Partito Socialista Italiano Sezione "Ferdinando Cianciulli" di Montella
Udite udite!
«Liberal-socialista, ebbene ecco
svelata l'identità del Partito Democratico e da fonte attendibile considerato che è proprio Eugenio Scalfari il vate ispiratore del Partito Democratico! Ora bisogna che ne siano informati Bersani
e Veltroni, Bindi e Fioroni.
Scherzi a parte e parlandone seriamente, è che l'identità liberal-socialista rappresentata dal nostro “guru” così ben spiegata con dovizia di citazioni note a ben a
pochi nominando persino Guido Calogero liberalsocialista senza trattino e, mancando la memoria, Aldo Capitini, laico gandhiano antesignano della “nonviolenza” e Ugo La Malfa,
repubblican-mazziniano, cosiffatto il Pantheon del socialismo liberale, sarebbe ampiamente condivisibile dal GdV ma penso anche dal NSE, nella cruda realtà molto difficilmente dal PD.
Il Nostro con grande sicumera afferma “Assistetti a quella lunga giornata del Lingotto e nei giorni seguenti pensai a quali ne fossero i precedenti culturali e
politici nella storia d'Italia. Mi vennero in mente Turati, Gobetti, il socialismo riformista dei fratelli Rosselli, il liberalsocialismo di Guido Calogero e infine Norberto Bobbio, Piero
Calamandrei e Galante Garrone. Queste furono le patenti nobili del riformismo italiano che transitò assai brevemente nel Partito d'Azione ma segnò una traccia profonda nella cultura politica
italiana che dura tuttora e che a mio avviso rappresenta (o dovrebbe rappresentare) l'identità profonda del Partito democratico.”
E' del tutto evidente che il Nostro “opinion leader” confonde desiderio e realtà e dunque parla per quello che il PD “dovrebbe essere” per lui e non per quello che
il PD è.
Purtroppo, in questo sta la psicopatologia dello Scalfari, ex azionista, appoggia il PD rinascente Partito d'Azione che non c'è, non esiste, anzi che rappresenta
altro dai valori della laicità di Capitini, della libertà di Gobetti, dalla Giustizia di Calogero dell'Uguaglianza di Bobbio.
Concetti trasfusi armoniosamente nella nostra Carta costituzionale che prima i comunisti perché troppo socialdemocratica e ora i liberisti vorrebbero riscrivere
perché troppo socialdemocratica.
Nell'attuale mondo reale il PD è ancora contaminato dalla cultura cattocomunista per cui sul versante del liberalismo è egemone il conservatorismo cattolico nei
costumi e delle libertà individuali, (vedasi l'atteggiamento discriminatorio nei confronti dei Gay) con l'aggravante che sul versante della giustizia sociale de della difesa dei lavoratori il PD
si è prostrato al pensiero unico neoliberista. Dunque tutto detto. Il vetusto Scalfari vaneggia il PD partito d'azione del tempo della sua gioventù.
Scalfari invece che vaneggiare sul partito che fu, invece di farsi la falsa domanda “Perché Vendola non entra nel PD ?” dovrebbe farsi la vera domanda, perché il PD
non entra nel PSE?
Luigi Fasce
www.circolocalogerocapitini.it
L'Espresso
L'Opinione di
di Eugenio Scalfari
Il Pd deve restare un partito liberal-socialista se vuole vincere. Ma nulla vieta che la quantità di latte e di caffè nella miscela possano cambiare. Per esempio,
con l'ingresso di Vendola
(14 marzo 2012)
Domenica scorsa, in un articolo su "Repubblica", ho paragonato il Partito democratico a un cappuccino, non un frate ma la bevanda che è una gustosa mistura di latte
e caffè. Ho aggiunto che il dosaggio può variare secondo le vicende congiunturali, ma né il caffè né il latte possono essere eliminati o ridotti a dosi impercettibili, altrimenti il cappuccino
cessa di esistere. Poi mi sono scusato con i lettori per aver proposto un esempio pedestre per dare la maggior chiarezza possibile all'argomento.
Non immaginavo l'eco che quell'esempio ha suscitato. La mia posta elettronica in poche ore mi ha recapitato una quantità insolita di messaggi; altri sono arrivati
via telefono o con lettere recapitate di persona. Quasi tutti gli interlocutori si dichiaravano d'accordo; qualcuno però - giustamente - mi ha chiesto di dare all'immagine del cappuccino uno
sfondo culturale e politico. Raccolgo con piacere questa richiesta.
Quando il gruppo dirigente dell'Ulivo - l'alleanza elettorale e politica che si era raccolta attorno a Romano Prodi nel 2006 - incaricò Veltroni di dare sviluppo al
nuovo partito del quale l'Ulivo costituiva il seme, le primarie confermarono quella scelta politica e quella candidatura con 3 milioni di voti. Era l'autunno del 2007, le elezioni generali erano
state indette per la primavera e Veltroni espose al Lingotto di Torino il programma del nuovo partito che fu approvato con grande entusiasmo e all'unanimità.
Il programma era molto chiaro: vocazione maggioritaria, riforme strutturali di modernizzazione del sistema-paese, lotta contro ogni discriminazione, piena libertà
religiosa, lotta contro le mafie, le lobby e i monopoli. Non sarebbe stato un partito post-comunista né post-popolare, ma riformista e innovatore. Giovani, donne e Mezzogiorno dovevano essere
obiettivi di massima importanza. La cultura doveva rappresentare lo strumento-principe della modernizzazione, a cominciare dai partiti il cui ruolo era stato deformato dalla partitocrazia della
prima Repubblica e dal populismo della seconda.
Assistetti a quella lunga giornata del Lingotto e nei giorni seguenti pensai a quali ne fossero i precedenti culturali e politici nella storia d'Italia. Mi vennero
in mente Turati, Gobetti, il socialismo riformista dei fratelli Rosselli, il liberalsocialismo di Guido Calogero e infine Norberto Bobbio, Piero Calamandrei e Galante Garrone. Queste furono le
patenti nobili del riformismo italiano che transitò assai brevemente nel Partito d'Azione ma segnò una traccia profonda nella cultura politica italiana che dura tuttora e che a mio avviso
rappresenta (o dovrebbe rappresentare) l'identità profonda del Partito democratico.
Capisco che l'immagine del cappuccino non sia all'altezza di questi precedenti, ma è servita se non altro a suscitare riflessioni che credo utili per il
proseguimento di quell'esperienza che conta soltanto quattro anni di vita.
Purtroppo negli ultimi tempi si sono levate alcune voci che contestano quell'identità e si riconoscono piuttosto nella "narrazione" di Nichi Vendola e nelle
"declamazioni" di Antonio Di Pietro. Non sono iscritto al Pd ma ho votato alle primarie di quel partito e nelle varie elezioni politiche, europee e amministrative. Faccio un mestiere che mi
induce a occuparmi della politica italiana con la maggiore oggettività possibile.
Ebbene: se Vendola si riconoscesse nell'identità del Pd e decidesse di farne parte per accrescere la dose di caffè in quel cappuccino, credo che sarebbe un fatto
positivo. Caffè inteso come socialismo riformista. Ma il liberalsocialismo resta lo spirito di fondo d'un partito riformista, senza il quale si ripeterà l'esperienza della "gioiosa macchina da
guerra" di Occhetto e la sinistra italiana uscirà di scena per altri dieci o vent'anni.>
Tratto dal "Melogranorosso". http://www.melogranorosso.eu/