Nella foto: Nichi Vendola
La lotta dei No-Tav volta a impedire l’avvio di una grande opera pubblica ha riportato la mia memoria agli anni 40-50, quando si svolsero lotte asprissime per
avviare lavori pubblici di piccola o grande dimensione. Quelle lotte furono definite “sciopero a rovescio”. I lavoratori disoccupati, con attrezzi rudimentali, iniziavano a lavorare per fare
strade progettate e mai realizzate. Il tema del lavoro era al centro di tutto, particolarmente nel Mezzogiorno, e la Cgil di Di Vittorio, con l’aiuto di valenti economisti e tecnici, mise in
campo il “Piano del Lavoro” fondato su grandi, medie e piccole opere pubbliche.
Il Piano fu sostenuto da sindaci, parroci, associazioni di commercianti e di imprenditori in tanti centri del Sud. Ma anche al Nord. Oggi il mondo sembra
rovesciato: ci sono sindaci e cittadini della Val di Susa che vogliono impedire l’attuazione di un’opera pubblica, finanziata anche dall’Europa e sostenuta con convinzione non solo dai governi di
Francia e Italia (di centrodestra o di centrosinistra), ma anche da larghi strati di popolo che non la pensano come gran parte degli abitanti della valle.
L’Italia è cambiata, non è più quella che conoscemmo negli anni cinquanta, ma il tema delle grandi infrastrutture è correlato proprio ai cambiamenti economici
sociali che si sono verificati in Italia e in Europa. E il tema del Lavoro è tornato centrale. Sia chiaro, io rispetto chi su questo tema ha opinioni diverse da quelle espresse dai governi e
dalle forze politiche che hanno deciso o sostenuto la Tav. Ma può una piccola minoranza, con la quale le istituzioni hanno ripetutamente trattato, sopraffare la maggioranza? La protesta è
legittima, come ogni lotta di minoranza, ma a un certo punto le decisioni vanno attuate. O no?
E quando dalla protesta composta e pacifica si passa ad atti di violenza, occorre che ognuno assuma le proprie responsabilità. In questo contesto non mi stupisce il
comportamento di piccole minoranze che non hanno alcuna prospettiva politica e una cultura di governo: i centri sociali o i partitini “comunisti”. Mi stupisce invece, e molto, il comportamento di
Sel e particolarmente di Niki Vendola. Il quale è anche presidente di una grande regione.
Mi chiedo: se la Giunta pugliese avesse deciso, col consenso del Consiglio regionale, di aprire i cantieri per una importante opera pubblica e una minoranza del
comunello in cui è ubicato il cantiere, con il sostegno di persone che vengono da fuori, contestassero violentemente l’avvio dei lavori, cosa farebbe il presidente Vendola? Tratterebbe? È quello
che è stato fatto, ma la decisione finale spetta a quella piccola minoranza o al Consiglio pugliese? Vendola ha proposto una “moratoria”. Cioè sospendere i lavori delle Tav e ricominciare tutto
daccapo. Questo è governare? Scherziamo?
Cari compagni e amici di Sel, non si può giuocare su più tavoli: quello del governo e quello della contestazione radicale e anche violenta a decisioni
democraticamente assunte dalla maggioranza. Altro che foto di Vasto!
Forse in questa occasione i media hanno esagerato nel modo di dare le notizie e nei commenti, ma i fatti sono i fatti. E su questi le forze politiche debbono
assumere chiare responsabilità.
Ps - La gazzarra inscenata ieri dinanzi alla sede romana del Pd conferma i connotati sempre più eversivi assunti dal “movimento”.