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26 settembre 2012 3 26 /09 /settembre /2012 09:04

Seconda repubblica e doppia moralità

LE MONETINE A CRAXI
IL MALLOPPO PER SE'

 

 

“La mia moralità è comprovata dal fatto che ho tirato le monetine a Craxi”.

Se politicamente la seconda repubblica spira il girono in cui i partiti se la squagliano di fronte agli spread e ai diktat dell’ ex direttorio franco tedesco, rifiutandosi di entrare nel governo Monti, quanto pronunciato dal capogruppo del PdL, Fiorito, è l’epitaffio che rende epica la fine di un ciclo.

Siamo di fronte a un cerchio perfetto. C’è da restare a bocca aperta davanti a tanta perfezione estetica con cui la storia ha voluto manifestarsi con tale schiettezza.

Non si tratta di eterno ritorno, ma di una ellisse all’ingiù. Si torna al punto di partenza, è vero, ma ad un livello più basso, nel sotterraneo.

Il bipolarismo aveva promesso il “nuovo” da entrambi gli schieramenti.

Polo A

1 - Sono state tolte le preferenze per eliminare il voto di scambio e al suo posto, attraverso le nomine dall’alto, si è creata una classe di rantieres, di parassiti, che rispondono a chi li coopta e non a chi non li può nemmeno votare. In sostanza per debellare la corruzione è stata abolita la rappresentanza elettorale.
2 - Per la violazione della legge sul finanziamento ai partiti Mani Pulite ha liquidato le forze democratiche della Repubblica “nata dalla Resistenza”. La scena è stata presa da ex fascisti ed ex comunisti che hanno provveduto a sostituire il finanziamento ai partiti coi rimborsi elettorali. Questi, a loro volta, si sommano ai finanziamenti ai gruppi parlamentari oltre che agli stipendi di gente mai eletta da alcuno e in ferie dal novembre scorso, governo Monti. Per estirpare le bustarelle, oggi la legge permette che si mettano direttamente le mani in tasca ai cittadini privati di vero voto.
3 - E’ stata smantellata con le privatizzazioni l’industria pubblica - metà del Pil nazionale - ma il debito pubblico è aumentato, mentre i servizi sono stati tagliati.

Polo B

1 - Riforma della giustizia: la popolazione carceraria è aumentata, i tempi dei processi sono allungati, l’ordine giudiziario è diventato a tutti gli effetti un potere extra-costituzionale come la vicenda della questione di competenza sollevata dal Presidnete della Repubblica dimostra.
2 - Il federalismo fiscale è scomparso nel nulla.
3 - Dal milione di posti di lavoro siamo al 30 per cento di disoccupazione giovanile.

Bilancio di A+B:

La casta ha sostituito i partiti e la rendita pubblica ha sostituito la tangente.
La politica senza la rappresentanza popolare ha ceduto il passo alla finanza.
L’Italia ha pagato il costo della crisi di altri paesi con un debito estero superiore al nostro.
Senza partiti unitari con una vita democratica, si è affermato il notabilato locale.

Conclusione.

Craxi dichiarò alla Camera e in Tribunale che il finanziamento irregolare ed illecito ai partiti era vigente e noto da quando egli portava i pantaloni alla zuava.
Già Luigi Sturzo negli anni ’50, presentando un disegno di legge per abolire il finanziamento pubblico, denunciava il cattivo costume delle irregolarità e degli illeciti.

Nessuno fece intendere, nè allora nè in seguito, di esserne mai stato al corrente.

Sono passati altri decenni, ma quando si parla di soldi anche la Polverini non ne sa nulla come tutti.
Dice infatti che “l’immoralità era prima di lei”. 
Tirando le somme, Fiorito dice che la sua moralità è provata dall’aver lanciato le monetine a Craxi. La moralità della Polverini la autorizza a “potere non sapere” che la moralità del secondo lo autorizza a saccheggiare. Visti i numeri, Tangentopoli era una merenda.
Sotto questo profilo, quindi, non è ingiustificato riflettere sul fatto che chi era un bambino negli anni ’90, oggi avendo - più o meno - tra i 25 e 30 anni e terminato da un pezzo le scuole, sia nell’età per chiedere conto ai genitori “rivoluzionari” di allora: “Cosa avete combinato in questi venti anni?”. 
Risposta: “Abbiamo tirato le monetine a Craxi”.
Ecco perchè è geniale l’epitaffio del signor Fiorito sulla tomba della seconda repubblica.

Esso apre infatti la possibilità logica di immaginare l’Italia come Itaca e il ritorno di Ulisse nella prospettiva di scacciare i Proci.

Per questo, senza che nessuno capisse perchè, con fede abbiamo fatto e rifatto la tela.

 

http://www.criticasociale.net/index.php?vftid=85b6172f05a0d467aceb7ef1c393a663&vfuh=0b9cbf055459ac90bbf8788d8f468675&ref=newsletter_avanti

 

http://www.avantionline.it/






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13 settembre 2012 4 13 /09 /settembre /2012 12:36

 

FESTA SOCIALISTA. INTINI: AVANTI! UN GIORNALE, UN PARTITO.
giovedì 13 settembre 2012

Pubblichiamo il testo integrale dell'intervento che Ugo Intini ha svolto in occasione dell'anteprima del suo nuovo libro, tenutasi ieri sera a Perugia nel corso della Festa nazionale Socialista.

"Una forza politica non ha futuro se non ha identità, se non è ancorata a una radice che sta nella storia. A un vincolo solido che la unisce a una famiglia internazionale. Questa sinistra italiana non ha futuro perché non è ancorata a nulla, è una foglia secca al vento. Il nostro piccolo partito è il continuatore, oserei dire il custode, dell’unica identità possibile per questa sinistra senza anima: il socialismo democratico. Il nostro compito è quello di contribuire a dare identità socialdemocratica alla sinistra.
Il libro è uno strumento per questo compito. Racconta la storia dell’Avanti!. dalla nascita(1896) alla fine (1993). Una storia gloriosa in simbiosi con il socialismo europeo. La storia stessa del socialismo. La storia di un secolo.
Non la racconto io. La raccontano le pagine stesse dell’Avanti!, i suoi articoli riportati tra virgolette, che fotografano il secolo meglio di chiunque. E’ la storia politica dell’Italia e dell’Europa, perché i direttori e protagonisti dell’Avanti! questa storia l’hanno fatta: da Bissolati a Mussolini, Gramsci, Nenni, Saragat, Pertini e Craxi. E’ la storia della cultura, perché sull’Avanti! hanno scritto i più grandi intellettuali del Novecento. Il secolo lo raccontano in questo libro anche i suoi testimoni, con i quali ho registrato ore di conversazioni, che ho lasciato agli archivi della Camera. Il loro racconto è una “macchina del tempo” che porta molto lontano. Nenni ha ascoltato un compagno della Comune di Parigi del 1870. Io ho ascoltato Nenni. Un giovane compagno che sarà ancora qui nel 2070 può ascoltare me. 1870-2070: duecento anni attraverso la voce di tre persone. Le testimonianze del libro portano novità storiche anche inedite, che non anticipo adesso e che solleveranno polemiche.
Il passato affascina, ma a noi interessa soprattutto per il presente e per il futuro, per contribuire a dare una bussola alla sinistra che si è smarrita, per rispondere ai problemi più scottanti del momento. Nella storia, le risposte ci sono tutte.
La via maestra del socialismo riformista, del socialismo democratico, ha attraversato tutto il secolo diciannovesimo e la sinistra europea la percorre ancora oggi. Il testimone è stato consegnato attraverso una lunga staffetta di generazione in generazione. Turati e Bissolati. Poi Nenni, Saragat, Pertini, Riccardo Lombardi. Poi Craxi. Poi i socialisti europei a cominciare da Hollande. In Italia, solo in Italia, c’è il vuoto. Nel secolo scorso, dalla via maestra (il libro lo racconta) si sono staccati il fascismo e il comunismo, per finire nella tragedia e nel nulla. Anzi, si sono staccati da una costola dell’Avanti!, che è stato per questo, in modo quasi incredibile, al centro di tutta la storia politica italiana. Mussolini, direttore dell’Avanti!, lo lascia e fonda Il Popolo d’Italia, culla del fascismo. Gramsci è nel 1920 il leader dell’edizione di Torino dell’Avanti!(ce ne erano tre:Milano, Roma e Torino). Quando il direttore centrale Serrati la chiude, il giorno dopo, negli stessi locali e con gli stessi redattori (tra gli altri Terracini e Togliatti) Gramsci fonda l’Ordine Nuovo quotidiano, la culla del comunismo.
Dall’Avanti! dunque nascono purtroppo anche il fascismo e il comunismo. Ma dalle sue pagine, come dicevo prima, nascono le risposte ai problemi di oggi.
L’Europa e l’euro sono il tema del momento. Turati, nel 1896, nel suo primo discorso alla Camera, traccia l’obbiettivo degli “Stati Uniti d’Europa”, di una Europa cioè politicamente unita e federale. Nel 1929 insiste. Prevede che senza l’unità politica l’Europa sarà subalterna agli Stati Uniti: “questa colonia di un tempo che per il suo predominio economico ognor crescente sta per fare dell’Europa una sua propria colonia”. Vede che l’unità dell’Europa sarà impossibile sino a che dall’Europa non sarà estirpato il “cancro abominevole” del fascismo “il quale- dice Turati- è e si vanta di essere l’anti Europa”. Vero. E vero ancora oggi. La finanza americana e anglosassone non vuole l’Europa perché vuole conservare il suo predominio. E perché l’Europa è in crisi? Anche perché si sta riformando il “cancro abominevole”. Non il fascismo tradizionale, certo. Ma il post fascismo che gli assomiglia, il razzismo, l’intolleranza, il separatismo localista, l’anti parlamentarismo e la anti politica, l’egoismo. E’ il nuovo cancro dell’Europa, da estirpare.
Al congresso di Firenze del 1947, campeggiava un enorme slogan. “Non c’è Europa senza socialismo, non c’è socialismo senza Europa”. Verissimo. Non ci sarà Europa se non tornerà la solidarietà e la politica solidale, che è l’essenza del socialismo. Non ci saranno le riforme socialiste vere in nessun singolo Paese europeo senza l’unità politica dell’Europa. Perché le riforme sono possibili soltanto in una Europa unita. Perché un singolo Paese che si metta di traverso contro lo strapotere dei mercati senza regole e senza morale sarebbe travolto. L’Europa può. Un singolo Paese europeo no. Non c’è socialismo senza Europa.
L’Europa l’hanno fatta la politica e i partiti. Generazioni di dirigenti socialisti e democristiani solidali tra loro si sono passate il testimone. Per i socialisti prima Turati, Leon Blum , Otto Bauer, Vandervelde, Kautski. Poi Nenni, Spaak, Mendes France, Mollet. Poi Craxi, Brandt, Mitterrand, Gonzales. Per i democristiani, De Gasperi, Adenauer, Kohl. Guardavano a un ideale prima che ai conti. E infatti, non dimentichiamolo, l’Europa ha una sua comune identità. Anche rispetto al resto dell’Occidente. In Europa, c’è lo Stato sociale e non la pena di morte. Negli Stati Uniti, esattamente il contrario. Saranno la politica e i partiti che hanno iniziato a costruirla, non gli economisti a salvare, con l’Europa, il nostro futuro. L’unità politica dell’Europa deve essere il primo impegno della sinistra italiana.
Il tema del momento è la mafia. Ma l’Avanti! ci racconta come la storia è cominciata. Ci ricorda che i grandi media, l’Italia che conta sono sempre pronti a dare lezioni. Ma nel momento decisivo non ci sono. E non sono mai pronti a fare una pur minima autocritica. Scrive l’Avanti! nel 1947. “Caduto il fascismo, cacciata la monarchia, la classe agraria, avendo perduto le sue ultime speranze separatiste sotto la protezione straniera, è portata a buttarsi allo sbaraglio. La mafia è di nuovo a sua disposizione. La mafia, armata di tutte le armi lasciate dalla guerra, batte i campi e le città, minacciando, intimidendo, provocando, uccidendo”. Nella primavera del 1948, durante la campagna elettorale, i compagni assassinati sono 35. “Cittadini- grida l’Avanti!- in breve tempo, 35 contadini e dirigenti sindacali sono stati freddamente assassinati da mafiosi assoldati dai latifondisti. Vogliono col terrore e col sangue frenare il moto del popolo siciliano per il rinnovamento economico e democratico della Sicilia”. Nel 1955, viene ucciso il compagno sindacalista Salvatore Carnevale. “La sera- racconta la mamma all’Avanti!- non usciva, rimaneva a casa per leggere e studiare. Diceva che i socialisti studiano e sanno cosa dire quando parlano”. L’Avanti! fa una grande inchiesta di prima pagina che contribuisce a scoprire gli assassini e i mandanti. Pertini accompagna mamma Carnevale a portare le prove ai magistrati. Di tutto ciò, il Corriere della Sera pubblica una notizia a due colonne nella settima pagina in basso, per un giorno. Poi più nulla. A combattere ci sono solo i partiti e i giornali di partito. Dove erano i grandi giornalisti, dov’è l’Italia che conta e che oggi continua a dare lezioni in un’orgia di retorica anti mafia? Nel momento decisivo, pensavano che la mafia fosse in fondo una garanzia di controllo sul territorio e di stabilità sociale: un tema cui poteva appassionarsi l’Avanti!, ma non il Corriere. La grande stampa alla fine si accorgerà del disastro. Ma troppo tardi e dopo che il contagio si sarà esteso anche al nord.
Il tema del momento è lo scontro tra la politica e la magistratura. Nel libro lo chiamo la guerra dei trent’anni. Una tragicommedia infinita. Come la mafia, un altro caso unico in Europa, perché in nessun Paese europeo due poteri dello Stato sono in conflitto da decenni. Attenzione, perché anche questi casi unici sono all’origine dello spread. La chiamo la guerra dei trent’anni perché è cominciata all’inizio degli anni ’80 ed è del 1987 la vittoria socialista che stabilisce con il referendum la responsabilità civile dei magistrati: uno dei tanti referendum disattesi e dimenticati. Ma non è Craxi a sollevare il problema. Nenni aveva già capito tutto nel 1964. Scriveva. “L’indipendenza della magistratura va assumendo forme che fanno di quest’ultima il solo vero potere, un potere insindacabile, incontrollabile e a volte irresponsabile”. Aveva già parlato chiaro e forte il presidente della Repubblica Pertini nel 1981. Lui, prima di Napolitano, aveva ricordato la Costituzione e l’Avanti! lo aveva ringraziato. “Importante- scrive l’Avanti!- appare la riaffermazione solenne della presunzione di non colpevolezza attraverso il richiamo non certo casuale alla Costituzione, là dove afferma che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Un richiamo che non sarà mai abbastanza sottolineato di fronte all’uso distorto che alcuni magistrati, e una parte consistente della stampa, fanno di atti preliminari al processo istituiti, come è il caso della comunicazione giudiziaria, a fini garantisti, ma divenuti in realtà impietosi strumenti di discredito e di condanna preventiva”. 1981, trentun anni fa!
Il tema del momento è la legge elettorale. I nostri vecchi dicevano che le teste si spaccano o si contano. Ma che bisogna contarle onestamente. Non è possibile accettare a cuor leggero che una testa valga due e un’altra zero. Prima di abbandonare il proporzionale con giochi delle tre carte all’italiana bisogna pensarci cento volte. Lo ha abbandonato la legge fascista Acerbo del 1923, che ha condannato al carcere e all’esilio una generazione di democratici. Ma che era meglio del Porcellum. Lo ha abbandonato la legge Scelba del 1953, che ha indignato la sinistra dei nostri padri fondatori, che è passata alla storia come legge truffa, che ha provocato i morti in piazza, ma che era immensamente meglio delle leggi elettorali della seconda Repubblica. Una sinistra senza memoria ha accettato tutto. Per la governabilità e la stabilità. Per la governabilità e la stabilità che ci hanno portato al punto in cui siamo. Attenzione. Il premio di maggioranza è quasi unico al mondo. Esiste solo in Grecia, e non è un bel segnale. Attenzione. Se la democrazia è al suo minimo storico di credibilità è anche perché le teste non si contano più onestamente e perché di conseguenza i cittadini non vanno a votare, o votano scheda bianca, o votano costretti e disgustati col naso turato, per il meno peggio. Bisogna contare onestamente, ma anche semplicemente contare. Se si conta, si scoprono le menzogne della seconda Repubblica. Menzogne da regime. Vi dico una cosa che ha strabiliato anche me. Hanno riscritto la storia e ci hanno fatto credere che la coalizione Craxi,Forlani, quadripartito abbia perso le elezioni nel 1992 e sia stata di conseguenza delegittimata. Ci hanno fatto credere che il voto popolare abbia invece legittimato le coalizione vincenti dell’ultimo ventennio. Ma non è vero. Bisogna contare. Il quadripartito delegittimato e sconfitto secondo i media nel 1992 ha preso più voti di quanti Prodi e Berlusconi abbiano mai preso. Il quadripartito sconfitto nel 1992 ha ottenuto due milioni di voti in più del Berlusconismo trionfante nel 2008. Contare e contare onestamente è il primo argine alla anti politica.
Oggi c’è confusione e incertezza sulle alleanze, ma la storia indica la via. Abbiamo avuto le grandi stagioni di libertà e progresso quando la sinistra riformista si è alleata al centro democratico, isolando gli opposti estremismi e le opposte irrazionalità di sinistra e di destra.
Turati e Giolitti nel primo decennio del ‘900 non hanno potuto giungere a una alleanza formale di centro sinistra, ma si sono capiti e hanno costruito la belle epoque italiana. Una stagione felice, travolta dalla guerra. Una guerra causa del confuso magma ribellista che ha originato fascismo e comunismo.
Il centro sinistra degli anni ’60 e oltre, costruito da Nenni, Saragat e Moro, ha prodotto tutte le conquiste e le riforme ancora oggi esistenti: scuola media unica, assistenza sanitaria per tutti, pensioni, statuto dei lavoratori, decentramento dello Stato, diritti delle donne, divorzio e aborto, rinnovamento del costume. Allora i comunisti dicevano che era troppo poco e votavano contro. Oggi, si pensa che sia troppo. Il centro sinistra e Nenni sono stati travolti da un altro magma ribellista, quello del 1968, dal terrorismo, dalla eversione rossa e nera.
Il centro sinistra degli anni ’80 e il governo Craxi hanno prodotto l’ultima nostra stagione di progresso che oggi viene rimpianta. Travolta dal magma ribellista del nuovismo anti partitocratico e da Mani Pulite. Il peggiore. Perché se quella del 1992-94 è stata una rivoluzione, è stata l’unica rivoluzione della storia soltanto distruttiva, assolutamente priva di un progetto. E infatti ha distrutto la prima Repubblica senza costruirne un’altra, ha creato per l’Italia il ventennio perduto, quello del degrado economico, politico e morale. Il tunnel al termine del quale troviamo oggi la bancarotta del paese e la ridicolizzazione della politica.
Il magma ribellista è la maledizione italiana e si ripropone continuamente, a distanza di decenni. Nel 1992, lo hanno cavalcato gli ex comunisti ed ex fascisti, poi Di Pietro, adesso Grillo. Nenni diceva. Il y a touyours un pure plus pure qui t’epure. C’è sempre un puro più puro che ti epura. Ed è così. Anche Lenin , per una volta, ha visto giusto. Diceva. La storia, quando si ripete, da tragedia diventa farsa. Infatti siamo al grillismo.
Il ventennio perduto iniziato nel 1992 ha bruciato il futuro di una generazione. Ma ancora una volta i socialisti e l’Avanti! hanno capito forse più degli altri. Un tema del momento sono le rivelazioni sugli americani e Mani Pulite. Ma l’Avanti! già allora scriveva che, finita la terza guerra mondiale tra Est e Ovest, il potere economico, partendo dagli Stati Uniti, intendeva ridimensionare la politica e i partiti. La rivoluzione liberista lanciata in California voleva non solo lo Stato minimo, ma anche la politica minima. Privatizzata l’economia, si voleva la privatizzazione anche della politica. E’ il titolo di un mio libro. E ci siamo arrivati. Soprattutto in Italia. Occhetto e i comunisti festeggiavano la “gioiosa macchina da guerra” che pensavano avrebbe vinto le elezioni. L’Avanti! titolava invece “un ’68 alla rovescia”, perché già vedeva che la rivoluzione in atto era liberista e individualista, il contrario del ’68. Infatti ha portato a un ventennio dominato dalla destra, da Berlusconi e dagli ex fascisti. L’Avanti! titolava anche “golpe strisciante”. E indicava le componenti golpiste. Molto diverse e conflittuali tra loro, ma convergenti nell’obbiettivo di liquidare la prima Repubblica. Sono state qui sino al disastro finale. E ancora sono qui, a strepitare e dare lezioni. “Tornano a muoversi i fascisti- scriveva l’Avanti!- che decenni di democrazia hanno ridotto al silenzio ma non cancellato. Si muove quella parte del potere economico che considera finito il ruolo di mediazione dei partiti e dei sindacati e vuole governare direttamente (Passera ci è arrivato). Si muovono quei settori dei corpi statali mai pienamente conquistati alla egemonia della politica sulla burocrazia (adesso i burocrati fanno i ministri). Si muovono le forze localiste disgregatrici, che vedono giustamente nei partiti storici il cemento dell’unità nazionale. Si muove quella parte della tradizione ecclesiastica che vuole riprendere direttamente il controllo sulla società civile, senza più la mediazione del partito cattolico, sì, ma laico, costruito da De Gasperi. Si muove il rivoluzionarismo post sessantottino, galvanizzato dalla possibilità di aggredire, cavalcando mode nuove, un avversario antico. Si muovono i vetero comunisti, spinti dal complesso di Sansone (crollata l’ideologia comunista e il PCI, crollino tutti i partiti e il mondo partitocratico intero”.
La domanda, del momento è: il golpe strisciante è stato aiutato dagli americani? Certo, una immensa ragnatela di intercettazione copre tutto il mondo, può registrare qualunque telefonata e penetrare qualunque computer. Non è NATO, ma solo anglosassone (nasce dal patto Ukusa tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda). La rete si chiama Echelon ed è coordinato dalla National Security Agency. Ha 21 centri di ascolto in tutti i continenti. Nella sua sola sede centrale, a Fort Meade, occupa 92.200 militari e 29.000 civili. Si è disinteressata all’Italia e a Mani Pulite? Ciascuno può ragionare e dare la sua risposta. Certo, il capo della CIA di allora, James Woolsey, ha dichiarato testualmente nel 2000. “L’industria americana non vince contratti internazionali con le tangenti. Lo stesso non è altrettanto vero per i comportamenti dei nostri amici e alleati. Noi li abbiamo spiati in passato. E io spero che il governo degli Stati Uniti continui in futuro a spiare contro la corruzione”. Woolsey faceva la morale. Ma la grande finanza faceva gli affari, perché ha comprato per quattro soldi il sistema industriale italiano distrutto da Mani Pulite.
La storia dunque dà le risposte sui temi più scottanti di oggi. Ne ho ricordato alcuni, ma ce ne sono molti altri. Uno per uno, città per città, possono essere al centro di dibattiti per i quali sono disponibile, possono aggregare intorno al nostro piccolo partito amici, interlocutori e socialisti dispersi sotto tutte le sigle. C’è da riempire un vuoto enorme, perché una intera generazione non sa cosa sia il socialismo ed è urgente raccontarglielo, prima che sia troppo tardi. Prima che si dimentichi che in Italia ed Europa non c’è stata battaglia di libertà e giustizia che non sia stata combattuta dai socialisti e dal loro giornale. Molto spesso avanti di decenni sui tempi. Così che la storia ci ha dato sempre ragione.
Non è un problema solo dei socialisti. C’è bisogno di far sapere ai giovani cosa sono stati la politica e i partiti con la P maiuscola. Tutti i partiti.
C’è bisogno di far capire che se vogliamo una moneta europea dobbiamo volere anche una politica europea, che è fatta dai partiti radicati nella storia e appartenenti sino in fondo alle grandi famiglie politiche europee.
C’è bisogno di spiegare che la politica italiana ha una unicità ormai impensabile non solo in Europa, ma persino in Sud America. Non esistono nelle democrazie i partiti personali. I Berlusconi, i Di Pietro, i Grillo sono unicità italiane. E anch’esse unicità che aumentano lo spread.
C’è bisogno di mettere a tacere gli analfabeti politici i quali sostengono che destra e sinistra sono concetti obsoleti, che la divisione è oggi tra nuovo e vecchio. In una settimana, fortunatamente, chiunque ha visto le convenzioni repubblicana e democratica negli Stati Uniti. Chiunque ha toccato con mano cosa è la destra e cosa la sinistra nel Paese più moderno, che precede il resto del mondo.
Ho fatto un lavoro enorme di ricerca e documentazione. Mi ha incoraggiato il presidente Napolitano e credo non per caso. Perché è ormai un socialista riformista e un socialdemocratico. Sulla copertina del libro, c’è un suo giudizio generoso. “Non dubito- ha scritto- che questo libro susciterà grandissimo interesse e approvazione, stimolando vuoi memorie personali e collettive, vuoi riflessioni sulle molte incognite della politica italiana in questa sua fase, per molti aspetti insolita. Mi compiaccio con te per avere immaginato e portato a termine questa tua fatica”. Lo ringrazio e osservo, a proposito della contrapposizione ossessiva, tutta italiana, tra nuovo e vecchio, tra giovani e anziani, una realtà obbiettiva. I due presidenti più anziani sono stati Pertini e Napolitano. Ma sono anche i due che hanno salvato l’Italia da un baratro prendendola per i capelli. E’ un caso? Non credo. Sono i due presidenti cresciuti alla scuola della politica e dei partiti, appunto, con la P maiuscola.
Questo libro aiuterà dunque, spero, i giovani a capire cosa è stato e cosa ancora può essere il socialismo. Attenzione però. Il socialismo è idee, razionalità, ma prima ancora è cuore. Lo ha scritto Edmondo De Amicis, che di cuore se ne intendeva e che era un fedele collaboratore dell’Avanti! Lo ha scritto parlando di una parola (“compagno”)“, della quale la sinistra italiana oggi quasi si vergogna. “Solo l’operaio che s’ode chiamare ‘compagno’ dallo studente, il signore che si sente dare quel nome dal povero, il dotto a cui lo dice l’uomo incolto, il giovinetto a cui lo dice il vecchio; solo colui che giunto in una città sconosciuta si ode chiamare ‘compagno’ da cento giovani mai veduti; questi soltanto, noi soli, possiamo sentire e comprendere la poesia e la forza, che questa parola racchiude. Questa parola ‘compagno’, che ha acquistato un senso nuovo in tutte le lingue europee è per noi un argomento di conforto e di gioia. Quando pure la vecchiaia o l’infermità ci condannasse nei nostri ultimi anni a essere soldati disarmati e inoperosi all’idea che si splende nella mente, questa parola ci rimarrebbe sempre nell’anima, come l’espressione del più alto stato a cui la nostra coscienza e la nostra vita di uomini e di cittadini si siano sollevate. E all’ultima nostra ora, il nostro sguardo cercherà un amico, uno almeno, al quale possiamo dire ancora una volta ‘compagno’ come nei nostri bei giorni di lavoro e di battaglia”. C’è retorica nelle parole di De Amicis? Anche. Ma nell’Internazionale socialista ci si chiama ancora compagni. Quando la sinistra italiana riscoprirà cosa vuol dire compagno, quando si riapproprierà della sua storia, riprenderà anche in Italia il suo cammino.                 
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28 agosto 2012 2 28 /08 /agosto /2012 08:48
GRILLO. DEL BUE:SI STA FORMANDO IL POLO DELL'INSULTO
lunedì 27 agosto 2012
"Si sta formando in Italia una nuova aggregazione politica di stampo populista".E' quanto scrive in una Nota Mauro Del bue, della segreteria nazionale del Psi.
"In comune - prosegue Del Bue - i soggetti che ne fanno parte non so se abbiano un programma, ma hanno certamente un lunguaggio: quello fondato sull'insulto. Parlo, com'è ovvio, dell'abbinata Grillo-Di Pietro. Il primo è nato col famoso Vaffa e poi corroborato con deliranti aggressioni verbali sfociate nell'ultimo "fallito e piduista" dedicato a Bersani. L'altro è nato col Piemme dal culto delle manette, durante l'offensiva di Mani Pulite, poi inserito in politica grazie a D'Alema nel collegio blindato del Mugello, ministro dell'Ulivo e dell'Unione, resuscitato da Veltroni con l'apparentamento concessogli in esclusiva del 2008 e contemporaneamente negato ai socialisti e ai radicali, e oggi in combutta col primo per succhiare voti al Pd. Bersani ha ragione. E meno male che l'ha capita.
Nè l'uno nè altro - sottolinea l'esponente socialista - appartengono alla storia e ai valori della sinistra, alla quale invece appartiene Vendola, nè tanto meno a quella riformista, alla quale invece Vendola non appartiene. Dio ci scampi dal governo del Polo dell'insulto, che ostenta disprezzo e aggresività contro tutti coloro che non la pensano come lui. E' in fondo quell'area giustizialista alla quale ha fatto riferimento Luciano Violante (citando anche Il Fatto quotidiano) e di giustizialismo il convertito (onestamente) Violante se ne intende. Il Polo dell'insulto - è incompatibile col centro-sinistra che deve invece fondarsi sui valori della tolleranza e del rispetto per l'avversario. E deve usare il linguaggio della concretezza e della speranza. E poi anche perchè la politica dell'insulto, greve e volgare, finisce sempre per scontrarsi con la logica della democrazia e per metterla in discussione. Bersani coglie nel segno, dunque, quando dà del fascista a Grillo e con lui anche a Di Pietro, che gli risponde paragonandolo a un asino. Noi non abbiamo mai avuto dubbi sulla radice politica del dipietrismo, della quale il grillismo è solo un'estrema conseguenza.
E plaudiamo contenti - conclude Del Bue - al fatto che il segretario del Pd ci abbia ancora una volta dato ragione".
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24 agosto 2012 5 24 /08 /agosto /2012 16:02

120° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori

partito-dei-lavoratori.jpgSuccesso della manifestazione del Gruppo di Volpedo per il 120° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori a Genova: basta con la contrapposizione tra società civile e politica.
La manifestazione del Gruppo di Volpedo per il 120° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori a Genova si è conclusa con l’impegno di sviluppare le riflessioni politiche di un intenso confronto ravvicinato e a distanza tra quasi tutte le componenti della sinistra e dei progressisti italiani. Alla lettera invito del Gruppo di Volpedo hanno dato riscontro non formale o diplomatico Nencini (PSI), Salvi (Socialismo 2000-FdS), Bersani (PD), Diliberto (PdCI-FdS) e Vendola (SEL). Messaggi sono pervenuti dal Capo dello Stato, il Presidente Giorgio Napolitano e dai Sindaci di Genova, Marco Doria, e Milano, Giuliano Pisapia. Nel dibattito che ha seguito la relazione introduttiva di Felice Besostri si è registrata una significativa consonanza con gli esponenti delle fondazioni del movimento sindacale Giorgio Benvenuto della Buozzi e Carlo Ghezzi della Di Vittorio, del Network per il Socialismo Europeo, Lanfranco Turci, dell’on. Paolo Bagnoli della Colorni di Firenze e di Anna Falcone, di Sinistra e Futuro e, in conclusione, di Andrea Ermano, il direttore dell’Avvenire dei Lavoratori di Zurigo che quest’anno festeggia il suo 115° anno. La manifestazione con l’intervento di Stefano Carluccio, direttore responsabile dell’Avanti! , ha reso pubblico il nuovo assetto proprietario della storica testata socialista, condivisa da Critica Sociale e il Gruppo di Volpedo. Le lettera programma di Rino Formica, il direttore politico del giornale ha indicato le linee politiche della pubblicazione al servizio di una sinistra espressione del socialismo largo ed europeo e che nel mondo del lavoro e del sindacato ha i suoi interlocutori e destinatari principali. Dal dibattito e dall’impegno per il futuro non sono rimasti estranei i compagni, che non hanno potuto, come avrebbero voluto, essere presenti come Emanuele Macaluso, Giuseppe Tamburrano, della fondazione Nenni, Enrique Baron Crespo, socialista spagnolo, Walter Suter, del PSS e Carlo Tognoli. Con i loro interventi i giovani Stefano De Bartolo, del Circolo La Riforma, Ottavio Herbstritt della Lega dei Socialisti di Livorno e Alessandro Porcelluzzi del Network per il Socialismo Europeo sono stati plastica testimonianza che il socialismo è già futuro. I coordinatori Dario Allamano, Luigi Fasce e Giorgio Brero, che hanno assicurato l’organizzazione e la conduzione della manifestazione, sono stati incaricati di predisporre la bozza del documento per dare seguito al convegno e che sarà sottoposto, oltre che ai circoli del gruppo di Volpedo a tutti i circoli e associazioni, che hanno dato adesione alla manifestazione: punto politico fermo è la necessità per tutta la sinistra italiana, area socialista, SEL e settori della Federazione della Sinistra di ricomporsi nell’ambito del socialismo europeo per proporre al PD un’alternativa di governo, con scelte programmatiche nette, presupposto di ogni alleanza elettorale e di governo, anche con altre forze. Il Gruppo di Volpedo intende essere tra i promotori di Stati Generali della Sinistra Italiana, punto di partenza di nuove forme di cooperazione paritaria tra partiti e movimenti, associazionismo di base e iniziative civiche e referendarie: basta con la contrapposizione tra società civile e politica. Una società civile che rifiuta la politica non è né civile, né democratica e, quindi, non fa parte, di possibili alleanze progressiste.

http://www.melogranorosso.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=294:120-anniversario-della-fondazione-del-partito-dei-lavoratori&catid=27:documenti&Itemid=313

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22 agosto 2012 3 22 /08 /agosto /2012 07:23

Socialismo non è solo un nome

 

« Nomina sunt conseguentia rerum: un antico detto filosofico. Insomma il nome non è separabile dal contenuto che esso esprime.
Non lo capiscono molti del PD – anche di quello “fassiniano” come Gualtieri – i quali come il baffetto di ferro, si arrampicano sugli specchi sul tema del socialismo rivendicando la sua confluenza in un generico ed indeterminato progressismo figlio di nessuno.
Sappiamo che il PD si è fondato su una traballante intesa tra i democristian-prodiani e i postcomunisti che vivono un complesso di colpa verso il socialismo. Non che tutti i compagni provenienti dal PCI vivessero questo complesso di colpa.

Di certo non lo vivevano gli ex sindacalisti come il grande Bruno Trentin (“voglio morire socialista”) o compagni serissimi come Gavino Angius, un ex berlingueriano convinto assertore della identità socialista della sinistra ed oppositore del concetto vuoto di “sinistra senza aggettivi”. Faccio due esempi eminenti, ma vi sono molti compagni provenienti dal PCI che la pensano allo stesso modo.
E’ piuttosto quel corpo centrale dell’apparato (berlingueriano, poi occhettiamo e poi ancora o dalemiano o veltroniano) che ha visto nel rapporto con i post-dc piuttosto che con i socialisti l’asse centrale della loro politica. L’Ulivo è frutto di quell’atteggiamento ed anche il PD.
Fatto è che molti ex PCI , dopo il 1989, hanno guardato agli Stati Uniti piuttosto che all’Europa (erano profondamente ignoranti in tema di socialdemocrazia). E questo fu il tratto d’unione con Prodi che vagheggiava un Ulivo mondiale guidato da Clinton il più grande deregolatore dei mercati finanziari (dei suoi meriti scopatori non possiamo parlarne qui) che ha spalancato porte e finestre al mercato delle vacche dei derivati. Con l’aiuto di Tony Blair. Il suo consigliere Giddens parlava di morte del socialismo non solo quello reale ma anche di quello democratico (alla Bad Godesberg). Questa tesi della morte del socialismo andava a pennello per D’Alema e Veltroni, e chiaramente per i democristiani dell’Ulivo. Peccato che quella si è rivelata essere la parte più degenerata del socialismo europeo. Al quale si possono imputare parecchie cose.

Ma non certo quello di essere stato coerentemente socialista. Anzi se c’è un torto del PSE (o meglio di una parte di esso) è proprio la incoerenza tra le politiche fatte e la tradizione socialista. Leggevo una intervista ad un leader storico del socialismo europeo e spagnolo, Felipe Gonzales, in cui c’è una critica dura a Zapatero per non aver modificato il meccanismo economico messo in piedi da Aznar (e che si è fondato su bolle speculative immobiliari e indebitamento privato) e che è alla base della crisi che oggi vive la Spagna. Un altro grande leader, il portoghese Mario Soares, disse che Tony Blair era una Thatcher Mascherata. Insomma da parte di quelli che furono leader socialisti negli anni 80, c’è una aspra critica al PSE degli anni 90 e 2000. Non a tutto: Jospin era cosa radicalmente diversa da Blair. Così i socialdemocratici svedesi o la sinistra della SPD. ED oggi c’è un profondo ripensamento in corso in seguito alla crisi. C’è pure nel PD in gente come Fassina, ma sempre con la prudenza di non pronunciare mai il nome socialismo. Sui contenuti più autentici del socialismo democratico mi sono soffermato più volte. Posso solo dire che esso non si riduce certo al Welfare, ma punta a trasformare profondamente ed in modo democratico (e nella libertà) i rapporti di potere nella economia e nella società capitalistica.

Come diceva il compagno Paolo Bagnoli, il socialismo democratico è socializzazione del potere come percorso di emancipazione sociale e di liberazione umana. Il welfare è un pezzo di esso, come lo è l’economia mista, la programmazione, la democrazia economica. Tutte insieme svolgono quella funzione emancipatrice. E qui sta la differenza tra socialismo e altre forme spurie di progressismo. Queste ultime – liberal-sociali o democristiane (cosa diversa dai cristiani-socialisti come Delors o Carniti) , vedono nei concetti di giustizia e solidarietà (lo metteva bene in evidenza Massimo Salvadori) non un movimento emancipatorio dal basso tramite un lotta di classe concepita e praticata in forme democratiche, civili e razionali (lotta di classe non confinata ai lavoratori manuali ovviamente) per modificare assetti strutturali di potere, ma un movimento dall’alto verso il basso – la solidarietà per garantire la governabilità sociale senza intaccare i meccanismi strutturali che provocano ingiustizia ed esclusione.
Di qui l’impossibilità di costruire un progressismo vago e senza bussola.
Insomma senza una chiara scelta socialista non c’è sinistra che tenga. Naturalmente questo ragionamento vale anche per quei partiti socialisti che hanno preso sbandate neoliberali, ma vale soprattutto per il PD.

Peppe Giudice

tratto da:
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8 agosto 2012 3 08 /08 /agosto /2012 10:09

Per il leader del Psi si è trattato di "un colloquio proficuo"

CSX.INCONTRO NENCINI BERSANI: "UNA COALIZIONE CHE RESTITUISCA PRESTIGIO ED AUTORITA'ALLE ISTITUZIONI

 

07/08/2012 -

E’ durato circa quaranta minuti il colloquio tra il segretario del PD, Pierluigi Bersani e il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini.
I due leader si sono incontrati stamane per discutere della Carta d’Intenti presentata dal Pd e delle coalizioni di centrosinistra.
Il segretario socialista, al termine della conversazione, si è detto “soddisfatto per un colloquio proficuo” in cui si è discusso,tra le altre cose, anche delle future alleanze di centrosinistra, ovvero “di una proposta - avverte Nencini – che noi facciamo da sempre, sin dal congresso di Montecatini del 2008”.
“Sosteniamo da allora – continua- una coalizione di governo che metta assieme la sinistra riformista che si richiama al socialismo europeo e i cattolici democratici”.
“Il pacchetto di mischia – annuncia Nencini – è deciso: Pd, Sel, Psi; una coalizione che si apra alle esperienze civiche, che restituisca prestigio e autorità alle istituzioni e alla politica: noi ci preoccuperemo –aggiunge – di coinvolgere in questo progetto personalità di cultura laica, democratica, libertaria.
La fase di supplenza –continua il segretario socialista conversando con i giornalisti al termine dell’incontro – termina con le prossime elezioni politiche.
Stiamo lavorando a una coalizione responsabile che governi un’ Italia che ha bisogno di essere ricostruita. Data questa legge elettorale, ci saranno lista e candidati socialisti”.
Sui contenuti della Carta d’Intenti che il segretario Bersani ha presentato al Psi, Nencini fa un commento positivo: “Ne abbiamo discusso a lungo. Il futuro dell’Italia – prosegue Nencini – richiede sobrietà, responsabilità e più Europa. Tre cose urgenti che i socialisti italiani propongono da sempre: la tassazione delle rendite finanziarie e una patrimoniale sulle grandi ricchezze per abbattere la pressione fiscale nelle imprese e nei salari, una grande riforma delle
istituzioni, investimenti nella conoscenza, nella scuola e nella formazione”.
“E’ tempo – conclude Nencini – di una sinistra di governo che torni a rendere l’Italia civile e democratica”
 
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1 agosto 2012 3 01 /08 /agosto /2012 12:53
Positivo il giudizio del Psi sulla "Carta d'intenti" di Bersani
 
CSX. NENCINI: LE PROPOSTE DI BERSANI CI CONVINCONO. SONO LE STESSE DEL PSE
martedì 31 luglio 2012
 
“Ci convince la proposta di un patto di legislatura tra riformismo di stampo socialista europeo e cattolico democratico. Ci convince la scelta del leader attraverso primarie di coalizione”.
Lo dice Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, commentando la presentazione della “Carta d’intenti” da parte del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. “Si tratta – aggiunge - delle stesse proposte che abbiamo valutato con i vertici del Psi. Saremo i pretoriani del fronte laico, del merito e della redistribuzione della ricchezza - conclude”.
Per Bobo Craxi, responsabile esteri del Psi:“Bersani, nella sua carta d’intenti, rilancia la prospettiva politica degli Stati Uniti d’Europa ed è, questa, una prospettiva nella quale si riconoscono i Partiti socialisti in Europa e per la quale è necessario impegnare la nostra azione nel futuro”.
“A partire dalla convergenza in Italia”, aggiunge, “tra le forze che si riconoscono nel Pse e le ali popolari e democratiche, unite per la ripresa politica ed economica del Paese”.
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26 luglio 2012 4 26 /07 /luglio /2012 18:13

 cappellaio-matto.jpg

“E tardi….è tardi… è tardi…! diceva il Cappellaio Matto!

Eugenio Scalfari che si ritiene il padre nobile del governo Monti e ispiratore della linea governativa del PD ha recentemente sostenuto che le elezioni anticipate non sarebbero più una iattura perché  Naturalmente non sarebbe certo uno scioglimento determinato dal cattivo esito della politica di Monti. Al contrario: proverrebbe da una valutazione positiva dell’operato del governo e dai suoi dieci mesi di attività. Di qui la necessità di proseguire quella politica non più affidandola ad un governo tecnico ma con la diretta partecipazione di esponenti politici, come del resto Monti avrebbe voluto che avvenisse anche nel governo attuale.”(Repubblica, 22/07/2012).In buona sostanza il re dei giornalisti italiani riesce a dare una valutazione positiva dell’operato del governo Monti e promuove la realizzazione di un’operazione politica che ci porti alle elezioni anticipate ad ottobre. Nei fatti la “valutazione positiva qual è? Una recessione irrefrenabile, lo spread a livelli berlusconiani, l’assenza completa di ogni indice di crescita economica, una disoccupazione da dopoguerra, il tracollo dell’economia reale, malgrado Monti nelle sue ultime vacanze moscovite abbia scoperto con sua grande sorpresa che esiste anche l’economia reale.

Contemporaneamente  i tagli del Governo Monti stanno facendo a pezzi lo Stato sociale, -7,2 miliardi per Regioni e Comuni, -7000 posti letto negli ospedali, -10% dipendenti pubblici, e via così… è un’autentica svendita, questa spending review che, tradotta dall’inglese, significa solo: più tagli, più disuguaglianza sociale, meno cure, più sacrifici per lavoratori, studenti, e pensionati (ed ovviamente nessun aggravio per i ricchi).

La valutazione positiva che Scalfari da della opera di risanamento del governo Monti non è assolutamente condivisibile dal momento che non bisogna essere di sinistra per capire che le scelte dell’Ipertecnocrate non hanno avuto alcuna influenza in ambito europeo, sono strutturalmente inefficaci e non convincono gli investitori esteri, da lui tanto invocati, che si guardano bene dal venire ad investire in Italia. Se ciò non bastasse le tanto declamate riforme epocali non sono state in grado di arginare la speculazione degli investitori internazionali che fregandosene della cura letale che Monti sta propinando all’Italia, fa susseguire un venerdì nero all’altro. Nonostante ciò il PD continua imperterrito a sostenere il governo Monti e la sua nefasta politica monetarista che è l’origine dell’attuale crisi economica e con la quale ci si ostina a risolvere un problema di cui sono invece, a detta degli economisti più lucidi, la causa costante.

E’ singolare che alcuni compagni si illudano che alla lunga le manovre di bilancio e le operazioni di emergenza possano far virare in maniera virtuosa la nave Italia. Gli stessi continuano a dire che bisogna aspettare per vedere gli effetti benefici  della varie manovre e che alla fine i “mercati” percepiranno la bontà della linea di politica economica italiana cambiando finalmente parere sull’Italia che non sarà più oggetto di attacchi velenosi e deleteri. La realtà, invece, sta evolvendo in senso contrario e tutti possono rendersene conto al di là del libro dei sogni. Grecia e Spagna non riescono più a difendersi ed è presumibile che anche l’Italia per quanto sia ricca non esca vittoriosa dagli attacchi della speculazione internazionale con manovre che si susseguono ormai con cadenza quasi mensile. Se i miei calcoli non sono errati oltre al patto di stabilità di quaranta miliardi all’anno per i prossimi decenni, per raggiungere il pareggio di bilancio l’Italia dovrà sborsare altri venti miliardi di euro a cui vanno aggiunti ottanta miliardi di interessi da pagare sul debito, posto che lo spread rimanga ai livelli attuali e non cresca, come purtroppo è facile prevedere. Se qualcuno si ostina a chiamare l’economista Cesaratto un catastrofista, farebbe bene a farsi questi conti.

L’unico effetto concreto di tutto quello che stiamo vedendo e vivendo è che le famiglie italiane sono sempre più povere, i risparmi privati sono ormai al collasso, lo stato sociale viene ogni giorno rivisto al ribasso, perché ovviamente “vivevamo al di sopra delle nostre possibilità” e l’economia reale è ormai paralizzata. Come se non bastasse tutto questo arriva la macelleria dello spending review un’insieme di norme, regole e manovre che sono state formulate per agevolare la speculazione e non per aiutare chi quei provvedimenti li subisce sulla propria pelle senza alcuna prospettiva di miglioramento della situazione.

Lo spending review con i suoi 9 miliardi di tagli tutti a carico di Comuni ed enti locali, rischia di paralizzare nei fatti l’attività dei servizi di base, che in tal modo saranno pronti per essere dismessi, smantellati e privatizzati. Si chiamarazionalizzazione dei servizi e significa licenziamenti a raffica. Naturalmente, visto il successo della prima revisione di spesa, si parla già di una seconda spending review per altri 10 miliardi di ulteriori tagli.

Il governo Monti appoggiato colpevolmente da Bersani, che ha ormai perso ogni pudore, non toccherà con i suoi tagli gli emolumenti dei manager pubblici.  E’ il caso della nuova presidente Rai e del nuovo direttore generale che insieme superano un milione di stipendio all’anno. Non si toccano le aliquote dello scudo fiscale ma si pensa con fastidio ai 300.000 esodati che hanno l’arroganza di reclamare la loro giusta pensione. Lo stato risparmia sulla pelle dei redditi fissi e però si rifiuta di sottoscrivere una convenzione con la Svizzera che permetta di recuperare le tasse evase dagli italiani più furbi. Questa convenzione è stata giudicata dannosa e controproducente. Cosa strana perché la Germania, la tanto odiata Germania, questa convenzione con la Svizzera l’ha sottoscritta recuperando così quattromiliardi di euro.  Ma le cose non fatte dal governo non finiscono qui, infatti il Generale Ministro Giampaolo di Paolo che rappresenta un unico esempio in un paese democratico di un militare che è allo stesso tempo ministro della difesa ha imposto che l’Italia non rinunci ai famigerati F35, di cui tanto si è parlato; non solo, ma l’Italia spenderà altri quattro miliardi per acquistare elicotteri per la marina e ancora cinque miliardi per la realizzazione di fregate FREMM e ancora giusto per entrare in clima da “Guerre stellari”non ci facciamo mancare i famosi droni, cioè aerei senza pilota per un’altra risibile spesa di 1,3 miliardi. A tutte queste spesucce vanno aggiunti i costi di tutte le missioni estere, che ci vedono in prima fiala come esportatori di democrazia. Certo a settembre le Province forse non potranno dare inizio all’anno scolastico, però ci sono le scuole private che possono risolvere il problema. Il PD che continua a definirsi un partito “serio e responsabile” ha avallato e condiviso tutto questo, rendendosene corresponsabile. Certo ha detto “Non accettiamo taglia al sociale, che per noi significa sanità, scuola, servizi sociali di base dei Comuni.” Ma poi ha votato tutto quello che Mario Monti gli ha proposto senza battere ciglio. Allora alla fine di questa incompleta analisi la domanda è perché, quando si andrà alle elezioni a ottobre 2012 o nella primavera del 2013 una sinistra che abbia a cuore il destino delle persone che pretende di rappresentare dovrebbe allearsi con il partito che è corresponsabile di una politica reazionaria ed affamatrice? Quando alcuni compagni dicono “La preparazione di un’alternativa di governo, auspicabilmente legittimata dalle urne con una diversa legge elettorale, dovrebbe secondo noi fondarsi  su un asse preferenziale PD-SEL” non si pongono la domanda che prima di fare una proposta del genere dovrebbero porsi e cioè questo PD, con questa classe dirigente potrà dare al paese veramente un governo capace di farci venir fuori dalla situazione politica ed economica in cui ci troviamo? E potrà farlo rimodulando il rapporto fra la politica, le istituzioni e i cittadini? Vorrà l’attuale PD assumersi la responsabilità do proporsi come alternativa di governo? Sarà disponibile dopa aver votato la riforma delle pensioni, l’abbattimento dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, il “Fiscal compact” ed accettato tutto quello che “l’Europa ci chiedeva” garantirci che non accetterà né commissariamenti né cessioni di sovranità? Questo PD con il quale alcuni compagni, ma non io, vogliono costruire un’alternativa di governo sarà in grado di condividere con la sinistra un ripensamento della politica italiana basata su equità, uguaglianza, difesa del welfare, ampliamento dei diritti civili, redistribuzione dei redditi, tutela dei sindacati nelle fabbriche? Queste domande dovrebbero essere la base di una riflessione comune prima di buttarsi nelle braccia di un partito diviso, abituato a sopravvivere con continui compromessi,  incapace di qualsiasi scelta democratica per non turbare i propri equilibri interni ed il patto non scritto di alleanza con le gerarchie vaticane. Perché ci illudiamo di poter condizionare da sinistra il PD? Qualcuno dimentica e fa male, il vecchio slogan del “voto utile”, che potrebbe ancora una volta    diventare attuale. D’altronde chi auspica un patto elettorale e politico col PD dimentica che Casini ha detto che l’alleanza la fa solo col PD. Chi accetta questa logica dimentica l’incognita del Movimento a cinque stelle di Beppe  Grillo che ci si ostina ad ignorare dimenticando che oggi conta una percentuale intorno al 20% e soprattutto dimentica che circa la metà degli italiani non va a votare. Perché siamo cosi presuntuosi se non rappresentiamo niente e nessuno in termini elettorali?

Un partito come il PD, che è dato al 24% perchè dovrebbe accettare condizionamenti da una sinistra divisa ed inconsistente, senza un programma comune, senza una visione d’insieme senza una strategia alternativa? Vogliamo partecipare alla competizione elettorale come mosche cocchiere  per poi poter dire anche noi “abbiamo vinto” e poi? Vincere senza un programma condiviso, senza un progetto, senza un’idea di paese che rappresenti l’alternativa alla attuale situazione a che serve? Quale sinistra si sarebbe resa responsabile di una squallida discussione come quella di cui si è resa protagonista il PD sul tema dei diritti civili con particolare riferimento alle coppie gay? In Francia non esiste l’allocuzione “centrosinistra”. La sinistra esiste ed ci sono due forti partiti il socialista ed il comunista. Il partito comunista peraltro ha dato una mano ad Hollande a vincere le elezioni ma poi non ha preteso di partecipare al governo del paese. In Grecia Siryza contro il partito di centro da sola ha rischiato di vincere le elezioni.  Per non parlare delle recenti elezioni in Germania.

Forse è giunto il momento di pensare ad una sinistra italiana diversa, fuori dagli schemi in cui ci hanno relegato. Diceva il “Cappellaio Matto” in “Alice nel Paese delle meraviglie” “è tardi…è tardi… è tardi.” Effettivamente è tardi e prima che il conflitto sociale incendi le piazze italiane come sta succedendo in Spagna e come è successo in Grecia, un sinistra autonoma e non dipendente dal PD deve trovare il modo di rispondere alla crisi e creare un futuro diverso pensando ad una società diversa dalla attuale. Non è sufficiente pensare a come vincere le elezioni del 2013, bisogna pensare a costruire una sinistra unita che non miri trasformare i comunisti in socialisti e i socialisti in verdi, ma insieme bisognerebbe avere la forza di costruire un progetto di cui ognuno sia partecipe in maniera seria e responsabile. Un progetto che tenga conto della circostanza che oggi qualunque cittadino quando va a votare lo fa pensando che la sua vita non cambierà in maniera sostanziale, perché le responsabilità della sinistra che hanno governato negli intervalli in cui non ha governato la destra, non sono diverse da quelle della destra. Prodi ha accettato le politiche liberiste che hanno portato ad un declino della sovranità popolare e della democrazia. Il mantra sia per la destra che per la sinistra è sempre stato “ce lo chiede l’Europa.!” Se la sinistra si ostina a credere che un solo modo di governare è possibile, perché la gente dovrebbe votare per un’alternativa. Una sinistra seria e responsabile dovrebbe cominciare a dire che la crisi non è colpa degli stati dissoluti e dissipatori, bensì della speculazione internazionale e dei mercati finanziari. Una sinistra alternativa deve proporre un modello ed un programma in cui i bisogni siano al centro delle preoccupazioni di chi governa prevedendo misure di fiscalità alternative che colpiscano i redditi alti e i grossi patrimoni, un po’ come sta succedendo in Francia grazie ad Hollande. Se non si pensa a come risolvere i problemi della disoccupazione dei precari, degli immigrati presenti sul territorio nazionale in un grande sforzo di solidarietà, come si può pretendere di chiedere un consenso politico sulla parola?. Ora che l’odio nei confronti delle banche è arrivato al suo culmine bisogna pensare ad uno stato che riprenda il controllo del sistema bancario e finanziario, cambiando la politica monetaria prescindendo dai diktat dell’Europa. Non si può andare con chi, ed il PD lo ha colpevolmente fatto, difende i privilegi di imprenditori, banchieri e multinazionali, mentre ci sono milioni di lavoratori, impiegati, disoccupati, pensionati, giovani, immigrati che vivono con meno di mille euro al mese. Oggi il nostro denaro, grazie all’imposizione fiscale del governo Monti va a speculatori finanziari mentre dovrebbe andare ai lavoratori ed alle amministrazioni periferiche dello stato. Questa Europa non deve piacerci per forza e non abbiamo il dovere di difenderla a tutti i costi.

Una sinistra seria deve fondare il suo programma elettorale senza populismi ma parlando di occupazione, istruzione, potere d’acquisto, accesso alla salute, ecologia, fonti energetiche alternative, diritti cvili. Su questi temi dobbiamo costruire il nostro programma indicando soluzioni alternative al liberismo. La dobbiamo smettere di rassicurare i mercati, non è il nostro mestiere;  il nostro mestiere invece quello di credere che si deve andare “oltre l’austerità” parafrasando il titolo di un e-book che è stato messo on –line da qualche giorno e di cui il compagno Turci si è fatto promoter, e che è possibile inventarci un altro domani diverso da quello che vorrebbero farci vivere.

Tutto questo si può fare senza il PD? Dipende da noi! In Francia, in Grecia, in Germania molto è cambiato. Dobbiamo essere in grado di farlo anche in Italia. Se riusciremo a parlare un linguaggio diverso e proporre un progetto politico alternativo in cui si dica “questo è un programma di sinistra e questo è ciò che deve essere di sinistra in materia di alloggi, pensioni, sanità, scuola, salari, ambiente, diritti civili etc” allora provocheremo un dibattito che sicuramente porterà quella sinistra diffusa che esiste nel sociale, nel dibattito politico nei sindacati  dalla nostra parte e questo, solo questo potrà spostare il centro di gravità della vita politica. Questa sinistra diffusa deve diventare una forza politica che non può essere separata dalle istanze che rappresenta. Se riusciremo a fare questo riusciremo ad ottenere risultati politici ed elettorali al di là delle nostre aspettative in piena autonomia convincendo la gente a votare perché con quel voto le cose possono davvero cambiare il meglio per loro.

Beppe Sarno    

        


 

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20 luglio 2012 5 20 /07 /luglio /2012 16:07


Nichi il comunista e i socialisti

 

«Sono innamorato della mia storia di comunista ma m’innamoro delle storie altrui, ha detto Vendola all’assemblea di SEL e delle formazioni che vi si riconoscono: compresi i molti socialisti presenti dei quali, si legge nelle cronache, egli non manca di tessere elogi per la cultura di cui sono portatori, avvertendo tuttavia di evitare di restare prigionieri delle biografie, ma unirsi a tutte le forze che rivendicano cambiamento, moderati compresi; e ammonendo che il riformismo dev’essere la bussola del centro sinistra e non l’alleanza per vincere le elezioni.
Affermazioni importanti, anche se non nuove per chi ricorda il suo primo contatto con i socialisti nel gennaio 2005 di cui si racconta in “Socialisti e identità nella puglia degli anni 2000” (Progedit, 2007), ripetute nel maggio successivo all’inaugurazione della Mostra “Di Vagno e Matteotti fra storia e memoria”, e ancora al Convegno del gennaio 2010 per il decennale della morte di Bettino Craxi.
Vendola è intellettualmente onesto, e quando fa queste affermazioni c’è da credergli, sapendo che le fa non per captatio benevoltiae verso i socialisti, per quanto in sovrannumero come annota Lorena Saracino, che già sono con lui, e che ci resteranno.
Egli da pugliese sa che i socialisti nostrani non si esauriscono con quelli presenti “in sovrannumero”, ma ve ne sono tanti che restano tali per convinzione profonda a prescindere, qualche volta nonostante, le formazioni che continuano ad organizzarli o per irrinunciabile speranza, forse per nostalgia, finanche per un po’ d’opportunismo; e che tutti condividono con lui che solo il riformismo debba essere la bussola per il Governo a tutti i livelli, sapendo che riformismo non è moderatismo, secondo una non dimenticata, felice sintesi di Beppe Vacca.
Val la pena di ricordare il caleidoscopio dei socialisti di Puglia, singolarmente poco rilevanti, ma nell’insieme una forza: socialisti con la tessera nel PSI, o del nuovo PSI, quelli che si ritrovano in SEL, altri che non resistettero alla suggestione del PD, altri che hanno preferito l’autonomia; ci sono socialisti che nel passato, in buona fede o per rabbiosa reazione suggestionati da Berlusconi il vindice, s’illusero che anche da quelle parti avesse potuto praticarsi il riformismo.

Tutti con il comune auspicio che più che un partito socialista, piccolo o grande, debba sopravvivere il Socialismo, perché il problema che sta corrodendo dall'interno la coesione sociale in tutto il mondo capitalistico è l'abnorme aumento della disuguaglianza prodotto dalla politica economica degli ultimi trent'anni, e che il suo abbattimento, il socialismo appunto, deve occupare il primo posto di qualsiasi agenda politica che voglia affrontare seriamente la crisi.
Se le cose stanno così la domanda è: cosa impedisce a Vendola, non di inaugurare una stagione di improbabili riunificazioni o di inverosimili conversioni, ma aprire con quel vasto mondo socialista cui egli stesso riconosce cultura di governo, perché allevato alla scuola dei Bobbio, dei Cafagna, dei Cohen, dei Federico Mancini e di tanti altri, un dialogo franco, non sul passato con le sue rivendicazioni, ma sulle suggestioni di un futuro capace di disegnare, con il coraggio che manca al PD, la prospettiva socialista, come accade in Europa?
Anche se qualche socialista, proprio per quella cultura, potrebbe far notare che qualche volta l’ideologia, che Vendola giustamente rifiuta, è stata all’origine dell’insuccesso di alcune iniziative del laboratorio di governo, del caso di scuola pugliese che difende con orgoglio.
Lo apra lui quel cantiere, appunto non per la costruzione di un partito, ma per la ripresa di un processo culturale interrotto: molti come lui, “interessati non al partito ma alla partita”, si faranno avanti.

Gianvito Mastroleo  (da Il Melogranorosso)

 http://www.melogranorosso.eu/index.php?option=com_k2&view=item&id=303:nichi-il-comunista-e-i-socialisti

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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 16:14
Mauro Del Bue -
Sui diritti civili il Pd non faccia il Pci
mercoledì 18 luglio 2012

Mauro Del Bue

Non è assolutamente vero che le questioni attinenti la laicità (in primis questa, dell’equiparazione dei diritti civili per tutti a prescindere dalle tendenze sessuali) siano osteggiate, nel Pd, dalla componente ex Margherita a cui si opporrebbero le convinzioni di quella ex diesse. Non è vero che vi sia il cozzo di due tradizioni.
È vero che esiste una componente ex democristiana che difende a ragione le sue prerogative ed esiste, al suo opposto, una piccola componente profondamente laica, che ha aderito al Partito democratico recentemente (la Concia, Ignazio Marino). Ma il nucleo maggioritario del Pd, quello diciamo così ex comunista, appartiene a una storia che non ha mai fatto della battaglia sulle libertà civili una bandiera. È questo nucleo solido che prevale ancora nel Pd.
Quando mai l’ex Pci, che votò l’articolo 7 della Costituzione, al contrario dei socialisti, ha dato la priorità a battaglie come quella per il divorzio (che cercò fino all’ultimo di annacquare e scoraggiare con proposte per evitare il referendum,) o per la legalizzazione dell’aborto (ricordo la proposta di legge davvero minimalista dell’on. Seroni che io stesso contestai, da giovane socialista, in una conferenza pubblica tenuta a Reggio Emilia nei primi anni settanta).
Il Pci riteneva che il dialogo coi cattolici, nelle versione del compromesso storico, impedisse o quanto meno sconsigliasse battaglie che potevano dividere laici e credenti, mentre il Psi, che con la Dc collaborava, era invece convinto che un conto fossero i programmi di governo e altro conto fossero le convinzioni di carattere etico.
È in fondo quel che sostiene oggi lo stesso Casini, che dimostra di aver imparato e bene la lezione da Forlani e dai suoi predecessori democristiani che collaborarono col Psi. E che si dimostra molto più tollerante e rispettoso di qualche dirigente del Pd.
Perché stupirsi dunque se il Pd riflette ancora questa reticenza storica? Anche oggi teme che queste battaglie impediscano il dialogo col centro?
Non credo. Penso invece che appartengano ormai alla sua radicata sensibilità su questa materia certi moderatismi e prudenzialismi che hanno solcato la storia del vecchio Pci. E che oggi vengono perfino criticati da esponenti del Pdl, come l’ex ministro Galan, che si dichiara a favore dei matrimoni e delle adozioni da parte dei gay. E li preferisce ormai al matrimonio con gli ex An…
da www.locchiodelbue.it

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