha avuto né protezione prima, né giustizia poi.

Per quello che rappresenta simbolicamente Placido dovrebbe sopportare in prima fila la presenza del Presidernte della Camera Fini, già delfino di Almirante, o del Presidente del Senato Schifani, i cui amici siciliani non erano quelli di Rizzoto, invece che dei suoi compagni di sindacato e di fede politica.

Tra le alte cariche dello Stato soltanto Napolitano ci starebbe bene, ma Napolitano può partecipare anche a funerali organizzati dalla CGIL. Soprattutto siano funerali civili con le bandiere rosse del sindacato e dei suoi compagni socialisti: per loro ha perso la vita.

Felice Besostri (Da il "Melogranorosso.eu")

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16 marzo 2012 5 16 /03 /marzo /2012 16:18

 

IL PSI E L’AVANTI! HANNO VINTO LA LORO BATTAGLIA: SI’ AI FUNERALI DI STATO A PLACIDO RIZZOTTO

 

Ha vinto la nostra battaglia, il nostro impegno politico e civile per una causa non soltanto giusta ma soprattutto doverosa. Ha avuto la meglio sui tanti negazionismi dell’ultim’ora la campagna che il Partito Socialista Italiano e l’Avanti! stanno conducendo ormai da giorni affinché vengano concessi i funerali di Stato a Placido Rizzotto. Con orgoglio annunciamo che il Consiglio dei ministri esprimerà questa mattina parere favorevole sulla questione. Un passo in avanti è stato fatto. Le coscienze assopite di tanti sono state smosse. L’ignavia di quelli che hanno preferito scrollarsi di dosso un fardello così ingombrante, perché tanto “nulla cambia e nulla cambierà”, si è tramutata nel coraggio delle azioni. Si chiude il cerchio della vita di Rizzotto, combattuta contro le mafie in terra mafiosa. 

 

DIVERSI COME LUI – Noi dell’Avanti!online siamo diversi, o almeno ci sentiamo tali. Siamo socialisti che non dimenticano un socialista che ha speso e perso la vita in difesa della legalità, della lotta alla Mafia, della costruzione reale di una società migliore. Era questo Placido Rizzotto. Un sindacalista socialista ucciso per sopire un animo che altrimenti non si sarebbe arreso all’illegalità. Rapito nella serata del 10 marzo 1948, fu ammazzato per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. Il suo corpo fu gettato da Luciano Liggio, il suo assassino, nelle foibe di Rocca Busambra, nei pressi di Corleone.

CHI E’ STATO – Nato in terra di Sicilia, a Corleone, Rizzotto durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nell’Esercito sui monti della Carnia, in Friuli Venezia Giulia, con il grado di caporale prima, di caporal maggiore poi e infine di sergente. Dopo l’8 settembre si unì ai partigiani delle Brigate Garibaldi come socialista. Rientrato a Corleone al termine della guerra, iniziò la sua attività politica e sindacale nel Psi e nella CGIL. Ricoprì l’incarico di Presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Il 10 marzo 1948 si fermò tutto. La sua vita falcidiata in uno dei modi più atroci, il suo impegno civile e politico cancellato in una sola notte.

IL DNA E IL NOSTRO IMPEGNO – Il 9 marzo del 2012 l’esame del DNA, comparato con quello estratto dal padre Carmelo Rizzotto, morto da tempo e riesumato per questo scopo, ha confermato che i resti trovati il 7 settembre 2009 presso le foibe di Rocca Busambra appartengono a Placido Rizzotto. La richiesta di omaggio al valoroso sindacalista è stata ufficializzata ieri dai familiari e da Riccardo Nencini, Segretario nazionale del Psi, che nei giorni scorsi anche con l’appello sostenuto da Avanti!Online, aveva chiesto al presidente del Consiglio, Mario Monti, di onorare il ricordo di questo autentico socialista e grande uomo, con i funerali di Stato.

IL SEGRETARIO NENCINI AL PREMIER MONTI – L’istanza è stata formalizzata con la seguente missiva inviata dal segretario Psi al presidente del Consiglio Mario Monti: «Signor Presidente, la storia di Placido Rizzotto, sindacalista socialista ucciso dalla mafia corleonese per aver difeso le ragioni dei contadini di fronte al grande latifondo, è riemersa in tutta la sua drammaticità e in piena luce qualche giorno fa. Si tratta di una storia esemplare. La scelta di vita di chi sposò la libertà e la giustizia e in nome di entrambe si oppose ai soprusi, alle prevaricazioni, al dominio di un pugno di uomini sull’intera comunità. L’esempio di Placido Rizzotto ha reso l’Italia migliore, più civile e più libera. E’ la ragione per la quale Le chiediamo di onorarne il ricordo, che appartiene a ciascuno di noi, cittadini e istituzioni, con i funerali di Stato. Ciò che non ebbe allora, sia fatto oggi. È stato scritto che la memoria è il salvadanaio dello spirito, il luogo dove si forgia il ‘comune sentire’, il senso di appartenenza a radici condivise. Placido Rizzotto ha dato la vita perché le nostre radici fossero più salde».

LE PROSSIME TAPPE – Questa mattina davanti al prefetto di Palermo, il Consiglio dei ministri deciderà. Poi ci vorranno un paio di giorni per completare la procedura: il tempo che il magistrato consegni ai familiari l’atto giudiziario con il quale sarà certificato il riconoscimento che quelle poche ossa tirate fuori dalle foibe di Rocca Busambra a Corleone il 7 novembre 2009 sono di Placido Rizzotto. Il sindacalista socialista rapito e ucciso dalla mafia avrà quindi il riconoscimento delle esequie solenni. La sua memoria sarà onorata nel modo migliore. Il suo impegno non sarà vano. La nostra battaglia potrà farci dire orgogliosi di essere socialisti.

Avanti!    

(Dall' "Avanti" online)

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14 marzo 2012 3 14 /03 /marzo /2012 16:50

 

Pur non essendo più iscritto al Partito Socialista guidato da Nencini, in quanto socialista, rivendico il diritto di commentare quello che è capitato ad un gruppo di giovani compagni di Solofra che si ispirano nella loro azione politica al mai compianto abbastanza compagno Aniello De Chiara. Questi giovani compagni, in vista delle prossime elezioni amministrative di maggio, rivendicano piena autonomia organizzativa e decisionale all’interno del territorio di Solofra in vista di questa competizione elettorale.   Questa scelta ha determinato la reazione stizzita della dirigenza provinciale che rivendica la propria autorità in quanto organo gerarchicamente superiore. No so con esattezza cosa affermi lo statuto del PSI, ma certamente una logica di buon senso  ed uno spirito sinceramente democratico dovrebbe far desistere i compagni del direttivo provinciale dall’affermare principi di autorità che mal si addicono ad un partito che affonda le sue radici nella lotta per la libertà e la democrazia. D’altronde la logica che si applica al sistema democratico, in cui noi viviamo, dovrebbe applicarsi anche agli affari interni delle organizzazioni di partiti politici. Lo scopo della democrazia è che le persone hanno il diritto di scegliere. Attraverso le elezioni, seleziona e controlla i suoi responsabili politici. Proprio come i cittadini di una nazione hanno il diritto di esprimere le loro opinioni con i  loro voti alle elezioni, così gli iscritti di  un partito politico dovrebbero avere il diritto di selezionare e rifiutare i loro leader, i loro rappresentanti e scegliere nel loro ambito territoriale i candidati alle funzioni pubbliche.

In Italia questo principio è sancito nella Carta Costituzionale, in Germania la  Legge fondamentale del 1949 prevede che  nell’organizzazione interna i partiti politici devono attenersi a principi democratici "(art. 21. 1). Negli Stati Uniti i riformatori del Partito Progressista hanno sostenuto lotte epocali per affermare questo principio che è alla base di ogni democrazia moderna.

L’istituzione delle primarie promosso dal Partito Democratico tende proprio ad consolidare la necessità della democrazia interna del PD come strumento di verifica  delle realtà territoriali. Marco Riccio è diventato segretario Provinciale sulla base di un congresso basato su regole di democrazia scritte nello statuto del partito, perché queste regole non dovrebbero applicarsi ai compagni di Solofra nel momento che le loro scelte potrebbero determinare la vita politico-amministrativa del Comune di Solofra?

La carta dei diritti fondamentali riconosce il diritto di autodeterminazione dei popoli. Anche questo principio deve necessariamente essere applicato alle organizzazioni interne dei partiti.

Nell’esprimere la solidarietà del Network per il Socialismo Europeo ai giovani compagni di Solofra, li invito a riaffermare con forza la loro autonomia ed indipendenza. A Marco Riccio mi permetto di dare un consiglio: cerchi il consenso attraverso il dialogo perchè non è con i diktat che si fa crescere un partito.

Beppe Sarno

Portavoce Provinciale del

Network per il Socialismo Europeo

 

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13 marzo 2012 2 13 /03 /marzo /2012 09:40

 

Rizzotto, Dell’Utri
e la giustizia

di Emanuele Macaluso

Nella foto: il Senatore Marcello Dell'Utri

Ho visto in Tv le ossa di Rizzotto depositate su un tavolo e l’emozione mi ha sopraffatto. Placido era segretario della Camera del Lavoro di Corleone negli anni in cui dirigevo la Cgil in Sicilia e in quel comune fui incriminato e poi processato, con Pio La Torre e altri, per l’occupazione dei feudi in mano alla mafia.
Con Rizzotto in quegli anni furono massacrati 36 Capi Lega, ho partecipato ai loro funerali e con molti di loro avevo avuto rapporti affettuosi: da Accursio Miraglia di Sciacca sino a Salvatore Carnevale di Sciara.
Giusta la decisione di onorare la memoria di Rizzotto con funerali di Stato. Ma, proprio in questa occasione, è bene ricordare che nessuno, dico nessuno, è stato condannato per quegli omicidi. Ci sono stati degli arresti, come per l’assassinio di Rizzotto, ma senza esito. Per l’uccisione di Miraglia, gli arrestati, tra i quali un grosso agrario, furono scarcerati, e furono severamente puniti i carabinieri che li avevano catturati. L’episodio ispirò il racconto di Sciascia, il Giorno della Civetta, di cui in questi giorni a Roma si rappresenta un’opera teatrale.
Questa gigantesca omertà, in quegli anni istituzionalizzata, è stata spiegata col fatto che la mafia era una componente del “sistema politico”: autorevoli esponenti della Dc dissero che il pericolo comunista era più acuto e incombente di quello mafioso.
Se in quegli anni si fosse applicato il “concorso in associazione mafiosa” avremmo dovuto vedere sul banco degli accusati ministri, prefetti, banchieri, alti e altissimi magistrati. Basti ricordare che in tutti gli anni cinquanta sindaco di Palermo fu Lima con assessore ai lavori pubblici Vito Ciancimino, il quale negli anni sessanta (governo di centrosinistra) venne eletto sindaco. Altro che concorso! Tuttavia, da sempre, su questo reato ho sollevato seri dubbi, insieme a tanti studiosi. Ma, il clima creato dall’offensiva stragista della mafia, non ha consentito una discussione serena del tema.
Ora, improvvisamente, la Procura generale della Cassazione ci fa sapere che oggi «nessuno crede a questo reato». Ieri, invece, fu proprio la Cassazione a sezioni riunite a dire che, anche se quel reato non ha uno specifico riferimento nel codice, va considerato tale. Su questo punto ha ragione il Procuratore aggiunto Ingroia quando dice (La Stampa di ieri) che «diverse persone sono state processate per “concorso esterno” all’associazione mafiosa. E in carcere si trovano con condanna definitiva (quindi con l’avallo della Cassazione n.d.r.) politici di rango locale, piccoli amministratori, professionisti». Ingroia, ha, quindi, buon giuoco nel dire che «il problema non è il reato, ma l’imputato. Certo tipo di imputato». Cioè Marcello Dell’Utri. Ancora una volta la Giustizia in Italia si presenta con volti diversi, negli anni cinquanta su un versante, negli anni che stiamo vivendo su altri versanti. In discussione è sempre lo Stato di diritto che dovrebbe essere tale nei confronti di tutti senza eccezione alcuna: il bracciante, l’immigrato o il potente di turno.
In una intervista alla Stampa Luciano Violante aveva detto che il “concorso esterno” è stato utile alla magistratura per «incidere nella zona grigia di chi aiuta la mafia». Ma, aggiungeva, «esso pecca di indeterminatezza, perché non individua gli specifici comportamenti che debbono essere considerati reato».
E sollecitava il Palamento a farlo, tipicizzando le condotte che si intende incriminare.
Tuttavia, uno stimato giurista come Carlo Federico Grosso (ieri sulla Stampa) pur apprezzando le intenzioni di Violante, solleva interrogativi sulla «tipicizzazione» anche perché la Cassazione ha messo paletti fermi affermando che non basta un generico rapporto tra una persona e un mafioso per configurare il reato di “concorso”, ma «occorre che abbia concretamente contribuito al rafforzamento dell’organizzazione criminale o quanto meno alla conservazione della sua forza».
Ma, caro professore, come mai dalla stessa Cassazione viene oggi detto che «nessuno crede a questo reato»? Se ci fosse una legge anziché una «enunciazione» della Cassazione, come dice Violante, i vincoli per un’interpretazione sarebbero più stretti anche per la suprema Corte. Francamente, non penso che definire con norme chiare di legge il reato di “concorso” possa suonare, come teme Grosso, una «inversione di rotta» rispetto alle intuizioni di Falcone e Borsellino, su cui tanto si discute. La certezza del diritto è il solo modo per combattere la criminalità di qualunque specie; per garantire i cittadini dagli arbìtri ; per non dare alibi a chi grida alla persecuzione come fa sempre il Cavaliere, solo per se stesso e i suoi amici.
P.s. In attesa di un ulteriore giudizio dei tribunali sulla esistenza o meno di responsabilità penali, i comportamenti di Marcello Dell’Utri e i suoi rapporti con uomini di Cosa Nostra, sono comunque politicamente è moralmente inaccettabili. Soprattutto per chi siede nel Senato della Repubblica. Perché tanta euforia tra i notabili del Pdl?

Tratto da "Il Riformista"

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12 marzo 2012 1 12 /03 /marzo /2012 17:31

Il Network per il socialismo europeo rivolge un appello ai Senatori
della Repubblica affinchè sia salvaguardato il diritto del popolo di
intervenire sulle modifiche della Costituzione. Com’è noto a tempi
brevissimi il Senato sarà chiamato ad approvare in seconda lettura le
modifiche all’art. 81 della Costituzione in materia di pareggio di
bilancio. Si tratterà dell’ultimo passaggio previsto dall’art. 138
C.dal momento che la Camera del Deputati ha già effettuato le due
votazioni previste e il Senato ha già votato in prima lettura il 15
dicembre scorso. Le modifiche si ispirano alle dottrine dominanti in
questa fase della politica europea guidata dalle destre conservatrici
e neoliberiste. Qualcuno ha scritto che queste modifiche equivalgono
all’abolizione per legge del pensiero di Keynes. Altri hanno osservato
che si tratta dell’ultimo omaggio offerto alle “idee fallite” che
stanno alla base dell’attuale crisi. Non c’è dubbio che le
implicazioni delle nuove norme proposte saranno molto rilevanti e
ridurranno di molto le possibilità future di scelta delle politiche
economiche e di sviluppo del nostro paese. Non vogliamo comunque qui
entrare nella discussione di merito circa i contenuti di questi
cambiamenti costituzionali, che pure stanno sollevando in altri paesi
europei discussioni e confronti assai più vasti di quanto non sia
colpevolmente avvenuto finora nel nostro paese. Poniamo però ai
Senatori una questione di coscienza e di democrazia. Riapprovando il
nuovo articolo 81 con la maggioranza di due terzi escluderebbero la
possibilità del pronunciamento del popolo attraverso il referendum
confermativo. E’ ammissibile che ciò avvenga su un tema così
importante? E’ ammissibile che ciò avvenga per opera di un Parlamento
delegittimato dalla crisi politica e morale che sta squassando le
nostre istituzioni? E’ ammissibile che i due terzi siano calcolati su
assemblee parlamentari che, elette con una legge ipermaggioritaria,
non rappresentano milioni di elettori che non hanno potuto far pesare
il loro voto alle ultime elezioni politiche? Chiediamo dunque ai
Senatori di evitate la maggioranza dei due terzi per lasciare la
scelta finale al popolo sovrano.


Network per il socialismo europeo

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12 marzo 2012 1 12 /03 /marzo /2012 12:09

Solofra.jpg

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12 marzo 2012 1 12 /03 /marzo /2012 12:00
E’ questo anche il caso di quei locali, ad esempio, gli essiccatoi, che non possono produrre rifiuti per loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell’anno.
Allo stesso modo, nella proposta avanzata dalle organizzazioni agricole, si ritiene che non si dia luogo all’applicazione della tassa alle superfici destinate ad usi particolari, quali possono essere i locali utilizzati per produzioni a ciclo chiuso, ad esempio i silos, o per deposito di materiali alla rinfusa, o anche le superfici predisposte per lo svolgimento delle attività sportive, ecc. Tra l’altro il Decreto

 

Legislativo n. 507/93 dispone che nella determinazione delle superfici tassabili non si tenga conto di quella parte di esse ove, per specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione, si formano di regola rifiuti speciali, pericolosi, tossici o nocivi, allo smaltimento dei quali sono tenuti a provvedere i produttori stessi a proprie spese in base alle norme vigenti. E qui ricordiamo che dal 2 aprile 2012 diventerà operativo il SISTRI, il nuovo Sistema di Rintracciabilità dei rifiuti speciali, a cui sono tenuti ad iscriversi tutti i produttori di tali tipologie di rifiuti, compresi gli agricoltori.

Il documento delle Organizzazioni agricole ricorda che il citato Decreto ha disposto la facoltà per i Comuni di prevedere nel Regolamento la riduzione della tassa rifiuti in misura non superiore al 30% per gli agricoltori che occupano la parte abitativa della costruzione rurale. Un successivo Decreto ha stabilito che i Comuni possono anche prevedere l’esenzione della tassa per i fabbricati rurali utilizzati come abitazione da produttori e lavoratori agricoli, sia in attività che in pensione, che siano situati in zone agricole.

“E’ senza dubbio auspicabile un accoglimento di quanto proposto da Coldiretti e Cia e che quindi l’Amministrazione Comunale modifichi il Regolamento per la Tarsu, venendo incontro alle legittime richieste degli agricoltori”, afferma Giovanni Marano. Il momento è sicuramente difficile per tutti, ma non si può ulteriormente colpire il settore agricolo, che già subisce grossi contraccolpi e aumenti considerevoli dei costi con la nuova manovra finanziaria del Governo Monti e l’applicazione dell’IMU anche ai fabbricati e annessi rurali. 

“Sono questi i motivi, uniti a una congiuntura sicuramente non favorevole per le imprese agricole ed al ruolo che esse oggi assicurano in materia di presidio e salvaguardia del territorio, oltre che garanti in tema di qualità e sicurezza alimentare, nonché di opportunità di sviluppo economico ed occupazionale – dichiara il presidente provinciale di Coldiretti, Francesco Vigorita - che hanno portato le due Organizzazioni a chiedere al rappresentate dell’Amministrazione Comunale di Montella di prevedere un’applicazione meno vessatoria della Tassa rifiuti”.
 DA "IL Corriere" 
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