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25 aprile 2012 3 25 /04 /aprile /2012 19:52

La  segreteria provinciale del PSI guidata da Marco Riccio ha scritto un’altra pagine di vergogna nella sua breve e tormentata storia. Non ce n’era  bisogno. Con un articolo apparso sui quotidiani locali i vertici provinciali del Psi sconfessano i  quattro giovani compagni di Solofra iscritti e facenti parte della sezione locale del PSI  e appoggiano una candidata nella lista Vignola, peraltro  non iscritta al partito.  Non solo, viene anche contestato il capogruppo regionale del PSI, Gennaro Oliviero. I compagni Alesssandro De Stefano, Alessandro Iannone, Rosa Brescia e Ariosto Guacci sono colpevoli di proclamarsi socialisti e di rivendicare un’autonomia che lo statuto del PSI gli riconosce.  Eppure un partito senza giovani muore e piuttosto che contrastarli Marco Riccio avrebbe dovuto cercare il dialogo, mostrando solidarietà appoggiandoli in una battaglia che probabilmente dal punto di vista meramente elettorale perderanno, ma che sarebbe servita come esperienza formativa per  il futuro non solo loro, ma anche nostro. Il rapporto fra i socialisti e la sinistra in genere è costituito da appuntamenti persi, delusioni, incomprensioni, diffidenze e questo avviene da troppi anni ormai. E vero però che la gioventù è stato sempre uno dei fondamenti  di vittorie storiche della sinistra. Tutti parlano della necessità di dover rispondere alle aspettative dei giovani, ma al momento opportuno se non rispondono alle nostre scelte li demonizziamo, li rinneghiamo. Per i giovani non è facile adattarsi al tipo di società in cui viviamo, moliti di essi non l’accettano e si ribellano nei modi più diversi. Il dato comune è che essi non accettano il nostro modello di società  e rifiutano regole che alla luce dei fatti e dei risultati della politica appaiono insoddisfacenti.

La gioventù è in difficoltà, ma nella nostra società, in cui la concorrenza viene ritenuta come un valore fondamentale, come potrebbe essere altrimenti? Per fortuna, alcuni giovani ed è il caso dei giovani compagni di Solofra, non si sentono pronti per giocare con queste regole e pretendono di cambiarle o di non giocare affatto. A questi giovani non si può rispondere con cinismo eliminando quelli che non accettano regole ormai morte. La diagnosi è implacabile, la sinistra e non solo il PSI  oggi non è in grado di fornire ai giovani una prospettiva di speranza. Intorno a parole  vuote si nasconde una rassegnazione allo stato attuale delle cose e della politica. Dietro queste posizioni di rifiuto,  che non è solo del PSI   Irpino, si dimentica che l'azione politica per servire la collettività chiede coraggio e audacia. La sinistra che oggi festeggi la festa della Liberazione dal fascismo dovrebbe ricordare che attraverso i suoi giovani ha creato punti di svolta. Così è caduto il fascismo, così si sono rigenerati i momenti più salienti della nostra storia repubblicana. Questi eventi sono tutti eventi che non solo da un punto di vista politico erano caratterizzati da una presenza incredibile di giovani, e sono eventi che sono  anche riusciti  a permeare tutte le speranze dei giovani di un cambiamento imminente e di una vita migliore per tutti. Anche se le aspettative sono state spesso deluse, chi può negare che la vita degli uomini e delle donne grazie a questi eventi è stata notevolmente migliorata?

Il Psi Irpino, non solo, ma tutti noi dovremmo avere il coraggio di riconoscere le nostre responsabilità  e trovare un percorso coraggioso per definire le linee guida di una nuova società, che oggi non solo non cambia le profonde disuguaglianze ma cerca di aumentarle e di cancellare diritti conquistati con anni di  lotte dalla sinistra e dai suoi giovani migliori. Le promesse che i padri fondatori della nostra repubblica, dopo il nero ventennio fascista, hanno fatto approvando la Carta Cosituzionale, non sono state mantenute e in nome di uno stato di necessità, solo in parte reale, si cerca di dimenticare o ancora peggio di cancellare.
E grazie ai giovani come quelli della sezione PSI di Solofra ed alla solidarietà concreta che sapremo dimostrare nei loro confronti   che potremo ancora sperare in un cambiamento e che il Psi e la sinistra apparirà di nuovo come alternativa stimolante al liberalismo.
Senza questa solidarietà è  inutile dire che il Psi viene meno alla sua ragione di esistere e si assume la responsabilità di non  rispondere alla sofferenza di questi giovani, che si affacciano per fare politica in  un mondo crudele e spietato.
Senza la solidarietà nei confronti dei giovani è inutile pensare ad una possibile rinascita della sinistra che se ci fosse sarebbe effimera e destinata a perire nel breve spazio di un mattino.

Beppe Sarno

 

Coordinatore provinciale del Network per il socialismo europeo.

 

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18 aprile 2012 3 18 /04 /aprile /2012 17:33
L’adesione al Pse è la strada maestra, non è un’alternativa
Luigi Iorio - ‘Socialismo’ la parola che fa venire l’orticaria agli ex Pci del Pd
mercoledì 18 aprile 2012 - tratto dall' "Avanti della domenica"

 

“IIn Europa non c’è alternativa al PSE”, questo è il titolo inequivocabile di un articolo apparso su “l’Unità” il giorno di Pasqua, scritto dall’ eurodeputato Leonardo Domenici. Un articolo che già dal titolo evidenzia come il tema della collocazione europea metta in difficoltà lo stato maggiore dei Democrats, poiché il titolo giusto per un partito riformista e progressista quale è, o dovrebbe essere il Pd, sarebbe dovuto essere: In Europa la collocazione naturale del Pd è il PSE. Ma veniamo a delle considerazioni.
Il già sindaco di Firenze ha affermato senza mezzi termini che il Pd dovrebbe aderire al Partito del socialismo europeo già dal prossimo congresso che si terrà a Bucarest il prossimo ottobre, rafforzando le tesi di Sergio Cofferati che, sempre dalle colonne dell’ Unità, ha riaperto l’amletico dibattito sull’ adesione del Pd al Pse, che però non ha trovato consenso tra i neo guelfisti del partito.
Da militante del PSI, partito da sempre facente parte del PSE, la cosa che mi lascia perplesso è però l’errata convinzione che emerge da ciò che afferma Domenici e cioè che lo stare a pieno titolo nel Pse non ha a che fare con ragioni ideologico-identitarie, ma risponderebbe ad una esigenza di carattere politico-funzionale che riguarderebbe l’efficacia della presenza e dell’iniziativa del Pd a livello europeo.
Ecco, l’errore di fondo è proprio in questa visione del socialismo europeo. Aderire al PSE o essere membri del PSE è una questione tutta identitaria ed ideologica.
Aderire alla piattaforma del socialismo europeo implica infatti riconoscersi in valori cardini come quelli della solidarietà,dell’inclusione, dei diritti, in sintesi riconoscersi in quell’umanesimo chiamato “socialismo” che per milioni di persone ha significato ed ancora continua a significare : progresso e dignità.
La verità è però un’altra: nel Pd in molti forse credono, come lo stesso Domenici, che l’appartenenza alla famiglia europea serva solo come mera presenza tattica e non strategica, evidenziando nuovamente, se mai ce ne fosse bisogno, che l’attuale classe dirigente del PD, ex Pci-Pds-Ds ha da sempre l’orticaria quando si parla di socialismo libertario e liberale, coordinate principali del socialismo europeo ed italiano.
Ecco perché se il Pd avesse davvero intenzione di approdare finalmente ad un progetto socialdemocratico in Italia, facendo naufragare quello incerto attuale, non si parlerebbe di alternativa per il Pd nel PSE, dicendola alla Domenici, né del socialismo europeo dell’ultimo ventennio, come un’”esperienza discutibile”.
Una riflessione più ampia per questo dovrebbe partire proprio dalla mai avvenuta presa d’atto che lo scioglimento del Pci avrebbe dovuto far approdare tutto il gruppo dei quarantenni di allora, D’Alema, Veltroni, Fassino tanto per intenderci, ad un revisionismo ideologico che sfociasse nel fiume socialista.
Dopo più di venti anni però, gli ex Pci, oggi Pd e che in passato con i Ds erano a pieno titolo nel Pse, non riescono a pronunciare la parola “socialismo”; ma nulla è perduto, ecco perché sin da subito dovremmo impegnarci, senza acredini del passato, a costruire in Italia un partito unico della sinistra progressista e socialista, che possa a pieno titolo ed in modo naturale essere il punto di riferimento per tutti i partiti europei all’interno del PSE. Il momento è propizio, la seconda Repubblica è naufragata lì da dove era partita nel mare del giustizialismo e della menzogna. A voi la scelta.

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18 aprile 2012 3 18 /04 /aprile /2012 17:25

 

 

Le interviste di Nencini e Pastorelli su politica e rimborsi elettorali
Finanziamento, la grande truffa dei ‘grandi’ partiti
mercoledì 18 aprile 2012 - tratto dall' "Avanti della domenica"


Ci sono partiti, come la Lega, che hanno ottenuto un rimborso per spese elettorali pari al 1308%.
Ma ci sono anche dei partiti, come il Psi, che invece hanno avuto un rimborso pari alla metà delle spese effettivamente sostenute. “Nel 2008 – risponde Riccardo Nencini in un’intervista a QN di venerdì 13 - abbiamo speso 4 milioni e mezzo per la campagna elettorale mentre abbiamo ottenuto solo 2 milioni e mezzo di rimborso ripartito in cinque anni. È la conseguenza di quanto sia sbagliata la legge in vigore”. Nencini però, a ragione, teme che le modifiche di cui si è parlato nei giorni scorsi (un ddl di Pdl, Pd e Terzo Polo) salverebbero i partiti presenti in parlamento perché l’eventuale sospensione di cui si parla, riguarderebbe le elezioni politiche e regionali, e non guarda caso, le europee. In parole povere a rimanere senza fondi sarebbero tutti i partiti minori fino a SeL mentre per i ‘grandi’ non cambierebbe nulla.
“Secondo la bozza di accordo – aggiunge infatti nella stessa intervista - si prevede di bloccare, in attesa di controllo, il rimborso dei finanziamenti delle politiche e delle regionali, non delle elezioni europee. Questo significa che il denaro derivante da quel rimborso finirà nelle casse dei partiti più grandi, a discapito dei piccoli partiti, come noi, che non hanno superato la soglia del 4%”. “Siamo stati i primi – sottolinea il segretario del PSI a proporre una modifica della legge nel 2008 durante la conferenza di Napoli quando facemmo nostre le proposte del professor Stefano Merlini. Per quanto mi riguarda, io sono d’accordo con l’esistenza di un finanziamento pubblico, ma il rimborso deve essere un rimborso vero, non un meccanismo per cui milioni di euro finiscono nelle casse dei partiti, anche di quelli che nulla hanno speso per far politica”.
Che le difficoltà già grandi rischino di divenire insormontabili, lo conferma Oreste Pastorelli. Il tesoriere del PSI spiega in un’intervista all’Avantionline, che una gestione corretta è simile a quella di una qualunque famiglia italiana, ovvero non si spende mai di più di quello che si ha e si prevede di avere in cassa.
“I soldi si spendono sulla base di quanto si possiede senza lasciare debiti in giro. E questo risulta ancora più semplice nel momento in cui si realizza un bilancio preventivo dell’anno: in tal modo si conosce immediatamente di quanti soldi si può disporre, attraverso il finanziamento e il tesseramento degli iscritti al partito”.
Le spese principali nella gestione del Psi sono principalmente “spese di struttura, oltre che per le attività politiche in giro per l’Italia e per la società Nuova Editrice Operaio, a cui fanno capo le attività editoriali. Tutto passa attraverso l’approvazione del bilancio preventivo, da parte della direzione nazionale e di un collegio di revisori contabili che controlla i conti e dà il parere sul bilancio consuntivo che si presenta a luglio di ogni anno alla Camera e si pubblica attraverso due quotidiani nazionali”.
“Per quel che riguarda il Psi il bilancio è costituito per il 50% da rimborsi elettorali e la parte restante dalle sottoscrizioni provenienti dal tesseramento”. “Sono convinto – aggiunge - che il rimborso elettorale debba andare alla lista che ha superato lo sbarramento per accedere ai contributi, e che debba essere relativo alle spese reali effettuate e contabilizzate”. “E quando un partito non raggiunge il quorum per acceder al rimborso elettorale, non vi deve essere in nessun caso una ripartizione delle finanze residue tra tutti quelli che invece hanno superato la soglia. Anzi, sarebbe opportuno che della parte restante non assegnata ai partiti se ne faccia un uso migliore, destinandola magari ad attività sociali”.
Quanto alla crescente pressione dell’opinione pubblica che sull’onda degli scandali che hanno coinvolto il Pd e la Lega, reclamano pesanti tagli se non l’abolizione di ogni finanziamento, secondo il tesoriere del PSI, si può rispondere soprattutto attenendosi in maniera ferrea alle regole della chiarezza e della trasparenza. “E’ naturale che finché non vi sarà da parte di tutti un’assoluta precisione sulla gestione economica dei partiti il malumore della gente non cesserà.
Quello che deve essere assolutamente rispettato da tutti è che i rimborsi devono essere effettuati in base alle spese realmente sostenute. Questo farebbe sì che le persone continuino, o riprendano a credere, nella buona politica, in chi la fa e in chi si adopera affinché i soldi pubblici non vengano sprecati. Oggi più che mai l’essere attenti all’uso delle risorse economiche deve essere in politica un imperativo categorico”.

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4 aprile 2012 3 04 /04 /aprile /2012 16:41

 

Incatenati per solidarietà verso i nostri forestali!

 

 

 

Napoli 27.3.2012

Il Consiglieri regionali, Gennaro OLIVIERO e Gennaro MUCCIOLO del PSI, assieme al Consigliere dell’IdV, Eduardo GIORDANO, si incatenano prima dell’inizio dei lavori odierni del Consiglio regionale della Campania, per protestare sull’assurda vicenda che si trovano a vivere i dipendenti delle Comunità Montane della nostra Regione. (n.d.r.)

“Mancanza di programmazione, di interventi e soprattutto fondi per i pagamenti delle mensilità dei lavoratori forestali delle Comunità Montane in Campania - esordiscono i Consiglieri, nel motivare il provocatorio gesto di protesta dell’incatenamento, prima dell’inizio del Consiglio regionale di oggi, come gesto di solidarietà per i forestali campani". Le zone interne della Campania, su cui operano le Comunità Montane, stanno soffrendo maggiormente di altre per l’attuale crisi economica, alla quale il Governo Caldoro non riesce a porre freno in maniera efficace".

Il Governatore campano, dimostra un tale disinteresse da lasciare sgomenti! Parla di oltre 10000 lavoratori, mentre si tratta di oltre 4000 unità. Probabilmente, i forestali portano avanti il loro lavoro con tale passione da far sembrare doppio il loro impegno. Un dato che, per l’ennesima volta sfugge all’attenzione dell’On.le Stefano Caldoro, che continua a mortificare chi, con competenza ed abnegazione, dedica la propria attività ad oltre i due terzi del territorio campano.

Un’attività fondamentale che, se non adeguatamente supportata, rischia di compromettere il patrimonio paesaggistico-ambientale della Campania. Non possiamo permettere che tutto questo passi sotto silenzio: alle buone intenzioni devono seguire fatti! Alla congiuntura economica non si risponde con le chiacchiere!

Per tale motivo riteniamo necessario il nostro gesto. E' Inaccettabile che non vengano pagati stipendi da oltre dieci mesi. In questo modo si rischia unicamente di continuare ad affondare, concludono i Consiglieri regionali OLIVIERO, MUCCIOLO e GIORDANO. (Comunicato Stampa) http://www.olivierogennaro.it/

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4 aprile 2012 3 04 /04 /aprile /2012 16:33

 

Psi: quello che in tanti non capiscono (o fanno finta di non capire)

 

In tanti continuano, legittimamente, a sperare in una resurrezione socialista in Italia. Per la verità è dal 1994 che questo auspicio è nel cuore di molti militanti. Eppure in pochi si sono chiesti, in questi diciotto anni, di quale resurrezione parlassero e di quale socialismo. In una prima fase l’aspettativa prevalente era quella della resurrezione del vecchio Psi (magari senza il vecchio gruppo dirigente), che però si è scontrata con la necessità di una netta scelta di campo, richiesta dalle nuove norme maggioritarie. I socialisti del Psi erano infatti tendenzialmente anticomunisti e soprattutto antigiustizialisti, e dunque preferivano votare a destra piuttosto che a sinistra, ma un partito socialista (il Si e poi lo Sdi di Boselli) era ovviamente collocato dov’era collocata la forza e la tradizione del socialismo europeo, e cioè a sinistra. 

Così si formarono partiti socialisti senza voti (ma con un discreto numero di parlamentari, grazie alla rendita del maggioritario e a un’allenza sul proporzionale che mai metteva in evidenza un ‘identità socialista). Si tentò allora, l’anno dopo la morte di Craxi, nel 2001, di formare un soggetto d’impronta socialista e alleato, sia pur solo elettoralmente e non politicamente, col centro-destra, per tentare di togliere voti a Forza Italia. Il progetto naufragò per i veti di Berlusconi, e per l’indisponibilità dell’elettorato socialista anche solo a deberlusconizzarsi parzialmente, anche se il Nuovo Psi raggiunse alle europee del 2004 un positivo 2,1%, subito vanificato da nuove divisioni e scissioni. La Rosa nel pugno fu il primo tentativo, operato nel 2006, di abbandonare una scelta tattica ed elettorale in cambio di un progetto politico. E il progetto non era la costituzione di un soggetto socialista, ma di un soggetto liberalsocialista, con radicali, laici, liberali e socialisti. Anche questo tentativo naufragò (oltre che per responsabilità di Pannella), per la decisione dello Sdi di scegliere la Costituente socialista a partire dal 2007. Si pensò che si sarebbe potuto puntare sulla formazione di un un soggetto socialista europeo in Italia composto dai vecchi aderenti al Psi, dunque dallo Sdi, da una parte del Nuvo Psi, da socialisti variamente collocati, i quali si dovevano alleare con una parte di ex comunisti e poi diessini che non intendevano aderire al Partito democratico in funzione del mantenimento dell’identità del socialismo europeo. Poi la maggioranza di costoro preferì, invece, allearsi con soggetti che nulla avevano a che spartire col socialismo europeo tornando nell’alveo originario. Così la costituente venne svolta solo dallo Sdi, da una parte del Nuovo Psi e da una piccola componente di ex diessini che facevao capo a Gavino Angius. Il mancato apparentamento veltroniano provocò la messa al bando del nuovo partito che in splendida autonomia, anzichè essere premiato da coloro che sempre avevano sollecitato una simile coraggiosa, temeraria scelta (no ai posti, sì alla difesa dell’identità) dovette innalzare da solo, e senza il supporto neppure del voto militante, il suo rogo politico. Gli ultimi tre anni sono quelli del più difficile dei tentativi. Quello di vivere senza vita parlamentare e spesso anche senza vita televisiva. Un tentativo ai limiti dell’impossbile. Vita artificiale e vita passionale sono elementi sufficienti per mantenere un organismo politico? Se il problema fosse quello di una resurrezione qualsiasi per un socialismo qualsiasi la strada percorsa nel 2009 con l’alleanza di Sinistra e libertà doveva essere portata a fondo. Avrebbe consentito di partecipare a un progetto dato per vincente anche oggi e portato a Montecitorio un buon numero di socialisti. Ma era quella la strada? La mia no.

La mia resurrezione socialista è una resurerzione che legge la storia del riformismo e del socialismo liberale, che combatte gli estremismi e i massimalismi, e anche le figure messianiche e populiste. Mi fa piacere che alla fine l’intero Psi mi abbia dato ragione. Dunque non è vero che i dirigenti del Psi hanno voluto fare solo quello che loro conveniva. Anzi, con l’uscita da Sel sapevano di fare una scelta difficile e che avrebbe potuto riportarli nell’isolamento. Adesso che si profila una nuova legge con sbarramento al 4-5% il cammino è ancora più in salita. Vedremo quali scelte operare. Però quello che non accetto è questo continuo nevrotico chiacchiericcio su Nencini, sulle dimissioni del segretario, magari dell’intera segreteria, e anche su Boselli (oggi, perchè fino a ieri era in minoranza sempre chi lo contestava), come se la mancata resurrezione dipendesse da un segretario, dal suo vice, da un dirigente, da un ex dirigente. Esiste oggi il Pci? Rifondazione i comunisti italiani vengono dati insieme poco oltre l’1%. Esiste la Dc? La Dc è allo 0,4% con Rotondi. Esiste il Pri? Oggi è allo 0,2% perché anche La Malfa è uscito. Esiste il Psdi? Non riesco e rintracciarne resti. Perchè dovrebbe esistere il Psi con più dell’1%? Qualcuno me lo spiega? Altra cosa è invece la questione socialista, che rinascerà con l’Europa e con il ritorno al proporzionale. Ma a prescindere da chi sarà segretario del Psi, suo vice, o membro della segreteria, da chi sciverà male su facebook e da chi invece facebook non saprà neppure cosa sia, ve lo assicuro.  

Mauro Del Bue (tratto dall'Avanti online)  http://www.avantionline.it/blog/mauro-del-bue/

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23 marzo 2012 5 23 /03 /marzo /2012 10:56

RIFORMA DEL LAVORO. NENCINI: UN BUON INIZIO. MA IL PARLAMENTO LA MIGLIORI

 

21/03/2012 - "Il Psi condivide la cornice nella quale si muove la riforma del lavoro promossa dal Governo Monti, soprattutto per la parte relativa alla predisposizione di nuovi ammortizzatori sociali e ai contratti di ingresso per i più giovani nel mercato del lavoro".
Così Il segretario njazionale del Psi Riccardo nencini commenta l'esito della trattativa tra Governo e parti sociali.
"Queste due proposte -prosegue il leader socialista - si inseriscono tra le priorità che i socialisti avevano segnalato al Governo: ridefinizione e semplificazione dei troppi contratti atipici esistenti, loro superamento attraverso l’assunzione a tempo indeterminato e allargamento degli strumenti di tutela per i precari".
Per Nencini. "La modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori nella parte relativa ai licenziamenti per motivi economici va invece corretta, ricorrendo anche al dibattito parlamentare. La nostra proposta è l’adozione del ‘sistema tedesco’: sceglie il giudice tra reintegrazione e risarcimento.
Appare infine grave l’assenza di un fondo destinato a sostenere progetti mirati all’assunzione dei più giovani.
Fondo che si sarebbe potuto costituire - conclude il segretario - con i proventi attinti dalla patrimoniale sulle grandi ricchezze"

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23 marzo 2012 5 23 /03 /marzo /2012 08:27

 

 

Udite udite!                               

 


«Liberal-socialista, ebbene ecco svelata l'identità del Partito Democratico e da fonte attendibile considerato che è proprio Eugenio Scalfari il vate ispiratore del Partito Democratico! Ora bisogna che ne siano informati Bersani e Veltroni, Bindi e Fioroni.

Scherzi a parte e parlandone seriamente, è che l'identità liberal-socialista rappresentata dal nostro “guru” così ben spiegata con dovizia di citazioni note a ben a pochi nominando persino Guido Calogero liberalsocialista senza trattino e, mancando la memoria, Aldo Capitini, laico gandhiano antesignano della “nonviolenza” e Ugo La Malfa, repubblican-mazziniano, cosiffatto il Pantheon del socialismo liberale, sarebbe ampiamente condivisibile dal GdV ma penso anche dal NSE, nella cruda realtà molto difficilmente dal PD.
Il Nostro con grande sicumera afferma “Assistetti a quella lunga giornata del Lingotto e nei giorni seguenti pensai a quali ne fossero i precedenti culturali e politici nella storia d'Italia. Mi vennero in mente Turati, Gobetti, il socialismo riformista dei fratelli Rosselli, il liberalsocialismo di Guido Calogero e infine Norberto Bobbio, Piero Calamandrei e Galante Garrone. Queste furono le patenti nobili del riformismo italiano che transitò assai brevemente nel Partito d'Azione ma segnò una traccia profonda nella cultura politica italiana che dura tuttora e che a mio avviso rappresenta (o dovrebbe rappresentare) l'identità profonda del Partito democratico.
E' del tutto evidente che il Nostro “opinion leader” confonde desiderio e realtà e dunque parla per quello che il PD “dovrebbe essere” per lui e non per quello che il PD è.
Purtroppo, in questo sta la psicopatologia dello Scalfari, ex azionista, appoggia il PD rinascente Partito d'Azione che non c'è, non esiste, anzi che rappresenta altro dai valori della laicità di Capitini, della libertà di Gobetti, dalla Giustizia di Calogero dell'Uguaglianza di Bobbio.
Concetti trasfusi armoniosamente nella nostra Carta costituzionale che prima i comunisti perché troppo socialdemocratica e ora i liberisti vorrebbero riscrivere perché troppo socialdemocratica.
Nell'attuale mondo reale il PD è ancora contaminato dalla cultura cattocomunista per cui sul versante del liberalismo è egemone il conservatorismo cattolico nei costumi e delle libertà individuali, (vedasi l'atteggiamento discriminatorio nei confronti dei Gay) con l'aggravante che sul versante della giustizia sociale de della difesa dei lavoratori il PD si è prostrato al pensiero unico neoliberista. Dunque tutto detto. Il vetusto Scalfari vaneggia il PD partito d'azione del tempo della sua gioventù.
Scalfari invece che vaneggiare sul partito che fu, invece di farsi la falsa domanda “Perché Vendola non entra nel PD ?” dovrebbe farsi la vera domanda, perché il PD non entra nel PSE?

Luigi Fasce
www.circolocalogerocapitini.it

Perché Vendola non entra nel Pd?

L'Espresso
L'Opinione di
di Eugenio Scalfari
Il Pd deve restare un partito liberal-socialista se vuole vincere. Ma nulla vieta che la quantità di latte e di caffè nella miscela possano cambiare. Per esempio, con l'ingresso di Vendola
(14 marzo 2012)
Domenica scorsa, in un articolo su "Repubblica", ho paragonato il Partito democratico a un cappuccino, non un frate ma la bevanda che è una gustosa mistura di latte e caffè. Ho aggiunto che il dosaggio può variare secondo le vicende congiunturali, ma né il caffè né il latte possono essere eliminati o ridotti a dosi impercettibili, altrimenti il cappuccino cessa di esistere. Poi mi sono scusato con i lettori per aver proposto un esempio pedestre per dare la maggior chiarezza possibile all'argomento.

Non immaginavo l'eco che quell'esempio ha suscitato. La mia posta elettronica in poche ore mi ha recapitato una quantità insolita di messaggi; altri sono arrivati via telefono o con lettere recapitate di persona. Quasi tutti gli interlocutori si dichiaravano d'accordo; qualcuno però - giustamente - mi ha chiesto di dare all'immagine del cappuccino uno sfondo culturale e politico. Raccolgo con piacere questa richiesta.

Quando il gruppo dirigente dell'Ulivo - l'alleanza elettorale e politica che si era raccolta attorno a Romano Prodi nel 2006 - incaricò Veltroni di dare sviluppo al nuovo partito del quale l'Ulivo costituiva il seme, le primarie confermarono quella scelta politica e quella candidatura con 3 milioni di voti. Era l'autunno del 2007, le elezioni generali erano state indette per la primavera e Veltroni espose al Lingotto di Torino il programma del nuovo partito che fu approvato con grande entusiasmo e all'unanimità.

Il programma era molto chiaro: vocazione maggioritaria, riforme strutturali di modernizzazione del sistema-paese, lotta contro ogni discriminazione, piena libertà religiosa, lotta contro le mafie, le lobby e i monopoli. Non sarebbe stato un partito post-comunista né post-popolare, ma riformista e innovatore. Giovani, donne e Mezzogiorno dovevano essere obiettivi di massima importanza. La cultura doveva rappresentare lo strumento-principe della modernizzazione, a cominciare dai partiti il cui ruolo era stato deformato dalla partitocrazia della prima Repubblica e dal populismo della seconda.

Assistetti a quella lunga giornata del Lingotto e nei giorni seguenti pensai a quali ne fossero i precedenti culturali e politici nella storia d'Italia. Mi vennero in mente Turati, Gobetti, il socialismo riformista dei fratelli Rosselli, il liberalsocialismo di Guido Calogero e infine Norberto Bobbio, Piero Calamandrei e Galante Garrone. Queste furono le patenti nobili del riformismo italiano che transitò assai brevemente nel Partito d'Azione ma segnò una traccia profonda nella cultura politica italiana che dura tuttora e che a mio avviso rappresenta (o dovrebbe rappresentare) l'identità profonda del Partito democratico.

Capisco che l'immagine del cappuccino non sia all'altezza di questi precedenti, ma è servita se non altro a suscitare riflessioni che credo utili per il proseguimento di quell'esperienza che conta soltanto quattro anni di vita.
Purtroppo negli ultimi tempi si sono levate alcune voci che contestano quell'identità e si riconoscono piuttosto nella "narrazione" di Nichi Vendola e nelle "declamazioni" di Antonio Di Pietro. Non sono iscritto al Pd ma ho votato alle primarie di quel partito e nelle varie elezioni politiche, europee e amministrative. Faccio un mestiere che mi induce a occuparmi della politica italiana con la maggiore oggettività possibile.

Ebbene: se Vendola si riconoscesse nell'identità del Pd e decidesse di farne parte per accrescere la dose di caffè in quel cappuccino, credo che sarebbe un fatto positivo. Caffè inteso come socialismo riformista. Ma il liberalsocialismo resta lo spirito di fondo d'un partito riformista, senza il quale si ripeterà l'esperienza della "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto e la sinistra italiana uscirà di scena per altri dieci o vent'anni.>

Tratto dal "Melogranorosso". http://www.melogranorosso.eu/

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20 marzo 2012 2 20 /03 /marzo /2012 08:59

 

 

BOBO CRAXI, IL PD OGGI CERCA IL SUO SPAZIO NEL SOCIALISMO EUROPEO

 

C’è vento di cambiamento sullo scacchiere internazionale: la partita siriana è ancora aperta e in India è stata estesa la carcerazione preventiva ai due marò italiani. All’estero però c’è anche chi, come il leader Pd Pierluigi Bersani, cerca un istante di respiro dagli affanni politico-giudiziari che nel Bel Paese stanno rosicchiando via il suo partito. Una boccata di ossigeno che arriva da un riavvicinamento a sorpresa verso antichi alleati, in un momento molto particolare e critico per il centrosinistra italiano. A discutere di tutti questi temi con l’Avanti!online è l’onorevole Bobo Craxi, responsabile Esteri del Psi e membro della III commissione permanente Affari Esteri e Comunitari alla Camera. 

A Parigi, Bersani ha partecipato a una manifestazione con Francois Hollande, rappresentante di spicco del socialismo europeo. È un segnale importante.

Il fatto che il maggior partito dell’opposizione, che rappresenta la sinistra in Italia, sostenga un candidato socialista in Francia per una vittoria dei progressisti in Europa è un fatto positivo. Può anche apparire scontato, ma emerge sempre più con evidenza che esiste all’interno del Pd una tendenza ad un rapporto quasi organico con la famiglia del socialismo europeo.

In che senso “organico”?

Organico nel senso che la scelta del Pd è quella di far parte della fotografia del socialismo europeo, una scelta in contraddizione col brusco stop che impresse Veltroni alla nascita del partito. Se si fa largo questa tendenza, noi socialisti dobbiamo prenderne atto positivamente, perché apre delle contraddizioni all’interno del Pd.

Si riferisce all’area “cattolica”?

Sì, sono spaccature ormai evidenti e probabilmente insanabili.

C’è una scissione in vista?

È quello che auspico. Le separazioni sono sempre un atto di chiarezza e onestà. Tutta la politica italiana nella Seconda Repubblica si è barcamenata attorno a questi leader politici (e ideologici) che definire “fragili” sarebbe un eufemismo. Il potere è un collante, ma non può essere un collante eterno.

Quella di Bersani è stata una scelta coraggiosa?

Più che coraggiosa, direi che è stata una scelta obbligata nelle condizioni date dalla politica europea. L’europeizzazione dei sistemi politici implica la riduzione sostanziale dei campi della politica. In Italia, la volontà di ridurre il peso dei partiti nella politica non cancella tuttavia gli orientamenti che sono dati dalle identità, e l’identità socialista nel campo europeo è prevalente.

Quindici parlamentari del Pd, guidati da Beppe Fioroni, hanno contestato questa iniziativa, definendola un «clamoroso errore». Perché questa ala del Pd ha paura dei socialisti?

Perché quest’ala non nasce progressista né socialista, ma è invece figlia purissima delle tendenze sociali che esistevano nella Democrazia Cristiana e che oggi possono rivivere benissimo nel centro cattolico che si va formando.

La “Primavera araba” ha spazzato via regimi che duravano da decenni. C’è un Paese però che sembra essere immune da questo vento di cambiamento: la Siria.

Credo che si sia molto equivocato sulla “scossa tellurica” avvenuta nel mondo arabo. Ci sono stati sicuramente cambi di regime che hanno spinto verso una apertura democratica delle società. Il caso siriano però è peculiare: è una nazione fermamente nelle mani di una casta politica e militare, che ha tenuto il potere per oltre quarant’anni e che oggi è aggredita da segmenti della società non necessariamente democratici ma sicuramente maggioritari sul piano religioso.

Bashar al-Assad è destinato a cadere?

Non è ancora chiaro quale sarà lo sbocco della crisi, che non si risolve soltanto con la cacciata di al-Assad. La Siria si prepara ad attraversare un lungo periodo di instabilità ed una lunga guerra civile che avrà delle conseguenze su tutta l’area Mediorientale. Il numero delle vittime fino a qui registrate rende difficile, se non impossibile, uno sbocco pacifico della crisi. In Siria si gioca una partita abbastanza decisiva.

Talmente decisiva che ben due risoluzioni di condanna del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sono state bloccate dal veto di Russia e Cina.

Ci sono evidenti debolezze sul piano internazionale. Non so fino a che punto potranno reggere i pesi attuali. Il conflitto si sta allargando, perché la Siria ormai è invasa da un flusso sempre crescente di profughi. Ed è chiaro che l’Onu non resterà a guardare ancora per molto tempo.

Situazione critica anche in India: è stata estesa per altri quindici giorni la carcerazione preventiva ai due marò italiani. Com’è stata gestita la crisi dal nostro governo?

Ci sono stati grossi ritardi di comunicazione e molti errori materiali. Diciamo anche un po’ di sfortuna. Siamo sicuramente di fronte a un precedente importante e grave, perché in India stanno calpestando le convenzioni internazionali. Bisogna attendere la fine delle elezioni in quella regione per capire se esiste un margine di negoziato diplomatico che prescinda da questo preciso momento storico della politica indiana. Mi auguro che si giunga a una conclusione ragionevole, cioè il giudizio di questi due militari italiani nel nostro Paese.

Raffaele d’Ettorre ( tratto dall'Avanti' online)

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12 marzo 2012 1 12 /03 /marzo /2012 12:09

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6 marzo 2012 2 06 /03 /marzo /2012 19:40

 

 

"MAGGIORITARIO ANTICOSTITUZIONALE"
IL GOVERNO RINUNCI AD OPPORSI
E LASCI LA PAROLA ALLA CONSULTA

 

Il 22 marzo la Corte d'Appello di Milano decide se il quesito di costituzionalità contro il maggioritario potrà essere inviato alla Corte Costituzionale, come chiede un comitato di cittadini-elettori milanesi. Una battaglia di 4 anni di cui non vuole parlare nessuno.

 

Data: 2012-02-22

 

Nel più assoluto e scientifico silenzio stampa (ai limiti della censura documentabile) sta passando inosservata la notizia che il prossimo 22 marzo la Corte d'Appello di Milano è stata chiamata, da un gruppo di “cittadini-elettori” milanesi e lombardi ma non solo, a pronunciarsi sulla richiesta di rinviare alla Consulta la questione di costituzionalità relativa al premio di maggioranza, alle liste bloccate, all' indicazione sulla scheda elettorale del premier e al quoziente elettorale differenziato. In pratica alcuni elettori hanno chiesto al giudice ordinario di sottoporre alla Corte costituzionale se sia attualmente rispettato il proprio diritto al voto in modo conforme alla Costituzione.Sono persuasi di no, come un sempre crescente numero di elettori, ormai, di fronte al “parlamento dei nominati” pagati con le tasse di tutti (il “costo della politica” senza partecipazione politica) ma scelti in camera caritatis, a destra, a sinistra, al centro.Le parti della legge di cui si eccepisce la costituzionalità, sono - come si vede (maggioritario, preferenze, presidenzialismo “di fatto”) - le stesse che sarebbero state sottoposte al referendum abrogativo “Passigli-Sartori”. Insomma il Porcellum.Questa iniziativa “civile-civica” - dal basso - non sorge però all'improvviso, ma poggia, ed è rafforzata, proprio dalle motivazioni contenute nel rigetto da parte della Consulta, lo scorso gennaio, dei referendum elettorali “pro-mattarellum” o, in alternativa, “pro-elezioni anticipate” (per tenersi la legge che c'è). Questa seconda ipotesi non sembra più percorribile, visti i sondaggi in discesa di tutti i principali partiti politici: una gara all'ingiù. Lasciato il manubrio del governo ai tecnici, i partiti hanno cose più importanti di cui occuparsi, cioè di loro stessi. E questo lo si decide con la legge elettorale che li plasma e ne crea le condizioni per ritornare a schemi nuovi di sopravvivenza.Cosa diceva la Corte nella motivazione di gennaio? Essa richiamava il precedente di due sentenze del 2008 (la numero 15 e 16 della Consulta) con sui si eccepiva la costituzionalità del maggioritario, che tuttavia non si prendeva in esame nelle decisioni al momento da assumere, poiché la Corte era chiamata a pronunciarsi sulla ammissibilità del referendum e non sulla legge: cosa, appunto, che essa chiedeva le venisse sottoposta, per un giudizio di costituzionalità, dal giudice ordinario in assenza di iniziative correttive del Parlamento.La questione sollevata, è stata più volte richiamata dal Presidente Napolitano.Ma il Parlamento non ha corretto nulla, anzi. Né - dal canto suo - il giudice, sia civile che amministrativo, ha mai preso l'iniziativa (pur potendolo fare) dichiarandosi “carente di giurisdizione” a trattare la legge elettorale. La soluzione indicata dal Tribunale, a cui si era già chiesto in passato di intervenire, aggiungeva la beffa al danno: rinviare la decisione alla Giunta per le Elezioni della Camera e del Senato, ovvero - anziché alla Corte - agli stessi eletti di cui si mette in dubbio la correttezza del metodo con cui sono stati eletti, loro giudici di se stessi. Questo è lo stato di salute della sovranità popolare, la cui sottrazione agli elettori garantisce i partiti della seconda repubblica, da un ventennio, di autotutelarsi tenendo a debita distanza la partecipazione politica degli elettori dalle istituzioni rappresentative occupate dai “nominati” (prima con l' uninominale, poi con lista bloccata e ora addirittura in vacanza permanente).Di qui l'iniziativa “civica” del gruppo di ricorrenti. Si tratta di evitare che la faccenda si ammatassi su se stessa. La strada scelta non è stata, da parte loro, di “impugnare i comizi”, ovvero di contestare lo svolgimento delle elezioni già tenutesi, ma di chiedere al Tribunale - con un'azione ordinaria - che si consenta alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sul diritto di poter votare secondo Costituzione. Non si mette, cioè, in discussione il risultato elettorale, ma il modo di votare, per cambiarlo nel rispetto dei diritti costituzionali degli elettori, prima del prossimo ritorno alle urne.La controparte naturale - non potendo essere il Presidente della Repubblica che promulga le leggi, ma è costituzionalmente irresponsabile - è il Governo che le controfirma, ed in particolare la Presidenza del Consiglio ed il Ministro degli Interni, al tempo del “porcellum”, Berlusconi e Maroni. L'esecutivo di allora si oppose con l'Avvocatura di Stato alla richiesta del comitato civico promotore dell'azione giudiziaria. Nella totale indifferenza della stampa e delle televisioni, comprese quelle che a ogni piè sospinto fustigano la “casta”, si è consumato, nella disattenzione generale, un ultimo scandalo con la redazione di un principio ( articolo 44 L.69/2009) con cui si introduce “la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie concernenti atti del procedimento elettorale preparatorio l'elezione della Camera dei deputati e del Senato”, ma dimenticandosi di inserirlo nel nuovo Codice del processo amministrativo. Si torna perciò alla situazione precedente in caso di elezioni anticipate con la legge in vigore. Lo smantellamento della Costituzione, non la sua riforma, può perciò proseguire cambiando con legge ordinaria la forma di governo e sfregiando gli articoli 48 sul voto uguale e 51 della Carta per cui tutti si possono candidare in condizioni di eguaglianza: sarebbe più democratico e trasparente convocare un'Assemblea Costituente.In questo momento, quindi, l'Avvocatura dello Stato, su richiesta del governo del tempo, si oppone alla possibilità che il giudice invii alla Corte costituzionale la richiesta di esame (richiesta sia dalla Corte che dal drappello civico) per un giudizio di costituzionalità del premio di maggioranza, senza che esso sia ancorato a un quorum minimo in percentuale o in seggi. Questo è il principale punto contestato: che oggi (per organizzare il bipolarismo) il premio di maggioranza non premia chi ha la maggioranza assoluta del voto popolare per rafforzarla, ma creando una maggioranza artificiale attribuendo il 54% dii seggi parlamentari. L'attuale governo, il governo Monti consentirà ai cittadini-elettori ricorrenti di giungere sino alla Corte Costituzionale o manterrà l'opposizione dell'Avvocatura all'esame della questione di costituzionalità sollevata dagli elettori? Nel silenzio generale della stampa e dei media, il 22 marzo la Corte d'appello di Milano deve decidere se dare il via libera o no. Una rinuncia alla pervicace opposizione, un “lascia-passare” verso la Corte Costituzionale da parte del governo, sarebbe la scelta più democratica. Nel gruppo dei cittadini elettori che da 4 anni si battono contro l'incostituzionalità della legge elettorale ci sono avvocati, magistrati della cassazione ed ex avvocati dello Stato, tra cui l'avv. Aldo Bozzi, nipote del mitico omonimo parlamentare liberale Prof. Bozzi e l'on. Felice Besostri, membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato nella XIII legislatura e docente di diritto pubblico comparato.

tratto dall "Avanti"      Cattura.JPG

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