“E tardi….è tardi… è tardi…! diceva il Cappellaio
Matto!
Eugenio Scalfari che si ritiene il padre nobile del
governo Monti e ispiratore della linea governativa del PD ha recentemente sostenuto che le elezioni anticipate non sarebbero più una iattura perché “Naturalmente non sarebbe certo uno scioglimento determinato dal cattivo esito della politica di Monti. Al contrario: proverrebbe da una valutazione positiva
dell’operato del governo e dai suoi dieci mesi di attività. Di qui la necessità di proseguire quella politica non più affidandola ad un governo tecnico ma con la diretta partecipazione di
esponenti politici, come del resto Monti avrebbe voluto che avvenisse anche nel governo attuale.”(Repubblica, 22/07/2012).In buona sostanza il re dei giornalisti italiani riesce a dare una
valutazione positiva dell’operato del governo Monti e promuove la realizzazione di un’operazione politica che ci porti alle elezioni anticipate ad ottobre. Nei fatti la “valutazione positiva qual
è? Una recessione irrefrenabile, lo spread a livelli berlusconiani, l’assenza completa di ogni indice di crescita economica, una disoccupazione da dopoguerra, il tracollo dell’economia reale,
malgrado Monti nelle sue ultime vacanze moscovite abbia scoperto con sua grande sorpresa che esiste anche l’economia reale.
Contemporaneamente i tagli del Governo Monti stanno facendo a pezzi lo Stato sociale, -7,2 miliardi per Regioni e Comuni, -7000 posti letto negli ospedali, -10% dipendenti
pubblici, e via così… è un’autentica svendita, questa spending review che, tradotta dall’inglese, significa solo: più tagli, più disuguaglianza sociale, meno cure, più sacrifici per lavoratori,
studenti, e pensionati (ed ovviamente nessun aggravio per i ricchi).
La valutazione positiva che Scalfari da della opera
di risanamento del governo Monti non è assolutamente condivisibile dal momento che non bisogna essere di sinistra per capire che le scelte dell’Ipertecnocrate non hanno avuto alcuna influenza in
ambito europeo, sono strutturalmente inefficaci e non convincono gli investitori esteri, da lui tanto invocati, che si guardano bene dal venire ad investire in Italia. Se ciò non bastasse le
tanto declamate riforme epocali non sono state in grado di arginare la speculazione degli investitori internazionali che fregandosene della cura letale che Monti sta propinando all’Italia, fa
susseguire un venerdì nero all’altro. Nonostante ciò il PD continua imperterrito a sostenere il governo Monti e la sua nefasta politica monetarista che è l’origine dell’attuale crisi economica e
con la quale ci si ostina a risolvere un problema di cui sono invece, a detta degli economisti più lucidi, la causa costante.
E’ singolare che alcuni compagni si illudano che
alla lunga le manovre di bilancio e le operazioni di emergenza possano far virare in maniera virtuosa la nave Italia. Gli stessi continuano a dire che bisogna aspettare per vedere gli effetti
benefici della varie manovre e che alla fine i “mercati” percepiranno la bontà della linea di politica economica italiana cambiando finalmente parere
sull’Italia che non sarà più oggetto di attacchi velenosi e deleteri. La realtà, invece, sta evolvendo in senso contrario e tutti possono rendersene conto al di là del libro dei sogni. Grecia e
Spagna non riescono più a difendersi ed è presumibile che anche l’Italia per quanto sia ricca non esca vittoriosa dagli attacchi della speculazione internazionale con manovre che si susseguono
ormai con cadenza quasi mensile. Se i miei calcoli non sono errati oltre al patto di stabilità di quaranta miliardi all’anno per i prossimi decenni, per raggiungere il pareggio di bilancio
l’Italia dovrà sborsare altri venti miliardi di euro a cui vanno aggiunti ottanta miliardi di interessi da pagare sul debito, posto che lo spread rimanga ai livelli attuali e non cresca, come
purtroppo è facile prevedere. Se qualcuno si ostina a chiamare l’economista Cesaratto un catastrofista, farebbe bene a farsi questi conti.
L’unico effetto concreto di tutto quello che stiamo
vedendo e vivendo è che le famiglie italiane sono sempre più povere, i risparmi privati sono ormai al collasso, lo stato sociale viene ogni giorno rivisto al ribasso, perché ovviamente
“vivevamo al di sopra delle nostre possibilità” e l’economia reale è ormai paralizzata. Come se non bastasse tutto questo arriva la macelleria dello
spending review un’insieme di norme, regole e manovre che sono state formulate per agevolare la speculazione e non per aiutare chi quei provvedimenti li subisce sulla propria pelle senza alcuna
prospettiva di miglioramento della situazione.
Lo spending review con i suoi 9 miliardi di tagli
tutti a carico di Comuni ed enti locali, rischia di paralizzare nei fatti l’attività dei servizi di base, che in tal modo saranno pronti per essere dismessi, smantellati e privatizzati. Si
chiamarazionalizzazione dei servizi e significa licenziamenti a raffica. Naturalmente, visto il successo della prima revisione di spesa, si parla già di una seconda spending
review per altri 10 miliardi di ulteriori tagli.
Il governo Monti appoggiato colpevolmente da
Bersani, che ha ormai perso ogni pudore, non toccherà con i suoi tagli gli emolumenti dei manager pubblici. E’ il caso della nuova presidente Rai e
del nuovo direttore generale che insieme superano un milione di stipendio all’anno. Non si toccano le aliquote dello scudo fiscale ma si pensa con fastidio ai 300.000 esodati che hanno
l’arroganza di reclamare la loro giusta pensione. Lo stato risparmia sulla pelle dei redditi fissi e però si rifiuta di sottoscrivere una convenzione con la Svizzera che permetta di recuperare le
tasse evase dagli italiani più furbi. Questa convenzione è stata giudicata dannosa e controproducente. Cosa strana perché la Germania, la tanto odiata Germania, questa convenzione con la Svizzera
l’ha sottoscritta recuperando così quattromiliardi di euro. Ma le cose non fatte dal governo non finiscono qui, infatti il Generale Ministro
Giampaolo di Paolo che rappresenta un unico esempio in un paese democratico di un militare che è allo stesso tempo ministro della difesa ha imposto che l’Italia non rinunci ai famigerati F35, di
cui tanto si è parlato; non solo, ma l’Italia spenderà altri quattro miliardi per acquistare elicotteri per la marina e ancora cinque miliardi per la realizzazione di fregate FREMM e ancora
giusto per entrare in clima da “Guerre stellari”non ci facciamo mancare i famosi droni, cioè aerei senza pilota per un’altra risibile spesa di 1,3 miliardi. A tutte queste spesucce vanno aggiunti
i costi di tutte le missioni estere, che ci vedono in prima fiala come esportatori di democrazia. Certo a settembre le Province forse non potranno dare inizio all’anno scolastico, però ci sono le
scuole private che possono risolvere il problema. Il PD che continua a definirsi un partito “serio e responsabile” ha avallato e condiviso tutto questo, rendendosene corresponsabile. Certo ha
detto “Non accettiamo taglia al sociale, che per noi significa sanità, scuola, servizi sociali di base dei Comuni.” Ma poi ha votato tutto quello che
Mario Monti gli ha proposto senza battere ciglio. Allora alla fine di questa incompleta analisi la domanda è perché, quando si andrà alle elezioni a ottobre 2012 o nella primavera del 2013 una
sinistra che abbia a cuore il destino delle persone che pretende di rappresentare dovrebbe allearsi con il partito che è corresponsabile di una politica reazionaria ed affamatrice? Quando alcuni
compagni dicono “La preparazione di un’alternativa di governo, auspicabilmente legittimata dalle urne con una diversa legge elettorale, dovrebbe secondo
noi fondarsi su un asse preferenziale PD-SEL” non si pongono la domanda che prima di fare una proposta del genere dovrebbero porsi e cioè questo PD, con questa classe dirigente potrà
dare al paese veramente un governo capace di farci venir fuori dalla situazione politica ed economica in cui ci troviamo? E potrà farlo rimodulando il rapporto fra la politica, le istituzioni e i
cittadini? Vorrà l’attuale PD assumersi la responsabilità do proporsi come alternativa di governo? Sarà disponibile dopa aver votato la riforma delle pensioni, l’abbattimento dell’art. 18 dello
statuto dei lavoratori, il “Fiscal compact” ed accettato tutto quello che “l’Europa ci chiedeva” garantirci che non accetterà né commissariamenti né cessioni di sovranità? Questo PD con il quale
alcuni compagni, ma non io, vogliono costruire un’alternativa di governo sarà in grado di condividere con la sinistra un ripensamento della politica italiana basata su equità, uguaglianza, difesa
del welfare, ampliamento dei diritti civili, redistribuzione dei redditi, tutela dei sindacati nelle fabbriche? Queste domande dovrebbero essere la base di una riflessione comune prima di
buttarsi nelle braccia di un partito diviso, abituato a sopravvivere con continui compromessi, incapace di qualsiasi scelta democratica per non turbare
i propri equilibri interni ed il patto non scritto di alleanza con le gerarchie vaticane. Perché ci illudiamo di poter condizionare da sinistra il PD? Qualcuno dimentica e fa male, il vecchio
slogan del “voto utile”, che potrebbe ancora una volta diventare attuale. D’altronde chi auspica un patto elettorale e politico col PD dimentica che Casini ha detto che l’alleanza la fa solo col PD. Chi accetta
questa logica dimentica l’incognita del Movimento a cinque stelle di Beppe Grillo che ci si ostina ad ignorare dimenticando che oggi conta una
percentuale intorno al 20% e soprattutto dimentica che circa la metà degli italiani non va a votare. Perché siamo cosi presuntuosi se non rappresentiamo niente e nessuno in termini
elettorali?
Un partito come il PD, che è dato al 24% perchè
dovrebbe accettare condizionamenti da una sinistra divisa ed inconsistente, senza un programma comune, senza una visione d’insieme senza una strategia alternativa? Vogliamo partecipare alla
competizione elettorale come mosche cocchiere per poi poter dire anche noi “abbiamo vinto” e poi? Vincere senza un programma condiviso, senza un
progetto, senza un’idea di paese che rappresenti l’alternativa alla attuale situazione a che serve? Quale sinistra si sarebbe resa responsabile di una squallida discussione come quella di cui si
è resa protagonista il PD sul tema dei diritti civili con particolare riferimento alle coppie gay? In Francia non esiste l’allocuzione “centrosinistra”. La sinistra esiste ed ci sono due forti
partiti il socialista ed il comunista. Il partito comunista peraltro ha dato una mano ad Hollande a vincere le elezioni ma poi non ha preteso di partecipare al governo del paese. In Grecia Siryza
contro il partito di centro da sola ha rischiato di vincere le elezioni. Per non parlare delle recenti elezioni in Germania.
Forse è giunto il momento di pensare ad una sinistra
italiana diversa, fuori dagli schemi in cui ci hanno relegato. Diceva il “Cappellaio Matto” in “Alice nel Paese delle meraviglie” “è tardi…è tardi… è tardi.” Effettivamente è tardi e prima che il
conflitto sociale incendi le piazze italiane come sta succedendo in Spagna e come è successo in Grecia, un sinistra autonoma e non dipendente dal PD deve trovare il modo di rispondere alla crisi
e creare un futuro diverso pensando ad una società diversa dalla attuale. Non è sufficiente pensare a come vincere le elezioni del 2013, bisogna pensare a costruire una sinistra unita che non
miri trasformare i comunisti in socialisti e i socialisti in verdi, ma insieme bisognerebbe avere la forza di costruire un progetto di cui ognuno sia partecipe in maniera seria e responsabile. Un
progetto che tenga conto della circostanza che oggi qualunque cittadino quando va a votare lo fa pensando che la sua vita non cambierà in maniera sostanziale, perché le responsabilità della
sinistra che hanno governato negli intervalli in cui non ha governato la destra, non sono diverse da quelle della destra. Prodi ha accettato le politiche liberiste che hanno portato ad un declino
della sovranità popolare e della democrazia. Il mantra sia per la destra che per la sinistra è sempre stato “ce lo chiede l’Europa.!” Se la sinistra si ostina a credere che un solo modo di
governare è possibile, perché la gente dovrebbe votare per un’alternativa. Una sinistra seria e responsabile dovrebbe cominciare a dire che la crisi non è colpa degli stati dissoluti e
dissipatori, bensì della speculazione internazionale e dei mercati finanziari. Una sinistra alternativa deve proporre un modello ed un programma in cui i bisogni siano al centro delle
preoccupazioni di chi governa prevedendo misure di fiscalità alternative che colpiscano i redditi alti e i grossi patrimoni, un po’ come sta succedendo in Francia grazie ad Hollande. Se non si
pensa a come risolvere i problemi della disoccupazione dei precari, degli immigrati presenti sul territorio nazionale in un grande sforzo di solidarietà, come si può pretendere di chiedere un
consenso politico sulla parola?. Ora che l’odio nei confronti delle banche è arrivato al suo culmine bisogna pensare ad uno stato che riprenda il controllo del sistema bancario e finanziario,
cambiando la politica monetaria prescindendo dai diktat dell’Europa. Non si può andare con chi, ed il PD lo ha colpevolmente fatto, difende i privilegi di imprenditori, banchieri e
multinazionali, mentre ci sono milioni di lavoratori, impiegati, disoccupati, pensionati, giovani, immigrati che vivono con meno di mille euro al mese. Oggi il nostro denaro, grazie
all’imposizione fiscale del governo Monti va a speculatori finanziari mentre dovrebbe andare ai lavoratori ed alle amministrazioni periferiche dello stato. Questa Europa non deve piacerci per
forza e non abbiamo il dovere di difenderla a tutti i costi.
Una sinistra seria deve fondare il suo programma
elettorale senza populismi ma parlando di occupazione, istruzione, potere d’acquisto, accesso alla salute, ecologia, fonti energetiche alternative, diritti cvili. Su questi temi dobbiamo
costruire il nostro programma indicando soluzioni alternative al liberismo. La dobbiamo smettere di rassicurare i mercati, non è il nostro mestiere;
il nostro mestiere invece quello di credere che si deve andare “oltre l’austerità” parafrasando il titolo di un e-book che è stato messo on –line da qualche giorno e di cui il compagno Turci si è
fatto promoter, e che è possibile inventarci un altro domani diverso da quello che vorrebbero farci vivere.
Tutto questo si può fare senza il PD? Dipende da
noi! In Francia, in Grecia, in Germania molto è cambiato. Dobbiamo essere in grado di farlo anche in Italia. Se riusciremo a parlare un linguaggio diverso e proporre un progetto politico
alternativo in cui si dica “questo è un programma di sinistra e questo è ciò che deve essere di sinistra in materia di alloggi, pensioni, sanità, scuola, salari, ambiente, diritti civili etc”
allora provocheremo un dibattito che sicuramente porterà quella sinistra diffusa che esiste nel sociale, nel dibattito politico nei sindacati dalla
nostra parte e questo, solo questo potrà spostare il centro di gravità della vita politica. Questa sinistra diffusa deve diventare una forza politica che non può essere separata dalle istanze che
rappresenta. Se riusciremo a fare questo riusciremo ad ottenere risultati politici ed elettorali al di là delle nostre aspettative in piena autonomia convincendo la gente a votare perché con quel
voto le cose possono davvero cambiare il meglio per loro.
Beppe Sarno