Partito Socialista Italiano Sezione "Ferdinando Cianciulli" di Montella
Fonte. Il Corriere Dell'Irpinia
AVELLINO - «Io troppo scomodo per la Dc a Salerno e Avellino, per questo il Sisde mi tese una trappola e il leader di Nusco lo sapeva» Conte accusa e
De Mita replica: «Tutto falso, pronto a querelarlo».
Dopo trent’anni circa si riaccende lo scontro tra i leader di due storici partiti italiani che negli anni ottanta guerreggiavano a suon di voti. E la polemica riguarda proprio il periodo in cui
Carmelo Conte aveva tra le mani le redini del Psi campano e De Mita quelle della segreteria nazionale della Dc.
Tutto nasce da un’intervista al leader socialista pubblicata mercoledì scorso dal sito di Panorama.
“Dc e 007 mi tesero una trappola” questo il titolo dell’articolo a firma di Caro Puca, nel quale si ripercorre la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Conte. «Mi sono stati
tolti 20 anni di vita, i migliori» dice l’ex ministro appena assolto anche in secondo grado dopo vent’anni dall’accusa di rapporti con la camorra della Piana del Sele «perché il fatto
non sussiste».
Nel corso dell’intervista l’esponente del Psi adombra sospetti e veleni. «Come al tempo dei comunisti in Unione Sovietica, c’è stato qualcuno che intorno al 1989 ha fatto girare tra la gente
alcune dicerie su di me - dice - Poi ci hanno pensato i magistrati a raccoglierle, non so ancora se con dolo o con colpa. Ma non hanno trovato nulla di concreto o di diretto: per
l’appunto, si sono affidati al sentito dire. La moglie di un pentito ha addirittura testimoniato che il marito avrebbe ottenuto benefici se mi avesse accusato. La stessa persona, il marito, ha
poi detto di non conoscermi nemmeno. La verità è che si voleva soltanto colpire la mia attività politica».
Una trappola che secondo Conte sarebbe stata voluta dal gruppo dirigente dell’allora Dc e dai servizi segreti. «In quel periodo a Salerno era molto attivo il Sisde, l’allora servizio segreto
militare - dice - Già nel 1987 avevo parlato della questione anche con Bettino Craxi». E ancora: «Craxi s’informò: su di me non avevano ancora costruito nulla. C’era
invece qualcosa su un altro deputato salernitano, Paolo Del Mese. Io lo avvisai e lui, su consiglio di Arnaldo Forlani, corse a Nusco, dal segretario nazionale
della Dc, Ciriaco De Mita».
Entra così in ballo il leader di Nusco. Ma perché proprio lui?, «La risposta gliela diede lo stesso De Mita e lui, Del Mese, me la riferì: «In Campania non avviene nulla dei servizi che io
non sappia».
Secondo Conte con lui non ce l’aveva solo De Mita. «In Campania c’erano Antonio Gava, Paolo Cirino Pomicino, Nicola Mancino, Enzo Scotti, Giuseppe Gargani, e qualcuno lo
dimentico pure. Entrando in concorrenza con la Dc più forte d’Italia, tra il 1979 e il 1983, partendo da Salerno, promossi in Campania una nuova linea politica per il Psi, fondata su alleanze
laiche e di sinistra».
Un progetto che, spiega ancora l’ex ministro, stava diventando un problema per la Democrazia Cristiana. «In pochi anni De Mita, diventato anche presidente del Consiglio, finì all’opposizione
in molti comuni e in due province per lui simboliche, Salerno e Avellino. Mentre il mio Psi andò oltre il 30 per cento. Ero destabilizzante, insomma. Comunque, prima del patatrac,
Pasquale Nonno, direttore del quotidiano Il Mattino, mi consigliò di andare a Nusco a parlare con Ciriaco».
Accuse gravi, tanto che il giornalista domanda a Conte.
«Lei sta affermando che fu De Mita a indirizzare il Sisde contro di lei? È un’accusa molto grave…» E la risposta: «No, sto dicendo che non era possibile un’attività dei servizi
segreti in Campania e in provincia di Salerno senza che ne fosse a conoscenza il leader della Democrazia cristiana. E che io ero diventato un ostacolo per la Dc. Tutto qua».
Accuse alle quali De Mita, oggi europarlamentare dell’Udc, raggiunto al telefono, oppone una seccata replica.
«Da ciò che leggo la prima cosa che mi viene un mente è di querelare Conte per calunnia» dice il leader centrista di primo acchito. Poi si ferma un istante e aggiunge: «Trovo
singolare questa sorta di difesa-accusa. Non mi sono mai occupato di servizi segreti neanche nel periodo in cui sono stato Presidente del Consiglio dei Ministri e non ho mai parlato di queste
cose con Del Mese. Aggiungo di non aver mai utilizzato questi sistemi perversi. Per ciò smentisco categoricamente tutto ciò che dice Conte».
De Mita non risparmia un passaggio sulla vicenda politica di Dc e Psi che si contendevano il controllo del territorio. Si tratta, dice, di fatti su cui la storia ha già dato il suo giudizio.
«Non credo che oggi ci possa essere una tribuna - aggiunge - né tantomeno una tribuna occupata da Conte che possa fare il riesame stabilendo i buoni e cattivi. Quanto ai
comportamenti anche qui la diversità tra il partito socialista e la democrazia cristiana è un fatto storico».
Poi l’ultima stoccata: «Trovo singolare uscite del genere in questo
periodo. Se Conte aveva riserve di questo di certo non me le ha mai manifestate. Eppure recentemente ha cercato di avere un dialogo con me in occasione di qualche convegno, cosa che non ho mai
raccolto non per giudizi negativi ma per incompatibilità di pensiero».