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20 novembre 2012 2 20 /11 /novembre /2012 11:54

Vivere in un gulag ai tempi dei Soviet? Non deve essere molto diverso, stando a quanto racconta Yekaterina Samutsevich, rispetto a quello che stanno provando le Pussy Riot, le punk-ribelli incarcerate dopo la condanna per estremismo politico: la punk-preghiera contro Putin urlata nella Cattedrale di Mosca.

CONDIZIONI TERRIBILI - Yekaterina Samutsevich è l’unica Pussy Riot scarcerata in appello per non aver preso parte alla protesta – e anche perché ha cambiato avvocato, in effetti il precedente, si racconta in Russia, era piuttosto inadeguato. Incontrata dal New York Times al freddo di un McDonald’s nella periferia di Mosca, racconta le condizioni di prigionia delle sue sorelle ancora in galera.

Una delle altre due Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova, è detenuta nel campo prigionia di Mordovia, circa 300 miglia a sudest di Mosca: “Non c’è acqua calda, non ci sono abiti adatti al freddo estremo”.

GULAG - “Non ci sono farmaci”, racconta Yekaterina. Una situazione, insomma, ampiamente paragonabile a quella della Russia sovietica: “Se qualcuno si ammala e nessuno lo aiuta, si muore – sfortunatamente ci sono stati vari casi, è qualcosa che accade periodicamente”; l’altra, Maria Alyokhina, è destinata alla prigionia nella città di Perm, sugli Urali, in un carcere utilizzato per il trattenimento dei dissidenti politici in epoca sovietica: “Non è ancora arrivata”, dice il Kiev Post.

GONGOLARE - Vladimir Putin in effetti è abbastanza tranquillo: appena eletto, con il 63% dei voti, ha davanti a sé altri 6 anni come presidente di tutte le Russie. A suo dire, le ragazze hanno “avuto quel che meritavano” perché la protesta nella cattedrale “sembrava sesso di gruppo” e minacciava i fondamenti morali della Russia. Secondo Yekaterina, non è affatto un caso che le Pussy non abbiano finora avuto molto sostegno da parte del grande pubblico russo: “Non ci hanno mai visto, non ci hanno mai ascoltato, perché le Tv di Stato hanno fatto del loro meglio per silenziarci la voce. Non hanno mandato il testo delle canzoni. Appena le persone sentono il testo, immediatamente capiscono il fine della nostra protesta e delle nostre azioni”. Testo che, ricorda la ragazza, inizia con “Vergine Maria, Madre di Dio, scaccia Putin; Vergine Maria, Madre di Dio, allontanalo, ti preghiamo”.

 

Da: Giornalettismo

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5 novembre 2012 1 05 /11 /novembre /2012 07:32

Il presidente americano Barack Obama avanti di un punto sul candidato Mitt Romney su scala nazionale e di ben quattro nello Stato chiave dell'Ohio per l'ultimo sondaggio di Reuters/Ipsos. Secondo un rilevamento di Wall Street Journal/NBC Obama ha il 48% delle preferenze contro il 47% di Romney. Mentre secondo un sondaggio Rasmussen, i due candidati sono pari al 49%. Ma l'ultimo sondaggio della giornata, realizzato dal Pew Research Center, assegna a Barack Obama un vantaggio di tre punti a livello nazionale su Mitt Romney: 48% contro 45%. E' la rilevazione che oggi ha assegnato il maggior distacco tra i due candidati.

 

Da La Repubblica

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15 settembre 2012 6 15 /09 /settembre /2012 10:48
CILE. UNDICI SETTEMBRE 1973.
 

"Quando Ricardo Lagos, socialista e già stretto collaboratore di Allende, s’insediò come presidente della Repubblica l’11 marzo del 2000, centinaia di giornalisti si riversarono a Santiago da tutto il mondo. C’era anche un piccolo gruppo di cronisti italiani. “Esplodeva un grande entusiasmo. Lagos -racconta un inviato che era là in quell’occasione- fece sapere che voleva incontrare i giornalisti italiani. Ci fece andare in un palazzo alla periferia di Santiago e ci disse: ‘Voglio ringraziare gli italiani e, in particolare, i socialisti che ci hanno sostenuto durante la dittatura. Il compagno Craxi ci aiutò e ci diede i fondi per comprare questo palazzo nel quale riprendemmo l’attività politica’”. In quegli stessi anni il Psi sostenne anche tutti gli altri partiti socialisti sotto il tallone delle dittature di destra (spagnoli, portoghesi e greci) e i dissidenti nell’Unione sovietica e nei paesi dell’est europeo dominati dai regimi comunisti".
(Leo Sansone, settembre 2009)

http://www.partitosocialista.it/site/artId__4754/307/206-CILE__UNDICI_SETTEMBRE_1973__.aspx

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27 marzo 2012 2 27 /03 /marzo /2012 08:30

Addio a Keynes, nel silenzio assordante dei media                                   

 


«Mentre negli Stati Uniti alcuni premi nobel per l’economia hanno scritto un appello (*) contro l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione, in Italia mercoledì 28 marzo il Senato voterà per l’ultima volta il DDL 3047 -B, una modifica della Costituzione Italiana che prevede per l’appunto l’inserimento del vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione. Sui media non c’è traccia di questa importantissima notizia, si preferisce parlare dell’eventuale modifica dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, ignorando completamente il provvedimento che più di tutti inciderà sul futuro dell’Italia.

I crociati anti-liberismo del Pd hanno perso la parola – anzi hanno votato compatti per la modifica -, eppure non c’è nulla di più liberista del pareggio di bilancio in Costituzione. Solo l’assemblea congressuale dei GD ha approvato all’unanimitá un Odg contro il vincolo di pareggio di bilancio in costituzione, come ci informa Michele Grimaldi.

Giustamente scrive Emilio Prinzo: “L’idea – apparentemente ragionevole ad un analisi superficiale- di porre un vincolo a salvaguardia dei conti è in realtà un’ esiziale pastoia all’intervento regolatore dello Stato nell’economia: una ferita mortale allo Stato sociale, alla prima parte della Costituzione che rischia di rimanere così inapplicata e a tutti i sacrosanti principi keynesiani di intervento delle istituzioni pubbliche a sostegno dell’economia in periodi di recessione”.

(*) Appello dei Premi Nobel contro il pareggio di bilancio in Costituzione

Cari presidente Obama, presidente Boehner, capogruppo della minoranza Pelosi, capogruppo della maggioranza Reid, capogruppo della minoranza al Senato McConnell,

noi sottoscritti economisti sollecitiamo che venga respinta qualunque proposta volta ad emendare la Costituzione degli Stati Uniti inserendo un vincolo in materia di pareggio del bilancio. Vero è che il Paese è alle prese con gravi problemi sul fronte dei conti pubblici, problemi che vanno affrontati con misure che comincino a dispiegare i loro effetti una volta che l’economia sia forte abbastanza da poterle assorbire, ma inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, cosa che avverrebbe nel caso fosse approvato un emendamento sul pareggio del bilancio, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose.

1. Un emendamento sul pareggio di bilancio avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà economica diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto. Chiudere ogni anno il bilancio in pareggio aggraverebbe le eventuali recessioni.

2. A differenza delle costituzioni di molti stati che consentono di ricorrere al credito per finanziare la spesa in conto capitale, il bilancio federale non prevede alcuna differenza tra investimenti e spesa corrente. Le aziende private e le famiglie ricorrono continuamente al credito per finanziare le loro spese. Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio impedirebbe al governo federale di ricorrere al credito per finanziare il costo delle infrastrutture, dell’istruzione, della ricerca e sviluppo, della tutela dell’ambiente e di altri investimenti vitali per il futuro benessere della nazione.

3. Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio incoraggerebbe il Congresso ad approvare provvedimenti privi di copertura finanziaria delegando gli stati, gli enti locali e le aziende private trovare le risorse finanziarie al posto del governo federale. Inoltre favorirebbe dubbie manovre finanziarie (quali la vendita di terreni demaniali e di altri beni pubblici contabilizzando i ricavi come introiti destinati alla riduzione del deficit) e altri espedienti contabili. Le controversie derivanti dall’interpretazione del concetto di pareggio di bilancio finirebbero probabilmente dinanzi ai tribunali con il risultato di affidare alla magistratura il compito di decidere la politica economica. E altrettanto si verificherebbe in caso di controversie riguardanti il modo in cui rimettere in equilibrio un bilancio dissestato nei casi in cui il Congresso non disponesse dei voti necessari per approvare tagli dolorosi.

4. Quasi sempre le proposte di introduzione per via costituzionale del vincolo di pareggio di bilancio prevedono delle scappatoie, ma in tempo di pace sono necessarie in entrambi i rami del Congresso maggioranze molto ampie per approvare un bilancio non in ordine o per innalzare il tetto del debito. Sono disposizioni che tendono a paralizzare l’attività dell’esecutivo.

5. Un tetto di spesa, previsto da alcune delle proposte di emendamento, limiterebbe ulteriormente la capacita’ del Congresso di contrastare eventuali recessioni vuoi con gli ammortizzatori gia’ previsti vuoi con apposite modifiche della politica in materia di bilancio. Anche nei periodi di espansione dell’economia, un tetto rigido di spesa potrebbe danneggiare la crescita economica perche’ gli incrementi degli investimenti ad elevata remunerazione – anche quelli interamente finanziati dall’aumento del gettito – sarebbero ritenuti incostituzionali se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo. Un tetto vincolante di spesa comporterebbe la necessita’, in caso di spese di emergenza (per esempio in caso di disastri naturali), di tagliare altri capitoli del bilancio mettendo in pericolo il finanziamento dei programmi non di emergenza.

6. Per pareggiare il bilancio non è necessario un emendamento costituzionale. Il bilancio non solo si chiuse in pareggio, ma fece registrare un avanzo e una riduzione del debito per quattro anni consecutivi dopo l’approvazione da parte del Congresso negli anni ’90 di alcuni provvedimenti che riducevano la crescita della spesa pubblica e incrementavano le entrate. Lo si fece con l’attuale Costituzione e senza modificarla e lo si può fare ancora. Nessun altro Paese importante ostacola la propria economia con il vincolo di pareggio di bilancio. Non c’è alcuna necessità di mettere al Paese una camicia di forza economica. Lasciamo che presidente e Congresso adottino le politiche monetarie, economiche e di bilancio idonee a far fronte ai bisogni e alle priorità, così come saggiamente previsto dai nostri padri costituenti.

7. Nell’attuale fase dell’economia è pericoloso tentare di riportare il bilancio in pareggio troppo rapidamente. I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale necessari per raggiungere questo scopo, danneggerebbero una ripresa già di per sé debole.

Firmato:

KENNETH ARROW, premio Nobel per l’economia 1972
PETER DIAMOND, premio Nobel per l’economia 2010
WILLIAM SHARPE, premio Nobel per l’economia 1990
CHARLES SCHULTZE, consigliere economico di J.F. Kennedy e Lindon Johnson, animatore della Great Society Agenda
ALAN BLINDER, direttore del Centro per le ricerche economiche della Princeton University
ERIC MASKIN, premio Nobel per l’economia 2007
ROBERT SOLOW, premio Nobel per l’economia 1987
LAURA TYSON, ex direttrice del National Economic Council

 

Fonte: La Corrente

 

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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 14:09

Un villaggio di pescatori sta sfidando il governo cinese. I 13mila abitanti di Wukan, nella provincia di Guandong, stanno protestando da settembre contro le autorità locali, accusate di aver espropriato illegalmente le loro terre per darle agli speculatori edilizi.

 

 

 


 

 

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