Partito Socialista Italiano Sezione "Ferdinando Cianciulli" di Montella
Il secondo turno delle elezioni presidenziali francesi ha consegnato la vittoria a
Francois Hollande. E’ finita cosi la corsa per la riconquista della presidenza della Repubblica Francese e tutti i parigini democratici son in piazza della Bastiglia a festeggiare. Ma non sono
solo i francesi a festeggiare perché questa vittoria uscirà dai confini e condizionerà le scelte di tutta la sinistra europea.
Sarkozy lascia la scena politica dopo cinque anni che sono sembrati un’eternità , eppure tutti quelli come noi che hanno letto il resoconto del
dibattito di mercoledì avevano già avuto la sensazione che la storia politica della Francia sarebbe cambiata e con questa anche la nostra. Hollande
non sembrava il candidato inesperto che tutti avevano disegnato e con la sua combattività ha messo in luce la debolezza di un Presidente che non
aveva nulla da mettere in campo se non il fallimento della sua politica disatrosa al seguito del cancelliere Merkell.
La vittoria del sei maggio per poter rompere con il passato avrà bisogno di una conferma con le
elezioni politiche che si svolgeranno fra pochi giorni. Per noi socialisti italiani la vittoria di Hollande rappresenta una possibile breccia nel patto di austerità Merkel – Sarkozy, che non potrà essere colmato sostituendo Mario Monti al presidente Francese uscente. Questo
patto di stabilità è pericoloso per l’avvenire dell’Europa. I suoi obbiettivi fatti di riduzione dei salari, di austerità ad ogni costo, di libero mercato del lavoro, di tagli alla spesa pubblica
possono essere messi in discussione dall’elezione di Hollande, che più volte durante la campagna elettorale ha dichiarato di voler rinegoziare questo patto. La vittoria di questa sera apre una
breccia in Europa perché i popoli esigono una politica diversa per la costruzione di un’Europa diversa in cui la solidarietà fra popoli sia la regola numero uno.
L’uscita di Berlusconi non è significata la fine delle politiche liberiste ed ultraconservatrici a favore di un solo gruppo di cittadini privilegiati. Così come in Italia anche in Francia
parallelamente ad una crisi economica di proporzioni gigantesche gli ultimi anni sono stati segnati dall’esplosione delle disuguaglianze sociali. Anche se il programma politico di Hollande non
prevede l’eliminazione di tutte le criticità createsi in questo periodo e non ci sarà una redistribuzione dei redditi radicale, ciononostante
Hollande ha promesso una riforma fiscale che tenga conto di due concetti base equità e proporzionalità. Hollande ha sempre precisato che non ci
dovranno essere scappatoie per le rendite di posizione e di limitare i benefici fiscali a 10.000 euro per famiglia su base annua. Anche sui salari ci
saranno significative novità.
Certamente la vittoria di Hollande pone fine alla concentrazione del potere decisionale nella mani di uno solo, così come era stato con Sarkozy.
Hollande parla di procedere verso la sesta repubblica, noi ci accontenteremmo della terza. Un altro obbiettivo che farà parte del programma politico
di Hollande sarà quello di fermare l’arroganza dell’estrema destra. Se fosse stato eletto Sarkozy questo non avrebbe potuto non tener conto della arroganza di una destra che non solo in Francia, ma in tutta Europa diventa sempre più arrogante prepotente razzista e xenofoba. Hollande ha
promesso di fermare questo fenomeno e l’affermazione di Le Pen nel nuovo scenario determinatosi con la vittoria del candidato socialista non
consentirà alla destra estrema di usare slogan e concetti che sono sempre stati patrimonio della sinistra. Solidarietà e fratellanza sono parole e concetti nostri.
Anche nei confronti degli operai dei pensionati le promesse di Hollande fanno ben sperare. Mentre Sarkozy come Monti ha adottato e applicato una
riforma criminale dei diritti dei lavoratori e dei pensionati, ponendo in essere un’attività di diffamazione sull’attività dei sindacati, Hollande
difende una concezione diversa. Anche se il suo programma concede pochi nuovi poteri ai dipendenti in azienda (diritto di rappresentanti nei consigli di amministrazione e comitati di
compensazione), il neo presidente socialista è impegnato a promuovere "nell'estate del 2012, una grande
conferenza economica e sociale” Egli si propone di condurre una concertazione con le parti sociali
prima di esaminare qualsiasi progetto di legge che li riguarda. Questo metodo che tanto bene ha fatto all’Italia nei decenni passati verrà consacrato con una modifica della Costituzione "per
riconoscere e garantire questa nuova forma di democrazia sociale".
Mentre Sarkozy ha trascorso i suoi cinque anni di presidenza a distruggere lo stato sociale la politica di Hollande sarà improntata a difendere gli strati deboli della popolazione attraverso una tutela dei pensionati, un ammodernamento del sistema sanitario al
servizio di tutti i francesi.
Francois Hollande ha promesso di essere il Presidente di tutti i Francesi ha detto "Per troppi anni, i francesi si sono opposti sistematicamente gli uni dagli altri, divisi e quindi li voglio insieme, perché ritengo che abbiamo bisogno di tutte le forze della Francia." La soluzione di
problemi come quello della disoccupazione, degli alloggi, del potere d'acquisto, può essere fatto solo con una Francia unita e solidale laddove
Sarkozy aveva messo da una parte la Francia ricca e dall’altra la Francia degli immigrati, dei pensionati, dei precari. Anche in materia di alleanze
internazionali Hollande, pur essendosi mantenuto prudente ha parlato della fine della guerra in Afghanistan e per il riconoscimento dello stato
palestinese.
La sconfitta di Sarkozy e la vittoria di Hollande ha aperto la strada per parlare nuovamente di sinistra e di socialismo in Europa, una sinistra che
pone al centro del suo dibattito politico i bisogni della gente e la costruzione di un’Europa che non sia quella delle banche, dei poteri occulti e dei grandi capitali finanziari, ma che sia
invece l’Europa dei bisogni, dei popoli uniti e solidali attraverso la creazione di strumenti democratici di gestione. A noi socialisti spetta un
compito difficile perché la vittoria di Hollande che oggi festeggiamo con gioia ed entusiasmo ci impone un compito difficile ed un percorso accidentato. Bisogna uscire dalla polemica spesso settaria,dal la
superficialità, dal pressappochismo. Se la vittoria di Hollande consentirà a molti di guardare al socialismo europeo con rinnovata attenzione e con
simpatia o con convinta adesione, non possiamo non comprendere che un certo percorso viene compiuto anche grazie a quella cultura politica che
Hollande rappresenta.
Noi socialisti, che abbiamo costruito in centoventi anni la nostra cultura politica che, dall'inizio, si è piccata di comprendere e rappresentare il senso della Storia, dobbiamo comprendere appieno il senso della vittoria di Hollande e approfittare della opportunità che essa ci offre. Sarebbe antistorico assumere un atteggiamento di distrazione o di tiepida adesione o peggio di chiusura e di presunzione e non rimboccarci le maniche per fare in modo che il cambiamento che così prepotentemente si è imposto in Francia avvenga anche in Italia.
Beppe Sarno
Coordinatore provinciale del Network per il socialismo europeo.