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Democrazia ai tempi di Putin

Vivere in un gulag ai tempi dei Soviet? Non deve essere molto diverso, stando a quanto racconta Yekaterina Samutsevich, rispetto a quello che stanno provando le Pussy Riot, le punk-ribelli incarcerate dopo la condanna per estremismo politico: la punk-preghiera contro Putin urlata nella Cattedrale di Mosca.
CONDIZIONI TERRIBILI - Yekaterina Samutsevich è l’unica Pussy Riot scarcerata in appello per non aver preso parte alla protesta – e anche perché ha cambiato avvocato, in effetti il precedente, si racconta in Russia, era piuttosto inadeguato. Incontrata dal New York Times al freddo di un McDonald’s nella periferia di Mosca, racconta le condizioni di prigionia delle sue sorelle ancora in galera.
Una delle altre due Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova, è detenuta nel campo prigionia di Mordovia, circa 300 miglia a sudest di Mosca: “Non c’è acqua calda, non ci sono abiti adatti al freddo estremo”.
GULAG - “Non ci sono farmaci”, racconta Yekaterina. Una situazione, insomma, ampiamente paragonabile a quella della Russia sovietica: “Se qualcuno si ammala e nessuno lo aiuta, si muore – sfortunatamente ci sono stati vari casi, è qualcosa che accade periodicamente”; l’altra, Maria Alyokhina, è destinata alla prigionia nella città di Perm, sugli Urali, in un carcere utilizzato per il trattenimento dei dissidenti politici in epoca sovietica: “Non è ancora arrivata”, dice il Kiev Post.
GONGOLARE - Vladimir Putin in effetti è abbastanza tranquillo: appena eletto, con il 63% dei voti, ha davanti a sé altri 6 anni come presidente di tutte le Russie. A suo dire, le ragazze hanno “avuto quel che meritavano” perché la protesta nella cattedrale “sembrava sesso di gruppo” e minacciava i fondamenti morali della Russia. Secondo Yekaterina, non è affatto un caso che le Pussy non abbiano finora avuto molto sostegno da parte del grande pubblico russo: “Non ci hanno mai visto, non ci hanno mai ascoltato, perché le Tv di Stato hanno fatto del loro meglio per silenziarci la voce. Non hanno mandato il testo delle canzoni. Appena le persone sentono il testo, immediatamente capiscono il fine della nostra protesta e delle nostre azioni”. Testo che, ricorda la ragazza, inizia con “Vergine Maria, Madre di Dio, scaccia Putin; Vergine Maria, Madre di Dio, allontanalo, ti preghiamo”.

 

Da: Giornalettismo

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